Una notte come tante

Una notte come tante

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Anche questa sera non ho potuto fare a meno di travestirmi.
E’ più forte di me, ogni volta mi dico che è l’ultima, che rischio troppo ad andare in giro di notte vestito da donna, a muovermi in abiti succinti, in balia di qualsiasi bruto voglia abusare di me e col rischio di sputtanarmi e compromettere la mia posizione sociale.
Mi dico anche che, carina come sono quando mi trasformo, potrei trovare tutti i cazzi che voglio senza comportarmi in questo modo, sulla rete, nelle chat o in qualche localino tranquillo. Anche lì ci sono tanti bei maschioni pelosi da soddisfare, per il quali sfoggiare i miei abitini e la mia lingerie di marca!
A volte lo faccio, rimorchio in quel modo, c’è anche un club fuori città, dove vanno quelle come me, lì si tira sempre su qualcosa, però l’eccitazione del buio, dell’incontro con sconosciuti, luridi zozzoni che rimangono sorpresi dalla mia avvenenza, che mi possiedono senza fronzoli o smancerie, in maniera rude, cattiva, insultandomi, impagabile.
E’ passata la mezzanotte, è l’ora giusta per il posto dove ho intenzione di andare, dove c’è sempre qualche maiale infoiato in attesa.
Lascio la macchina lì vicino, in una stradina laterale e mi avvio a piedi ancheggiando sul tacco dodici.
Entro nel piccolo parco, sul lungo canale, c’è pochissima luce, mi siedo sopra ad una panchina ed aspetto, conosco il posto, è tattico, lì si può già fare tutto perché è appartato, dalla strada non si vede ma quelli “interessati” lo sanno e passano tutti di lì..
Indosso un tubino nero, corto, un paio di autoreggenti nere ed un reggiseno di pizzo che si intravede dalla profonda scollatura, copri spalle, parrucca corvina, i capelli giù lisci fin sotto il collo, trucco deciso, decolleté, come ho già detto, dal tacco a spillo altissimo. La borsettina di Guess la nascondo sotto al sedile, dentro ci sono i fazzolettini e le salviette umidificate, anche i preservativi, che non riesco mai ad utilizzare.
Pulita fuori e dentro, un bel clisterino prima di uscire ad evitare casini vari.
Ho le gambe accavallate, si vede tutto.
Il primo ad avvicinarsi è un tipo anzianotto, almeno sessant’anni, alto, grande e grosso, con la pancetta, il mio tipo.
So chi è, possiede un negozio di ferramenta a qualche isolato da lì, ci sono stato a fare delle chiavi.
Apposta, perché lo avevo già notato in giro nei posti come quello e volevo vederlo da vicino.
Ovviamente non mi riconosce, adesso sono totalmente diversa dal ragazzo a modo che è andato lì.
“Ciao bella”, mi saluta, si slaccia la patta e lo tira fuori, io rimango seduta quindi ce l’ho proprio all’altezza della faccia. Pelosissimo.
“Ti va? Dai, succhiamelo”.
“Si, però andiamo là” rispondo io, indicando un cespuglio lì vicino, circondato da giovani alberi.
C’è pieno di fazzolettini e preservativi, è frequentato ed ho già assaggiato parecchi cazzi lì dietro.
Mi accovaccio davanti a lui, il vestitino tirato su, il culo di fuori, il filo interdentale fra le chiappe nude, le calze scure che evidenziano la carne bianca.
Glielo prendo in mano, lo masturbo un attimo e me lo infilo in bocca, tutto sommato è pulito, sa appena appena di piscio.
Lo succhio con perizia, lavoro di bocca al meglio delle mie possibilità, voglio farlo godere come un porco, mi faccio scivolare il suo cazzone giù fino in gola, lo ritiro fuori e di nuovo giù, varie volte, mi accorgo che sta venendo perché ansima come un toro, tiro due ciucciate decise, faccio su e giù un attimo, sposto la faccia e lo faccio schizzare da un parte, è ancora presto per sporcarmi o ingoiare, pero glielo riprendo un attimo in bocca, per ripulirlo, gli lecco anche un po’ la folta peluria lì attorno, sulla pancia e sulle cosce, vera libidine, adoro il pelo maschile (altrui), di più se impiastricciato di sborra e di saliva.
Ho la fissa dei tipi pelosi, grossi e dalla nerchia possente. Questi maschi, così diversi da me, liscia e levigata come una statua di porcellana, minuta e minidotata, mi fanno sentire veramente femmina.
Se lo rimette dentro, mi sto rialzando quando mi sento afferrare per i fianchi, una voce mi dice di appoggiarmi all’alberello lì vicino, un accento straniero, mi giro appena e nella penombra intravedo dietro di me un magrebino magro come un chiodo, mi abbassa le mutandine e cerca di mettermelo nel culo.
“Calma, amico, piano… aspetta” sono asciutta come la sabbia del deserto, mi bagno le dita con la saliva e me le passo sul buco del culo. Lui capisce e si sputa sulla cappellona, non fa fatica perché è grossa come una mela, un gran cazzo, non grossissimo ma lungo, nervoso, duro come il ferro, che si allarga sulla punta come un fungo.
