La mamma di Mattia

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La mamma di Mattia

Era l’estate del millenovecentosettantotto, avevo diciannove anni e vivevo con i miei genitori entrambi infermieri, in una villetta a schiera in provincia di Milano.
Quel genere di case, sono composte dal piano sottostante dove insiste un soggiorno e cucina con bagno, oltre un primo piano con due camere da letto e bagno, un balcone che si affaccia sul retro sopra l’orticello di cui ogni casa è dotata.
Confinante con casa nostra abitava la famiglia di Mattia, mio coetaneo e amico fraterno, con il papà Carlo Rappresentante spesso fuori sede per lavoro e con la mamma Teresa, casalinga di quarantatre anni, bella donna nonostante l’età, appariscente e in carne, un seno molto grande e due gambe molto arrapanti, vestiva spesso con abiti aderenti e scollati, era la causa di tutte le mie seghe.
A differenza di me, Mattia era uno sportivo, molto impegnato nel calcio e decisamente più carino, aveva qualche ragazza in più di me e quindi spesso usciva ed io rimanevo a casa senza compagnia.
Nel mese di luglio di quell’anno, una sera entrambi i miei genitori erano partiti per il turno di notte in ospedale, Mattia era stato accompagnato dal padre in una cittadina a trenta chilometri da noi per un torneo di calcio, ero solo a casa e mi ero seduto con una bibita nel piccolo prato antistante casa.
Un’auto aveva posteggiato davanti alla cancellata di casa mia, un signore che non conoscevo era sceso e si era diretto al cancelletto di Mattia che si era aperto senza che lui suonasse, ed era entrato in casa sicuro di se.
Spesso mia madre con mio padre, avevano sparlato di Teresa che era stata vista spesso ricevere uomini in casa quando marito e figlio non c’erano, capivo che era un amante clandestino, la immaginavo a scopare con quel tipo, l’eccitazione mi aveva costretto a chiudermi in bagno a sfogarmi.
Dopo poco ero tornato a sedermi in giardino e avevo visto arrivare l’auto di Carlo con Mattia, la Teresa era uscita subito dalla porta chiedendo al figlio il motivo dell’arrivo, lui molto scazzato aveva risposto:
“Un giocatore dell’altra squadra si è rotto il perone, lo hanno portato via in ambulanza e la partita è stata sospesa…”
Mi aspettavo una situazione imbarazzante con quella presenza all’interno, ero entrato in casa ed ero uscito nell’orto sul retro per evitare di farmi vedere impiccione.
Era ormai quasi buio, avevo alzato gli occhi e sul balcone della casa di Mattia avevo visto quel signore, senza pensarci, avevo preso la scala che mio padre usava per verniciare le ringhiere, l’avevo appoggiata su quel balcone e quel tizio era sceso rapidamente senza fiatare, avevo tolto la scala e ero rientrato in casa mia con lui.
Quel signore era sudato in un modo penoso, si era profuso in mille ringraziamenti e richieste di discrezione, io lo avevo rassicurato e lo avevo accompagnato alla sua auto salutandolo con una stretta di mano e poi salutando la famiglia che era ancora nel cortiletto di casa ignara di quanto accaduto.
Stavo guardando la tv quando ad alta voce Teresa chiamò il nome di mia madre, avevo aperto e stavo per dirle che mia madre era al lavoro ma lei si infilò in casa e chiuse il portoncino alle sue spalle, si lasciò andare sul divano esausta come dopo una grande fatica, mi prese una mano e mi attirò a sedere sul divano dicendo:
“Mauro… lo so che tua madre lavora… per favore siedi quì vicino a me, credo di aver fatto un pasticcio…. mi viene da piangere…. mi hai salvato da una brutta situazione… ma come è sceso dal balcone quel signore ?”
Le avevo spiegato della scala provvidenziale e poi l’avevo rassicurata, lei temeva che io mi confidassi con i miei o che lo dicessi al figlio ma io la tranquillizzai di nuovo.
Voleva la certezza della mia affidabilità e quindi mettendomi un braccio intorno al collo in modo complice mi disse:
“Mauro… voglio farti un bel regalo… dimmi cosa ti farebbe piacere…”
