L’amore romantico, storia con mia madre

L’amore romantico, storia con mia madre


L’amore romantico, storia con mia madre

Siamo cresciuti soli, in assenza dell’amore, in assenza di qualcuno che non fossimo noi.
In un periodo di forte depressione monetaria noi stiamo bene grazie ad un lascito di uno zio che ci ha lasciato una piccola casa isolata tra gli alberi di un grande querceto, da esso guadagniamo, vendendone alcuni a migliaia di euro fino ad arrivare ai 18/20 mila annui, non vogliamo distruggerlo ed ogni pianta estirpata viene sostituita con una più giovane ma già semi cresciuta. Il lavoro non è molto, il controllo del bosco e nient’altro tutto il resto sono le uscite per la spesa o con i miei amici di sempre in un paese di poche anime e molte malamine. Mia madre è una donna che sì è fatta forte per crescermi, sola da sempre, adottata da questo zio fin da piccola, un uomo grezzo ed umile che gli ha dato tutto quello che poteva tranne ciò che ci si aspetta da un genitore, anche se improvvisato. Non bella, non appariscente, una donna di un metro e sessantanove che pesa ottantuno chilogrammi, una quarta di seno caduto, ed un sedere grande che dimostra di più dei suoi 56 anni compiuti, anche il viso che seppur dolce ha tutte le rughe che ne decantano il sapore di vecchie lacrime, capelli corti sale e pepe, occhi castano chiaro ed un naso irregolare, non curata nell’aspetto ma sempre fresca e pulita, sempre pronta a ridere con me, sempre pronta a darmi tutto, rimaniamo ore a parlare di ciò che ci capita, di ciò che ci piace, di cosa vorremmo e di progetti inattuabili, non ha amiche che si possono definire tali, e nella sua vita un solo uomo, un bruto che ne abusò per poi ritornare a rintanarsi nella vita matrimoniale da cui era fuggito per un po’, non mi interessa conoscerlo, lei si era concessa per provare quell’amore che non ci fu mai, io sono il suo unico amore a detta sua, ma volevo cambiare, volevo trovare una donna da amare e una citta in cui vivere, perciò tutto iniziò qualche mese fa. Avrei fatto il guardiano notturno in un centro commerciale di una grande città lontana anche se con la morte nel cuore, ed era tutto pronto, il biglietto nel portafoglio, i bagagli fatti, ma lei impazzì, “non voglio restare sola qui”, piangendo sbattè la porta del bagno in cui si richiuse, “mamma non fare la stupida, qui non trovo una donna neanche a pagarla, cioè capisci non ci sono neanche le prostitute ed io ho 33 anni, o mi crocifiggi o mi dai la possibilità di peccare,” non rise, stetti a parlare delle mie motivazioni per una mezz’ora finché non senti lo schianto allora mi feci coraggio e sfondai la porta, lei era per terra, un piccolo taglio in fronte ed un un vasetto di pillole svuotato lasciato sul lavandino, la sollevai di forza procurandomi dolore alla schiena e messo due dita in gola lei vomitò, si lavò la faccia ed i denti, fece i gargarismi con il colluttorio per togliersi il sapore e la voglia di rigettate di nuovo. “Dai ti porto in camera” “no voglio stare sul divano e tu devi stare vicino a me” lei si distese per prima su un fianco finendo per essere io l’altra metà del suo appoggio, “non lasciarmi, senza di te non ho nessuno da amare, mi sento morire solo all’idea che da domani non sei lì a farmi ridere, a farmi sentire amata e soddisfatta.” “si ma io, come faccio, il mio amore per te è assoluto ma ho bisogno di una donna, ho bisogno di sfogarmi e le seghe non mi bastano più, ho bisogno di una donna con cui fare l’amore, voglio innamorarmi ed essere amato, voglio una donna che mi provochi, che sia dominante a letto, che faccia di me il suo schiavo sessuale, con cui fare il kamasutra posizione per posizione.” “Amore mio, nessuno può amarti più di me, non so cos’è l’amore tra una donna ed un uomo ma so che non ti lascerei mai andare via da me, provami che mi ami come donna, corteggiami e se mi convincerai sarò io… sia tua madre che la tua donna, ti va come idea, certo non sono ne bella ne bona ma con me ridi e sai che non ti tradirei mai e che farei tutto quello che vuoi se mi convincessi” “ma Dio e la chiesa” la chiesa e Dio non sono mai state cose importanti per me, loro non mi hanno aiutata, convincimi e sarò tua,” “ok ma chi mi dice che non è solo una scusa per prendere tempo così da farmi perdere il lavoro e di ritrovarmi di nuovo allo stesso punto di prima” appena finii di parlare lei appoggiò le labbra alla mia guancia facendo combaciare gli angoli delle bocche, e mi baciò castamente poi piano le risali mordendole senza denti, con un dito mi aprì la bocca ed infilò la lingua fino a farla incontrare con la mia, “questo per ora ti deve bastare.” Io ero allibito, eccitato da morire, e pietosamente accondiscendente, lei premette il seno sul mio petto e mi avvolse con il braccio libero, la sua il suo mento appoggiato sulla spalla ed il suo alito a solleticarmi il collo, la mia mano sotto di lei le strinse la chiappa ma oltre a quello non feci niente e ci addormentammo.
Il giorno dopo ero incredulo e fremente, in fretta trovai sul cellulare la poesia sentita qualche giorno prima in un film di Woody Allen di Cummings e, trascritta a mano, gliela feci trovare arrotolata e riempita di fiori di campo a pranzo.

