La schiava diciottenne (parte 3)

La schiava diciottenne (parte 3)

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Sono immobilizzata alla sedia. Le mie caviglie sono legate alle gambe di questa, le mie braccia immobilizzate dietro lo schienale. Sono vestita con nient’altro che dei pantaloncini corti e un reggiseno.
La figlia dei padroni mi guarda compiaciuta: lei è vestita con abiti in latex, porta lunghi stivali con il tacco alto e guanti neri.
Il suo sguardo mi distrugge: odio sentirmi osservata, odio non avere altro addosso che un reggiseno. Mi sento così nuda, così a disagio.
-Quanto sei brutta! –
Mi prende in giro lei.Io arrossisco: so che è vero, che nonostante l’età sono bassissima e senza curve, che ho la prima di seno. Non sono niente in confronto a lei e alla sua perfezione.
Mi prende in giro per il mio corpo. Io non posso fare altro che ascoltarla e piangere.
Poi tira fuori dalla tasca uno strano arnese.

  • Questa è una gang ring scarafaggio! –
    Mi spiega.
  • Apri la bocca! –
    Non oso disubbidirle. Lei mi infila l‘anello in bocca e lega le cinghie dietro la mia testa. L’oggetto mi impedisce di chiudere la bocca.
    La padroncina prende un barattolo di miele da un mobile, infila un cucchiaio. Mi afferra i capelli e me lo spalma sulla lingua. Perché lo fa? Cosa vuole ottenere?
  • Non osare ingoiarlo. Vuoi finire nella stanza delle torture? –
    Pur non capendo obbedisco. Poi sento la salivazione aumentare. Aspetta: ma non posso chiudere la bocca! Così mi sbaverò addosso.
    La padroncina accende il cellulare e inizia a registrarmi.
  • Questo lo pubblico su internet puttanella. – mi dice.
    Cosa? No! Io sono una persona pudica … non posso sopportare che tante persone mi vedano mezza nuda, con quella cosa in bocca. Sento la saliva aumentare. Cerco di ricacciarla indietro con la lingua ma peggioro solo. Un rivolto di bava mi cola sul meno.
  • Buongiorno amici! Questa è la mia nuova schiavetta! – inizia lei a presentare. – Guardate come sbava! Guardate come è indecente!-
    No: non lo sopporto! Inizio a divincolarmi, urlare, ma la padroncina mi ha legato troppo bene.
    Lei continua ad apostrofarmi e prendermi in giro. No: basta! Fammi qualsiasi altra cosa ma questo no!
    I miei movimenti peggiorano la situazione: sbavo ancora di più. Sento la fredda bava colarmi sul reggiseno e dentro. No: non può farmi questo! Non è giusto!
    Piango. Piango fortissimo. Lei ride. Mi fa un primo piano del reggiseno. Non lo sopporto.
    Appoggia il cellulare sul tavolo in modo che continui a registrare. Mi si avvicina. Prende un pennarello e mi scrive qualcosa sul petto. Guardo giù: mi ha scritto “puttanella”. Un altro rivolto di bava esce dalla mia bocca. Il cellulare continua a registrare. No! Basta!!
    Tutto ciò è troppo umiliante.
    La padroncina mi afferra per i capelli, mi infila un’ altro cucchiaio di miele in bocca e me lo spalma sotto la lingua questa volta.
    Le mie tettine, così come la nuda pancia, sono ormai fradice della mia saliva. Perché mi fa questo! Perché?!
    Tremo e piango. Poi la vedo estrarre da un comodino delle forbici!
    Cosa vorrà farmi? Con mio terrore taglia una delle spalline del reggiseno. Non può farlo! No!
