Corna segrete.

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Mi chiamo Lucrezia, ho trentasei anni, sono di media statura, capelli biondi, occhi chiari tendenti all’azzurro, un seno che è una terza abbondante, ventre piatto, cosce affusolate culminanti in un bel culetto a mandolino. Sono sposata da dieci anni con Marco, un bel ragazzo che ha un anno più di me, un bel fisico mantenuto in perfetta forma, praticando molti sport. Siamo una coppia come tante che vive e lavora in una grande città. La nostra è un’esistenza alquanto piatta e ripetitiva: Sveglia al mattino, doccia e via al lavoro, per ritrovarsi la sera di nuovo insieme, cena, un po’ di tv, e poi a letto. In questi ultimi anni, anche il sesso è diventato alquanto ripetitivo. Il sabato mattina, prima che Marco esca per andare in bici con i suoi amici, mi sveglia, si insinua fra le mie cosce e mi penetra; mi scopa un po’, poi, quando lo sento muoversi più velocemente, mi scarica dentro il suo piacere. A volte, riesco ad avere un orgasmo, ma, molte altre, mi arrabbio con lui, perché mi sento solo usata.
«Cazzo! Quante volte devo dirti che così non va! Non puoi fare il tuo porco comodo, senza aspettare che anch’io raggiunga almeno un orgasmo.»
Lui però non mi ascolta, anzi sorride e mi dice che, in fondo, mi fa un piacere se non sono costretta ad impegnarmi molto per farlo godere, in quanto a lui va bene così. Mi sento frustrata e, ultimamente, ogni volta che questo succede, la cosa mi infastidisce ancor di più, soprattutto perché il giorno dopo, la domenica, sono io che prendo l’iniziativa, perché, avendo tempo, vorrei godermi una scopata fatta bene, ma lui trova sempre un pretesto per non accontentarmi: una volta è dovuto al fatto che siamo tornati tardi, altre volte perché lo abbiamo fatto il giorno prima e, quindi, lui non ne ha voglia. Tutto ciò aumenta la mia depressione, la mia profonda insoddisfazione che, naturalmente, si scontra con il fatto che, al di là di questo, lui è un marito veramente bravo, simpatico, allegro, ottimo lavoratore. Però, dentro di me, mi sento costantemente e profondamente insoddisfatta. Poi una mattina, casualmente, si verifica un piccolo fatto che, in qualche modo, ha cambiato la mia vita. Uscita dalla metro, mi sono infilata nel bar che c’è davanti al mio ufficio e, dopo aver ordinato un cappuccino con brioche ai frutti di bosco, mi son voltata per sedermi ad un tavolo. Nel movimento fatto, ho rovesciato interamente il mio cappuccino addosso alla persona che era in fila dietro di me e che aveva in mano la sua consumazione, facendo cadere tutto in terra. Mortificata, mi son trovata davanti un uomo più alto di me, dall’età apparente sulla cinquantina, di bell’aspetto, capelli bianchi, occhi scuri che, nonostante l’incidente, è rimasto calmo e, a sua volta, avendo notato la mia profonda agitazione, ha cercato di calmarmi e rassicurarmi subito.
«Oddio, mi scusi! Accidenti a me, ho fatto un disastro! Sono profondamente mortificata! La prego, accetti le mie scuse e le assicuro che le risarcirò il danno provocato, pagando la lavanderia di cui vorrà servirsi; spero solo che, al momento, questo piccolo incidente non le crei dei problemi.»
Lui mi ha sorriso e, con voce calma, mi ha rassicurato.
«Signorina, stia tranquilla, non è successo niente e le assicuro che si tratta di un danno, cui si può porre rimedio senza alcun assillo.»