Così piccole mani
Il tuo più tenue sguardo
facilmente mi aprirà
benché abbia chiuso me stessa
come dita
sempre mi apri petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente la sua
prima rosa
e io non so quello che c’è
in te che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende che è più
profonda la luce dei tuoi
occhi di tutte le rose.
Nessuno… neanche
la pioggia ha…
Così piccole mani.

La lesse con avarizia, mi guardò sorridendo, “hai iniziato bene, mi piacciono le poesie ed i pensieri dedicati a me anche se scritte per altre,” mi prese la mano, “credimi voglio davvero che mi conquisti.”
Mangiammo delle fettine di carne con insalata di pomodori, finito gli portai i piatti che lei lavò, la strinsi da dietro premendogli il cazzo sul suo grande culo morbido, lei tenne con le sue le mie braccia, e disse “non voglio che mi scopi, voglio che tu faccia l’amore con me, voglio essere la tua unica donna e voglio essere sicura di potermi donare a te amandoti perciò ora vai, esci con gli amici o fai qualcos’altro, non voglio tentazioni per casa.”
Al mio ritorno lei stava già dormendo in camera sua.
Il giorno dopo mi svegliai presto per lasciargli un altra poesia sul comodino che avevo copiato la sera prima insieme al suo cioccolatino preferito. Appena sveglia mi cercò per abbracciarmi, sentivo il suo cuore palpitare al posto del mio, siamo alti uguali e le fu facile appoggiare la sua fronte alla mia per incrociare da vicino gli occhi, “ma non vedi come sono brutta e grassa oltre che vecchia” “no sei bellissima e sexy, sei morbidosa come piace a me” le mie mani gli si appoggiarono sul culo autonomamente e la feci aderire al mio corpo, “vedi lui non può mentire, lui vive di vita propria, se si è inalberato e per merito tuo non mio” rise ed andò via.
Altro giorno altra poesia, altra fuga da me.
Come ogni sera ci ritrovammo sul divano, questa volta appoggia la mia testa sulle gambe, vedemmo un vecchio film di Totò che lei amava, ed ogni risata il suo seno mi sbatteva in faccia inturgidendosi, la grossa corolla si intravedeva dai vestiti fini primaverili, la mia mano appoggiata prima al ginocchio risalì fino a trovarsi nello stretto delle gambe chiuse. “dai dammi un’altra speranza, fino ad ora ho avuto solo un mezzo abbraccio ed un bacio di qualche secondo.”
Senza parlare apri piano piano le gambe facendomi conquistare ogni centimetro a forza, l’indice arrivò alla vulva protetta dalla grossa mutandina ed iniziò ad accarezzarla, aveva la testa inclinata all’indietro mentre la guardavo, se ne accorse e mi chiuse gli occhi con la sua mano. Il pollice e l’indice alleatosi strofinarono il cotone fino all’aumentare dei suoi mugugni ed ai colpi di anca a cercarlo, alzo la maglietta e mi pressò il seno in bocca, ora l’altra sua mano gli tappava la bocca per non poter dire ciò che avrebbe voluto urlare. Soddisfatta mi baciò, ma stavolta fui io a staccarla, “e no, non ti ho ancora conquistata del tutto e poi giovedì c’è una sorpresa che ti piacerà sicuramente” “che sorpresa” esclamò lei, “giovedì lo saprai e fino ad allora vado a dormire da Andrea, non voglio scoparti… voglio fare l’amore con te comunque per domani sei prenotata dall’estetista, questo è il suo biglietto, è fuori mano lo so ma ti ho pagato il trattamento completo, ti voglio bella da fare invidia” “ok va bene, caro.” Era martedi sera.
