Lucy – Soggiogata – terzo giorno

Lucy – Soggiogata – terzo giorno

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Era già pomeriggio e, controllando il telefonino, notavo che non mi era ancora arrivato il quotidiano messaggio da parte dei tre ragazzi.
No, non esattamente.
Notavo con un briciolo di disappunto che il messaggio non mi era ancora arrivato.
Già, come se il fatto mi dispiacesse. Cosa ero diventato? La mia parte femminile, Lucy, è sempre stata una molto “disponibile” in fatto di sesso, ma mai (pensavo) si sarebbe offerta a farsi sottomettere volontariamente per una settimana.
Ok, c’era il ricatto. E c’era il mobbing su Marco.
Balle.
Il ricatto era già stato disinnescato e Marco poteva tranquillamente occuparsi da solo delle prese in giro senza ficcarmi nei casini.
Cara Lucy, siamo onesti: l’hai fatto solo perché ti eccitava. E infatti ci godi come una matta quando te ne combinano di tutti i colori.
Stavo facendo questa serie di riflessioni quando il trillo del telefono mi annuncia l’arrivo di un sms.
Vado a leggere il messaggio cercando di negare a me stesso che Lucy è emozionata come una bambina il mattino di Natale, e trovo le nuove istruzioni.
Il luogo dell’appuntamento è appena fuori città, in un parcheggio sulle rive di un torrente abitualmente utilizzato come luogo di incontri clandestini.
Pensando alle difficoltà che incontrerei a cambiarmi in un posto del genere, prendo un’iniziativa folle: salgo in macchina, guido fino al parcheggio sotterraneo di un piccolo centro commerciale. Lì entro nella toilette per il pubblico, che viene utilizzata rarissimamente, e compio la trasformazione con la dovuta calma. Poi esco, salgo in macchina e vado all’appuntamento.
Lungo la strada mi vengono mille pensieri: e se incontrassi qualcuno che conosco? O se mi fermasse la polizia per un normale controllo? Come spiegherei il fatto di essere alla guida della mia macchina nei –pochi- panni di una sgualdrina del terzo sesso?
Fortunatamente non avviene nulla di tutto ciò, e arrivo al parcheggio, deserto data l’ora ormai vicina a quella della cena.
I tre sono indubbiamente stupiti al vedermi uscire dalla macchina già nei panni di Lucy, ma dissimulano con un laconico “Bene, così non perdiamo tempo. Si vede che la nostra troia ha fretta di prendere cazzi”.
Ci incamminiamo lungo il sentiero che costeggia il torrente, senza incontrare nessuno, fino a giungere ad una rientranza tra gli alberi, che pur essendo a due passi dalla statale rimaneva tuttavia nascosta alla vista; lì il torrente creava un piccolo laghetto poco profondo.
I tre si fermarono sulla riva del laghetto, formando un cerchio al centro del quale mi inginocchiai; estrassero i loro uccelli, porgendomeli, e io iniziai subito quel compito che conoscevo ormai molto bene. Succhiavo uno dei tre cazzi smanettando gli altri, a volte cercavo di infilarmene due contemporaneamente in bocca allargandola il più possibile, leccavo i testicoli e gustavo il sapore aspro dei liquidi prespermatici.
E mi piaceva, mi piaceva sentire quella carne maschia nella mia gola, sentire quei giovani cazzi che diventavano duri come il ferro e sapere che ero io l’artefice di quel piccolo miracolo della Natura, era per ME che dei cazzetti mosci diventavano dei nodosi e robusti cazzi che di lì a poco mi avrebbero sfondato il culo.
Quasi subito, sentii Gianni mugolare qualcosa e sfilarsi dalla mia bocca; preso un contenitore, fece appena in tempo ad infilarci la cappella che tre-quattro schizzi di sperma eruttarono dal suo uccello andando a depositarsi sul fondo di quella specie di bicchiere.
La mia attenzione era però già concentrata sugli altri due cazzi, che si alternavano nella mia bocca; vi entravano, e ne uscivano poco dopo lasciando lunghi filamenti di bava prima che l’altro cazzo ne prendesse il posto per poche succhiate, e così via fino a che anche Derek interruppe di colpo quella piacevole tortura per andare a svuotarsi nel bicchiere. Iniziavo ad immaginare cosa avessero in mente i tre, e non mi dispiaceva affatto.
Proprio mentre Derek stava schizzando nel bicchiere, e la mia bocca era già impegnata sul terzo cazzo, sentii Gianni armeggiare dietro di me, separarmi le natiche ed infilarmi le sue dita nella rosellina per prepararla.
