L’insegnante

L’insegnante

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Ciò che state per leggere si basa su fatti realmente accaduti a chi narra. Va tuttavia precisato che le situazioni, per quanto vissute in prima persona e sostanzialmente nei modi descitti, sono anche state elaborate e rese in taluni punti più intense di quanto in realtà si svolsero all’epoca dei fatti. I nomi dei personaggi non sono quelli reali.

Qualcuno una volta disse che la vita è una specie di stagno nel quale ogni tanto il destino butta un sasso creando una serie di onde che rompono la placida immobilità dell’acqua, a seconda che si tratti di un ciottolo o di una pietra pesantissima le conseguenze sono più o meno consistenti e più o meno difficili da dimenticare.
Quella domenica di luglio del 1985 nel mio stagno Carlo gettò un vero e proprio macigno…

Saremmo dovuti andare in due, Carlo e io, ma lui all’ultimo momento ci aveva ripensato, non aveva voglia e poi, tutto sommato, a lui Domenico Federi non era mai stato particolarmente simpatico.
Non capivo francamente perché, se entrambi ormai, a soli 18 anni, parlavamo benissimo inglese lo dovevamo a lui che tutte le domeniche ci faceva, privatamente, tre ore di lezione.
Domenico era all’epoca un uomo di 46 anni, un bell’uomo, alto, longilineo, con un bel profilo greco, occhi neri e corti capelli ricci che contornavano un viso mascolino e sempre abbronzato.
Era stato un dirigente dell’ufficio britannico per il turismo e a 40 anni, grazie a un’eredità parecchio consistente, si era ritirato nelle colline sopra la cittadina dove Carlo e io vivevamo e a prezzi assolutamente simbolici dava lezioni private di inglese e francese, lingue che parlava perfettamente.
Carlo e io avevamo cominciato ad andare da lui quando eravamo ancora in prima liceo ed ora che stavamo per inscriverci all’Università e quindi non avremmo avuto più modo e tempo di proseguire, avevamo deciso di andarlo a salutare e portargli un regalo.
Come detto Carlo alla fine mi aveva dato buca e così, alle due di quel caldo pomeriggio di luglio ero solo io che sulla mia Vespa percorrevo la stretta strada che portava alla villetta isolata dove viveva Domenico.
All’epoca io ero un ragazzo timidissimo e non avevo mai avuto una ragazza. Non perché fossi brutto, anzi, ero un bel morettino dai lineamenti regolari e un viso gradevole illuminato dai miei splendidi occhi verdi. Era di altezza media e di muscolatura tonica, praticavo a livello nazionale juniores uno sport parecchio duro e faticoso che, oltre ad aver contribuito a formarmi il fisico, mi obbligava anche a depilarmi completamente. Non che fossi particolarmente peloso, ma per questioni che non è necessario approfondire, per praticare quello sport i peli dovevano essere completamente assenti, a parte, ovviamente, quelli dell’inguine. Questa descrizione un po’ noiosa era però necessaria per farvi meglio comprendere cosa sto per raccontarvi.
Un’ultima notazione; Carlo era convinto che Domenico fosse un finocchio, non si spiegava come un uomo di quel genere e pure benestante non avesse una donna, per mio conto lo sospettavo, ma non ne ero sicuro.
Ora che avete un panorama decente posso cominciare a raccontare, lo farò al presente, mi viene meglio e secondo me, per chi ama il genere, è anche più eccitante, spero di riuscire a divertirvi.