Nella mia mente, avrei avuto una cosa che mi sarebbe piaciuta, una scopata con lei, ma la timidezza della mia giovane età mi impediva di esprimermi in quel modo libero e mi limitai a dirle:
“Teresa, non se ne parla nemmeno, rimarrà dentro di me quello che ho visto, te lo giuro, e poi… ci sono delle cose che non si possono regalare… “
Lei ora sorrideva e dandomi un casto bacio sulla guancia provò ad insistere:
“Non posso farti un grosso regalo, ma che so… una maglia… una camicia… un libro… oppure un videogioco… dai dimmelo in un’orecchio…”
Avvicinò la guancia alla mia scherzando, io sentivo il suo profumo e la sua sensualità, non riuscii a trattenermi e la baciai sulle labbra, lei mi guardò interdetta, io a quel punto pensai che lei non avrebbe potuto parlarne con nessuno se io l’avessi baciata sulla bocca, presi il coraggio e le infilai la lingua tra le sue labbra, mi aspettavo una reazione violenta, ma lei ricambiò il bacio mettendo nella mia bocca la sua lingua carnosa e grande.
Fu un bacio silenzioso e lungo, infilai una mano tra le sue tette e l’altra sotto il suo vestito alzandoglielo e carezzando le cosce, quando si staccò si alzò in piedi e disse:
“Ora si che la gente può sparlare di me… “
Mi alzai anch’io, la abbracciai baciandola sul collo e risposi sicuro di me:
“Teresa…. mi fai impazzire… lo sappiamo solo noi… “
Ripresi a baciarla e lei a rispondere ai miei baci, le abbassai la maglietta scollata, le alzai la gonna e le abbassai le mutande, lei lasciava fare, misi il medio nella sua figa e cominciai a masturbarla, lei mi abbassò i pantaloncini corti e prese il mio uccello duro massaggiandolo lentamente, infine ci liberammo dei vestiti e ci sdraiammo sul divano.
Entrai in lei scivolando dentro una figa viscida e avvolgente, pensavo a quante volte mi ero masturbato pensando a lei, ora la situazione mi pareva completamente diversa e più sconvolgente, volevo durare a lungo e quindi mi concentravo nelle figure dei miei o in quella di suo marito, la sentivo ansimare e godere sotto i miei colpi, dopo pochi istanti venni con un orgasmo che mi fece girare la testa.
Rimasi dentro lei baciandola e carezzando quel grosso seno e quelle grosse cosce, pensavo che quella occasione non si sarebbe mai ripetuta, dovevo approfittarne e rifare l’amore una seconda volta, il mio giovane cazzo stava di nuovo diventandomi duro, quel divano si appiccicava sulla nostra pelle sudata, le proposi di salire in camera mia pensando che non avrebbe mai accettato, ma lei ridendo disse subito si.
Salimmo le scale nudi, io dietro a lei guardavo quel culo grande e mi eccitavo, quando arrivammo in camera mia lei mi fece adagiare sul mio letto, si mise a cavalcioni sopra di me e si infilò il mio cazzo duro in quella fica larga e scivolosa.
Quella seconda scopata era durata decisamente molto di più della prima, lei mugolava sottovoce e godeva bagnandomi la pancia con il suo piacere, infine non avevo più resistito e avevo eiaculato di nuovo dentro di lei, eravamo rimasti abbracciati e silenziosi, infine lei aveva riso e si era complimentata dicendomi:
“Sai che sei ben fornito ? Sei anche bravo a fare l’amore… una volta ti voglio nel mio lettone…. tu ricorda di mettere la scala sul mio balcone… non si sa mai… per eventuali arrivi imprevisti di mio marito…ahahahahah”
Eravamo scoppiati in una fragorosa risata, poi si era ricordata che suo marito dormiva nella camera confinante con il muro della mia e mi aveva tappato la bocca con un lungo bacio che era stato il preludio della nostra terza scopata.
Nei giorni seguenti e per tutta l’estate, avevamo fatto l’amore ogni giorno, avevo perso la testa per la Teresa e non mi interessavano più le ragazze della mia età, non potevo fare a meno di vederla e la relazione era durata sette anni.
Poi Mattia si era sposato, suo padre era andato in pensione, i suoi genitori le avevano lasciato la casa e si erano trasferiti nella loro Calabria, con la Teresa ci siamo persi, ma quella donna è rimasta nella mia mente e nel mio cuore per tutta la vita.

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