Le sue dita ruotavano nel mio sfintere mentre il cazzo di Paolo entrava e usciva dalla mia bocca.
Anche lui riuscì a sfilarsi appena in tempo dalle mie labbra prima di venire, e stringendosi la cappella con due dita corse a depositare il suo sperma nel contenitore, che ora era riempito di liquido bianco per un centimetro buono della sua altezza.
Intento, alle mie spalle, il cazzo di Gianni aveva preso il posto delle sue dita, e stava penetrando tra le mie natiche, costringendomi a quattro zampe.
Un po’ a fatica, ma ben presto quel bastone di carne fu tutto dentro di me, mentre gli altri due ragazzi vennero ad inginocchiarsi davanti a me per farsi succhiare; dopo il primo giro di pompini, indubbiamente avrebbero avuto molta più resistenza a venire, e quindi mi avrebbero dato una bella ripassata al culetto.
Stavo passando da un cazzo all’altro, sempre con quello di Gianni che mi sfondava il culo, quando mi accorsi di un movimento tra le foglie, alle spalle dei miei due “aguzzini” a cui lo stavo succhiando.
Cercai di guardare in quella direzione, per quanto mi fosse possibile, ogni volta che passavo dal cazzo di Paolo a quello di Derek o viceversa, fino a che mi accorsi di lui.
Un uomo di mezza età, dalla carnagione scura, stava spiando i nostri maneggi attraverso le foglie, e sicuramente si stava dilettando nel “fai da te”; la cosa invece che spaventarmi, per essere vista da uno sconosciuto in quell’atteggiamento, mi inorgoglì: un uomo si stava masturbando assistendo alle mie performances orali e anali. Vorrebbe essere qui a farselo succhiare, o a infilarlo nel mio culo sfondato.
Cercai di spostarmi senza che i miei “aguzzini” se ne accorgessero, in modo da poter continuare a succhiare quei due bastoni ma mantenendo anche il contatto visivo con il guardone. “Chissà se si è accorto che non sono una donna vera” pensai tra me.
Improvvisamente Gianni si sfilò dal mio culo bollente e si affrettò a eiaculare nel famoso bicchiere, per poi venire a farsi ripulire dalla mia bocca.
Succhiavo quel cazzo sporco di sperma e umori anali insieme a quello di Paolo, a cui però l’eccitazione giocò un brutto scherzo: senza che potesse fare in tempo a sottrarsi alle mie labbra, se ne venne nella mia gola mentre stavo ingoiando il suo cazzo fino all’elsa.
Lo sperma quindi mi finì giù in gola, anticipando solo di qualche minuto, a quanto avevo già intuito, il suo destino.
Nel frattempo Derek si era posto dietro di me e, sedendosi per terra, mi aveva invitato a sedermi sul suo scettro di carne, che svettava rigido tra le sue gambe muscolose.
Lo feci, infilandomi quell’arnese su per il buco ormai allentato, e cercai con lo sguardo l’uomo nascosto tra le fronde. Era sempre là, e immaginai che non si fosse tanto sconvolto allo scoprire (data la nuova posizione) che portassi tra le gambe un cazzo rigido quanto il suo. Lo vedevo infatti continuare a spiare i nostri amplessi, e mi sembrava anzi di intuire i movimenti della sua masturbazione, a cui però non potevo assistere per la copertura del fogliame che lo nascondeva quasi interamente.
Danzavo sul piolo di Derek, mentre Paolo era andato a prendere il bicchiere e me lo porgeva alle labbra affinchè ne bevessi l’osceno contenuto. Senza perdere il contatto visivo con l’uomo tra le fronde, e continuando a piantarmi da sola il sesso del terzo ragazzo nelle budella, iniziai a bere quel bicchiere di seme umano, trattenendo a fatica un conato di vomito.
Proprio mentre ingoiavo l’ultimo sorso, Derek mi diede una serie di colpi da sfondarmi l’intestino e se ne venne dentro di me, piegandosi poi su un fianco per sfilarsi dal mio culo.
In un attimo i tre se ne erano andati, lasciandomi lì, sola, con la bocca impastata di sperma e il culo dilatato e grondante. Ma non ero veramente sola…
Alzai il capo e guardai in direzione dei cespugli: il guardone era ancora là, e probabilmente si stava ricomponendo.
Feci un cenno, come a dirgli di avvicinarsi, ma purtroppo fuggì via veloce come il vento…

 

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