    LA supplico seppur la “gang ring” distorca le mie parole. Non sopporto che loro vedano le mie tettine, figuriamoci se poi mettano il video su internet.
  • Ma che nascondi che tanto le hai piccolissime?! –
    mi schernisce lei.
  • Sei così brutta! –
    Mi taglia anche la seconda spallina. Mi sgancia il reggiseno e me lo toglie.
    Sono rossa. Chiudo gli occhi come se servisse a qualcosa. La bava mi cola sulle tettine nude. No: è troppo! Basta!
  • Avete visto la puttanella! –
    Restiamo li una mezzoretta. La padroncina prende un pennarello e mi scrive diversi insulti sulla pancia, sul seno e in faccia. L’umiliazione è totale. Non mi sento più una persona, ma un giocattolo. Mi schifo da sola.
    La padroncina mi tasta il seno. Io non voglio! Ma non posso Impedirlo. Poi, finalmente, spenge la telecamera.
    Tremo. E’ finalmente finita? No: la padroncina si sfila le mutandine.
    Cosa vuole fare ora?
    Mi poggia il piede con tanto di tacco su una coscia. In modo che io possa osservare la sua gamba.
  • Hai visto quanto sono sexy? –
    Faccio un movimento con la testa a significare “Si”.Lei ride. Il tacco mi spinge nella coscia facendomi malissimo.
  • La vedi la differenza tra me e te? –
    Faccio di “si” con la testa.
    Guardo la sua gamba. Mi sono sempre considerata “etero”, ma inizio a sentire una certa attrazione. Quegli stivali così lunghi, quelle cosce ben definite con sopra le calze a rete!
  • Sei una dea. –
    Cerco di dire, ma la “gang ring” distorce le mie parole.
    Lei ride compiaciuta.
  • Stai imparando puttanella.-
    Toglie il piede e mi dà una spinta all’indietro. Casco con tutta la sedia. Lo schienale si schianta sul pavimento con le mie braccia in mezzo. Urlo.
    La padroncina si siede sulla mia faccia. Mi mette la sua figa sulla bocca. Sento l’odore. È bagnata! Che schifo…
    Mi afferra i capelli con le mani.
  • Lecca! –
    Obbedisco seppur la cosa mi faccia vomitare. Sento i suoi squirt in bocca. Lecco, lecco. Lei geme di piacere. Lecco in mezzo alle labbra, succhio, massaggio con la bocca. Lei geme.
  • Non capisci quanto una cosetta come te sia fortunata a dare piacere ad una come me?! –
    Continuo a leccare e ad ingoiare il suo squirto.
  • Devo pisciare. Bevi. –
    No: Questo no!-
    cerco di divincolarmi ma lei mi tiene saldi i capelli.
  • Se non bevi ti porterò nella stanza delle torture. –
    Obbedisco. Apro la bocca. La sua pipi esce veloce. Tossisco strozzandomi. Ingoio tutto.
    Continuo a leccare finché la padroncina non raggiunge l’orgasmo.
    Poi si tira a sedere, mi puntella un capezzolo con il tacco. Poi mi infila il tacco in bocca. Io lo lecco istintivamente. Lei ride.
    Mi slega.
  • Ora fammi la camera: sei già in ritardo puttanella! E non osare coprirti il seno. –
    Passa qualche ora. Poi il padrone entra in stanza. Mi copro con un braccio il seno. Divengo rossa: nuda salvo che per i pantaloncini corti, piena di bava, con tutte quelle scritte umilianti sul corpo.
  • Vai a farti una doccia. – mi ordiana lui.- Vedi di cancellarti tutte quelle scritte. Poi vieni in camera mia. –
    Ed esce. Rabbrividisco: oggi è già stata una giornata dura … cosa vorrà farmi?!

