Lucy 19 -Nuove amicizie

Lucy 19 -Nuove amicizie

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“Ma sei pazzo?” dissi, togliendomi il sesso di F. gocciolante sperma e saliva dalla bocca e guardandolo con gli occhi strabuzzati.
Da qualche tempo io e il mio amico avevamo preso l’abitudine di incontrarci, quando il tempo ce lo concedeva, nella sua casa fuori Torino. Per lui era più semplice: bastava trovare la scusa di qualche lavoretto da fare nella casa e poteva garantirsi un intero pomeriggio libero. Per me era un po’ più difficile, ma tenendo conto che in poco più di mezz’ora potevo essere da lui, mi bastava uscire un po’ prima dall’ufficio e inventarmi qualche appuntamento di lavoro per poter disporre di un paio d’ore di relativa tranquillità.
Mi ero appena fatta inculare sul suo lettone, e glielo stavo succhiando per farglielo tornare duro nella speranza di un secondo round quando lui se ne era uscito con quella frase che mi aveva gelato il sangue.
“Ho parlato di te a Claudio e vorrebbe conoscerti”
Claudio era un suo amico, che conoscevo già, ovviamente come Luca e non come Lucy. Non lo frequentavo, salvo rari incontri ai compleanni delle figlie di F.
Sposato, con una bella moglie, e indubbiamente anche lui un bel ragazzo.
Tranquillizzandomi, F. continuò: “Cioè, gli ho parlato di Lucy ma non del fatto che TU sei Lucy”.
Incuriosita, lo invitai ad andare avanti, sempre stringendogli l’uccello con la mano.
“Niente, qualche sera fa eravamo andati a bere qualcosa e lo stavo riaccompagnando a casa. Passando per Crocetta, c’erano tutti i travestiti sul marciapiede, e valutavamo le cosce di uno, il culo dell’altro, fino a che lui mi fa: ‘chissà com’è farsi uno di questi, dicono che lo succhiano meglio delle donne’. Io, senza pensarci, gli dissi che io ci avevo provato e che non aveva torto”
“Beh. Lo prendo per un complimento… vai avanti”
“Mi ha chiesto se ero andato con uno di quelli, e gli raccontai che non si trattava di uno dei travestiti del viale, ma di un mio amico che aveva questo hobby. Ovviamente non gli avevo detto chi fosse, ma vedevo che sembrava comunque molto interessato. Così quando mi ha fatto qualche domanda gli ho detto che mi ero fidato perché eravamo entrambi sposati e sarebbe rimasto comunque un segreto tra me e lui… cioè te”.
“E lui?”
“Niente, qualche giorno fa, su Whatsapp, siamo tornati sull’argomento e alla fine è venuto fuori che è qualcuno che anche lui conosce. E dopo un po’ è uscita l’idea di incontrarsi”
“Ma tu sei matto… ma sai che figura?”
“Vero… ma alla fine io e te ci siamo incontrati e va tutto bene, no? Il segreto ci lega reciprocamente, a nessuno dei due conviene parlare… e lo stesso sarebbe in tre…”

