La Scuola – Parte 6

La Scuola – Parte 6

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Avere qualcuno con cui parlare era stata una liberazione immensa per Melania, quasi quanto l’incidente avvenuto dietro al pullman qualche giorno prima.
Dopo essersi praticamente pisciata nei jeans era stata costretta a rientrare assieme agli altri con una macchia bella evidente, che aveva cercato di nascondere abbassando il giubbotto. Ogni tentativo era stato inutile perché buona parte dei suoi compagni si erano voltati a guardarla ridacchiando fra di loro, e naturalmente qualcosa di simile non poteva certo sfuggire all’artefice, Olmo.
Seguendo le istruzioni di Marco si era sfilata le mutandine fradice e aveva fatto per mettersele in tasca, ma lui, inaspettatamente, l’aveva bloccata, gliele aveva prese dalle mani e se le era inserite nella propria. Azione che l’aveva scioccata non poco.
Non aveva idea di cosa volesse fare Marco con le sue mutandine, ma era così preoccupata per la macchia nei jeans, che finì col dimenticarsene.
Il bacio che c’era stato fra di loro non era solo un episodio isolato perché si era ripetuto anche alla fine della gita, poi la mattina successiva davanti a scuola e infine era diventato qualcosa di più serio e consapevole. Non si erano mai spinti oltre però, Melania non era una che si concedeva facilmente.
Tuttavia quella sua relazione con Marco non poteva salvarla al cento per cento dalle grinfie di Olmo, il quale, in un pomeriggio di inizio settimana, la fermò in corridoio mentre tutti si avviavano verso l’uscita della scuola.
“Melania”, quando sentiva quella voce pronunciare il suo nome le si accapponava la pelle. Si voltò in tempo per vederlo venire nella propria direzione.
“Ho bisogno di parlarti, vieni nel mio ufficio”.
“No, mi dispiace, devo andare ora”.
“E’ importante, non richiederà molto tempo”.
“Ho detto che…”..
“Disobbedisci?!”.
Il suo tono minaccioso le fece cambiare idea, così si limitò ad annuire seguendolo fino al suo ufficio.
L’ultima volta che era stata in quella stanza era finita col fare pipì dentro un secchio davanti a Olmo, situazione che sperava con tutta se stessa di non dover mai ripetere.
“Siediti”, le disse prendendo posto davanti alla scrivania, e solo quando lei obbedì, lui iniziò: “Volevo parlarti di quanto è successo l’altro giorno in gita, non ne ho avuto modo in questi ultimi giorni”.
Sbuffò nell’udire quel discorso.
“Non sbuffare con me Melania”.
“Non vedo cosa ci sia da dire. Ci siamo fermati in un autogrill, avevo bisogno di andare in bagno e come tutte le altre mi sono messa in fila, ma lei mi ha costretta a tornare in pullman e io non ho più resistito. Questo è successo, niente di più”.
“No, non è solo questo. Tu come al tuo solito ti sei comportata in modo infantile, non hai saputo trattenerti per appena tre ore di viaggio, hai disobbedito al tuo professore, e come se non bastasse hai fatto i tuoi bisogni davanti al pullman rischiando di essere vista da tutti. Dovresti provare vergogna invece hai anche il coraggio di rispondermi così”.
Nonostante sapesse quanto falso fosse quello che Olmo stava dicendo, le fu impossibile non arrossire.
“Arrossisci perché sai che ho ragione. Quindi ora dovrò assegnarti una punizione, un’occasione per imparare ad essere un’adulta e non più una ragazzina infantile”.
“Cosa dovrei fare stavolta?”.
“Vorrei che domani mattina, quando arrivi a scuola, bevessi tre bicchieri di acqua e venissi poi a lezione con questa”, le porse una bottiglietta da mezzo litro. “La berrai tutta durante le prime due ore con me, durante la ricreazione non ti sarà consentito andare in bagno, e credimi farò in modo che il tuo amico non mi ostacoli stavolta. Tornerai a lezione con la vescica piena e cercherai di resistere fino all’ora di pranzo. Valuterò io quanto critica sarà la tua situazione e quando e se potrai usare il bagno”.