Senza aggiungere altro, ha girato i tacchi e se n’è andato. Sono rimasta stupita, da quanto era successo e, dentro di me, mi son riproposta di offrirgli la colazione, appena lo avrei rivisto. Il giorno successivo, quando sono entrata nel bar, ho visto che era seduto ad un tavolo e, mentre consumava la sua colazione, con un dito scorreva lo schermo del suo cellulare. Mi sono avvicinata e mi sono offerta di pagargli la colazione, ma lui, con tutta tranquillità, ha declinato la mia offerta, specificando che la cosa era del tutto irrilevante. Poi, finito di consumare, è uscito salutandomi con un semplice gesto del capo. Dentro di me, sono rimasta amareggiata per il fatto che, pur avendogli creato un problema, non mi permetteva, in qualche modo, di disobbligarmi. Mi sono ripromessa che il giorno successivo sarei arrivata più presto, in modo da pagargli la colazione appena l’avrei visto giungere nel bar. Nei tre giorni successivi, invece, non l’ho visto e, quando ormai consideravo la faccenda chiusa, una mattina lui era davanti a me e stava già ritirando la sua consumazione. Allora mi son diretta prima alla cassa, provvedendo al pagamento della sua consumazione, poi, senza aggiungere altro, sono uscita. Lui mi aveva notato, perché, quando ero entrata, mi aveva sorriso, ma è rimasto sorpreso quando mi ha visto uscire, senza consumare nulla. Volutamente, per tre giorni, ho evitato di fermarmi nel bar e solo la quarta mattina, prima di entrare, ho aspettato che egli entrasse e, subito dopo, sono entrata dietro di lui. Giunti insieme al banco, lui si è girato e mi ha sorriso, ordinando due cappuccini con una brioche ai frutti di bosco per me ed una alla marmellata di albicocche per sé. Insieme ci siamo seduti ad un tavolo e con fare sereno, ci siamo presentati.
«Piacere, sono Paolo; devo ammettere di esser stato scortese nei tuoi confronti; in fondo volevi solo offrirmi la colazione. Spero che oggi mi darai la soddisfazione di ricambiare.»
Mentre parlava, i nostri occhi si sono incrociati ed il suo sguardo mi ha penetrato dentro, facendomi avvertire una strana sensazione: era come se quegli occhi fossero arrivati fin nel profondo della mia anima, provocandomi uno strano brivido che, dalla nuca è scivolato giù, lungo tutta la spina dorsale, per concentrarsi fra le mie gambe in maniera da farmi bagnare le mutandine.
Sono rimasta sorpresa da questa sensazione. Non mi era mai capitata una cosa del genere. Mai, in vita mia, uno sguardo così penetrante mi aveva provocato una sensazione di piacere così forte, intensa.
«Piacere, sono Lucrezia e non sei stato affatto scortese, anzi, fra noi due, quella scortese credo di esser stata io.»
Mi ha di nuovo guardato negli occhi e ci siamo messi a ridere, e così, per tutta la settimana, ci siamo trovati al bar a far colazione insieme. Una decina di minuti, durante i quali io, nello stare insieme a lui, sentivo dentro di me sensazioni molto contrastanti. Per un verso, lui era semplicemente una persona distinta che, con il suo “aplomb”, riesce a mettere le persone a loro agio, mentre nella mia mente, anzi, fra le mie cosce, la sua presenza, il suo sguardo, il suo magnetismo, la sua carica ironica, ma, soprattutto il suo modo di esprimersi, di gesticolare mentre parlava, lo rendeva intrigante. Al sabato mattina, come sempre, Marco mi scopò frettolosamente, ma, questa volta, non protestai: insolitamente, mentre subivo la sua monta, il mio cervello ebbe come un rifiuto per quello che subivo e, di conseguenza, sovrappose l’immagine di Paolo a quella di mio marito. Non so spiegare come avvenne, ma mi ritrovai a pensare di esser sotto di lui che mi scopava. Marco nemmeno si accorse che, nel momento in cui mi scaricava dentro il suo piacere, io, ad occhi chiusi, godevo nel pensare che fosse un altro maschio ad inondarmi il ventre. Egli, come di consueto, andò in bagno e poi se ne uscì, lasciandomi raggomitolata nel letto. Mi stupì notevolmente la sensazione di quel pensiero, di quell’adulterio mentale che, inconsciamente, desideravo e che mi aveva fatto godere, seppur in silenzio. Pensai molto a Paolo e mi resi conto che mi mancavano quei dieci minuti giornalieri con lui. Il lunedì attesi con ansia il suo arrivo, ma non arrivò, facendomi rimanere malissimo e, per tre giorni, non lo vidi. Il giovedì mattina, mentre ero in fila al banco, sentii, dietro di me, una voce che suggeriva una consumazione.
