Sentirsi sulla corda

Sentirsi sulla corda

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Una fune che si insinua tra le labbra della fica, due nodi posizionati strategicamente, un gioco di dominazione raffinato, una lei obbligata a ubbidire e a non masturbarsi.

Sdraiata sul letto, la notte ha portato un sonno rigeneratore, ma sento freddo. Mi ridesto un po’ e non ho il piumone a coprire la mia pelle nuda. Ho i brividi.
Apro gli occhi per controllare l’orario cercando di capire che fine hanno fatto le coperte. Ti vedo ai piedi del letto, in piedi mi osservi con una corda in mano.
Mi siedo e cercando di tirare su il piumone, ti chiedo: “cosa ci fai sveglio, ho freddo, vieni a scaldarmi”.
Ti avvicini al mio lato del letto accarezzando la corda. La appoggi sul letto e mi scopri di nuovo, completamente.
“Scendi è ora di prepararsi per il lavoro, ma ho una sorpresa per te. Alzati”.
Imbronciata e non capendo cosa hai in mente, scendo svogliatamente dal letto. Le tue braccia mi circondano e mi dai un lungo bacio. “Buongiorno! Oggi sarà una giornata che ricorderai”.
Ti guardo con l’aria assonnata, ma incuriosita.
Prendi la corda e me la giri in vita facendomi un nodo sul davanti con le due estremità che pendono e, prendendomi le misure esatte, fai un altro nodo all’altezza del clitoride.
“Apri le gambe”.
Ti guardo perplessa mentre eseguo. Le tue mani accarezzano la corda facendola aderire alla spaccatura della mia fica, regalandomi già un inizio di eccitazione, con il nodo che dà la giusta pressione al mio clitoride.
Fai un altro nodo, che premi in corrispondenza del mio buchino e fissi la corda alla vita con le due estremità che ricadono.
Hai creato un perizoma di corda con i nodi nei punti più sensibili. Controlli che tutto sia a posto e ti allontani da me, andando all’interno della cabina armadio, dove hai già preparato l’abbigliamento di oggi: i miei jeans stretti, reggiseno sobrio di raso nero, maglione grigio di lana, non troppo aderente, ma con una generosa scollatura sulla schiena e, infine, le scarpe nere da ufficio, che hanno un tacco di 8 centimetri a spillo.
“Vestiti o arrivi in ritardo”, ed esci dalla camera da letto andando in cucinotto dove ti sento armeggiare con la macchina del caffè.
Sono perplessa, hai creato un perizoma/imbragatura che, camminando in quei 5 passi che mi separano dalla cabina armadio, mi regala sensazioni incredibili.
Sono già eccitata e i movimenti che devo eseguire per infilarmi le calze ed i jeans, mi fanno avvampare di eccitazione. Da quello che ho percepito dalle tue parole, vuoi che rimanga così, fino a stasera mi vuoi per tutto il giorno eccitata.
Cerco di sistemare le corde pendenti all’interno dei jeans in modo che non si vedano e constato nello specchio che il mio lavoro l’ho eseguito perfettamente, nessuno sospetterebbe mai che cosa indosso sotto.
Vado in bagno, dove mi trucco e ti raggiungo in cucina dove hai già preparato colazione e caffè.
Non mi siedo, ho paura di esplodere in un orgasmo appena toccherò la sedia, i pochi passi percorsi nell’appartamento hanno mosso sapientemente i nodi che hai creato e sono al limite, ho già voglia di godere.
Mi avvicino a te, poso la mia mano sui tuoi boxer, baciandoti e facendo aderire il mio corpo al tuo per farti sentire che ho voglia di te.
Mi scosti “Non ancora! Oggi rimarrai così e guai a te se ti tocchi o se ti sleghi; se lo fai, stasera non avrò nessuna pietà di te”!
A fatica mi discosto da te, andando verso il tavolo, ma se godessi senza toccarmi, come faresti ad accorgertene?
Sorseggio il caffè bollente e ti guardo attendendo una tua risposta.
“La corda non mentirà, ma giurami che se avrai un orgasmo, mi manderai un messaggio per dirmi come e dove ti si è scatenato, ed ovviamente giurami che non ti toccherai per scatenartelo”.
Poso la tazza del caffè sul tavolo e cammino ancheggiando verso la camera da letto, dove ho lasciato il cellulare, lo prendo e rientro in cucina sedendomi sulla sedia.
Come immaginavo, esplodo in un orgasmo, mi muovo sulla sedia, ma evito di emettere mugolii per non farti capire che sto godendo e ti lascio ad armeggiare con lo yogurt dandomi le spalle.
