Io sono Giacomo e come ogni settimana con la mia compagna Sara provo un nuovo ristorante giapponese, nella nostra meravigliosa città, Modena.
Aprono veramente come funghi e c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Non abbiamo figli. Quindi possiamo permetterci una volta a settimana di andare a mangiare orientale, la nostra passione.
Siamo una coppia di quarantenni nella norma:
lei bassina, con i capelli neri magra, quasi assente di seno, ma con un bel sederino tondo.
Da una decina di anni insieme, siamo abbastanza in sintonia sia mentale che fisica. A volte la noia ci avvolge a livello sessuale e di comune accordo pratichiamo l’autoerotismo, quando siamo soli.
Oppure mentre facciamo sesso ci raccontiamo le nostre fantasie più segrete. Così da rimanere eccitati quel tanto che basta per dare il meglio tra noi.
Sono di statura molto alto, con un fisico asciutto per circa novanta chili, i miei occhi varano dal verde al marrone e porto i capelli lunghi brizzolati, sguardo penetrante e pizzetto.
Amo lo stile militare nonostante i quarant’anni suonati: indosso sempre delle scarpe nere da ginnastica molto comode, pantaloni cargo verde foglia con tasconi, che uso anche al lavoro.
Di solito porto qualche maglietta attillata sintetica della Decathlon. Mi tiene caldo o mi evita di prendere colpi aria quando sono accaldato.
Immancabile è la mia giacca di pelle personalizzata con sulla schiena la testa di una tigre, la mia kefla verde e il mio cappello nero degli New York Yankees, anch’esso personalizzato, con il mio soprannome è il simbolo Viola fosforescente.
Spesso ovunque andiamo le persone si fermano a chiedermi quanto sono alto e quando entro in un locale non passo inosservato.
Con tanta gentilezza e un sorriso di solito rispondo sono ” due metri e tre centimetri”. Da lì partono ogni genere di battute che si sprecano e restano fini a se stesse.
Ora, io e Sara entriamo in questo nuovo locale: sulla destra nel tavolo rotondo c’è una coppia tra i cinquanta e i sessant’anni. Non saprei definire con esattezza l’ età.
Lui è girato di spalle, lei alza lo sguardo verso di me e spalanca gli occhi.
Il marito è intento a testa bassa a guardare dentro al suo cellulare.
La osservo: capello alla moda, liscio, nero, molto corto, fondotinta pesante, due belle guance piene, rosse, un po’ di fard, un naso a punta due occhi piccoli e tondi e un rossetto di colore rosa molto fine.
Indossa una camicia nera con il colletto tirato e uno spacco dei primi quattro bottoni che mettono in bella vista e in maniera provocante un seno molto prosperoso.
Per ora non vedo molto di più: lei è seduta dietro al tavolo e io sono due metri.
Mentre passo, noto le rughe sul petto.
Non mi penso così bello da fare una faccia del genere, ma chissà cosa gli passa per la mente a questa qui.
Mi lancia una prima occhiata, io sorrido sia con gli occhi e con le labbra.
Quando il cameriere mi chiede preferenze per il tavolo. Indico quello in fondo alla sala in diagonale, così da poterla continuare a guardare e continuare a farmi guardare. La mia fidanzata dà la spalle a lei.
Tra la schiena di Sara e quella del marito della signora ci saranno almeno otto metri.
Ho così la possibilità di guardare in diagonale e incrociare lo sguardo di codesta signora.
Dal canto suo capisce subito la mia mossa “neanche mi conoscesse”
C’è stata una attrazione e poi nella mezz’ora a seguire è diventata una connessione.
Dal sotto al tavolo accavalla le gambe: calzette bianche fino a metà coscia, come una ragazzina; con una gonna a quadretti rossi e neri, che copre l’altra metà coscia, infine stivaletti neri.
Penso in pelle con una borchia tonda sulla caviglia.
Con la gamba accavallata punta con il piede della scarpa verso di me. Mi guarda di nuovo intensamente.
Non posso fare a meno di eccitarmi.
Per due o tre volte mi lancia delle occhiate, mentre il marito non la guarda.
La mia fidanzata continua a guardare il suo cellulare e a fotografare i piatti e mandarli alle sue amiche.
Con la gestualità muove la testa e mi fa cenno in direzione alla sua destra verso il bagno. Dice qualcosa a suo marito, si alza e si dirige in bagno.
Io guardo Sara e le dico che vado a lavarmi le mani e a fare pipì..
Sara continua a essere immersa nello schermo del suo cellulare e quasi non mi presta attenzione.
Mi alzo e mi dirigo anch’io verso il bagno.
Il cuore mi va all’impazzata, il pene invece è duro sulla sinistra al di là del cavallo con una buona metà uscita dai boxer, che sporge sotto la forma e la cucitura della tasca.
