Colpo di scena

Colpo di scena

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Quando Jessica, la nipote di mia moglie Manuela, mi propose di partecipare ad uno spettacolino teatrale, accettai volentieri: avevo in simpatia quella ragazzina fresca di 18 anni, inoltre fisicamente mi attraeva assai, e questo da almeno un paio d’anni. In più, la trama di questa rappresentazione, alla quale avrebbe assistito un numero abbastanza esiguo di persone (mia cognata, mia suocera e alcune ragazzine amiche di Jessica), comprendeva la presenza di soli due attori: io, appunto, e la stessa Jessica. Il tema era quello di un eroe, rappresentato da me, finito nelle grinfie di una diavolessa, personificata da Jessica, il quale veniva tentato e messo alla prova dalla provocante nemesi, allo scopo di dimostrare la reale fedeltà alla sua compagna: in breve, l’eterna dicotomia tra istinto carnale e sentimento razionale. Per motivi di opportunità, era stato nascosto a Manuela questo spettacolino, in quanto, pur non prevedendo ovviamente scene particolarmente erotiche, si offriva a un certo fraintendimento da parte sua: difatti nelle cosiddette ‘tentazioni’ di Jessica-diavolessa erano comprese carezze e sfregamenti da parte sua; inoltre io sarei stato a torso nudo, ed essendo istruttore e co-gestore di una palestra da anni, il mio fisico muscolarmente sviluppato e definito ben si prestava a questo tipo di trattamento tentatore, senza contare che mia moglie era ormai al settimo mese di gravidanza, dunque ogni minimo turbamento era alquanto inopportuno. Il tutto si svolse nello spazioso garage di mia suocera, su di un palchetto allestito per l’occasione. Era primavera inoltrata, e faceva abbastanza caldo, ragion per cui non mi dispiacque affatto essere a torso nudo. Mi sentii coinvolto sin da subito: Jessica si destreggiava bene nel suo incedere provocatorio, esibendo il suo corpo con naturalezza e sensualità, aiutata da un vestitino molto succinto. Sentivo inoltre, e coglievo visivamente, gli sguardi delle spettatrici presenti fissi su di me, in particolare di alcune amichette di Jessica, che mi stavano letteralmente scopando con gli occhi, senza risparmiare frasi piuttosto esplicite, ben udibili sia da mia suocera che da mia cognata, le quali le lasciavano fare, divertite da tutto ciò. A un certo punto, Jessica, come previsto cominciò a far scorrere le sue mani sul mio petto, palpandolo con decisione: sentii una forte eccitazione crescere in me, dettata anche dal fatto che da quasi due mesi ero in astinenza di rapporti sessuali, per via della gravidanza di Monica. Ero dunque particolarmente sensibile a queste situazioni particolari. Le mani di Jessica scorsero poi lungo le braccia e l’addome, il tutto condito da complimenti sempre più audaci nei confronti del mio fisico. A un certo punto, con la mano destra Jessica scese ulteriormente e cominciò a palpeggiare il rigonfiamento dei pantaloni all’altezza del pene. Inutile dire che era già praticamente di marmo. Pur non essendo previsto, questa improvvisazione non mi fece desistere, anzi: preso da un piacere enorme, la lasciai fare mentre infilava la sua mano nei miei boxer, tirandolo fuori davanti ai commenti estasiati e spinti della platea raccolta; anche stavolta, mia suocera e mia cognata non intervenirono, anzi incitarono Jessica facendole complimenti ed esortandola a non fermarsi lì. La sua mano obbedì, segandomi dolcemente la parte inferiore del pene col palmo e le dita rivolti verso l’alto, accompagnata dai primi scatti degli smart-phone delle sue amiche che immortalavano la scena. Preso oramai da un’eccitazione incontrollabile, mi sdraiai a pancia in su, lasciando che Jessica si mettesse sopra di me a smorza candela, guidando il mio pene eretto e