Gambrinus 1

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Gambrinus 1

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Finalmente l’incontro tanto desiderato stava per realizzarsi:avevamo rispettivamente organizzato le cose con giustificazioni fantasiose e credibili per le rispettive famiglie. Mi ero messo in viaggio di buon mattino per essere a piazza Plebiscito in tempo per accoglierla ,purtroppo il treno non aveva rispettato gli orari avendo accumulato quasi un’ora di ritardo sulla tabella di marcia,per cui cominciai a preoccuparmi e a sperare che l’appuntamento tanto desiderato non si realizzasse per un banale ritardo a me non imputabile. Appena giunto nei pressi del Gambrinus mi affrettai verso l’ingresso con il cuore in gola e con la certezza che tutto fosse finito,quando…”era ora-E’ tanto che aspetto il tuo arrivo”. Non potevo fare altro che perdermi nella bellezza del suo viso luminoso carezzato dai suoi bei capelli castani mossi dal vento. -Che piacere vederti – Le presi la mano e la strinsi con delicatezza mentre lei mi schioccò un bacio sulla guancia con una certa tenerezza. Entrammo nel bar ove consumammo una veloce colazione parlando del più e del meno,ma felici per l’incontro tanto desiderato che finalmente era diventato realtà ; con una dose di ironia e imbarazzo cominciammo a parlare delle nostre strane telefonate in ore insolite,del segnale convenuto se in presenza di estranei e orecchie indiscrete,le risate e le promesse di un incontro sempre dilazionato per cause da noi non dipendenti. Eravamo felici di vivere quella situazione strana che ci univa. Tutto era iniziato mesi prima durante alcune giornate di lavoro e studio nel sindacato ove avemmo modo di frequentarci e confrontarci su tematiche e problematiche relative alla nostra professione di docenti sempre più vilipesa e offesa da teste vuote che da sempre dirigono la Pubblica Istruzione. Era bello sentirla perorare la causa dei precari e ammirare compiaciuto il suo lessico alto e competente. Pian piano mi ero innamorato di lei e un giorno in una pausa dei lavori la invitai a consumare un veloce pasto in uno dei locali della stazione. Mi accompagnò volentieri e mentre consumavamo la solita pizzetta,le confidai quanto l’ammirassi , godessi nel vederla e ascoltarla con attenzione unica nei suoi pregnanti interventi. Non si scompose,né si mostrò turbata per l’insolito complimento,anzi mi assicurò che nel nostro gruppo di lavoro c’erano poche persone interessanti come me e che era veramente bello sperare che quell’esperienza continuasse il più possibile. Mi trovai disarmato e incerto sul da farsi:cominciai così a carezzarle il suo volto delizioso senza dire parole che in quel contesto mi sembravano fuori luogo e inopportune. Si alzò di scatto,mi prese per mano ,mi portò fuori dall’angusto negozio e mi spinse ad entrare in un grande portone adiacente ove incurante di tutti e di tutto cominciò a baciarmi e carezzare i miei capelli con un certo trasporto. –Stì schifezze iatele a fa’ ra n’ata parte. Chesta è casa n’urata.- Carmè,ma falle fotte. Te si scurdate quante n’è fatte quanne ieri chiù giovene? –Signurì ve servesse ‘na stanza pe fa i fatte vuoste? Venite ccà e nun tenite scuorno,ca chi sape crè l’ammore nun s ‘o scorda mai.(1) Incerti e con gli occhi abbassati stavamo andando incontro alla signora quando il telefonino cominciò a suonare. Era suo marito che le annunciava il ricovero del figlio in ospedale per delle complicazioni improvvise. Lo stavano portando con l’ambulanza al pronto soccorso del Loreto Mare. IL gelo calò su di noi e salutata e ringraziata la signora tanto disponibile,promettendo di farle visita in un’altra occasione, non mi restò altro che baciarla con passione augurandoci un incontro futuro a breve. Mantenemmo solo contatti telefonici data la distanza a causa degli impegni professionali che svolgevamo e quelli familiari ineliminabili. Quel giorno finalmente il sogno si stava realizzando per la gioia reciproca. Ci dirigemmo verso la Galleria dove speravamo di trovare un po’ di intimità,ma sembrava che tutta Napoli si fosse data appuntamento lì per cui attraversammo P.zza Plebiscito e poi ci dirigemmo verso Castel dell’Ovo. Poca gente all’ingresso e nessuno che sorvegliava l’accesso ai piani alti. Ci avviammo attraverso le ripide scale che conducevano al torrione che raggiungemmo parlando del più e del meno;quando accortomi che nessuno era nei pressi, l’abbracciai con forza e cercai con insistenza la sua bocca che non mi si negò,anzi mi accolse con inusitata disponibilità. Fu un bacio lungo e prezioso che ci unì ancor di più. Cominciai così a far scorrere le mie mani sul suo collo e poi lentamente scesi a carezzare con la mano destra il seno prorompente mentre con la sinistra toccavo con insistenza la rotondità del suo culo. Mi lasciava fare e sembrava avesse come me tanto atteso quel momento;infatti ,chiuse gli occhi e cominciò a mugolare frasi sconnesse che alludevano alla nostra lontananza e a maledire gli impegni obbligati a cui eravamo soggetti. A quel punto con un altro bacio le impedii di parlare mentre cominciavo a carezzare le sue splendide cosce fino alla ricca