Lucy 9 – Scoperta! (in memoria di B.)

Lucy 9 – Scoperta! (in memoria di B.)

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Cammino veloce sotto il portico, smadonnando tra me e me. L’ufficio postale dove avrei dovuto pagare delle bollette era più pieno dello stadio il giorno del derby, mettersi in coda avrebbe significato perdere tutta la mattina, per cui stavo ritornandomene in ufficio senza aver concluso nulla.
Apro la porta dell’ufficio con la mia chiave e lo sfogo per il mancato pagamento mi rimane lì, in mezzo alla gola, mentre dalla mia bocca aperta non esce alcun suono.

Davanti a me, beccato in pieno sul fatto, B., il mio collega. Con i pantaloni abbassati e l’arnese in mano, intento a masturbarsi davanti alle foto di un sito di annunci porno.
Ma purtroppo non è tutto. Le foto sullo schermo le conosco bene.
Grazie alla cronologia del pc, infatti, B. ha trovato la pagina con il mio annuncio pubblicato in rete, nei pochi panni di Lucy e con copiosa spiegazione dei miei gusti e dei miei desideri segreti. E quel culo incorniciato da un reggicalze e trafitto da un vibratore davanti al quale B. si sta masturbando è il mio.
Lo choc è duplice. Da una parte B. sorpreso a “farsi le seghe” come un ragazzino. Per di più davanti a un culo maschile. Dall’altra io, sputtanato davanti al mio collega, con le foto “en travesti” e l’annuncio con cui cerco avventure omosessuali.
Il silenzio dura un secolo. Poi si inizia a parlare, con le solite scuse da entrambe le parti.
Dopotutto tutti e due abbiamo solo da perderci: io per il mio vizietto del travestimento, lui per aver dimostrato di apprezzare le foto di quel culo simil-femminile.
E’ chiaro. Uno dovrà coprire l’altro, anche senza un accordo espresso.
Chiaccherando si inizia a scoprire ciascuno le proprie carte: lui aveva trovato la cronologia di quel sito, e da lì le mie foto. E non era la prima volta che le guardava.
Io, da parte mia, tendevo a sminuire tutto quello che fosse possibile… i racconti erano perlopiù frutto di fantasia, non avevo avuto davvero tutte quelle esperienze (chissà se ci avrebbe creduto!) e nascondevo il mio “guardaroba” nel punto più nascosto e polveroso dell’ufficio.
Da lì alla domanda di “mostrargli qualcosa” il passo era breve.
Accettai, d’altro canto come avrei potuto rifiutare? Anche se attraverso uno schermo aveva già visto il mio culo da mille angolazioni e in mille pose differenti…
Gli chiesi di aspettarmi lì, e andai nell’altra stanza, quella usata come archivio. Decisi di abbigliarmi al meglio: il mio fisico strizzato in un corsetto nero, ai cui ganci erano appese calze dello stesso colore, opache per nascondere i pochi peli delle gambe. Un collare di cuoio nero e un paio di orecchini, un velo di fondotinta e di trucco, un rossetto rosso fuoco e a completare la parrucca lunga color vinaccia. Il plug gioiello non lo presi, stavolta non era uno dei miei consueti incontri dove avrei dovuto prepararmi lo sfintere lungo il tragitto.
“Entra!” gli dissi attraverso la porta, e lui entrò timidamente nella stanza.
Entrò piano e mi trovò in piedi in mezzo alla stanza, ai faldoni e ai dossier. Una strana femmina cazzuta abbligliata come una battona d’alto bordo in quell’archivio cupo e polveroso.
Mi squadrò dalla testa ai piedi, dimostrando che avevo indubbiamente fatto colpo. Ci sedemmo uno accanto all’altro su un tavolino dell’archivio, entrambi imbarazzati…
“Non l’avrei mai detto… cioè… tu… “
“…Io?”
“Tu, mi sembravi uno che si sarebbe scopato tutte le clienti…”
“Fermo… Io MI SCOPEREI tutte le clienti. Sicuro come l’oro.”
“Ma allora…”
“…allora… è difficile spiegare… è come se ci fosse una seconda persona, questa strana signora, che se ne sta nascosta… e che ogni tanto viene fuori.”
“Vedo…”
“Beh, hai visto ben di peggio… hai visto le mie foto…” e senza malizia misi una mia mano sulla sua gamba.
“Sì, le foto… ma comunque…”
Con la coda dell’occhio carpii il movimento rapido di una mano con cui si “aggiustava” l’arnese nei pantaloni. Segno che il suo uccello reagiva bene alla situazione, per cui Lucy decise di prendere il controllo…
“Comunque… che ne dici? Cioè, che ne dici di Lucy… dal vivo”
“Di sicuro mi hai stupito… non ho mai visto un uomo vestito da donna (chissà se anche lui mentiva) ma… sei bella”
Quel complimento al femminile fu come premere il grilletto.
“Grazie…” sussurrai, mentre la mia mano salì verso il suo basso ventre, trovando un sesso duro attraverso la stoffa. La sua mano scivolò invece sulla mia coscia inguainata nel nylon, fino a raggiungere l’orlo delle calze e poi la pelle nuda.
