La zoccoletta di mio cugino

La zoccoletta di mio cugino

E’ il mio cugino più grande, abitiamo vicini e lui fin da allora veniva spessissimo in casa mia, anche per salutare la nonna che viveva con noi. Era un bravo studente dava lezioni ai ragazzi più piccoli.
Avevo l’abitudine di girare per casa in slippini e canottiera ed avevo notato che il suo sguardo era costantemente puntato sul mio culetto seminudo.
Io avevo già l’indole da troietta e lo provocavo continuamente da quando mi ero accorto che lui mi guardava in quel modo, spostavo furtivamente le mutande, gli mostravo le chiappe, le allargavo facendogli vedere il buchetto intonso, ogni occasione era buona per sedermi sulle sue ginocchia, per strusciarmi a lui.
Probabilmente aveva un debole per i maschietti effemminati, quelli come me, giovani fighette con un insignificante pisello e rotondità posteriori da fare invidia a molte ragazzine.
Frequentavamo assieme la parrocchia, mio cugino faceva parte di quelli che gestivano le attività dell’oratorio, cose amministrative, gli davo noia anche lì, mi infilavo nel piccolo ufficio quando c’era lui, con la scusa di raccattare qualcosa mi piegavo a novanta e gli mostravo il culo, mi veniva così, istintivo, non sapevo neppure io il perché.
Quel giorno ero solo in casa, tutti gli altri, compresa la nonna, erano usciti a fare un giro, sarebbero restati fuori parecchie ore, io ero rimasto, punito per un brutto voto, dovevo fare tutti i compiti della settimana.
Lui entrò, mi disse che mi avrebbe aiutato.
Insistette perché ci mettessimo comodi, io ero come sempre in mutande e maglietta.
Decise che ci dovevamo sdraiare sul mio letto, i libri davanti.
Mi fece rotolare, rimasi steso sulla pancia.
“Tu resta fermo, ti do una lezione”.
Mi salì sulle cosce, a cavalcioni, bloccandomi.
“Te la sei cercata, secondo me è quello che vuoi e adesso ti sistemo… mi hai fatto diventare scemo. Mi sono ammazzato di seghe pensando al tuo culo, ora basta.”.
Mi abbassò le mutande, protestai flebilmente, ovviamente fu inutile.
Fece colare un po’ di saliva fra le mie chiappe, appoggiò il suo cazzo sul mio buco del culo, mi afferrò le spalle e spinse. Un male cane, mi misi a piangere ma non servì a nulla, mi dibattevo, quindi si distese sopra di me per farmi stare fermo, fu facile, pesava il doppio.
Mi entrò dentro profondamente, faceva su e giù rapidamente, incurante del dolore che mi provocava.
Improvvisamente gridò, avvertii una sensazione di umido dentro l’intestino.
Restò fermo un attimo, poi si spostò, io rimasi lì, mi sentivo “aperto”, continuavo a piangere, bruciava ancora.
Gli chiesi perché l’avesse fatto, lui rispose che l’aveva fatto perché gli andava, che siccome ero una femminuccia che provocava aveva agito di conseguenza. Mi disse anche che l’avremo fatto ancora, ogni volta che gli andava, di non dirlo a nessuno, perché era peccato, un segreto da non rivelare.
Dopo questa lezione dovetti stare attento a come mi muovevo, ogni movimento mi provocava dolore.
Passò.
Non c’è giorno che non mi faccia ancora “lezione”. Non sono mai molto complesse, semplicemente mi scopa e facciamo le altre cose che gli vanno ogni volta che ne ha la possibilità.
Ora non mi fa più male, anzi, mi piace tanto.
Sono diventato la sua obbediente scolaretta.
Quando viene in casa mi faccio trovare sempre come piace a lui, magliettina e mutandine minuscole, invece di sedermi sulle sue ginocchia adesso mi siedo sul suo cazzo, me lo faccio entrare dentro e mi muovo finché non viene, oppure mi inginocchio sul letto o a terra, dipende dove siamo, abbasso la testa fino ad appoggiarla e gli lascio il culo a disposizione, in alto, lui ci gioca, ci sputa, ci infila le dita, poi il cazzo, lo mette dentro, lo tira fuori, lo rimette, mi sbatte fino a venire, ci sborra dentro.
In effetti adesso mi sborra anche in bocca, mi ha insegnato e quando sta per finire nel culo lo tira fuori e me lo fa succhiare, non mi fa schifo, mando giù e glielo ripulisco. A volte glielo bagno prima che me lo mette dentro, lo lecco e ci sputo sopra.
A me tutto questo va benissimo, tanto bene che mi viene duro e godo e vengo senza neppure sfiorarmi solo col suo cazzo dentro, lui si mette ridere perché ce l’ho piccolo, non ci posso fare niente la natura ha voluto così.
Faccio volentieri tutto quello che vuole ed a lui piace anche guardare, così faccio contenti i suoi amici dell’oratorio, tutti quanti mi inculano e li succhio davanti a lui, si eccita e mi sbatte per ultimo.
Ricordo quando l’ho fatto per la prima volta, tutti quei cazzi che penzolavano davanti a me e mio cugino che osservava segandosi piano piano.
Lì, grazie a lui, sono piuttosto famoso e mi capita molto spesso di andare con qualcuno di loro anche quando non c’è, non mi posso tirare indietro. Mi chiamano e io provvedo.
Però mio cugino è il più importante, mi ha fatto diventare una puttanella ma gli altri non contano.
Lo adoro, il suo cazzo è migliore di tutti, per questo sono la sua zoccoletta obbediente.

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