Tre sorelle – Capitolo III

Tre sorelle – Capitolo III

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Rientrati cautamente dall’avventura in bagno, la giornata al ristorante stava trascorrendo in modo decisamente tediosa e regolare… almeno per la maggior parte degli ospiti.

Io, ancora stordito dall’accaduto, mi guardavo colpevolmente intorno aspettando le mille domande del mio amico o altri che mi chiedessero dove fossi finito. Ma dovetti constatare che erano tutti troppo presi dalla festeggiata, dal cibo e dall’alcol per accorgersi di me.

Letizia dal canto suo sembrava viversi decisamente in maniera più tranquilla il rientro alla tavola. Era riuscita a risistemarsi completamente, come se nulla fosse successo, e sedeva alla tavola in mezzo alla sua famiglia come se l’assenza di mutandine al di sotto dei suoi pantaloni non la turbasse minimamente.

Ma questo potevo saperlo solo io. E probabilmente non era davvero turbata dalla cosa.

Nel pensare questo mi ero trovato nuovamente a fissarla, imbambolato. Il suo sguardo mi incrocio di nuovo, mi sorrise e riprese a sorseggiare il calice di spumante.
Le sorrisi e mi incamminai anche io di nuovo verso i miei amici… era venuta voglia di uno spumante anche a me.

Le successive ore trascorsero, con gli invitati che pian piano cedevano alla stanchezza ed altri impegni. Alle 5 del pomeriggio solo la famiglia e un manipolo di amici tra i più stretti erano rimasti a sostenere la stancante giornata di festeggiamenti. E poi c’ero io, che ero venuto in città di proposito e di certo non avevo altre mete.

Eravamo seduti ad un tavolo, ultimi superstiti, alticci e stanchi, di una giornata che era appena cominciata.

– Sono distrutta… e c’è ancora la festa questa notte! Aiuto! –

– Su dai che sei giovane, e questa è la tua giornata, devi godertela fino alla fine! – intervenne Anna, la madre – Vai a riposare qualche ora, io e tuo padre faremo un giro per la città con gli zii e chiunque voglia unirsi! –

– Si, ho bisogno di una doccia e riposarmi un paio d’ore per essere carica stanotte… chi viene con me? – continuo Federica, lo sguardo stanco si era rivolto in direzione delle sorelle

Letizia intervenne prontamente, togliendo ogni dubbio sulla sua presenza – Tra poco più di mezz’ora arriva Marco in stazione per la festa di stasera, devo andarlo a prendere. Magari passiamo in tarda serata per una rinfrescata –

– Vengo io… non ho voglia di camminare per la città – aggiunse Rebecca, la sorella minore

Ebbi appena il tempo di elaborare quello che stava succedendo e avevo sentito quando Letizia aggiunse, rivolgendo lo sguardo su di me
– Perché non portate anche Stefano con voi? Ha viaggiato, sarà stanco e avrà anche lui bisogno di riposarsi un attimo – sembrava soddisfatta di quanto aveva detto… e divertita

Ora ero decisamente confuso, mille domande mi balenavano per la testa: Chi era Marco? Letizia era fidanzata?? Perché mi stava spedendo a casa con le sorelle? Mi sembrava di aver capito fosse gelosa di loro… e dopo quello che avevamo fatto. Forse vuole togliermisi di mezzo ora che arriva questo Marco? Si sarà pentita di tutto?

Mentre pensavo in un fulmineo istante a tutto questo, cominciai ad articolare confusamente – Non vorrei disturbarti Fede… riposa pure ci vediamo questa sera io non ho problemi! –

– Ma no dai accompagnaci, non ci vediamo da un sacco mi farai compagnia! – aggiunse sinceramente contenta

Il tragitto verso casa trascorse piacevolmente. Nel paio di chilometri che ci separavano dall’abitazione universitaria di Federica, passeggiammo e chiacchierammo amabilmente dei vecchi tempi, delle avventure e delle difficoltà affrontate negli anni universitari, con Rebecca, che curiosa ci ascoltava e osservava il tragitto.

Arrivammo finalmente a casa. Ero già stato lì negli anni passati, Federica si era sempre trovata bene con l’appartamento e la coinquilina, assente in questi giorni, ed era rimasta stabilmente in quel posto durante tutto il periodo universitario.

– Dov’è Cloe? Abiti ancora con lei vero? – chiesi quando mi accorsi della mancanza della coinquilina, sia al ristorante che in casa

– Si si, ancora con lei! Purtroppo in questi giorni ha avuto dei problemi in famiglia ed è dovuta rientrare… guarda forse sarò cattiva, ma da una parte meglio, almeno ho potuto ospitare tranquillamente le mie sorelle in questi giorni – il suo sorriso faceva trasparire tutt’altro che cattiveria, quanto un semplice dato di fatto.

