Lucy – Soggiogata

Lucy – Soggiogata

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Soggiogata

Rimasi per un attimo a guardare quella foto arrivata sul telefono tramite messaggio. Un travestito intento a succhiare il cazzo ad un ragazzo più giovane, che decide di immortalare il momento. Una scena simpatica, se non fosse per un particolare di enorme importanza.
Quel travestito è Lucy. Sono io.
Riconosco anche la foto, era stata scattata da Marco, il mio giovane amante; ma il numero da cui mi arriva il messaggio non è il suo.
Chiamo il numero e mi risponde una voce sconosciuta: “Allora? Direi che sei venuto bene in foto, vero?”
“Chi sei? E come fai ad averla?”
L’uomo al telefono sorride, poi mi dice “Se vuoi saperne di più, vieni all’una alle fontanelle di Piazza Bernini” e chiude la conversazione.
Chiamo immediamente il numero di Marco, che mi racconta la storia dall’inizio. Un paio di suoi compagni di università hanno visto per caso la famosa foto sul suo telefono, e da allora la sua vita è diventata un inferno. Prima l’hanno inviata ai loro telefoni, poi hanno iniziato un’opera di mobbing nei suoi confronti. E ora hanno pensato di passare ad un livello successivo, magari per ricattarmi.
Urlo dietro a Marco tutti gli insulti possibili e immaginabili, mortificandolo, e mi metto a pensare a come uscire da questa situazione…

