Primo giorno

Primo giorno

Desolazione
All’improvviso non c’è più nessuno. Se ne sono andati tutti. Dove sono andati? Mi sembrava di ricordare. Se non sbaglio sono andati in guerra, a tirarsi dei gran cazzotti per prendere il bottino. Ma di quelli veri, non schiaffetti. Forse qualcuno ci rimarrà secco.
Lo stanzone è completamente vuoto senza di loro. Tutti dormono ancora e devono ancora venire. La cosa non mi importa più di tanto, adesso ho fame e mi sembra arrivata l’ora di fare una bella colazione.
Al supermercato c’è tutto il cibo da colazione. Ciambelle, pane con zucchero e altre piccole cose. Tutto di un colore giallo appetitoso. Fare colazione da solo per la prima volta non è così male. C’è una sensazione di quiete che pervade tutto, quasi come se il giallo del cibo si espandesse nell’aria.
È in momenti come questo che ti puoi veramente godere il tempo. È come guardare in se stessi continuamente, con lo sguardo perso nel vuoto. Un senso di prö e di sazietà.
Le persone cominciano a salire dallo stanzone e qualcuno arriva anche nel supermercato. Effettivamente hanno lasciato cibo in quantità, anche se non dovessero tornare per giorni qui ce n’è in abbondanza per tutti.
Sono tutti un po’ spaesati perché piano piano si sono accorti anche loro di essere rimasti soli. Sono perfino più spaesati di me, alcuni piangono. Non li capisco.
Torno a dormire.
I sogni sono tenui e leggeri ma la luce dello stanzone mi sveglia con prepotenza. In realtà non era la luce ma una voglia improvvisa di fare pipì. Vado in bagno con gli occhi morti di sonno e mi slaccio i pantaloni. Non riesco a fare pipì perché qualcun’altro è entrato e mi mette in soggezione. È una ragazza piccolina, con la pelle color caramello liscissima. Si spoglia per farsi il bagno ma è completamente da sola. Mi guarda e io guardo le sue tette. Siccome mi diventa duro non posso più fare la pipì e quindi torno nello stanzone confuso.
Qualcosa era cambiato, queste ragazze sono tutte da sole, gli altri sono andati in guerra. Alcune di loro mi guardano senza nessuna paura o pudore. Intorno non c’è nessuno solo loro, sono tutti andati a menarsele di santa ragione. Io non farei mai una cosa del genere, sono molto calcolatore, se mi beccassi un pugno sul muso potrei benissimo morire.
Questa ragazza che era in bagno me la ritrovo vicino poco dopo. Sicuramente vuole qualcosa perché si comporta in modo strano. Comincia di nuovo a spogliarsi, senza guardarmi a pochi metri da me. Con dei vestiti che sembrano biancheria intima si mette al suo posto. A questo punto non posso più trattenermi e con il sangue che mi blocca la gola mi avvicino e le chiedo se vuole fidanzarsi con me.
Mentre la guardo dall’alto mentre mi sorride non posso fare a meno di notare la sua belle così abbronzata e invitante, emana un odore di fiori e posso solo immaginare quanto siano sode le tette.
Mi porge la mano e vedo le sue dita con unghie lunghe, rotonde e curate appoggiarsi sulla mia. È difficile spiegare cosa sia cambiato in queste poche ore, ma sento che adesso tutto va meglio. Ricordo gelati con gusti colorati mentre la scopo da dietro e finalmente posso giocare con le sue tette che sì sono molto sode. Il suo culo mi sembra così perfetto, liscio e caramellato e se mi sporgo posso vedere che dentro la patata è molto chiara e perlata.
Mi rendo conto di aver dimenticato il preservativo, …

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