Adesso ti tratto come una cagna

Adesso ti tratto come una cagna

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Questa è una storia vera, anche se mi è successa circa dieci anni fa.

Ho conosciuta una donna via internet, una di quelle chat dove la roulette gira e capita una persona a caso, non ricordo precisamente il sito.
Insomma una sera accendo il PC, smanetto a destra e a sinistra ma non trovo niente così accendo la cam e dopo un oretta di visi diversi vedo questa donna, inizio a scrivere e subito si è instaurato un bel feeling.
Non c’erano doppi fini, mi piaceva chiacchierare e ridere con lei anche perché era sposata.
Dopo un po’ ci siamo scambiati i numeri e abbiamo continuato a sentirci su WhatsApp.
Era una ragazza acqua e sapone, abbastanza spensierata, lavorava, aveva alcuni anni più di me ed era una brava persona.
Alla fine decidiamo di vederci, così ci accordiamo, salgo in auto e vado a trovarla.
Ceniamo, beviamo, ridiamo come i matti tutta la sera. Una tipica donna che qui noi chiamiamo “Santarellina”, simpatica, intelligente, solare ma sicuramente non provocante né tanto meno pantera.
Finita la cena andiamo in un pub, ridiamo ancora e poi io le propongo di fermarci li, suo marito era fuori tutta la settimana e avevamo solo il problema di dover andare a lavorare la mattina seguente ma era sormontabile.
Andiamo nel primo hotel che troviamo, ci lanciamo sul letto e vai con le risate. Tutte cazzate ma rendevano allegra la serata.
Insomma taglio il resto per farla breve, ad un certo punto non so se per errore ho cosa ma girandosi mi arriva una gomitata tra le gambe che mi lascia senza fiato.
Un dolore altroce.
Dopo mezz’oretta mi passa e iniziamo a farci il solletico fino a quando ad un certo punto vedo il suo sguardo cambiare. Non so come spiegarlo, per capirsi quando una faccia angelica e sorridente diventa una faccia da porca.
Non capivo se avevo visto bene o se stessi vaneggiando ma sentivo che il solletico mi colpiva sempre più vicino allinguine, ecc
Insomma lei si gira di fianco dall’altra parte, io mi avvicino dietro di lei e senza volere mi appoggio sul suo culetto, non ero ancora duro però deve averlo sentito perché ho udito un respiro improvviso e profondo.
In quel momento l’ho stretta a me, ho iniziato a posarmi con le labbra sulla sua guancia, sono sceso riempiendola di tanti bacini e quando sono arrivato al collo, senza più posarmi, rimanendo a mezzo centimetro da lei, salivo e scendevo, sentiva solo il mio respiro e io ascoltavo il suo sussurro di piacere.
Ad un certo punto mi ha detto: sei un maiale!
Beh non so come descriverlo ma prima sono rimasto un po’ di stucco perché davvero non mi aspettavo una parola del genere da una “Santarellina” e poi mi sono eccitato come un porco. Mi sta succedendo anche adesso pensandoci e scrivendolo.
Ho iniziato a mordicchiarle l’orecchio e ad accarezzarla lungo i fianchi, mi piaceva sentire il suo corpo tra le mie mani e cercavo di stuzzicarla per capire se quella parola fosse stata solo un eccezione. Invece si scaldava, sentivo il calore del suo corpo aumentare, mentre continuavo a baciarla sudava. Mi è venuto un cazzo durissimo e quando l’ha sentito spingere sul suo culetto mi ha detto: sei un animale.
Tra me e me ho pensato stasera ti sbatto.
Ho iniziato a tenerla stretta a me, non riusciva né a muoversi né a girarsi, con la bocca le mordevo la schiena, la leccavo, prendevo i suoi capelli tra i denti e glieli tiravo, avrei voluto lasciarmi andare con le parole ma non sapevo se la reazione fosse stata compiacente o se si fosse bloccata sentendo certi termini ma ho subito pensato, se me ne dici un’altra te lo dico.
Ho continuato a torturarla ancora’, mi piaceva sentire il suo ansimare, ho iniziato a graffiarle la schiena e a morderla, con le mani sono salito fino al suo seno, aveva i capezzoli durissimi, appena ho iniziato a tirarglieli mi ha detto, sei un maiale schifoso.