Sono di fronte al cancello, fa caldo, noto che tutte le persiane sono chiuse, suono il campanello e poco dopo sento lo scatto secco della serratura, entro e percorro i pochi metri che mi separano dalla casa, la porta è aperta, ma lui non si vede. Mi fermo sulla soglia, davanti a me si apre l’ampio soggiorno arredato con tre divani di pelle nera e altri mobili molto belli, la stanza è in penombra, faccio un paio di passi all’interno e da dietro una mano mi si posa sulla spalla.
Sobbalzo e mi giro di scatto, è solo un attimo di puro panico, poi sospiro di sollievo, è lui che mi sorride.
– Scusami Michele, ti ho fatto paura?
– Oddio sì un po’ – rispondo sorridendo a mia volta e nel contempo noto con sorpresa che indossa solo un paio di slip da bagno Speedo, penso che forse aveva voglia di prendere un po’ di sole in giardino.
– Finalmente siamo soli senza quel rompi cazzo di Carlo… sei contento?
La frase mi suona strana, non capisco, non capisco neppure il suo sguardo, non mi ha mai guardato così e anche quel sorrisino… mi prende un vuoto allo stomaco, lui è vicinissimo a me, continua a sorridere, credo si renda conto che sono nervoso, mi prende dalla mano il pacchetto col nostro regalo e con noncuranza lo getta su un divano. Mi prende le mani fra le sue e le stringe leggermente, le sue dita mi carezzano sia il dorso che il palmo.
– Che belle mani morbide che hai – sussurra.
Ovviamente ormai ho capito cosa vuole, non so che fare e questa forse è la cosa che più mi spaventa.
Mi attira a sé e prima che possa anche solo accennare a una reazione le sue labbra si appoggiano sulle mie, un bacio leggero, seguito subito da un altro, poi mi prende il viso fra le mani e mi bacia ancora, ma questa volta la sua lingua mi si insinua fra le labbra, quasi senza rendermene conto socchiudo la bocca e mi lascio andare.
E’ un bacio lungo e appassionato, io sono passivo, lascio che sia lui a fare ciò che vuole, la sua lingua si intreccia con la mia e si muove quasi rabbiosa nella mia bocca, la sua saliva si mescola con la mia e sento il sapore forte del suo alito da fumatore.
Avverto le sue mani scivolarmi lungo i fianchi e afferrarmi le natiche in una stretta violenta e morbosa per poi insinuarsi al di sotto dei bermuda che indosso ed in quel momento, nell’esatto momento in cui le sue dita toccano la mia pelle nuda mi irrigidisco e mi rendo che no, non voglio.
Con un movimento rapido mi stacco da lui, mi guarda con sorpresa mista a irritazione.
– Che cazzo fai – sbotta
– Non voglio…
– Come non vuoi, ti fai mettere la lingua in bocca, ti fai toccare il culo, mi fai venire l’uccello duro e ora ti tiri indietro?
– Ho paura – mormoro.
– E di cosa hai paura? Vieni, sediamoci e parliamone.
Mi prende per mano e mi fa accomodare vicino a lui su un divano, di fronte a noi, su un tavolinetto basso, c’è una bottiglia di brandy, ne versa due bicchieri, beviamo, è forte e buono, mi offre una sigaretta, cerco di rifiutare, ma insiste e allora accetto, ogni tanto qualche sigaretta l’ho fumata.
Lui intanto parla, con la sua bella voce bassa, mi versa ancora brandy, bevo, non sono ubriaco, ma piacevolmente stordito. Mi rendo vagamente conto che mi sta carezzando le cosce, è una sensazione piacevole.
Continua a parlare e mi versa il terzo bicchiere, un po’ meno questa volta, mi sussurra che mi vuole rilassato, mi bacia sulla guancia e poi di nuovo sulla bocca con la lingua e mi piace il gusto del brandy e del fumo di sigaretta che mi si mischiano in bocca. Le sue mani si muovono sul mio corpo palpandomi e carezzandomi.
Quasi senza rendermene conto mi ritrovo con la mia mano destra appoggiata sul suo inguine, attraverso il tessuto liscio delle slip sento il suo uccello grosso e durissimo e avverto una macchia umida che trasuda. Non posso fare a meno di infilare la mano sotto le slip, la pelle del suo cazzo è liscia, setosa, lo tocco, sento la cappella bagnata, tasto i coglioni gonfi e duri.