Mi calmo, l’orgasmo è stato breve, ma intensissimo, mi rilasso un po’ di più sulla sedia e prendo il cellulare per scriverti un sms seduta sulla sedia in cucina.
Il bling del tuo cellulare ti avverte che hai ricevuto un sms, lo prendi e lo leggi, ti volti e mi guardi con un sorriso smagliante.
“Sei tremenda! Finisci il caffè e vattene”!
Ubbidisco ed esco di casa.
Il mio ufficio non dista molto da casa e di solito lo raggiungo a piedi in una decina di minuti, ma questa mattina trovo qualche difficoltà in più. Ad ogni passo, i nodi che mi hai sapientemente posizionato, mi stuzzicano e mi solleticano creandomi un’eccitazione crescente e costante.
A metà strada, sono talmente eccitata che vorrei tornare a casa, liberarmi dalla corda e stuprarti cavalcandoti selvaggiamente. Ma non posso farlo, devo rispettare alcune scadenze che ho per oggi, quindi, cercando di darmi una calmata, raggiungo il mio ufficio che si trova al pian terreno di un edificio completamente di vetro.
Finora non mi ero mai resa conto di quanto sono in vetrina, la mia scrivania è proprio a ridosso del vetro e i passanti sul marciapiede mi guardano come se intuissero cos’ho sotto i vestiti.
Cerco di darmi un contegno concentrandomi sul lavoro, ma non ci riesco, continuo a sentire la corda che mi preme nei punti chiave, scardinando la mia concentrazione e ogni movimento è una sferzata di piacere.
La corda, umida dei miei umori, si è anche ingrossata donandomi sensazioni sempre più forti. E un loop, più mi eccito, più si bagna, più diventa grossa eccitandomi di più.
Distolgo i pensieri dalla corda, cerco di stare immobile sulla sedia, concentrandomi completamente sul lavoro, devo assolutamente mantenere l’attenzione, devo consegnare alcune relazioni entro mezzogiorno e non posso ritardare.
Riesco a lavorare per alcune ore, finché sento picchiettare sul vetro alla mia sinistra.
Sei tu, al di la del vetro che mi osservi, da quanto tempo sei li?
Ti faccio un cenno di raggiungermi alla reception, dove darò istruzioni alla ragazza dell’accoglienza di farti passare.
Mi alzo di scatto, dimenticandomi dell’imbragatura, mi blocco immediatamente, lo scatto ha fatto muovere contemporaneamente la corda, che asciugandosi un po’, si era incollata alle mie parti intime.
La sensazione è come ricevere una frustata a gambe aperte, ben sferzata.
Mi riprendo velocemente e ti raggiungo alla reception. La ragazza dell’accoglienza non nasconde l’interesse che ha nei tuoi confronti. Come biasimarla? Sei un uomo affascinante e con un fisico asciutto di tutto rispetto.
Sono gelosa e per rivendicare il mio possesso, mi lancio tra le tue braccia regalandoti un bacio che mediamente riservo ai nostri momenti intimi, avvinghiandoti completamente.
Le tue braccia ed il tuo corpo rispondono prontamente, avvolgendomi, rispondendo al bacio.
La ragazzina rientra nei ranghi con un moto d’invidia e di rabbia, sedendosi nuovamente alla sua scrivania.
Ti prendo sottobraccio e ci avviamo verso la saletta relax. Sono di nuovo eccitata, chiudo la porta della saletta e vorrei che tu mi scopassi seduta stante, con brutalità, senza nessuna pietà, come se fossi solo un buco in cui scaricarti. Ma non posso, chiunque potrebbe entrare e la mia reputazione sarebbe irrimediabilmente compromessa.
Il mio sguardo tradisce i miei pensieri e una tua mano si posa con forza, strizzandomi la fica e premendo il nodo sul clitoride gonfio ed irritato dallo sfregamento.
Non ho mai avuto tanta voglia di godere come in questo momento e, percependo che ti stai per staccare, ti prendo il polso, bloccandoti e inizio a strusciarmi sulla tua mano.
“La mia cagna è in calore? Ricordati che non puoi godere”!
Mi hai vietato di toccarmi, ma sei tu a toccarmi, e si, godo!
Ed esplodo in un altro orgasmo che la corda, con l’aiuto della tua mano guidata da me, mi regala.
Allento la presa sul tuo polso e riesci a liberarti da me. Ti appoggi alla porta d’ingresso trascinandomi in terra, ti slacci i pantaloni ed estrai il tuo cazzo che mi infili senza tante riserve fino in gola.