L’ho presa subito per i capelli, le ho tirato indietro la testa, io ero col mio dorso sulla sua schiena e le ho detto: sei una troia.
Ho atteso per sentire la risposta e quando ho sentito: lo so.. ho capito che andava sottomessa.
Ho uscito il cazzo, l’ho messo tra le sue gambe, aveva dei leggings stretti, sentivo benissimo le sue forme, ho iniziato a strusciarmi su e giù, sentivo il suo culo che si stringeva.
Lo puntavo sulla sulla bella figa, e quando lei veniva indietro per appoggiarsi io lo toglievo, sentivo che si incazzava e il suo ansimare aumentava.
Voleva girarsi ma la tenevo stretta, ho iniziato con degli schiaffi sul culo, le piacevano.
Contemporaneamente anch’io mi eccitavo, avevo già voglia di scoparla ma volevo eccitarla ancora di più.
L’ho presa per il collo, la stringevo, mi avvicinavo all’orecchio e le dicevo: adesso ti tratto come una cagna. Malgrado fossi davvero eccitato ogni tanto pensavo e non mi capacitavo di come una donna che da quando l’avevo conosciuta si era sempre comportata come una santa si fosse trasformata così, ma in quel momento non me ne fregava un cazzo.
Ho infilato le mani nella sua maglia, la stringevo e contemporaneamente salivo, premevo sulle tette, le strizzavo i capezzoli, le faceva un po’ male ma si eccitava.
Poi le ho messo una mano sulla bocca e con l’altra sono entrato dentro i leggings, aveva già tutte le mutande bagnate, e il mio cazzo che continuava a strusciarsi sul suo culo pulsava, avevo la vena che scoppiava.
Appena ha sentito le dita dentro le sue mutande ha emesso un gemito, io gliela tappavo e le dicevo: chiudi la bocca puttana.
Con due dita le allargavo le labbra della figa e col terzo iniziavo ad entrare, che porca cazzo.
La serata non era stata organizzata così altrimenti avrei portato lo scotch e l’avrei legata sta schiava.
La lasciai andare e subito provò a girarsi ma quando fu a pancia in su le tolsi la maglia e con i denti le alzai il reggiseno, aveva i capezzoli come i chiodi, li presi in bocca e iniziai a succhiarli e subito provò con la testa ad alzarsi e le diedi uno schiaffo da stamparla sul cuscino. Vivi che le piaceva.
Iniziai a stringere un capezzolo sempre più forte e a schiaffeggiare l’altra tetta. Lei godeva e io sentivo le gocce che mi uscivano e scendevano fino alle palle.
Le dissi: adesso mi assecondi puttana e senza pensarci su le abbassai leggins e mutande.
Tutta la saliva che avevo in bocca la lasciai cadere sull’ombelico e con colpi di lingua profondi la portai fino alla sua figa che era già bagnata e diventò un lago.
In realtà avrei voluto prenderla per i capelli tenerla ferma e scoparle la bocca quasi a soffocarla ma il profumo del suo liquido mi attirava come miele per gli orsi.
Le ho infilato due dita con un colpo secco, ho sentito un urlo e ho iniziato a leccare, leccare e ancora leccare. Sono salito sul clitoride, era già duro, con la punta della lingua la giravo tutta attorno e lei godeva come una cagna in calore. Ho iniziato a succhiarlo, mi piaceva cazzo, ho tolto le dita da dentro e ho iniziato ad alternare Delle sberle sulla figa e sulle tette, sempre più forte, sentiva male ma godeva.
Guardavo la sua faccia trasformata, leggevo nei suoi occhi il desiderio di essere scopata.
Sono entrato col medio e l’anulare, sentivo il suo punto g, ho iniziato a sditalinarla sempre più velocemente e le dicevo: chi è il tuo padrone? Tu.. Chi è il tuo padrone? Tu.. CHI È IL TUO PADRONE? Tuuu.. Sentivo che iniziava a tremare ma non volevo che venisse, volevo fotterla.
L’ho presa e girata trattandola male e l’ho messa a pecora. Avevo l’uccello che scoppiava, ero duro come il marmo e le ho detto: adesso ti sfondo puttana.
Scrivimi a [email protected] e continuo con te

 

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