Ma più maliziosamente poi aggiunge – Cos’è volevi salutarla? –

Si riferiva chiaramente a quello che era successo in passato tra me e Cloe… nulla di serio, ma di certo non mi sembrava il caso di tirar fuori l’argomento con Rebecca lì presente e smorzai la domanda semplicemente

-Nah, semplice curiosità! –

– Beh io vado a farmi una doccia, voi fate pure come se foste a casa vostra ovviamente! – e tirando fuori la lingua si incamminò verso il bagno.

Rebecca era seduta sul divano, guardava il cellulare e mosse lo sguardo sula sorella mentre si incamminava verso il bagno. Io, seduto al tavolo, feci lo stesso, ad osservare le meravigliose forme di Federica e, un attimo dopo, il muro vuoto al suo passaggio.

– Bel culo eh? – ruppe il silenzio Rebecca

Non mi aspettavo affatto quel commento provocatorio dalla silenziosa sorella, mi prese di sprovvista – Beh certo, Federica è davvero bella – dissi provando a chiudere imbarazzato l’argomento
Seguirono secondi di silenzio interminabili. Giocavo con un pezzo di plastica trovato sul tavolo, Rebecca continuava a fissare il suo cellulare.

– Ho visto come la guardi eh! Ma va bene, ti capisco – ruppe di nuovo il silenzio, tirando leggermente fuori la lingua in un sorriso e uno sguardo che mi turbarono.

Tentai nuovamente una risposta evasiva. Mi sentivo messo a nudo, colto con le mani in pasta, colpevole. Nemmeno notai, preso dal formulare una risposta, la sua ultima affermazione.
– Hahah ma si dai, ti ripeto che Federica è davvero bella… ma è una mia amica, non pensare male! – risposi in una risata, un po’ nervosa e imbarazzata

Altri interminabili secondi di silenzio seguirono. Infiniti.

– Vuoi spiarla? – incalzo Rebecca, questa volta come un tuono improvviso nel cielo sereno.

– C-come scusa? – balbettai, in enorme difficoltà

La non più tanto timida diciannovenne nemmeno si preoccupò della mia domanda stupita e continuo – Dai vieni! Lo faccio sempre quando torna a casa, anche ieri sera che ho dormito qui – disse con un normalissimo tono di allegria, alzandosi dal divano e dirigendosi verso il bagno. Per poi girarsi e aggiungere – Solo fa silenzio! –

Non sapevo davvero come comportarmi. Ma la serenità con cui Rebecca si stava muovendo, come se fosse la cosa più naturale del mondo, mi tranquillizzo.

Mi alzai per seguire Rebecca, che intanto era sparita oltre l’andito, verso il bagno. La raggiunsi e la trovai rannicchiata sulla porta del bagno, intenta ad osservare dal buco della serratura. Senza distogliere lo sguardo mi fece cenno di raggiungerla in quella posizione.

– Ecco vieni, si è appena spogliata, guarda – aveva un sorriso sul volto, continuava a muoversi con una naturalezza disarmante. Si sposto e mi lascio spazio allo spioncino.

Tentennai ancora un attimo, guardai ancora Rebecca che con lo sguardo mi invitava a guardare. Tolto ogni timore, mi avvicinai e con un tuffo al cuore guardai.

Federica era completamente nuda. La osservai che posava i panni appena tolti ordinatamente sulla lavatrice, poi si sedette sul water. In quell’attimo ero riuscito ad osservare il meraviglioso corpo di quella ragazza che avevo sognato per anni. I fianchi morbidi, le gambe tornite, il suo sesso completamente depilato erano apparsi inconsapevoli ai miei occhi.

Seduta, cominciai ad udire il suono della sua pipì che scendeva. Lei si guardava tra le gambe, posando le mani sul suo monte di venere come a cercare qualcosa, il suo seno alto e pieno risplendeva perfetto.
Mi ritrovai terribilmente eccitato ad osservare quella scena così intima. Mi ricordai di Rebecca e spostai lo sguardo su di lei, come a chiedere cosa fare.

Rebecca intanto aveva trovato un altro punto di osservazione: un angolo della patina offuscante del vetro della porta grattato via le stava dando modo di osservare ugualmente bene la scena. Mi rivolse uno sguardo e sorrise nuovamente – Eccitante vero? – bisbigliò

– S-si molto – risposi

Di nuovo i nostri sguardi si posarono frettolosi sulle feritoie. Federica si stava pulendo, inconsapevole di essere osservata. Era una scena estremamente intima e sensuale. Il suo seno che si muoveva sui suoi movimenti, il suo sguardo che vagava pensieroso mentre automaticamente compieva quei gesti quotidiani. Senza che me ne accorgessi la mano era scesa sui miei pantaloni, a premere sulla mia eccitazione per darmi un barlume di piacere e placare la forte eccitazione.