«Per me una brioche all’albicocca e, se per te va bene il solito, io passo alla cassa.»
Mi son girata e gli ho sorriso, mentre, dentro di me, ho fatto un notevole sforzo per non saltargli al collo, abbracciarlo e baciarlo. Ero strafelice! Si è scusato con me per la sua assenza nei giorni precedenti e poi, mentre si parlava, mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto assistere ad una mostra, che aveva organizzato un suo amico. Ho pensato che la sera dopo Marco sarebbe stato fuori per giocare a “padel” e poi, come sempre, finiscono in pizzeria, quindi ero libera.
«Quindi sei libera già nel tardo pomeriggio? Potremmo andare alla mostra e poi a cena in un ristorantino davvero carino.»
La sera stessa, parlando con Marco, scopro che dopo la partita, andranno a festeggiare il compleanno di uno di loro e che, quindi, dopo la pizzeria, ci sarà anche qualche altro festeggiamento. In pratica mi dice che tornerà molto tardi. La cosa ovviamente non mi infastidisce e già, dentro di me, sento i brividi di piacere che mi provoca l’idea di poter trascorrere una serata con Paolo. Al mio rientro nel pomeriggio del giorno dopo, trovo in camera i segni del passaggio di mio marito, che deve esser tornato ed uscito velocemente, lasciando indumenti sparsi un po’ dappertutto. La cosa mi tranquillizza non poco, perché già, dentro di me, avevo ben chiaro tutto ciò che avrei fatto prima dell’arrivo di Paolo. Una bella doccia veloce, poi mi sono osservata allo specchio, prima di indossare il mio tubino nero elasticizzato, scelto per la sera. Ho tirato in alto i capelli, per valorizzare l’ovale del mio viso, ben truccato per evidenziare il colore degli occhi e le labbra rosse. Ho osservato il mio splendido seno, compresso in un reggiseno che lo conteneva a stento ed il mio culetto, appena fasciato da una sottile brasiliana che, nel lato posteriore, si era già infilata nel solco delle natiche, le splendide autoreggenti con dieci cm di pizzo ed un paio di scarpe nere, con il tacco dodici. Mi sono complimentata con me stessa per quello che vedevo: una bella donna di 36 anni che, questa sera, aveva deciso di vivere un’avventura capace di archiviare la tristezza e la monotonia di un rapporto divenuto troppo ripetitivo, ma, soprattutto, punire l’egoismo di un marito, capace di pensare solo ai propri bisogni. Avevo bisogno di quel momento particolare, per rientrare in possesso di tutta la mia autostima. Puntuale, sono scesa e, fatti pochi passi, ho raggiunto il luogo dell’appuntamento con Paolo. Lui era già lì ad aspettarmi, con un enorme SUV nero e, da perfetto cavaliere, mi ha aperto lo sportello dal lato passeggero, rivolgendo uno sguardo ammirato alle mie cosce, rese più affascinanti dalle mie autoreggenti. Ho notato nei suoi occhi, il compiacimento per ciò che aveva visto.
«Sei veramente splendida! Questa sera, credo proprio che la gente avrà più occhi per te, che per i quadri in esposizione.»
Traversata la città, abbiamo raggiunto un vecchio palazzo della zona centrale e, al piano terra, in ampi locali, era stata allestita la mostra dell’amico di Paolo. Appena giunti ed entrati, egli ci è venuto subito incontro e non smetteva di rivolgermi complimenti per il fascino che irradiavo: sembrava non avere occhi che per me.
