“È tutto suo nonno”

“È tutto suo nonno”

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Erano i primi anni 90. Fra pochi mesi mi sarei diplomata, erano le 10 di sera e piuttosto che tenere un libro in mano, stavo chiusa in bagno con un test di gravidanza. Era positivo. Ci sposammo subito dopo il diploma. Un matrimonio anomalo, pochi invitati, quasi a farlo passare inaspettato. Le nostre famiglie si erano opposte sin da subito, eravamo ingenui e inesperti per affrontare la cosa ma entrambi orgogliosi e testardi. Ma come accade sempre ci avevano visto lungo non eravamo pronti. Abitavamo in un monolocale in affitto, mio marito non sapeva nemmeno la definizione di responsabilità, faceva lavoretti saltuari poco pagati, facevamo sempre affidamento a quanto ci era stato regalato durante la cerimonia poche migliaia di lire che di lì a poco terminarono. Dopo il parto la situazione precipitò, mio marito stanco della precarietà dei lavori volle arruolarsi nell’esercito, sperando in un futuro più roseo, prese istanza in Sardegna. Ero sola, non volevo tornare a casa e sentirmi dire “te lo avevo detto”. Mio suocero teneva in città un pied-a-terre, lo utilizzava quando si tratteneva per lavoro, anche lui nelle forze armate. Ci venne offerto come soluzione momentanea. Mio marito ne era contrario ma dovendo partire lasció a me la decisione. Si erano create parrecchie fratture tra le nostre famiglie, venivano fuori eventi irrisolti di cui non avevo responsabilità. Accettai la proposta costruendo un castello di bugie, mio marito mi sapeva sola in quella casa, che venne presentata come una soluzione data da un amico di mio suocero, il quale aveva sempre tenuto all’oscuro la propria famiglia sulla natura di quell’immobile. Tenni all’oscuro anche il resto della mia famiglia, tranne mio padre, lui fu messo al corrente perché doveva figurare come mandatario della vicenda, per giustificare le spese agli occhi degli altri, ed evitare intromissione di mio suocero. La convivenza fu la cosa più delicata, sebbene suocero dormisse li poche notte alla settimana, restava sempre una invasione della intimitá. Col passare dei mesi alcune resistenze cedettero, mio suocero era a conti fatti un tutore che si era caricato sulle spalle l’onere economico di crescere il nipote, non spesi una lira e tutto passava sottobanco come se invece fosse elargito da mio padre che non aveva quelle possibilità economiche ma che doveva figurare come l’artefice per evitare noie ma soprattutto dissapori nella famiglia di mio marito. I primi mesi furono solo un cumulo di spese che intrapresi con una certa libertà non volevo far mancare nulla al bambino. La gravidanza e il matrimonio mi avevano allontanata dal vecchio gruppo di amici e il mio mondo ruotava dentro casa. Mio marito lontano, le bugie con i miei e la messa in scena con gli altri parenti mi avevano isolata. Inoltre stavano completamente cambiando le dinamiche dei rapporti con mio suocero. Lui era entrato di diritto nel ruolo di uomo di casa, prendendosi cura non solo dal punto di vista economico ma anche affettivo. Volle che mi iscrivessi all’università che studiassi e mi preparassi al mondo del lavoro, sistemò casa come se fosse adatta ad una famiglia, ricavammo una stanza per il bimbo ed una zona notte ed una giorno, oltre ai servizi. Ricevevo sempre qualcosa e fu inevitabile ad un certo punto ricambiare. Mio padre mi aveva messo in guardia sulle intenzioni facendo presente i rischi ma non prospettando via d’uscita. Non ci fu un episodio che dette inizio alla cosa. Una mattina mentre ero intenta ad allattare, suocero entrò in camera e sedendosi accanto a me scoprì anche l’altro seno, sorrise mette il bimbo poppava e si aggrappava “tutto suo nonno”. A poco a poco divenne imprescindibile l’intimità. Suocero veniva sempre più spesso in casa con qualsiasi scusa, servivano soluzioni pratiche, iniziava a divenire sospetta la vicenda. Inoltre mio babbo stava attraversando un periodo difficile sul lavoro, aveva bisogno di liquidità dalle banche per la sua attività e non gli veniva concessa. Suocero tramite la sua banca trovò la soluzione e questo dare e avere strinse ancora di più i nostri destini. Adesso si era complici, avevamo troppi segreti. Era indispensabile che esternamente si vedesse che la casa era frequentata da noni zii e parenti, era stato tutto sistemato a misura di bambino in maniera che non si vedesse altro. Il transito dei due nonni doveva appariva come una cosa naturale. Ma chiuse le porte all’esterno dentro si consumava una relazione pericolosa. Avevo ancora i miei ormoni in subbuglio e il mio corpo stava completamente trasformandosi, presi diverse taglie e quel seno che fino ad allora nascondevo goffamente lo liberai, mostrandolo libero. Non nascondevo il mio corpo come non chiudevo le porte, resi la convivenza inimitá. Finimmo a letto negli orari più assurdi e nei modi più assurdi, erano sveltine non poteva sostare molto tempo ma vuoi per la situazione o per il carico di emotività, provavo orgasmi fortissimi. Mi possedeva. La situazione in casa precipitava, mio marito veniva in casa per le consuete licenze e anche mio suocero veniva richiesto dalla moglie. Non avevamo altri modi se non coinvolgere mio babbo a tenerci il bimbo mentre ci appartavamo, non potendo utilizzare gli alberghi andavo a trovare mio babbo la mattina quando mia madre e mia sorella erano a lavoro, entrambe insegnanti a 40 chilometri da casa, accertata la tranquillità del posto, affidavo il bimbo al nido e ci dirigevamo li separati e con mezzi pubblici diversi. Fu un segreto a tre che ci portammo per anni che smosse i nostri sensi. La casa paterna custodiva il mio fiore che veniva nutrito regolarmente e curato a 4 mani.

 

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