Le tue mani guidano la mia testa per farti un pompino senza lasciarmi modo di respirare, sei indemoniato, come avendo letto nei miei precedenti pensieri, mi usi come se fossi un buco per scaricare il tuo sperma, che arriva caldo, abbondante e cremoso direttamente nella mia gola.
Fatico ad ingoiarlo a causa della quantità e dal ritmo che hai continuato a tenere anche durante il tuo orgasmo.
I miei occhi lacrimano e dalle labbra mi scivola un rivolo di sperma. Lasci la presa e mi porgi un fazzolettino per ripulirmi e risistemarmi il trucco.
Tu hai usato me ed io ho usato te.
“A stasera e ricorda le promesse”, ed esci dallo stanzino lasciandomi sola a riprendermi da quella lotta senza esclusione di colpi.
Cerco di sistemarmi il meglio possibile e raggiungo il bagno per darmi un’occhiata e per fare pipì. Lo specchio mi rimanda un’immagine di me adeguata, ma non so come comportarmi con l’impresa di fare pipì avendo la corda ed il nodo posizionato proprio li.
Mi slaccio ed abbasso i jeans, tocco la corda e la sento bagnata e calda. Provo a spostarla un po’, ma è legata ben salda e le mie labbra gonfie dall’eccitazione e dall’orgasmo di poco fa, non mi danno modo di liberarmi.
Decido che la farò attraverso la corda, mi accuccio, avendo cura di non appoggiarmi e mi rilasso per fare uscire la pipì.
La corda si inzuppa a livelli incontenibili tanto che raggiunge una notevole dimensione anche il nodo posizionato nel mio culetto.
La tampono il più possibile con la carta, ma risolvo poco. Mi rassegno a rimanere così fino a stasera.
Chissà se hai pensato anche a questo risvolto, quando hai escogitato questo giochino? Te lo chiederò stasera.
Raggiungo il mio ufficio, con una sensazione di bagnato che mi percorre da davanti a dietro, facendomi eccitare nuovamente e mi viene in mente una citazione: stare sulla corda. È stato coniato per un altro motivo, ma mi viene da sorridere pensando al significato che per me ora ha preso questa citazione.
Nonostante questo risvolto, la giornata lavorativa procede senza altri scossoni e orgasmi, fortunatamente riesco ad arrivare a fine giornata, consegnando in tempo le relazioni e senza spostamenti dalla mia scrivania.
Esco dall’ufficio sperando di trovarti fuori, ma non ci sei, mi incammino quindi verso casa. Apro la porta ed un percorso fatto di due file di candele accese e petali di rose disseminate al centro, mi conduce verso il bagno, dove ti trovo in boxer, seduto sul bordo della vasca riempita di acqua calda, con il bagnoschiuma che ha creato una schiuma soffice. Mi porgi un bicchiere di vino, dandomi il bentornata.
Bevo e le tue mani iniziano ad accarezzare il mio corpo, togliendomi i vestiti. Sono completamente nuda a parte la corda che è ancora ben salda e che strattoni per verificarne la tenuta.
“Brava la mia bambina, hai ubbidito ai miei ordini, ora entra e fatti il bagno”.
Non mi slegherai ancora e immagino già l’effetto che avrà l’acqua sulla corda.
Mi aiuti ad entrare nella vasca e le tue mani iniziano a lavarmi, mi passi la spugna su tutto il corpo e usi particolare cura sulla corda, facendomi vibrare premendo sui nodi. Lasci la spugna e le tue dita entrano dentro di me, premendo con il palmo, il nodo sul clitoride.
Le mie mani accarezzano il seno e mi strizzo i capezzoli mentre il tuo ritmo cresce dentro di me.
Raggiungo un altro orgasmo devastante e, mentre mi riprendo, cerco di trascinarti dentro la vasca, voglio di più, non mi bastano le tue dita. Voglio il tuo cazzo dentro di me, voglio essere presa in tutti i buchi senza pietà.
L’eccitazione che mi pervade da questa mattina mi offusca la razionalità, voglio essere scopata, adesso, subito!
Ma al posto di seguirmi, mi afferri e mi metti in piedi, porgendomi l’asciugamano nel quale mi avvolgi e mi fai uscire dalla vasca.
Mi asciugo e lascio scivolare l’asciugamano ai miei piedi invitandoti con lo sguardo ad approfittare di me.
“Seguimi”! E ti giri uscendo dal bagno prendendo anche i calici di vino e la bottiglia e ti dirigi in sala da pranzo, dove noto che hai apparecchiato la tavola ed imbandito con finger food.