«Paolo, dannato brigante! Ma dove le trovi donne così belle? È vero che ne hai avute sempre molto belle, ma, credimi, questa le batte tutte! Piacere, sono Luigi, e sono molto onorato di avere la sua presenza alla prima di questa mostra, dove la sua bellezza spero sia di complemento alle mie opere. Mi piacerebbe, e questo glielo dico in maniera assolutamente sincera, averla come modella per i miei quadri.»
Paolo ha sorriso ed ho visto nei suoi occhi lo sguardo compiaciuto per il fatto di aver suscitato l’ammirazione del suo amico. Siamo rimasti con lui per circa un’ora, durante la quale sono quasi sempre stata in compagnia di Luigi che, con la mia presenza, riusciva a calamitare l’ammirazione di tutti i presenti e questo mi ha, in qualche modo, riempito d’orgoglio. Era chiaro che mi esibiva e, dentro di me, questa sensazione di esser mostrata mi lusingava immensamente.
Era la prima volta che un maschio anteponeva la mia persona al proprio piacere e lasciava che altri ammirassero il mio corpo e ne provassero desiderio.
Inutile dire che tutto questo mi aveva già fatto inumidire fra le cosce. Poi, ad un certo punto, Paolo mi ha preso sottobraccio e mi ha detto che era ora di andare a cena. Luigi ci ha lasciato andare ad una sola condizione: dopo cena, saremmo passati nel suo appartamento, per un intimo rinfresco, riservato solo a poche persone. Quando son salita in auto, Paolo mi ha sorriso e mi ha chiesto se la cosa fosse stata di mio gradimento.
«Ammetto che mi è piaciuto molto, anzi è stato davvero elettrizzante. Per la prima volta mi son sentita al centro delle attenzioni di tanta gente. Spero che il fatto che il tuo amico mi abbia, in qualche modo, monopolizzato, non ti abbia fatto sentire trascurato.»
Egli ha sorriso e mi ha detto che osservarmi, mentre venivo esibita, era stato per lui un momento di puro piacere, qualcosa che non provava da tempo. Giunti al ristorante, abbiamo preso posto ad un piccolo tavolo e io gli ho chiesto perché un bell’uomo come lui, non era sposato. Lui mi ha guardato e mi ha detto che quanto prima mi avrebbe risposto, ma ora voleva sapere quanto fosse poco soddisfacente la mia vita matrimoniale. Gli ho risposto in maniera chiara ed esauriente. Gli ho raccontato della monotonia del rapporto in cui eravamo caduti e, soprattutto, ho evidenziato il fatto che il sesso era diventato solo una cosa meccanica, anzi, invero, solo qualcosa capace di sfogare la libidine di mio marito. Lui mi ha ascoltato in silenzio, poi, dopo aver sorseggiato un po’ di vino, mi ha raccontato la sua storia.
«Capisco che tu possa esser meravigliata che un uomo di 55 anni, sia da solo. Purtroppo, fino alla età che hai tu adesso, mi son preso cura dei miei genitori, che mi avevano avuto in tarda età. Entrambi malati, dipendevano dalle mie cure e, se vi aggiungi il fatto che già lavoravo per l’azienda di cui oggi sono un dirigente, non ho avuto molto tempo da dedicare ad una relazione stabile e duratura. Non ho mai cercato, né desiderato, impegni sentimentali, perché richiedevano tempo e dedizione, cose che non avevo disponibili. Dopo la morte dei miei genitori, ormai il mio modo di vivere è diventato questo ed ho continuato a vivere un’esperienza dopo l’altra, senza mai pormi il problema di una relazione stabile. L’unica cosa che, però, non mi son mai negato, è stata quella che, quando frequento una persona, mi dedico esclusivamente a lei e questo, in qualche modo, mi soddisfa moltissimo. Quando ti ho conosciuta, aveva appena troncato il rapporto con una persona con cui ero stato molto bene, per tre anni. Anche lei era un po’ come te, più giovane di me e, ad un tratto, si è accorta che, nella sua esistenza, era giunto il momento di trovarsi un marito. Così mi ha lasciato ed io, ne sono rimasto profondamente dispiaciuto. Naturalmente non ho interferito nella sua volontà per nessun motivo e l’ho lasciata andare. Per questo, all’inizio, non volevo in nessun modo avere un dialogo con te, perché mi sei piaciuta subito, dal primo istante che ti ho visto, ed ho cercato anche di starti lontano, ma il tuo sguardo mi aveva già colpito nel cuore e non ho saputo resistere alla tentazione di rivederti. Mi sei entrata nel sangue ed ora ho forte il desiderio di possedere anche il tuo corpo. Sono consapevole che sei sposata e, quindi, non ti chiederò di divorziare anche perché non son sicuro di esser in grado di garantirti una vita insieme, ma, per quel che vale, ti posso assicurare che, fin quando sarai tra le mie braccia, cercherò in tutti modi di farti vivere momenti indimenticabili. Ora, quindi, intendo precisare che, semmai, fra noi, si instaurerà un rapporto affettivo, sarai solo e sempre tu a decidere fino a che punto far giungere questo gioco.»