Il padrone mi fissa, io distolgo lo sguardo sono legata, sul letto. Le gambe costrette a stare separate, i polsi legati alle sbarre del letto. Sono completamente nuda, nessuno prima di allora mi aveva mai visto così.
Nuda! Non ho reggiseno, ne pantaloncini, ne mutande. Nemmeno un braccialetto. Mi sento un verme. Mi sento completamente alla sua merche, completamente umiliata.
Tremo: vorrà fare sesso? Io sono ancora vergine…
Anzia a dire la verità non mi sono nemmeno mai masturbata.
Il padrone si siede accanto a me, mi accarezza una gamba.
Il mio piede struscia sul letto di velluto, la mia bocca si contorce in una smorfia. Il padrone mi porta una mano sulla vagina, dolcemente. Fremo, mi vergogno della mia reazione. Cerco di nascondere la faccia ma non posso. Il padrone inizia a massaggiarmi. Inizia a infilare le sue dita. Io non voglio gemere di piacere: la cosa mi imbarazzerebbe troppo. Provo a chiudere le gambe ma non posso. I miei piedini si contorcono fra le pieghe delle coperte di velluto. Il padrone continua con calma e dolcezza, il suo tocco è una dolcezza che non ho mai provato: diversa completamente da quanto mi è stato fatto in questi giorni. La sensazione è bellissima, ma ciò peggiora ancora le cose: e se dovessi venire? Non sono mai venuta con nessuno … non riuscirei a sopportare la vergogna.
Mi trattengo, cerco di non gemere, cerco di non venire. Ma il padrone non smette. Continua per decine di minuti. Dopo mezzora sono tutta sudata, non riesco più a trattenere gemiti di piacere.

  • Ti supplico padrone basta. –
    La mia voce tradisce la mia situazione. Divento bordò. Lui non si ferma
  • basta, ti supplico: basta.-
    Lui non si ferma ancora.
    Mi arrendo e comincio a gemere, lui mi guarda compiaciuto, io abbasso subito lo sguardo. Continua ancora e io sento che sto per venire.
    Con le dita dei piedi afferro la coperta. Cerco di trattenermi dal l’avere un orgasmo, ma sta diventando impossibile. Lo supplico ancora, lui fa finta di non sentirmi. Continua.
  • Ti supplico … ti supplico … –
    Avrò l’orgasmo, non posso farci niente, allora se devo almeno posso supplicarlo di non arrabbiarsi:
  • Ti supplico … ohhh … dammi il permesso di ahh venire …-
  • Permesso accordato. –
    Mi arrendo. Non mi sono mai masturbata prima di allora e di certo non ho avuto l’orgasmo durante le torture che mi hanno inferto. Questa è la mia prima volta e mi lasci andare. È bellissimo seppur umiliante. Mi sento sconfitta.
    Il padrone si toglie le mutande. Il suo cazzo è gigantesco. Io resto immobile, ansimante e bagnata. Non sono mai stata penetrata fino ad ora.
    Il padrone mi avvicina il cazzo alla figa, si piega su di me. Distolgo lo sguardo: non oso guardarlo in faccia. Sento il suo alito sul mio corpicino.
  • Sei pronta? –
    faccio un segno di assenso con la testa. Non oso farlo arrabbiare.
    Noto che non si è messo il preservativo. Questa cosa mi schifa ancora di più.
    Mi appoggia la punta della cappella sulle labbra della fica. È troppo grosso! Non entrerà…
    Invece, con un unico, fortissimo, movimento, mi penetra all’interno. Urlo di dolore. Mi sento ripiena. E’ troppo grosso.
  • Ti ho rotto l’imene! –
    E poi inizia, inizia a martellare. Sento il suo pene che scende sempre in profondità. Urlo, mi contorco, le corde mi impediscono di andarmene.
    Il padrone continua, mi spacca la fica.
  • Certo che la hai stretta! –
    Riesce ad andare avanti per ore. Mi infila tre dita in bocca e li spinge in gola. Poi sento lo sperma invadermi dall’interno. Spero che almeno ora si fermi, ma non è così. Continua, continua senza darmi un momento di riposo.
    Alla fine la mia figa va a fuoco. Il padrone estrae il pene. Sento lo sperma uscirmi dalla figa. Non so se è una cosa normale: non sono mai stata scopata fino ad adesso. Questo lo farà arrabbiare?
    Il padrone mi costringe ad ingigliare una pasticca e poi esce dalla stanza lasciandomi li.
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