Per fortuna i pantaloni sono un colore verde militare scuro e sono ampi.
Un passo dietro l’altro e dopo una decina di metri arrivo al bagno. C’è un piccolo disimpegno dietro la porta dove si può scegliere se entrare nel bagno degli uomini o delle donne.
La trovo lì, lei in piedi appoggiata al muro che mi aspetta.
Esclama:”Non abbiamo molto tempo. Devo capire se sei quello giusto!!!”
Mi mette una mano sulla patta con molta velocità e trova a quello che cerca.
Il primo test è superato a pieni voti.
Avvicino le mani come per afferrarla e toccarle i seni e il collo.
“No, no. Non hai capito sono io che ti scelgo. Calati i pantaloni nel bagno degli uomini, che ti annuso il cazzo e sento se sei un uomo pulito.”
Non me lo lascio ripetere due volte mi dirigo nel bagno e lei si chiude a chiave con me nel bagno dei maschi.
La cintura militare la sblocco, slaccio il primo bottone e lei cala i pantaloni, lei è già semi seduta davanti a me a gambe aperte. Lo prende con una mano mi annusa i maroni.
Sale col naso per l’asta fino alla cappella.
Poi per dieci secondi mi fa un inizio di pompino.
Mi tira sui boxer, mi riallaccia le braghe ed esclama:”Hai superato anche l’ultimo test. Sei pulitissimo. Addirittura profumi di intimo da donna, probabilmente quello che la tua ragazza tiene sul bidet.
Questo è il mio numero.
Su dai, tira fuori il cellulare!!!
Mi chiamo Anna e tu diventerai il mio nuovo toy boy.
Tutto quello che vedi qui sarà tuo.
Prima di andare mettimi la mano tra le mutandine c’è una sorpresa…
No, no, ho la figa!”
Metto la mano aperta tra le sue labbra e sento svariati piercing vaginali e le labbra bagnate.
Lei prosegue:”Mercoledì pomeriggio mandami un messaggio a questo numero e dimmi dove ci vediamo anche un parcheggio va bene.
L’importante è che sei pulito, in tiro e hai tanta voglia di scopare.
Fammi uno squillo appena sei da solo.
Mancano tre giorni a mercoledì, se vuoi mi puoi avere anche già quel giorno. Mi devi promettere che fino a quel giorno a partire da adesso non ti masturbi e non scopi la tua donna!
Ok?”
“Certo Anna”
“Bravo! Il tuo nome bel cazzone?”
“Giacomo, Jack se vuoi.”
“Jack, mi prude già la figa a pensare al tuo bel cazzone!”
Mi stampa un bacio in bocca ed esce dal bagno.
Saranno tre giorni lunghi.
Torno al tavolo,
Sara esordisce con la sua solita lungimiranza:”
Sei sempre velocissimo in bagno,ti sei lavato bene le mani?”
“Sì, Sara”
“Oggi pomeriggio dopo pranzo cosa facciamo?
Cinema o ci raccontiamo porcate Giacomino mio?”
“Sara, oggi non mi sento bene…
Scegli un film al cinema.”
“Ma io ho voglia Giacomino…”
“Allora passiamo dal sexyshop a comprarti un bel fallo a due teste e un completo da suora in latex e poi un porno a tua scelta da guardare insieme.”
“Giacomino stavo scherzando.”
“Ok Sara”
Ordiniamo il sushi e Sara torna con la testa dentro il cellulare.
Io guardo nella direzione di Anna. Mi guarda con il cellulare in mano.
Quindi le mando un messaggio su WhatsApp con il mio numero.
“Grazie Jack.
Mi manderesti la foto del tuo manganello in tiro ???”
“Solo se mi prometti di non masturbarti o farti scopare da altri fino a mercoledì!!!”
“Jack non so se come donna farò la brava e non ti inizierò a stuzzicare fino a supplicarmi di vederci prima per scopare.”
“Anna sei tu che mi hai chiesto la foto per prima e pensa che tre giorni lunghi saranno per te senza un manganello come il mio che ti stantuffa per bene…
Comunque eccoti la foto( l’ho fatta prima in bagno). Mi aspettavo una tua richiesta simile. Sei proprio una birichina come immaginavo…”
“Grazie Jack sei un vero tesoro… Posso fare qualcosa per te Jack?”
“No mi spiace, l’unica cosa che mi piacerebbe adesso e leccare i tuoi capezzoli delicatamente, roteandoci intorno con la punta della lingua fino a farti talmente eccitare da farti sbrodare la fica, in attesa del mio manganello, che non vedi l’ora di avere fino in fondo all’utero, che ti sbatte violentemente… Ora spengo il cell, così ti lascio mangiare.”
Vedo che legge e le faccio una smorfia per deriderla del fatto che pensasse anche solo lontanamente di avere potere..

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