La corda bagnata penzola e solletica le mie gambe, oltre a regalarmi, come fa da stamattina, eccitazione continua e persistente.
“Inginocchiati”!
Eseguo prontamente il tuo ordine e per stuzzicarti, mi inginocchio a gambe divaricate mantenendomi ritta sulla ginocchia.
La corda ancora fissata saldamente, penzola dietro di me come se fosse una coda.
Sei in piedi di fronte a me e la tua erezione è prepotente sotto i boxer, ti avvicini e istintivamente porto una mano ad accarezzarti il cazzo che bramo da questa mattina, ma che tu continui ostinatamente a non darmi, se non per la brevissima pausa nella stanza relax.
Anche questa volta fuggi dal mio attacco e vieni dietro di me, prendi la corda, un’estremità in ogni mano e la fai schioccare sulle mie natiche. Urlo dal dolore, ma tiri e rilasci la corda facendola scorrere leggermente, stimolando contemporaneamente clitoride, labbra e buchetto.
Ti inginocchi dietro di me e mi prendi prima un polso poi l’altro, legandomeli al tratto a penzoloni della corda, dietro la schiena.
Ogni mio movimento ora farà sfregare la corda, nei punti chiave del piacere.
Mi osservi mentre tremo e il mio seno esposto si inturgidisce al tocco della punta della tua lingua che sfiora leggermente i capezzoli. Me li stringi leggermente tra le labbra e me li succhi in bocca stuzzicandoli con la lingua. Mentre, tieni una mano sulla corda in vita, tirandola e rilasciandola leggermente.
Il mio respiro è affannato, la mia bocca aperta ed ansimante, con la voglia di avere di più.
Ti appoggi al tavolo davanti a me, il tuo bacino è all’altezza del mio seno, a pochi centimetri da me. Ti accarezzi i boxer evidentemente gonfi e mi prendi la testa costringendomi a baciare il tuo cazzo attraverso il tessuto.
Lo voglio, voglio sentire la tua pelle, la carne dentro la mia bocca. Mi sollevi di peso rimettendomi in piedi, girandomi e piegandomi sul tavolo, sono percorsa da brividi per l’eccitazione e per il contatto del seno nudo contro la superficie di marmo del tavolo.
Apro le gambe il più possibile, mi sento la tua puttana in attesa di essere usata, sono oscenamente aperta con la fica e il culo offerto ai tuoi occhi e con i polsi legati dietro la schiena.
Ti inginocchi e sento il tuo respiro caldo, poi la tua lingua, che segue il percorso tracciato dalla corda, le tue mani mi aprono ulteriormente per darti accesso al miele che sgorga copioso, impregnando la corda.
La discosti leggermente con le dita, provocandomi maggiore pressione sul clitoride, continuando a leccarmi e facendo attenzione a non trascurare il mio buchetto che pulsa di voglia anch’esso.
Mi fai impazzire.
Ti rialzi e strattoni ulteriormente la corda facendomi saltare dal piacere. Ormai non respiro più, ho il fiato corto, sono al limite.
La tua cappella gonfia e dura, sfrega e preme sul mio buchetto, mi sporgo per invitarti ad entrare e il movimento fa sfregare il mio seno sul tavolo e i miei capezzoli sono ormai duri come il marmo a cui sono appoggiata.
Ti fermi riposizionando la corda.
Nooo non adesso, voglio godere!
Mi sollevo dal tavolo e mi giro verso di te, vorrei saltarti addosso, ho voglia di godere, non resisto più, voglio di più.
“In ginocchio”!
Il tuo ordine è perentorio, non mi dai scelta, eseguo sperando di ricevere la mia ricompensa al più presto, divaricando le gambe.
Ti porti dietro di me e prendi la corda che penzola dai miei polsi legati sul culo e mi leghi le caviglie, una per ogni estremità.
L’essere completamente legata mi da i brividi, mi sento a tua disposizione, sottomessa ai tuoi voleri e tutto ciò mi eccita all’inverosimile.
Mi piace, mai avrei immaginato di godere nel sentirmi immobilizzata in attesa di ricevere il mio piacere tanto agognato.
Voglio le tue mani su di me, che esplorano il mio corpo ed entrano senza tanti preamboli, in tutti i miei buchi, sondandoli.
Sono tesa come una corda di violino, i miei sensi sono all’erta e sono certa che mi basterebbe un tocco lieve per farmi esplodere di piacere.