– Puoi tirarlo fuori se vuoi – di nuovo Rebecca bisbiglio nel silenzio , quasi spaventandomi tanto ero assorto dall’ammirare quella bellezza.

Mi girai ed ebbi un altro tuffo al cuore. Rebecca aveva slacciato qualche bottone dei suoi eleganti pantaloni in velluto e aveva infilato una mano nelle sue mutande. Come se nulla fosse si stava toccando mentre continuava ad osservare la sorella.

– Non mi sembra il caso… – bisbigliai di rimando. Si era creata una sorta di tacita complicità tra noi – …poi rimetterlo dentro è un casino – le sorrisi

Si mise una mano davanti alla bocca a coprire una risata e mentre continuava a toccarsi e guardare la sorella aggiunse – Ti stai perdendo un bello spettacolo –

La situazione era decisamente strana. Mi ero fissato a guardare Rebecca, non sapevo dove guardare per soddisfare la mia eccitazione. – Scusa è che mi hai distratto non poco –

Inaspettatamente, Rebecca fu colpita da quella risposta. Distolse lo sguardo dalla sorella e con una eccitazione palpabile nei suoi occhi e sulla sua bocca mi guardò. Non doveva aver minimamente pensato che anche lei poteva essere fonte di eccitazione per me, non credo avesse molta esperienza.

– Meraviglioso, guarda – questa volta ero io a richiamare all’attenzione Rebecca. Federica era entrata in doccia, l’acqua le scorreva addosso seguita dalle sue mani. L’immagine era idilliaca, una dea ai piedi di una cascata.

Rebecca aveva cominciato ad emettere qualche flebile gemito toccandosi. Io cominciavo letteralmente ad impazzire, il mio sguardo saltava da Federica a Rebecca. La mia voglia di cominciare a toccarmi era limitata solo dalla razionalità del casino che avrei fatto se avessi cominciato a toccarmi, sporcando tutto senza avere accesso al bagno.

Continuammo a guardare Federica che si lavava, le sue mani che percorrevano il suo corpo, il suo seno, le sue gambe, il suo sesso. Il suo sguardo socchiuso si godeva il tepore dell’acqua. Immaginai di essere lì, in ginocchio tra le sue gambe ad assaporare il suo dolce miele. Il flebile odore dell’eccitazione di Rebecca non aiutava questi pensieri. La mia mano cominciava a muoversi in maniera più energica al di sopra dei miei jeans, cercando un minimo di soddisfazione per il mio pene turgido.

Ma improvvisamente l’acqua si chiuse. Federica stava uscendo dalla doccia, con indosso un accappatoio bianco.

Rebecca si alzo divertita, riabbottono i suoi pantaloni e fece cenno di seguirla silenziosamente.
Pochi secondi dopo eravamo nuovamente ai nostri posti, io seduto al tavolo, Rebecca sul divano. Come se fossimo rimasti immobili durante l’attesa di Federica, che da lì a poco riapparve.

– Ecco fatto. Ne avevo davvero bisogno, vado in camera ad asciugarmi così vi libero il bagno se ne avete bisogno! – disse passando da noi e dirigendosi verso la sua stanza

– Si, ne approfitto per andare in bagno infatti – risposi, facevo quasi fatica a guardarla negli occhi, colpevole di ciò che era appena avvenuto alle sue spalle.
Appena ebbe chiusa la porta, lanciai uno sguardo a Rebecca, che mi guardava divertito, e mi fiondai verso il bagno.

E Rebecca si alzo e mi seguì.

– Aspetta, dove pensi di andare? – le bisbigliai, confuso

– Voglio guardarti… tanto altrimenti lo farò attraverso la porta –

– Ma sei pazza, c’è tua sorella… senza contare che magari mi piacerebbe andare in bagno senza essere osservato – mi morsi la lingua su queste ultime parole, lo sguardo di Rebecca mi confermò che in quel frangente l’argomentazione era poco valida.

– Tranquillo, ci mette una vita ad asciugarsi e sistemarsi… e poi se ti spio da fuori è più probabile che mi veda – mi fece notare, come se fosse estremamente logico quello che stava dicendo

– Ma infatti… ah lascia perdere, dai muoviti – dissi dopo aver realizzato che stavo solo perdendo tempo, ormai ero in una situazione delicata, in balia di Rebecca e dell’eccitazione.

Entrammo in bagno e chiusi la porta alle spalle. Rebecca mi guardava come in attesa.