Melania lo guardò con gli occhi sbarrati, poi si coprì la faccia con le mani prevedendo già la giornata infernale che avrebbe passato l’indomani.

* * *

Bere tre bicchieri di acqua appena arrivata a scuola era qualcosa che forse poteva evitare, pensò fra se mentre aspettava l’autobus alla fermata la mattina seguente. Alla fine Olmo non poteva sapere se li avesse bevuti o meno, quindi poteva dirgli di averlo fatto quando in realtà si sarebbe risparmiata un po’ di liquidi.
Salì in autobus non appena le fu davanti e prese posto. Aveva circa venti minuti di tragitto, e alla fermata successiva sarebbe salito anche Marco.
Si era chiesta se fosse il caso di dirgli tutto, voleva farlo, voleva sfogarsi e voleva qualcuno che la proteggesse, ma temeva che lui avrebbe fatto un disastro e questo la spaventava più dell’idea di stare zitta. Ecco perché, quando lui salì qualche minuto più tardi, gli sorrise e ricambiò il bacio sulla bocca senza mostrargli alcun tipo di preoccupazione.
Appena arrivarono davanti a scuola Marco la abbandonò qualche minuto per raggiungere un gruppetto di amici, e fu lì che Melania si ritrovò scoperta e Olmo non perse la sua occasione.
“Buongiorno Melania”. Dietro di lei, il bastardo le era comparso alle spalle. Si voltò per affrontarlo.
“Professor Olmo”, ricambiò il saluto con un cenno della testa.
“Hai bevuto i tre bicchieri?”.
“Certo, prima di venire qui”.
Sul volto dell’uomo si dipinse un ghigno che la fece rabbrividire.
“Ti crescerà il naso se continui a dire bugie. Devo insegnarti anche questo?”.
“Non è una bugia, li ho bevuti davvero”.
“Non mentirmi. Vieni nel mio ufficio”.
Melania si guardò intorno cercando Marco con lo sguardo ma, non vedendolo, abbandonò ogni speranza e seguì Olmo all’interno dei corridoi della scuola.
Non appena furono nel suo ufficio lui richiuse la porta alle loro spalle e versò dell’acqua in un bicchiere porgendoglielo con un sospiro.
“Cosa devo fare con te? Perché non riesci a capire le regole?”.
Non avendo alternative, bevve, mentre lo sguardo di lui non le si scollava di dosso.
Dopo il primo bicchiere le versò il secondo, ed infine il terzo, che faticò a bere perché il suo stomaco si stava ribellando davanti a tutta quell’acqua non desiderata.
“Molto bene, adesso torna in classe. Hai la bottiglietta che ti ho dato ieri?”.
Annuì con un nodo in gola.
“Bene allora, vai pure. E non fare deviazioni, i bagni del corridoio sono chiusi a chiave”.
Raggiunse la propria aula a testa bassa e si sedette accanto a Marco iniziando a tirare fuori le proprie cose.
Olmo era stato chiaro il giorno prima, la bottiglietta doveva essere vuota nell’arco delle prime due ore, e niente la terrorizzava di più visto che dieci minuti più tardi poteva già sentire un leggero stimolo.
Provò a concentrarsi sulla lezione perché, nonostante tutta la situazione assurda, lei era la classica brava alunna, quella che prende sempre voti alti e non voleva che la propria immagine venisse infangata dal fatto che dovesse andare in bagno.
Mezz’ora più tardi la sua vescica si era riempita notevolmente, mentre alla fine della prima ora era stata costretta a infilare una mano fra le cosce continuando a prendere appunti.
La bottiglietta appoggiata al banco stava diminuendo e proporzionalmente la sua pancia si stava gonfiando, a tal punto che, arrivata a metà della seconda ora, fu costretta ad appoggiare la penna rinunciando al tentativo di concentrarsi.
Tutta quell’acqua sembrava essere passata direttamente dalla bocca alla vescica e il bisogno di andare in bagno era così urgente da farle venire i brividi.
“Cosa sta succedendo?”, le chiese Marco sottovoce scrutando la sua insolita posizione.