lingerie che indossava. Scostai con poca fatica il lembo di tessuto finemente ricamato che ricopriva il suo cielo nascosto e potei così sentire sulle mie dita un piacevole umido che portai alle mie labbra fameliche. Non si fece pregare e dopo aver con sapienza consumata aperta la patta dei pantaloni, cominciò ad armeggiare con quanto ormai stava assumendo una forma incontenibile nelle mie strette mutande. Lo liberò e dopo averlo baciato con delicatezza ,cominciò a suggerlo con certa regolarità fino a ingoiarlo del tutto. Stavo per venire,ma sapientemente strinse con le dita sapienti la cappella e temporaneamente impedì che l’eiaculazione prorompesse in tutta la sua irruenza. Poi sempre appoggiata al muro ,sollevò la gamba sinistra che legò ai miei fianchi assumendo la più bella delle posizioni che mi consentì di penetrarla con forza. Non so quanto sia durato quell’amplesso,di certo quando finì mi ritrovai con le sue unghie ficcate nelle mie spalle e la sua bocca incollata alla mia. Ricordo con estremo piacere che più le spinte diventavano regolari e possenti ,più lei inarcava la schiena per favorire la penetrazione fino a quando non emise un urlo di piacere che si perse insieme ai garriti dei gabbiani che volavano alti su di noi. Stranamente , copiose lacrime cominciarono a rigare il suo delizioso volto per cui con il mio fazzoletto cercai con un certo imbarazzo e sorpresa di asciugargliele per scusarmi nel contempo del turbamento che le avevo forse provocato. Mi rassicurò dicendo che erano lacrime di gioia immensa quelle : –“post coital tristesse,mom amour”(dopo l’amore la tristezza ti assale,amore mio). Ci ricomponemmo sempre con l’ansia di essere scoperti da qualcuno,ma quel giorno la storia dei monumenti di Napoli sembrava non interessare nessuno. Non parlavamo ,ma i nostri occhi si perdevano nei volti desiderati da tanto e sembrava che nient’altro ci interessasse in quei momenti celestiali. Non mi riusciva di staccarmi dal suo corpo prezioso,tante le carezze e i baci caldi scambiati ,segno di felicità appena colta sui nostri volti ebbri di piacere. Si era fatto tardi e purtroppo dovevamo tornare alle nostre necessità,quando ripresi piacevolmente a carezzare il suo culo prezioso e a stimolare il suo clitoride con una certa maestria. Ritornò così ad armeggiare nei miei pantaloni e ravvivò la mia asta che pronta divenne in un baleno; si girò attraverso i merli a guardare il golfo e l’azzurro intenso del mare appoggiando i gomiti sul muretto ,così senza pensarci due volte le sollevai la gonna e le denudai il culo di una bellezza unica da ammirare sempre e in qualsiasi situazione. Con sapienti carezze indugiai sul piccolo orifizio già di per sé umettato e così mentre mi accingevo a penetrare con estrema forza nel suo interno caldo: –Avanti bambini,siamo quasi arrivati! Bonadies,Diotallevi,Esposito,sbrigatevi. Era un’allegra brigata di bambini della scuola elementare in gita scolastica -Rapidamente ci ricomponemmo maledicendo in silenzio le gite scolastiche e le maestre d’Italia intera con le loro manie delle visite guidate invece di lavorare nelle aule preposte e comunque messe a disposizione ovunque dal Ministero. Non era il caso di aspettare che la visita finisse anche perché la maestra cogliendo il nostro imbarazzo ,penso abbia capito tutto. Infatti,cominciò a raccontare della rivoluzione del 1799 e che in quel maniero erano avvenuti fatti orribili mentre i piccoli con tanta voglia di ascoltare la bella lezione di storia ,erano intenti a rincorrersi nell’ampio spazio protetto dai merli vetusti. Salutammo sorridendo i piccoli scolaretti che ricambiarono educatamente , augurammo buon lavoro alla maestra e cominciammo a scendere la lunga scalinata che ci avrebbe portato all’ingresso. Ci accorgemmo che al piano inferiore c’era una porta aperta e…senza alcuna remora entrammo per continuare quanto avevamo interrotto. Pascà,quante te voglie bene,spinge,spinge, chiù forte ,Pascà .-E che cazze stonghe facenne,Cuncè.

Era il custode che stava penetrando con forza da dietro una donna grassa e grossa di cui potevamo vedere solo un culo sproporzionato e delle cosce cellulitiche simili a quarti di bue,appoggiata a novanta gradi ad una scrivania . A quel punto delicatamente accostammo la porta e abbracciati, felici e arresi di fronte alla inutilità dei nostri sforzi ,scendemmo al piano inferiore dove trovammo altri scolaretti in fila con maestre furiose che aspettavano un custode che non si trovava per l’autorizzazione alla visita. –Pazientate ancora un po’-Dicemmo loro: Il custode presto sarà qui;infatti, sta… per venire. Buona visita. Così abbracciati attraversammo il lembo di terra che lega il maniero alla terraferma perdendoci ancora per poco nello splendore e nei profumi della bella Partenope.
1–Queste schifezze andatele a fare da un’altra parte.Questa è una casa onorata. Carmela,falli fottere.Ti sei dimenticata quante ne hai fatte quando eri più giovane? Singori,forse vi serve una stanza dove amoreggiare in pace ?Venite qui e non abbiate vergogna perché chi ha conosciuto l’amore difficilmente lo dimentica.
Fine prima parte

 


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