Lui smette di baciarmi, rapidissimo si toglie le slip e lo vedo, ritto, lungo e grosso.
– Spogliati – mi dice con la voce rotta
In pochi secondi sono nudo, mi mette una mano sulla nuca e mi spinge la faccia verso il cazzo, mi ritrovo quel palo di carne sulla bocca, sa di piscio e umori, la cappella luccica, sono ingenuo, ma so cosa si aspetta, apro le labbra e lo prendo in bocca.
Comincio a leccarlo, mi rendo conto che anch’io ho il cazzo duro, mi gusto quell’uccello, lo succhio, muovo la bocca avanti e indietro, lo sento strusciarmi sul palato, me lo faccio scivolare sulla lingua.
Sento le sue dita in mezzo alle chiappe e appoggiate sul buchino, lentamente me ne infila una dentro. Mi sfugge un lamento, fa un po’ male, ma al tempo stesso è gradevole, fa un poco avanti e indietro col dito e poi ne infila un altro, ora ho due dita nel culo che si muovono allo stesso ritmo del mio bocchino, lui smozzica qualche frase, avverto parole come “Puttanello” “Frocetto” “Bocchinaro” e poi “Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto bello il mio finocchietto morbido” “Sei liscio come una ragazza” “Ti voglio inculare troietto”.
Le sue parole mi eccitano, ma l’ultima frase mi spaventa, so che essere inculati è doloroso e umiliante, quello proprio non lo voglio, ho solo un modo per evitare di essere sverginato dietro ed è farlo venire con la bocca, ma temo che lui mi fermerà.
Mi impegno al massimo, aumento il ritmo delle slinguate e delle succhiate, con una mano gli meno l’uccello e con l’altra gli accarezzo i coglioni, ho la bocca piena di saliva che mi cola dalle labbra e che gocciola sulle sue palle, lui mi ha tolto le dita dal culo e ora mi strizza le chiappe con violenza, le sua mani quasi affondano nella morbidezza del mio culo, mi tasta con rabbia, mugola di piacere e poi a un certo punto mi rimette una mano sulla nuca e mi tiene fermo, si irrigidisce quasi grida.
– Siiiiiiiiiiiii, siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
E un secondo dopo mi viene in bocca. Cerco di sottrarmi, ma lui mi tiene giù, il getto caldo e viscido di sborra mi inonda la bocca, sento che mi dice di ingoiare e capisco che se non voglio soffocare devo farlo e dentro di me so che voglio farlo. Lentamente, mentre il suo cazzo mi regala qualche residua schizzata, deglutisco e la sborra mi scende in gola lasciandomi in bocca il suo gusto dolciastro. Me la gusto tutta e quando ho finito finalmente lui toglie la mano e posso rilassarmi.
Restiamo in silenzio per un paio di minuti, lui ha il respiro un po’ affannato, io cerco di convincermi che non c’è nulla di male in quello che ho fatto.
– E’ il primo bocchino che fai? – mi chiede
– Sì…
– Cazzo che puttanella che sei, mi hai fatto fare un litro di sborra, sei una pompinara nata
– Ma, scusi…
– Intanto puoi darmi del tu, scopiamo… ti fai scopare e mi dai del lei? Dai non scherziamo. Poi vuoi sapere perché ti parlo al femminile?
Annuisco.
– Facile troiettina, tu sei la femmina fra noi due, sei la mia fighetta da godere, al posto della figa hai il culo, non c’è differenza… non aver paura, questo non vuol dire che sei un finocchio. Io vado anche con donne e anche tu ci andrai.
– Ma lei… tu con gli uomini fai il maschio – mi viene da chiedergli
– E’ vero, ma non importa il ruolo… adesso basta, capirai col tempo, ora devi essere una brava puttanella e farmelo tornare duro, dai zuccherino, usa bene la lingua su…
Ecco quindi che ci siamo, non si accontenta di un pompino, lo vuole duro per incularmi.
Faccio ciò che mi chiede, mi dedico al suo uccello con bocca e lingua, lo lecco, succhio, bacio tutto, dalla cappella ai coglioni e piano piano lo sento e lo vedo risvegliarsi e mi eccita sentirlo crescere tra le labbra, sulla lingua, tra le mani, non so quanto ci metto, ma gli faccio un bel lavoretto e finalmente è pronto.