“In che senso?”.
“Ti stai contorcendo sul banco, hai una mano in mezzo alle gambe e stai bevendo da quando sei arrivata. C’entra Olmo?”.
Esitando qualche secondo si limitò ad annuire.
“Quel bastardo”, sbottò Marco forse un po’ troppo ad alta voce in quanto Olmo interruppe la spiegazione brutalmente: “Per favore silenzio!”.
Passarono due minuti prima che Marco si voltasse nuovamente verso di lei: “Chiedi di andare in bagno Mel”.
“Non posso, non me lo lascerebbe mai fare”.
“Davanti a me forse sì, dai prova”.
“No…”, ancora una volta Olmo sbottò: “Silenzio!”, “Qual è il problema laggiù?! Melania?”.
“Sì…io…potrei andare un attimo in bagno?”. La sua domanda suonò talmente ridicola da sembrare patetica e dovette abbassare immediatamente lo sguardo per non arrossire. Tuttavia, andando contro sua ogni aspettativa, Olmo fece un cenno col capo prima di rispondere: “Se è proprio urgente va bene, ma fai veloce”.
Incredula balzò in piedi, forse troppo in fretta perché sentì di essere ad un passo dal pisciarsi completamente addosso.
Passando davanti alla cattedra non le sfuggì il ghigno di Olmo e per un momento si chiese cos’avesse da sorridere, ma non vi prestò troppa attenzione.
Non appena fu sola in corridoio, si piegò su se stessa ricongiungendo entrambe le mani in mezzo alle gambe e stringendo forte. Il pensiero di poter andare in bagno e lasciar andare quell’enorme pipì la stava stimolando ancora di più, a tal punto da avere la pelle d’oca, quindi si affrettò a raggiungere i bagni. Arrivò davanti alla porta e tentò di aprirla ma ovviamente era chiusa, perciò decise di provare con quella del bagno maschile, ma anche stavolta il suo tentativo fallì.
Come era già successo in precedenza, pensò di andare nei bagni di sotto e annuendo fra se corse verso le scale stringendo forte le dita contro l’uretra.
“Melania!”. Cazzo no…Olmo. Era uscito dall’aula e la stava raggiungendo con fare minaccioso.
“No per favore…professor Olmo…la prego! Mi lasci andare in bagno, mi sento esplodere, non posso resistere proprio più!”.
“A dirtela tutta sono uscito proprio per lo stesso motivo. Devo assolutamente aprire i bagni maschili perché è da ieri sera che non ci vado. Sai, dovresti imparare da me e raggiungere anche tu tutte queste ore di resistenza”.
Davanti a quelle parole Melania restò a bocca aperta. Cosa le stava dicendo? Che non pisciava dalla sera prima? E perché?!
“Ho voluto usare me stesso per farti vedere cosa significa essere adulti, cosa significa davvero arrivare al limite con dignità. Quello che dovresti fare anche tu”.
Non riusciva a parlare, ne a controbattere, si limitava a fissarlo a bocca aperta.
“Non resisto più adesso, quindi aprirò il bagno per un po'”.
“Posso andarci anche io?”, chiese improvvisamente speranzosa.
“Non credo proprio”.
Detto ciò arrivò alla porta che lei aveva appena tentato di aprire e, estraendo una chiave dalla tasca, fece la magia di spalancarla.
Melania, senza pensare, provò a passare catapultandosi all’interno ma lui le afferrò un braccio tirandola indietro.
“No no! E’ il bagno degli uomini, non dovresti stare qui”.
“Oh per favore! Non resisto più nemmeno io…la prego!”.
Ignorando i suoi lamenti Olmo entrò in uno dei bagni senza richiudere la porta, si abbassò la zip dei pantaloni e Melania poté capire dai suoi movimenti che doveva aver tirato fuori il cazzo con una certa fretta. Subito dopo sentì lo scroscio impressionante della sua pisciata.
Terrorizzata ma incuriosita dalla situazione, si mosse di qualche centimetro, quel che bastava per vedere la scena nel suo insieme. Dio, era proprio così, il bastardo stava tenendo in mano il suo grosso nonché durissimo pene mentre un getto fortissimo gli usciva dalla cappella, praticamente impossibile da controllare.