Sono rimasta sorpresa, anche se dentro di me il mio cuore, scoppiavo di gioia per le parole che avevo sentito. Mi voleva ed io non desideravo altro che di esser nuda fra le sue braccia. L’ho guardato negli occhi e l’ho pregato di andarcene, perché non avevo più fame, almeno non di cibo, ma ero assolutamente assetata del suo piacere, del suo corpo, di tutto quanto avrebbe potuto donarmi. Siamo usciti e, senza dire una parola, abbiamo percorso la strada dal ristorante fino a casa sua in pieno silenzio. Una volta giunti, lui mi ha abbracciato e baciato. Ho sentito la sua lingua entrare nella mia bocca e giocare con la mia: quel bacio era così carico di passione, che un profondo languore ha percorso tutto il mio corpo e mi ha inumidito le mutandine. Senza dire una parola, mi son lasciata guidare fino alla camera da letto e, una volta giunti, ci siamo spogliati guardandoci negli occhi, nel più assoluto silenzio. Mi sono ritrovata nuda davanti a lui, in piedi al lato del letto. Ho guardato il suo corpo; era bello, nudo, tonico, magro ed il suo cazzo era grosso e duro. Mi ha delicatamente spinto indietro, in modo che potessi sdraiarmi sulla schiena. Esser nuda davanti a lui, non mi ha intimorito per la differenza di età, quanto, piuttosto, ho percepito la fiducia che mi irradiava il suo viso. I suoi occhi mi studiavano dappertutto e potevo dire che era contento. Ho abbassato entrambe le mani e le ho appoggiate sulle cosce, poi ho cominciato a sollevare le ginocchia. In silenzio ho allargato oscenamente le cosce nel tentativo di trasmettere il mio invito. Lo volevo. Lui si è infilato tra le mie gambe in ginocchio. Si è sporto in avanti e, messe le mani di fianco alle mie spalle, ha iniziato ad abbassarsi lentamente e, così facendo, il suo cazzo ha toccato la mia figa quasi completamente rasata. La sua durezza mi stava trasmettendo calore e pulsava sulla mia apertura, mentre iniziava a lambirmi il collo con le labbra. Quel contatto, mi ha provocato un sussulto che non potevo controllare. Intensi brividi di piacere hanno percorso il mio corpo, ero pronta a prendere il suo cazzo quando si sarebbe deciso a darmelo. Invece di balzarmi addosso per un giro veloce, ha continuato a baciarmi il collo. Senza fretta, ha fatto scorrere il suo cazzo lungo il solco più che irrorato della mia figa, mentre le sue labbra mi procuravano brividi di piacere. La sua calma era la evidente dimostrazione di una notevole esperienza e mi ha convinto che ero fra le braccia di una persona che sicuramente desiderava donarmi tanto piacere, e per far questo avrebbe usato tutta la sua esperienza e delicatezza, che non avevo mai ricevuto da parte di mio marito. Ho allungato la mano per avvolgere le mie dita intorno alla sua asta e l’ho premuta contro la mia apertura. Tenendo ben stretto quel membro, mi stavo stuzzicando, facendolo scorrere lungo le labbra, fradice dei miei umori. Si è posizionato in modo che potessi godere della sua dotazione meravigliosa, passandola ripetutamente sulla mia affamata intimità. Poi, con