gonfio nella sua tenera fichetta giovane: sentirlo entrare in quel dolce germoglio carnoso fu il paradiso. La presi per i fianchi e, mentre lei mi dava la schiena appoggiandomi le mani sul petto, cominciai a testare la sua resistenza di ragazzina, stantuffandola per bene a colpi di cazzo. Vedevo nel mentre i flash delle foto e dei filmati realizzati dai telefoni, tra cui quelli di mia suocera e di mia cognata, che per inciso era la madre di Jessica. Evidentemente sapevano tutte, tranne me, come si sarebbe dovuto concludere lo spettacolo: con la soddisfazione di Jessica, diavolessa-puttanella che ambiva a farsi chiavare dal maritino della ‘cara’ zietta Manuela. Mentre mi sbattevo la nipotina, a turno le sue amiche sfilavano il mio cazzo dalla sua fichetta, sia per fotografarlo e filmarlo per bene, sia per levigarlo con le loro boccucce avide. Nella concitazione, avvertivo le loro voci parlare di condivisioni su gruppi whatsapp e addirittura dirette filtrate su facebook. Ma, cosa più atroce e spiazzante, contemporaneamente mandarono foto e video, a decine, sul cellulare di mia moglie, intasandole la memoria con foto e filmati assolutamente espliciti. Era come avere gli occhi puntati di Manuela su di me, eppure non riuscii lo stesso a fermarmi, dato che il bisogno di svuotare i testicoli al termine di quella splendida chiavata era insopprimibile. Avrei voluto venire dentro quella vagina avvolgente e calda, ma, su consiglio di mia cognata, la sorella di una delle amichette di Jessica, Sofia, a giudicare dall’aspetto la più piccola di tutte, sfilò di nuovo il mio cazzo in ebollizione da quella meravigliosa fichetta, in modo da mostrare a Manuela la sborrata conclusiva. La mano di Sofia dapprima mi massaggiò teneramente la turgida sacca scrotale, coprendola con fatica, e poi, con le sue dita da fata, aggredì piano il tronco nodoso del mio pene, facendo su e giù con devastante dolcezza. Ormai ero prossimo a esplodere di sperma, mentre sentivo quelle troiette con i loro maledetti telefoni in mano lasciare allucinanti messaggi vocali a mia moglie, una addirittura avvicinando il telefono alla bocca di Jessica durante l’amplesso, registrandone i gemiti e i versi di piacere, conditi a frasi del tipo: “scusa tanto zia, ma avevo troppa voglia di scoparmi Massimo” oppure “sapessi quante bocche oggi hanno preso in bocca il suo grosso cazzo”. A quel punto soddisfai l’attesa della platea, lasciando che potenti schizzi di sperma sgorgassero ripetuti dal mio cazzo tartassato dalla manina di Sofia, la quale sembrava una piccola mungitrice, solo che non era latte ciò che usciva, bensì sperma. Il mio sperma, e in quantità abnormi. Un orgasmo mai provato prima, durato almeno 20 secondi buoni: quando si fu esaurita la vivace fontanella bianca, le troiette assetate, sotto lo sguardo compiaciuto di mia suocera e di mia cognata, si filmarono a vicenda mentre ripulivano la ‘scena’ con le loro bocche ingorde, ingoiando il mio seme con incredibile disinvoltura, e dando le ultime lucidate con bocca e lingua al mio cazzo, che andava lentamente smollandosi. Come previsto, le conseguenze di questo colpo di scena furono durissime: mia moglie, scioccata da tutto ciò che le piombò addosso sotto forma di video, messaggi vocali e foto che sezionavano con crudeltà le varie fasi del rapporto sessuale, ebbe una crisi violenta e perse così il bambino, nonostante il grande impegno profuso nel portare avanti una gravidanza non semplice. Tempo dopo ci fu la conseguente separazione, dato che non riuscii più a smettere di chiavarmi Jessica e le sue amichette, con la subdola complicità di mia suocera e mia cognata, madre e sorella di Monica, una donna distrutta e umiliata.

 

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