Era eccitato, era eccitato per lei, e questo la schifava, ma non poté ignorare quell’insolito pulsare del suo clitoride. Si stava eccitando anche lei?? Ma com’era possibile?
“Cosa fai? Mi guardi? Dovresti vergognarti”.
Ricomponendosi improvvisamente si affrettò a scuotere la testa, ma le fu impossibile distogliere lo sguardo dal cazzo di Olmo.
“Eppure continui a guardare…che vergogna. Guardare un tuo professore mentre è in bagno”.
“Non sto guardando, devo solo fare pipì…per favore…”.
Era assurdo ma poteva chiaramente sentire una sensazione umida nelle mutandine. Olmo le faceva davvero schifo ma c’era qualcosa che la eccitava da impazzire, che le faceva venire la voglia e la curiosità di tenere in mano quel cazzo enorme.
“Melania? La smetti?”, ribadì Olmo mentre il suo getto non accennava a smettere. “Oh Dio…ammetto di essere stato anche io al limite”, aggiunse poi socchiudendo appena gli occhi.
“Smettere cosa?”.
“Di fissarmi”. “O ti piace qualcosa che non so?”.
Non rispose, rimase immobile dove si trovava stringendo forte le gambe nel tentativo di non farsela addosso. In quel momento la pisciata di Olmo si interruppe e Melania si aspettò che rimettesse tutto al suo posto, ma non fu così. Non poteva vedere bene essendo lui girato di spalle, ma dai suoi movimenti capì che probabilmente aveva iniziato a segarsi.
Era orribile, pensò fra se, ma non poté fare a meno di muoversi ancora per vedere meglio. La cappella gonfia, i testicoli che uscivano dai pantaloni, il pene durissimo e la sua mano che si muoveva su e giù, su e giù, sempre più veloce…non seppe come fosse possibile ma le venne voglia di toccarsi, lì, davanti a lui.
“Stai continuando a guardare…” gemette lui non nascondendo la sua immensa eccitazione.
Cazzo era vero, ed era anche eccitata, ma non poteva dargliela vinta così.
“Vuoi toccarti Melania?”. Quelle parole la fecero trasalire, ma non riuscì a smettere di pensare a quanto forte sarebbe stato il suo orgasmo avendo la vescica così piena, e quanto sollievo…
“O vuoi provare a toccare questo?”, le indicò il pene ma si rimangiò subito le parole: “No, non si può”.
Il cuore le batteva all’impazzata, il clitoride pulsava a mille, la vescica stava per esplodere, avrebbe voluto toccarsi eccome, ma quanto ingiusto sarebbe stato?
Guardò ancora una volta la mano si Olmo muoversi lungo tutta l’asta del pene e questa volta lui, accorgendosi del suo sguardo, si voltò per farglielo vedere meglio..Dio quanto era grosso e duro.
Voleva vederlo esplodere, voleva vederlo schizzare, voleva, voleva, voleva…ma non poteva.
“Melania…”, la voce di lui le fece capire che stava per venire, e la vista di ciò fu troppo per lei. Non resistendo più all’impulso di farlo, si infilò una mano sotto la gonna, dentro le mutandine, appoggiandosi al lavandino, era così eccitata che le sarebbe bastato sfiorarsi.
Un orgasmo violento la colse nello stesso momento in cui Olmo si lasciò sfuggire un gemito e il suo pene iniziò a schizzare sperma come un vulcano in eruzione. Spasmi ritmici la invasero da testa a piedi mentre rovesciava indietro la testa urlando di piacere…non era possibile, eppure era successo davvero. Era venuta guardando Olmo.
Non appena fu di nuovo tornata in se tornò a guardarlo vergognandosi come non mai, e lui parlò per primo: “Torna in classe, in fretta. Non fare deviazioni”.
“Ma io devo ancora…”.
“Non mi interessa!”.
Si lavò in fretta le mani e uscì dal bagno con la vescica stracolma…..

 

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