estrema dolcezza, ha iniziato a scivolare dentro di me, con facilità. Lentamente e con molta delicatezza, continuava a sprofondare in me, avvolgendomi con amorevoli carezze. Quella lenta penetrazione, mi regalava sensazioni che non avevo mai provato prima. Non ero abituata a simili delicatezze, non le avevo mai ricevute in tanti anni di sesso fatto con Marco, che era stato il mio unico uomo fino a quel momento. I miei respiri sono diventati sempre più corti ed i suoi affondi sempre più decisi, scivolando dentro di me in maniera completa, fino a raggiungere il fondo, procurandomi, ogni volta, quella meravigliosa sensazione di pienezza che provavo nel sentire quello splendido membro, di ottime dimensioni, scorrere dentro di me, come una spada infuocata nel suo fodero. Molto accorto, ha studiato il mio corpo in modo da farmi provare il massimo del piacere. Mentre continuava a pomparmi con dolcezza, sempre più dentro, lo sentivo crescere quasi pronto ad esplodere dentro di me, ma, ogni volta che sembrava che stesse per raggiungere l’orgasmo e riversarmi dentro tutto il suo sperma, era in grado di controllarsi e ritardare il momento finale, cosa che non mi ha affatto deluso. Ho goduto ripetutamente, con una serie di orgasmi lenti, ma molto appaganti, che mi hanno stremato in maniera piacevole, in attesa di ricevere dentro di me il suo piacere. Egli, ad un tratto, ha cominciato a muoversi sempre più velocemente fino a quando ha eruttato come un idrante: sembrava non aver mai fine. Ho sentito dentro di me un’ondata di calore che ha invaso la mia vagina, procurandomi una sensazione di piacere che ha percorso tutto il mio corpo, facendomi gemere di un ennesimo orgasmo, mentre lui continuava a riversare dentro di me tutto il suo piacere. Entrambi respiravamo a fatica e gemevamo di soddisfazione. Quando ha finito di riempirmi, è stato allora che ha ripreso a baciarmi sul collo, mentre il suo cazzo duro era ancora dentro di me, come a non voler rinunciare a godere del mio corpo. Sono scivolata di lato e, spingendomi verso il basso, ho preso fra le labbra quella splendida mazza, che mi aveva fatto godere così intensamente e ho preso a leccare a succhiare, raccogliendo ogni singola goccia del nettare, sia mio che suo, di cui era ricoperta. Lui è rimasto in silenzio, assaporando il piacere che la mia bocca gli stava regalando, poi, quando l’ho infilato tutto in gola, il suo corpo si è teso di nuovo e, dopo averlo succhiato a lungo e constatato che era ancora bello duro, mi son staccata da lui e giratami di spalle, gli ho offerto anche una cosa che mio marito non ha mai tenuto nel giusto conto: il mio culetto.
«Ti prego, prendimi anche dietro, ma cerca di esser delicato, perché lì praticamente sono vergine. Quel fesso di mio marito ci si è provato solo una sera a mettermelo dentro, ma avendo sentito che provavo dolore, ha immediatamente desistito, lasciandomi con la voglia di provarlo anche dietro. Considera questo come un dono che ti voglio fare e che, spero, ti sia gradito.»