Entrai nella stanza silenziosamente. Come da accordi i due mi attendevano lì, entrambi vestiti e seduti sul divano; ma a differenza di F., Claudio aveva gli occhi bendati.
Mi sedetti accanto a lui, gli presi una mano e gliela appoggiai su una mia coscia velata di nylon nero.
“…beh… Ciao!” mi disse lui, ma non risposi. Con la mia mano accarezzai una delle sue cosce muscolose fìno ad arrivare all’oggetto dei miei desideri. Feci scorrere la zip, abbassando poi per quanto possibile i pantaloni e i boxer sottostanti per estrarre un bell’uccello non ancora in erezione.
“Claudio, questa è Lucy… è stata d’accordo a incontrarti, ma sai che a questo punto il segreto è conservato da noi tre. Vero che, se si sapesse in giro, lei sarebbe quella che ne avrebbe più da rimetterci, ma credo che anche noi con le nostre mogli, se lo venissero a sapere, passeremmo dei bei guai.”
Con un filo di vanità, gradii molto il fatto che parlasse di me al femminile con l’amico; Mi chinai su quell’arnese che sotto le mie carezze stava acquisendo rigidità e ci posai un leggero bacio.
Claudio mise una mano sulla mia testa, perdendosi tra i riccioli vinaccia della mia parrucca, e mi spinse ad ingoiare quel bastone di carne.
Lo succhiai strappandogli gemiti di approvazione, finchè sentii F. chiedere: “Allora siamo tutti d’accordo? Posso togliere la benda a Claudio?”
Risposi solo con un “mmmmm”, data la bocca occupata da quel cazzo, e lo affondai ancora di più nella mia gola; un po’ per il mio e il suo godimento, un po’ per non mostrargli immediatamente il mio viso quando F. l’avesse liberato dalla benda.
Proseguii il pompino, nonostante avessi visto distintamente la benda tra le mani di F. Anzi, allungai una mano verso di lui per tastargli il pacco, già eretto, attraverso i pantaloni.
“Allora credo sia il caso di fare le presentazioni” disse lui “Lucy, questo è Claudio, ma in un certo senso lo conosci già…”
Mi staccai da quei due cazzi e mi alzai in piedi, mentre F. continuava: “E questa è Lucy”
Mi voltai, e Claudio trasalì. Ma il suo uccello rimase ritto come un fuso, testimoniando la sua eccitazione.
Seguì, come immaginavo, un attimo di pausa dai giochi in cui raccontammo a Claudio la nascita di Lucy e come ci fossimo conosciuti io e F. Poi decisi di prendere il timone dei giochi.
“F., togliti i pantaloni e siediti di fianco a Claudio” ordinai, e il mio amico eseguì prontamente, pensando di vedermi già intenta ad inginocchiarmi per succhiare quei due splendidi cazzi.
“Prendetevelo in mano” continuai, e i due impugnarono ciascuno il proprio uccello.
“No…” precisai maliziosa “ognuno all’altro” e mi appoggiai al tavolo tendendo loro le natiche, tra le quali sfoggiavo il mio plug gioiello, per eccitarli maggiormente.
Volevo legarli ancora di più in un patto di reciproca segretezza, e quando li vidi ubbidire, seppure un po’ titubanti, mi sfilai con calcolata lentezza il plug dal buchino, lasciandolo dilatato e voglioso.
Mi scostai le natiche con le mani, per mostrare meglio loro quel pozzo dei desideri, e poi mi avvicinai a loro.
“Allora che dite? Volete giocare con Lucy?” chiesi a loro, ricevendo la loro approvazione.
“E Lucy vuole giocare con voi… ma prima vuole un bacino” e porsi a loro il mio arnese in erezione.
Vidi Claudio sussultare, mentre F., che non era nuovo a questi approcci, posò un bacio affettuoso sulla mia cappella.
“E tu? Non vuoi?” chiesi rivolto all’altro, che seppur titubante, si mosse e diede un bacio leggerissimo al mio glande rosso e lucido.
“Bene… ora lasciate che vi baci io” dissi, inginocchiandomi tra loro.
Afferrai quei due bastoni, grosso e nodoso quello di F, più sottile ma più lungo quello di Claudio, e li baciai alternativamente, prima uno e poi l’altro. Ne succhiavo uno ingoiandolo fino all’elsa mentre stringevo tra le dita l’altro, li sentivo duri e rigidi e li immaginavo già dentro di me.
Dopo un po’ di quel trattamento, i due si alzarono in piedi, porgendomi entrambi i loro cazzi.