“Non hai ancora visto il meglio” dissi, alzandomi in piedi… Dandogli le spalle, mi chinai leggermente in avanti per offrirgli la visione delle mie natiche glabre. “Quelli che guardano le mie foto dicono che è carino… che ne dici?”
B. si alzò senza rispondere, pose le mani sulle mie natiche, le accarezzò, le palpeggiò leggermente… fino a confessare: “E’ bellissimo…”
“Grazie…” sussurai civettuola, e mi voltai verso di lui. La mia mano trovò subito il suo sesso rigido attraverso i jeans, e si affrettò a liberarlo mentre lo guardavo negli occhi.
Cos’era? Lussuria incontenibile? O desiderio di legarlo a me in un patto del silenzio reciproco per evitare lo scandalo? Non lo so neppure io, ma sentire nella mia mano quel pene duro e caldo e desiderarlo dimenticando tutto il resto fu un tutt’uno.
Tenendo gli occhi nei suoi mi inginocchiai lentamente, fino a trovarmi davanti al viso quel pene eretto… chi l’avrebbe detto che B., sotto la sua aria da topo di biblioteca, fosse così “ben messo”? Le mie labbra posano un bacio leggero su quell’asta… un altro… e si aprono per accogliere la cappella, mentre un brivido lo scuote dalla testa ai piedi.
Lo sento scivolare nella mia bocca golosa, che ne accoglie metà… poi uscire, e poi rientrare più a fondo, fino a respingere i primi conati, mentre il mio naso tocca la sua peluria pubica.
Lo succhio con devozione, mentre B. con le mani afferra la mia testa per imporle il ritmo del pompino. Per la prima volta non è il cazzo di uno sconosciuto, ma quello di una persona con cui ho diviso centinaia di giornate d’ufficio… chi l’avrebbe mai detto? Senza contare che B. è una persona affidabilissima, uno di quelle persone maniache dell’igiene, un salutista… sarebbe persino l’uomo ideale per realizzare tutte quelle fantasie che ho sempre dovuto accantonare per sicurezza…
Ma mentre sto pensando tutto questo, le sue mani mi spingono indietro la testa sfilandomi il sesso dalla bocca, proprio mentre i suoi ansimi mi avvisavano dell’imminenza dell’orgasmo.
Il suo “NO!” è un fulmine che si abbatte a ciel sereno.
Mi rialzo guardandolo, poi mi giro verso il muro. “Ecco… ora sai tutto… immagino sarai felice…”
D’improvviso lo sento. E’ dietro di me. Le sue mani cercano il mio petto, mentre il suo sesso che non ha perso l’erezione mi si appoggia alle natiche con un tocco bruciante.
Quel “No” non era dettato da un respingimento, al contrario… era la volontà di non arrivare così presto alla fine dei giochi; e quel sesso turgido che mi preme tra le natiche spiega meglio di mille parole cosa B. voglia da me.
Mi chino in avanti, e sento le sue mani che scendono ad artigliarmi i fianchi… il suo sesso che cerca il mio buchetto, spinge… penetra…
Lo sento scivolare dentro di me allargandomi lo sfintere, entrare fino all’elsa dentro di me… stringo i muscoli e li rilascio per farli adattare meglio a quel visitatore…
B. inizia a muoversi dentro di me, a incularmi con delicatezza ma affondando fino in fondo ogni suo centimetro di carne maschia.
Mi incula a fondo, e penso con un sorriso a quanta fatica, quanti annunci, quanti messaggi mandati… quando avevo l’amante ideale a un passo da me per tutto questo tempo.
“Sì… sì… così… ti voglio…” mi trovo ad ansimare; “Sì… non smettere… inculami… dai…” mentre cerco di voltare la testa verso di lui.
Il suo viso è trasfigurato, mentre mi stringe i fianchi e mi incula sempre più freneticamente. Io ormai non sono più il suo collega, sono quanto mai Lucy.
Lucy, femmina cazzuta che finalmente ha trovato un amante.
Mi guarda, senza smettere di sodomizzarmi, e avvicina il suo viso al mio.
Le bocche si uniscono in un bacio, le lingue danzano tra loro, mentre i suoi colpi continuano a martellare il mio culetto… fino a che lo sento irrigidirsi e affondare un’ultima volta il suo arnese più a fondo.
Il suo sperma mi riempie gli intestini, per uscire gocciolando fuori dal mio ano dolente quando lui si sfila da me… Mi alzo, mi volto verso di lui baciandolo avida, per poi inginocchiarmi a leccare nuovamente quel membro sporco di seme e dei miei umori anali, mentre anche io raggiungo l’orgasmo schizzando sul pavimento.
Penso che potrei aver trovato l’amante ideale… penso a come potrebbero diventare le nostre giornate d’ufficio, con questi piacevoli diversivi… nascosti qui mentre mi pistona l’ano, mentre bevo avida il suo sperma…
Già.
Ma purtroppo non è così.
B. non ha mai potuto scoprire le mie foto, né la morbidezza delle mie natiche. Il suo cuore si è fermato a soli 41 anni, un brutto giorno di primavera, senza che scoprisse mai il mio segreto.
La terra ti sia lieve, collega, amico, e tenero amante che non ho mai avuto.

 

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