Me lo rimette fra le chiappe, spinge e adesso entra, bruciando un po’.
Mi sbatte come una cagna, imprecando nella sua lingua, sto godendo come una scrofa mentre mi ara le viscere.
Arriva nel profondo, mi scava il retto, mi raddrizza la curva del sigma, dopo averci picchiato contro, facendomi gemere di piacere e di dolore.
Veramente una gran serata.
Il tipo peloso con la pancetta si è fermato a guardare, incuriosito. Gli è tornata voglia, lo tira di nuovo fuori, me lo struscia sulla faccia, io allungo la lingua, ce lo passa sopra, glielo riprendo in bocca ma questo non da segno di indurirsi, l’età e la scarsa forma fisica si fanno sentire.
In fondo è già venuto e si rassegna, sta ancora un attimo lì poi sparisce.
Io sto godendo come una porca mentre il moretto mi spappola l’ano, mi pialla le crespe. Quando sono così eccitata è facile che venga così, di culo. Infatti qualche istante dopo sborro, con degli schizzettini che fuoriescono dal mio pisellino, senza che io lo sfiori neppure.
Un bell’orgasmo, lungo, femminile. Mi abbraccio all’albero per non cadere, mi cedono le gambe.
Lui continua ad insultarmi nella sua lingua ed a pompare, mentre io quasi piango dalla goduria.
Mi accorgo dal respiro e dal cambiamento di ritmo che sta venendo non faccio in tempo a dirgli: “Tiralo fuori, non mi sborrare den…” che mi riempie le budella del suo vischioso liquido seminale, uggiolando come un cane. Intendiamoci, bellissimo, la sborra nell’intestino mi fa impazzire, ma adesso mi devo svuotare e ripulire.
Devo andare in macchina a prendere la borsetta, mentre cammino si avvicina un tizio carino in bicicletta: “Ciao, dove vai sola soletta?”.
“Vado a casa, tesoro, ma se lo desideri prima vengo con te” rispondo io, civettuola, vorrà dire che mi pulisco dopo, penso tra me e me.
Lega la bici ad un lampione e ci infiliamo nuovamente dentro al parco, poco lontano da dove mi trovavo prima. Lui è giovane, avrà la mia età, di certo non il tipo maturo e peloso che prediligo ma comunque un esemplare notevole.
Mi porta ad un’altra panchina nascosta, mi infila una mano sotto al vestito e mi palpa il culo: “Cazzo, sei tutta bagnata!”.
Non rispondo ma gli sorrido.
Si slaccia i pantaloni, un attimo dopo ho di nuovo un cazzo in bocca, lo succhio un po’, poi lui mi dice che mi vuole scopare.
Mi stendo sulla panchina, dalla parte della schiena, così lo vedo mentre mi incula, mi fa sentire ancora più troia, tiro su le gambe e gli porgo il buco del culo.
Il perizoma me lo sono tolto ed infilato in seno, fa parte del completino di Victoria’s Secret, se si rompe mi dispiace.
Mi sale sopra e mi penetra, bagnata come sono scivola dentro che è un piacere.
Gemo e rantolo, attirando l’attenzione di tutti i maiali che gironzolano in cerca di qualcosa.
Adesso ci sono, attorno a noi, cinque o sei tipi che si godono lo spettacolo.
Il giovane mi viene dentro abbastanza velocemente, quando lo tira fuori non faccio in tempo a muovermi che al suo posto ce n’è un altro, che me lo ficca in un attimo.
“Ah! Piano… fai piano!” gli dico, mi ha fatto male.
Non gliene può fregare di meno, inizia a pompare come un ossesso. Nel frattempo, mentre aprivo la bocca per lamentarmi uno degli altri me lo ha infilato in gola
“Dai, succhia, troia!”, che gentile!
Ne ho due in mano, si danno il cambio, girano come in una giostra, culo, bocca, mani, bocca, culo e via così.
Non so come ma mi sono girata, in ginocchio per terra, piegata, con il petto appoggiato sulla panca e loro dietro, ora è solo culo, mi inculano a raffica, non finiscono mai o così mi sembra, mi sto preoccupando perché se ne è aggiunto qualcun altro.
Vengono di continuo, c’è anche chi ricomincia.
Forse è ora di finirla.
Quando c’è troppa gente in molti casi le cose prendono una brutta piega, c’è sempre chi si fa prendere la mano.
Infatti mi sento frugare da cosa fredda, è vetro, una bottiglia, la parte iniziale è già entrata.
No non va bene, troia si, ma questi fanno dei danni.
Riesco a rialzarmi a fatica, purtroppo le calze si sono strappate, ma fa niente.
Sono piena di sborra, dappertutto, fuori e dentro.
Mi lasciano andare, uno mi chiede quando tornerò, lì io rispondo che lo farò presto, mi sono divertita.
Arrivo all’auto, mi do una ripulita con le salviette ed un asciugamano, mi cambio, spariscono l’abitino, la parrucca, i tacchi, ora jeans, maglietta e scarpe da ginnastica.
Arrivo a casa, doccia rapida e subito a letto, fra poche ore devo andare in ufficio.

 

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