Io, come una vera sgualdrina, li leccavo, li baciavo, me li strusciavo sul viso, mentre i miei due amanti mi insultavano dandomi dalla puttana, della succhiacazzi, della rotta in culo.
“Volete vederlo?” dissi sfilandomi il cazzo di F. dalla bocca “Volete vedere quanto sono rotta nel culo?”
Mi sollevai in piedi, e ripetei a Claudio: “Vuoi vederlo? Vuoi provarlo?” e mi misi a quattro zampe appoggiandomi al divano, per poi divaricare bene le natiche con le mani. “Dai… vieni…”
Claudio in un attimo mi fu dietro, a cercare col glande l’ingresso del mio sfintere; si appoggiò, spinse, e in un attimo mi fu dentro fino a metà, facendomi gemere di dolore e godimento.
Mi afferrò per i fianchi, attraverso il raso della guepière, estrasse di poco l’uccello dal mio ano e lo riaffondò fino alle palle, per poi iniziare a limarmi piano.
F., invece, si arrampicò sul divano per sedersi nel piccolo spazio tra il mio viso e lo schienale e offrirmi così il suo sesso da succhiare.
Leccavo avida quel cazzo e i grossi testicoli, mentre dietro di me un altro membro scavava a fondo nei miei intestini, precedentemente svuotati con cura con un clistere.
Carne maschia nella mia gola, carne maschia nelle mie budella. In mezzo io, strana femmina da usare in ogni modo, da infilare in ogni buco, da riempire di cazzi e di sperma.
E così fu: le mani di F. mi spinsero più a fondo mentre la sua sborra mi inondava la bocca; dall’altra parte, quasi contemporaneamente, sentii uno, due colpi più violenti e poi lo sperma di Claudio che mi riempiva l’ano.
Fortunatamente ero riuscita a non godere, così quando si sfilarono da me fui pronta ad alzarmi in piedi e a baciare appassionatamente i miei due amanti, mentre rivoli giallastri colavano dal mio culo indolenzito lungo il nylon delle mie autoreggenti.
La mia bocca rosso fuoco si impadroniva delle loro, la mia lingua danzava con le loro, consolidando ancor di più quel patto di lussuria allargato ora a tutti e tre.
Poi mi ingiocchiai nuovamente tra i miei due amanti, mormorando soltanto “…ancora… vi voglio ancora” e ripresi a succhiarli avidamente, leccando via i residui di sperma e sentendoli presto ricuperare la durezza di pochi minuti prima.
Mi ha sempre affascinato il sentire un membro maschile riprendere turgore grazie ai miei baci e carezze… sono vostra, sono troia, e mi eccita sentire i vostri cazzi duri per me, solo per me.
“Ora tocca a te, F.” dissi, abbandonando il suo cazzo e continuando a succhiare quello dell’amico.
F. si sdraiò sull’ampio tappeto, col cazzo ritto e puntato verso il cielo.
Io, interrompendo per un attimo l’omaggio orale all’altro sesso, mi sistemai sopra di lui e mi abbassai di colpo facendomi trafiggere nell’ano su fino allo stomaco da quella spada di carne.
Claudio non perse tempo e approfittò della mia bocca spalancata in un urlo muto per infilarvi nuovamente il suo arnese.
Mi inculavo da sola sull’arnese di F., mentre succhiavo quello del mio nuovo amico. E mi vedevo già, persa nel mio delirio erotico, piegarmi all’indietro sul petto di F. per permettere ai due di violarmi contemporaneamente l’ano, per essere definitivamente ed irrimediabilmente sfondata, devastata.
Allargai leggermente le gambe, abbassandomi ancora di più sul cazzo che mi sodomizzava e ricevendolo in me fino all’ultimo centimetro, e succhiai come un’indemoniata quel secondo uccello stringendone il proprietario per le natiche, quasi avessi paura che volesse sfuggirmi.
Poi, all’improvviso, calore.
Calore nella mia bocca, riempita di seme maschile.
Calore nelle mie budella, ugualmente inondate di sperma.
Calore sul mio ventre, dove si spandevano i miei stessi schizzi biancastri.
Schizzi che poi, mentre i miei due amanti mi aiutavano a rialzarmi, raccolsi con le dita per portarli poi alle loro labbra, per suggellare definitivamente il nostro patto, come in una sorta di comunione blasfema.
Benedetta la pazzia degli amici…

 

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