Fai scivolare via i boxer rivelando tutta la tua eccitazione. Brandisci il tuo cazzo quasi con disprezzo al cospetto delle mie labbra, sulle quali lo sfreghi e poi mi schiaffeggi con esso.
Ti guardo negli occhi, sono la tua troia che ha voglia di cazzo, lo sai. Mi hai ridotto tu in questo stato sottomesso, con una voglia mai conosciuta finora.
Me lo riporti sulle labbra, apro la bocca e tiro fuori la lingua, sulla quale sfreghi, ma non me lo dai, non lo infili nella mia bocca e le mie mani legate mi impediscono di guidarti dentro di me.
Cerco di avvicinarmi, ma finisco per leccare le tue palle gonfie di sperma. Mi prendi con l’altra mano la testa, bloccandomi a leccarle e con l’altra ti seghi, stringendotelo.
La tua cappella è viola. Stai per godere e ti fermi osservandomi, la mia voglia è palpabile, il limite ormai raggiunto, non ce la faccio più, da questa mattina mi torturi, mi hai scatenato e mantenuto la voglia costante, con tanti, troppi alti e bassi.
Voglio godere e mi basterebbe una carezza lieve per scatenarmi l’orgasmo, ma mi avvinghi prendendomi in braccio e mi depositi sul letto, sistemandomi a pancia sotto, con i polsi legati alle caviglie, con i miei buchi esposti, aperti, eccitati e gonfi di voglia.
Avvicini la tua cappella ormai gonfia e pulsante, vuoi portarmi al piacere, ma lentamente, vuoi ancora gustarti la mia eccitazione.
Mi penetri, violi il mio buchetto dietro, scopi il mio culo entrando lentamente, il dolore misto al piacere della mia fica comunque stimolata dal tuo cazzo così gonfio, fa aumentare il mio piacere molto lentamente.
Infili una mano sotto i nostri sessi, tocchi il mio clitoride che è gonfio come una nocciola, il tuo cazzo conficcato nel mio culo mi da sensazioni meravigliose, voglio che continui a toccarmi il clitoride mentre mi scopi, ma non lo fai.
“Ti prego di slegarmi un polso, voglio toccarmi, godere”, ma come risposta ho solo il tuo cazzo che mi sbatte ancora più forte, affondi e poi esci completamente, lasciandomi svuotata.
I tuoi desideri di vedermi piegata al tuo volere prevalgono, affondi ancora ed esci ancora, ripeti più e più volte, mi fai sentire piena e svuotata e vogliosa ogni volta.
Poi ti fermi, tremo, i miei muscoli sono tesi e vibrano dalla voglia, stringo le mani a pugno conficcandomi le unghie nei palmi.
Prendi la corda che avevi solo scostato e la tiri leggermente, al centro, facendomi ricordare quello che ho provato tutto il giorno. Le tue dita scendono, toccano il nodo sul clitoride, è fradicio, e le tue dita scivolano un po’ nel tentativo di scostarlo.
La corda sbatte come un elastico sulla cima del clitoride, non resisto più, affondo il viso nel cuscino mordendolo, poi finalmente le tue dita scostano la corda e la tua cappella preme tra me mie labbra calde e gonfie.
Cerco di muovermi per quanto posso, per facilitarti l’accesso in me, ti voglio, non resisto più, basterebbe un soffio a farmi impazzire e finalmente affondi dentro me.
Un colpo deciso e mi riempi completamente.
Godo finalmente, quell’orgasmo atteso, sognato, agognato da troppo tempo, esplode in me percorrendo tutti i miei muscoli e i miei nervi, legata e impalata dal tuo splendido cazzo che ho desiderato ardentemente da questa mattina.
Affondi ancora dentro di me più volte, prolungando il mio piacere, complice anche il nodo che ad ogni affondo, sfrega il mio clitoride facendomi godere come non mai.
Mi sciolgo sotto di te, il miele sgorga copioso e continui a scoparmi con forza, con decisione, con prepotenza, non ti fermi.
Il mio orgasmo diminuisce d’intensità, ma tu continui scatenandomene un altro simultaneo, è stupendo, godo ancora, ti inondo ancora del mio piacere intenso, inaspettato, violento.
Esci da me e schizzi sulla mia schiena, mi giro appena in tempo per vedere il tuo viso madido di sudore, splendido, distorto dal piacere immenso che sgorga dal tuo cazzo e che si unisce al sudore che mi imperla la schiena.
Sono esausta e mi accascio stremata sul letto, mi abbracci noncurante del sudore, dello sperma e dei nostri umori.

Per fare quattro chiacchiere: [email protected]

 

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