“Piacere, Luca” e i tre ragazzi davanti a me rispondono presentandosi come Gianni, Derek e Paolo.
“Allora, sentiamo cosa mi dovete dire” dico con tono spavaldo sedendomi su un muretto davanti a loro.
I tre si guardano, un po’ impacciati, e poi quello presentatosi come Derek prende la parola a nome del gruppo: “Hai visto che abbiamo la foto. Tua e di Marco. Puoi immaginare cosa succederebbe se la facessimo girare. Ma se tu volessi essere un po’carina con noi, come con Marco, potremmo metterci d’accordo…”
“Ok… adesso tocca a me” Mi alzo, prendo il telefono dalla tasca e spengo il registratore vocale.
Vediamo se funziona il bluff che ho preparato.
“Quello che non sapete è che a livello personale il peggio che potrebbe succedere a me, è che mia moglie mi rimproveri per essere venuto male in foto, visto che è benissimo a conoscenza dei miei giochi e ci scambiamo anche la lingerie” (se la sarebbero bevuta? Lo speravo ardentemente, perché su quello si basava tutto il mio bluff…)
“Secondo, ora ho questa registrazione e la foto inviata dal numero di uno di voi. Mettendole insieme un bravo avvocato ci si potrebbe divertire, che ne dite?”
I tre sbiancarono, e colsi un’occhiataccia dei due al loro “portavoce”, come per maledirlo per averli cacciati in quel casino. Avevo fatto centro. Bene. Rigore parato. Adesso bisognava partire subito in contropiede e segnare il punto.
“Allora ricapitoliamo. Voi avete la mia foto ma non ci potete far nulla. Io ho la registrazione ma non mi interessa mettervi nei guai.“
“Beh, chi ci assicura che non ci denuncerai? Magari non lo fai proprio perché non vuoi che la foto vada in giro e ci hai raccontato una balla.”
Ahia. Piccola crepa nel muro difensivo. Bisogna rimediare in fretta.
“Certo, voi non lo sapete. Dovete fidarmi di me e io devo fidarmi di voi. Allora cambiamo un pochino la posta in gioco.”
Continuai: “Tutto è nato, pare, da quel coglione di Marco. Ho saputo che per questa foto gli state rendendo la vita impossibile. Bene. Mettiamola così. Su un piatto della bilancia ci sono la diffusione della mia foto e la vostra rottura di scatole a Marco. Sull’altro c’è la mia registrazione. Mettiamola così: la registrazione e la foto si annullano, almeno per me. Voi da oggi stesso dovete lasciare in pace Marco, io in compenso potrei accettare di essere almeno un po’ disponibile con voi. Fermo restando che al primo scherzo che gli doveste fare, il file finisce dritto sul pc del mio avvocato”. Che ne dite?”
Il patto fu presto fatto. La foto non avrebbe circolato, e loro si sarebbero anche dimenticati dell’esistenza di Marco (mi dispiaceva, in fondo, lasciarlo nella merda anche se un po’ se lo meritava!) e in compenso io per sette sere sarei stata al gioco che avevano in mente prima che rimescolassi le carte.
Il gioco iniziava quella sera stessa. Mi stavo cambiando nel lurido bagno di un cinema porno, dove mi avevano dato appuntamento.
Uscii dal bagno con un mini abito da donna, attirando gli sguardi dei pochi spettatori, e andai a sedermi in ultima fila, nascondendo il borsone con i capi maschili sotto la poltroncina.
Guardavo le immagini sullo schermo, quando improvvisamente, all’altezza del mio viso, alla mia destra e alla mia sinistra apparvero come dal nulla due cazzi eretti.
“Ciao Lucy” disse una voce che riconobbi come quella di Derek, che nel frattempo mi strusciava il suo arnese sulla guancia.
Mi girai sulla poltroncina, e vidi, in piedi dietro lo schienale, i tre ragazzi. Ma non pensai che, girandomi, avrei avuto a pochi centimetri, se non millimetri, dal viso uno dei tre loro membri; una mano mi afferrò il capo e mi tirò con forza verso il suo sesso, che in questo modo mi si strusciò sul viso e sulla bocca che vi lasciò una striscia di rossetto.
Mi fecero inginocchiare sulla poltroncina, che era la prima della fila, e mentre due ragazzi mi infilavano a turno il loro cazzo in bocca, il terzo si portò al mio fianco e mi sollevò il vestito, sotto il quale non portavo mutandine.
Stavo succhiando diligentemente i due sessi offerti alla mia bocca, quando sentii un bruciore lancinante: incurante del rumore, il terzo ragazzo mi aveva colpito le natiche violentemente con una sculacciata che era rimbombata in tutto il cinema.
Feci per reagire, ma le mani di Derek mi tennero stretta la testa, obbligandomi ad ingoiare il suo mandrino per intero, cosa che mi causò un improvviso conato di vomito.
Dietro, intanto, il terzo ragazzo continuava a sculacciarmi, fino a che sentii un’altra mano che mi accarezzava tra le natiche, cercava il mio buco, lo penetrava con due dita.
Continuavo a succhiare alternativamente i due cazzi, quando ad un tratto, senza preavviso, quello di Paolo mi riempì la bocca di sperma, che fui obbligata ad ingoiare.
Passai a quello di Derek, che intanto invitava Gianni (lo sculacciatore) a prendere il posto dell’amico che era appena venuto.
Ero quindi di nuovo alle prese con due cazzi, mentre due dita continuavano a sondarmi lo sfintere… e in un attimo realizzai! Mi voltai per quanto potevo, e notai che alle mie spalle altri due o tre anziani erano accorsi ad ammirare la scena, per approfittare delle mie natiche scoperte. Non potevano sicuramente ambire a sodomizzarmi, con i loro membri stanchi, ma li strusciavano ugualmente sulla mia pelle, e si masturbavano furiosamente mentre infilavano le dita nel mio buchino.
Ebbi un moto d’orrore, e volevo alzarmi e fuggire da tutto questo, ma i due ragazzi mi tenevano bloccata, e mi costringevano a succhiare i loro cazzi.
Gianni mi insultò, arrendendosi alla mia bocca e riversandoci dentro lo sperma, mentre alle mie spalle sentivo un altro fiotto caldo spargersi sulle mie chiappe, tra le quali le dita erano cambiate più volte, diventando nel frattempo tre.
Rimaneva solo più Derek, che prese subito possesso della mia bocca da cui colavano densi filamenti di saliva e sperma. Prese a scoparmi in bocca mentre qualcuno, là dietro, mi sborrava addosso, mi sculacciava, mi infilava le dita nel culo.
E io… godevo. Già, godevo, mentre allo stesso tempo facevo godere i miei presunti ricattatori e numerosi altri cazzi senza volto, cazzi di anziani che, nella penombra, probabilmente non distinguevano se fossi una donna vera o una “strana femmina”. E probabilmente non gliene sarebbe importato.
E quando anche Derek mi eiaculò in bocca, raggiunsi anche io l’orgasmo, mentre le dita di una nuova mano mi straziavano lo sfintere.
Con la bocca incollata, il cuore che pulsava, le natiche e il buchetto in fiamme, raggiunsi il bagno.
Lì, seppur a fatica, ripresi il mio aspetto maschile.
E mi chiesi dove mi avrebbe portata questa settimana.

 

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