– Beh cosa c’è? – le chiesi, avevo una forte necessità di toccarmi, scaricare la tensione. Non capivo a che gioco voleva giocare Rebecca – Non possiamo fare nulla qui, c’è tua sorella a pochi metri – dicendo questo aprii l’acqua del rubinetto nella speranza che avesse mascherato un minimo i nostri rumori.

– Ma non voglio far nulla, voglio solo guardarti… – mi disse, guardando in basso verso il bozzo evidente dei miei pantaloni

Al diavolo pensai, dopotutto era una situazione eccitante. Una ragazza mi stava chiedendo di masturbarmi lì davanti a lei. Sbottonai i pantaloni e li abbassai leggermente, poi abbassai gli slip.
Il mio pene, durissimo dalla lunga eccitazione, balzò fuori come una fionda. Rebecca si porto nuovamente una mano alla bocca, tra il divertito e lo stupito. Poi cominciai a toccarmi, sotto lo sguardo di Rebecca che mi osservava curiosa ed eccitata.

– Bello… è grande! – disse, le sorrisi mentre cominciavo ad emettere qualche gemito nel piacere che saliva.

Nel frattempo Rebecca si era infilata nuovamente le mani nei pantaloni ed aveva ripreso a toccarsi.
– Così mi fai impazzire davvero… – dissi, sinceramente eccitato da quella scena.

– Davvero ti piace? – domandò curiosa, come se non fosse ovvio ai suoi occhi
Ma l’eccitazione a questo punto era davvero troppo alta, il piacere saliva ed ero prossimo a venire per poter rispondere.

– Sto per venire… – mi guardai intorno, cercando il posto più adatto a scaricare il piacere accumulato. Optai per il lavandino al mio fianco. Mi girai e inondai il lavabo, alcuni schizzi finirono sulla manopola dell’acqua, altri sotto il getto d’acqua, altri ancora gocciolarono sulle pareti interne del lavello mentre la ceramica fredda stuzzicava il mio scroto.

Ripresi poco alla volta il controllo di me, mi ricordai di Rebecca e mi girai verso di lei, con il pene che cominciava ad afflosciarsi in mano. Le sorrisi.

Era contentissima, felice di aver assecondato quella sua curiosità, che però ancora non sembrava del tutto soddisfatta. – Com’è? – disse allungando un dito verso la mia cappella, raccogliendo una goccia del mio sperma, dandomi un ultimo intenso fremito di piacere.

Non ebbi il tempo di dire nulla che se lo porto alla bocca. Il suo volto si contrasse un po’ stupito, non credo lo avesse mai assaggiato prima d’ora. Poi si rilasso – Però, non male! –

– G-grazie… passami un po’ di carta, devo darmi una pulita – feci per pulirmi il più possibile, poi ricordatomi anche di Federica – e bisogna dare una pulita qui. – aggiunsi, indicando il lavandino

– Passaci l’acqua – disse Rebecca

– Non va via con solo acqua… è appiccicoso – dissi un po’ imbarazzato, dimostrando chiaramente che non era la prima volta che mi trovavo in quella situazione

– E come procedi di solito? – beh basta strofinare un po’ con le mani. Poi dopo una breve pausa aggiunsi, ormai consapevole che non si sarebbe fatta problemi – oppure basta pisciarci su, per scioglierla un po’ –

Sembrò decisamente interessata a quest’ultima parte. Non mi serviva sapere altro.

Presi a pisciare nel lavandino, cercando di colpire il più possibile dove avevo sporcato. Poi pulii il glande con un po’ di acqua e sapone e infine tolsi ogni traccia residua di sperma o pipì dal lavandino. Rebecca guardava estasiata, aveva ancora la cerniera dei pantaloni aperta, da cui spuntavano delle meravigliose mutandine nere, ma aveva smesso di toccarsi. La situazione però rischiava di farmi eccitare di nuovo.

– Ora dobbiamo risistemarci e uscire di qui – dissi con tono perentorio, non accettavo altre follie da quella ragazza.

Ci risistemammo i pantaloni e cautamente uscimmo dal bagno. Non era passato poi molto tempo, Federica sembrava ancora intenta a sistemarsi in camera.

Tornammo nuovamente ai nostri posti. Ci sedemmo silenziosi, senza molto da aggiungere alla situazione.

Ma Rebecca spezzò ancora il silenzio, come un martello su di un’incudine

– E comunque ce l’hai più grosso di quello di mio padre, anche da moscio – mi disse, poi accortasi del mio guardo spiazzato frettolosamente aggiunse – Oddio non pensare male! Hahaah… ho solo spiato i miei qualche volta – e sorrise, di nuovo come se tutto fosse la cosa più normale del mondo.

Che cavolo di giornata pensai. Poi finalmente Federica ci raggiunse nuovamente.

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