Lui mi ha abbracciato da dietro, ha continuato a baciarmi sul collo e poi lentamente è scivolato più in basso; la sua bocca si è incollata alla mia rosellina e la sua lingua si è insinuata dentro, leccandola, così da rendere quel foro più morbido, più rilassato e pronto a ricevere quella splendida mazza, che sicuramente mi avrebbe fatto male, ma anche riempita d’orgoglio per il fatto di poterlo accogliere tutto dentro. Dopo aver indugiato a lungo all’ingresso del mio culo, egli ha cominciato a spingere il suo splendido membro, dopo averlo lubrificato dentro la mia figa, affinché fosse impregnarlo degli umori che continuavano a sgorgare da essa e, man mano e con un movimento lento, ma deciso, ha iniziato a penetrare dentro di me. All’inizio pensavo che il mio culo non volesse cedere, ma, quando la punta è riuscita a vincere la resistenza dello sfintere, per un attimo, ho sentito dolore e, poi, di proposito ha spinto il mio corpo indietro, affinché la penetrazione fosse totale e completa. Lui non si è fatto cogliere impreparato e, sentendo il mio corpo in movimento, con un affondo secco e deciso è entrato tutto dentro di me. Per un momento mi è sembrato come se mi stessero spaccando in due, non tanto per il dolore, ma per quella sensazione di fastidio che stavo provando nel sentirlo dentro di me. Contemporaneamente la sua mano è scivolata fra le labbra della mia figa ed ha iniziato subito a masturbarmi intensamente, mentre il suo membro restava immobile, piantato dentro di me. Le sensazioni di piacere, che le sue dita mi davano davanti, hanno presto contribuito a lenire la sensazione di fastidio che provavo nel sentirlo tutto dentro nel culo e, di conseguenza, mi son accorta che ero io stessa a muovere il mio corpo avanti/indietro, dando ritmo all’inculata, mentre lui contribuiva a limarmi il buchetto, in maniera sempre più decisa e completa. È stato molto bello sentirmi squassare il culo da quella splendida mazza e, ad un certo punto, ho pure goduto quando lui, dopo avermi scopato a lungo, si è ben piantato dentro di me, riversandomi nell’intestino tutto ciò che era ancora rimasto, all’interno delle sue palle. Un’ondata di calore mi ha invaso le viscere, facendomi godere all’istante. Siamo rimasti a lungo distesi, poi, dopo essere scivolato fuori da me, ci siamo recati in bagno e, insieme, siamo entrati sotto la doccia per eliminare le tracce del nostro piacere. Nonostante avessi goduto ripetutamente, non riuscivo a staccarmi da quel corpo che mi aveva reso totalmente femmina, facendomi godere e provar brividi e sensazioni per me ancora sconosciuti. Mi sono ricomposta e rivestita, poi lui mi ha riaccompagnato a casa. Sdraiata nuda nel mio letto, ho ripensato alle emozioni provate e ancora sentivo, dentro di me, brividi di piacere che quell’uomo, per merito della sua esperienza, era stato capace di instillarmi. Dopo circa un’ora, quando stavo per addormentarmi, ho sentito rientrare mio marito che cercava, in qualche modo di spogliarsi, evitando di far rumore. Ho finto di dormire, poi, quando ho capito che si era addormentato, sono andata in bagno, perché avvertivo ancora colare il piacere di Paolo dalla mia vagina. Seduta sulla tazza, mi sono ancora accarezzato la figa e, ad occhi chiusi, ho ripercorso ancora i momenti di piacere che avevo vissuto con il mio primo amante. Il giorno successivo, come al solito, Marco si è alzato per andare in bici, e, stranamente, non ha voluto far sesso, anzi se ne è andato senza far rumore, e la cosa mi ha incuriosito; quando, per far la doccia, ho deposto i miei panni nella cesta di quelli sporchi, ho notato un dettaglio che, in un certo senso, ha fugato ogni mio dubbio sul fatto che mio marito potesse avere un’altra donna. La sua camicia, nell’angolo in basso, vicino all’ultimo bottone, era sporca di fondotinta e, forse, vi era anche qualche traccia di rossetto. Allora ho chiuso gli occhi, ho fatto un respiro profondo e, dentro di me, ho deciso che, da quel momento in poi, Paolo era stato il primo, ma non sarebbe stato l’unico dei miei amanti.

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