Lo sono anch’io, non capisco cosa mi sta succedendo, ma non me ne frega un cazzo, lo voglio nel culo, voglio il suo uccello fra le chiappe.
Mi alzo dal divano e vado verso il tavolo da pranzo, appoggio il busto sul ripiano e allargo le gambe, lo sento ridere mentre mi raggiunge.
E’ dietro di me ora, mi appoggia il cazzo nel taglio delle chiappe.
– Vuoi che ti faccia male vero troia.
– Si – mormoro – lo voglio.
– Ti inculo a secco puttanella, voglio sentirti urlare mentre ti sfondo questo bel culetto morbido, è quello che vuoi giusto?
– Si, fammi male – quasi non mi rendo conto di quello che sto dicendo, ma mi rendo conto che è quello che voglio, se devo prenderlo nel culo deve essere così, devo sentirmi stuprato, dentro di me so che non potrebbe essere altrimenti e che solo così potrò sentirmi vittima e non complice e se si tratta di un alibi mentale del cazzo… ebbene chi cazzo se ne frega.
– La senti la cappella sul buco stronzetta del cazzo. Sei strettissima, te lo ficco tutto dentro troia, voglio farti piangere.
Comincia a spingere e comincia a far male, la cappella preme contro il buco e fa fatica, sento lo sfintere che stenta a dilatarsi, mi sfuggono dei lamenti, a un certo punto capisco che parte della cappella si è aperta la strada ed è parzialmente dentro, la sensazione è terribile, sembra che la carne si stia lacerando, lui ora non sta spingendo, mi stringe le chiappe fra le mani, per qualche secondo non succede nulla, poi con un sussurro di voce mi dice.
– Tutto dentro puttana…
Un colpo solo, secco, violento e il suo uccello mi entra tutto nel culo.
Urlo, il dolore è terribile, insopportabile, comincio a piangere, fa troppo male, penso di svenire per il dolore, ma a lui non gliene frega un cazzo, mi incula con colpi rapidi e violentissimi, avanti e indietro, senza pietà mi violenta a sangue e intanto ha cominciato a sculacciarmi.
– Godi troia – biascica eccitato – sentilo tutto dentro, dai stronza dimmi che ti piace.
– Mi piace ahhhhhhh.
– Fa male ma ti piace perché sei una puttana inculata di merda, dillo dai.
– Si mi fa male, mi piace, ahiaaaaaaaa.
E’ vero, mi piace, mi piace sentire quel bastone di carne che mi sfonda, sentirlo strusciare fra le chiappe, sentirlo entrare dentro di me senza pietà, mi tocco il cazzo, è duro, ho voglia di farmi una sega e comincio a menarmelo, lui ride e aumenta il ritmo, sento il rumore sordo del suo bacino quando mi sbatte sul culo, ha smesso di sculacciarmi, mi strizza le chiappe con le mani, mugula insulti e oscenità.
Il dolore è meno intenso ora, gocce di sudore suo mi colano sulla schiena, mentre continuo a segarmi capisco che provo piacere nell’inculata, che godo nel sentirmi sfondare il culo, che mi piace quel cazzo che mi pompa come una vera troia.
A un certo punto comincio istintivamente a muovere il culo al ritmo delle sue spinte, è bellissimo e assurdo, ho un cazzo infilato nel culo, un uomo che mi tratta da troia femmina, le chiappe martoriate dalle palpate e anziché implorare di smetterla voglio godere e farlo godere.
Le spinte aumentano di intensità, non reggo il ritmo, lui grugnisce, la stretta sulle chiappe diventa una morsa, la carne cede morbidamente, si irrigidisce e un secondo dopo urla.
– Siiiiiiiiiiiiiiii, godoooooooooooooo.
Lo sento, sento il getto di sborra nel culo, sento il calore e la viscosità ed è un attimo poi godo anch’io e mi sborro sulla mano.

Quella fu la prima di tante altre volte, mi piacerebbe leggere le vostre opinioni prima di pubblicare il seguito, scrivetemi al nickname che ho usato. Grazie

 

One thought on “L’insegnante

  1. ivano corti

    complimenti veramente, scritto benissimo e molto eccitante, spero quindi di leggere il seguito, anch’io ho avuto un prof per amante.
    Prima ero solo il suo amante, poi amante del preside e del figlio trans.

     

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