La mattina seguente trovò la solita poesia ed un bocconotto alla ciliegia, si alzò e fece 45 minuti di macchina per arrivare in una città in cui nessuna la conosce e per otto ore fu spogliata, massaggiata, depilata, acconciata con un taglio leggermente diverso dal suo, gli misero lo smalto trasparente ma non fu truccata per mio ordine, al suo ritorno a casa trovò la valigia con un biglietto,”domani fatti trovare pronta per le sei del mattino” così fu.
“Dove andiamo” “fra poco lo saprai”
Dopo un ora di macchina arrivammo all’aereoporto, “Dov’è che vuoi andare da sempre, la tua metà romantica che mi descrivi una volta al mese” “Parigi” e Parigi sia, ho preso un last minute” gli si illuminarono gli occhi ed avrebbe voluto abbracciarmi e baciarmi ma li potevano esserci conoscenti e si limitò a guardarmi con le lacrime agli occhi. Le porsi il passaporto per il le operazioni di imbarco, sull’aereo mi disse cosa voleva fare per prima e cosa volesse visitare, arrivati la portai in un alberghetto meno costoso dei B&B, la stanza matrimoniale non la turbò, uscimmo dopo una doccia per andare a mangiare, andammo al Louvre, alla torre Eiffel ed altre romanticherie da lei volute, la sera mangiammo su una barca lungo la Senna ed alla fine della cena la portai dove sapevo che si esibiva un orchestra da camera e mentre lei era assorta nel guardarla mi inginocchiai e gli chiesi “ vuoi essere per sempre la mia donna e la mia mamma” lei urlo un si che fece girare molti dei passanti. Fermai un taxi e tornammo subito in hotel,non feci in tempo a chiudere la porta della camera che mi trovai ad essere baciato, “ti piace essere dominato, bene, ho guardato un pò di video,” “non vuoi fare le cose dolcemente” “dopo il primo round che credo sia veloce per entrambi” mi tirò giù i pantaloni e mi spinse sul letto, si alzò la gonna abbassò gli slip alla brasiliana e si mise a cavalcioni su di me, con una mano si fece accarezzare il clitoride con la punta del cazzo per sei / sette volte e poi si penetrò. Il suo culo andava avanti ed indietro spingendo tutto il peso sul membro “piccolo ti piace, dai dimmi che ti piace, dimmi che sono la tua mamma e la tua donna, dimmi che vuoi solo me e nessun’altra” “si sei solo mia, e voglio essere solo tuo, sarai mia ogni volta che vorrò” “si lo faremo sempre ed ovunque in ogni punto della nostra casa amore mio” si alzò la camicetta e sbottonò il reggiseno facendo cadere l’abbondanza seno, poi prese la mia mano con le sue e la mise su quello sinistro lasciando il destro sobbalzare per un minuto scarso poi lo intrappolò con lo stesso metodo del primo ed appoggiate le mani sul mio stomaco aumentò notevolmente il suo ritmo fino a farmi provare dolore nel suo andirivieni ma io stetti muto per non rovinare il momento, il mugugno si tramutò in insistenti respiri affannati e grida trattenute, venne contorcendo il viso perciò cercò di chiudermi gli occhi, ma gli dissi che volevo guardarla, lei fermo il suo sguardo sul mio mentre il viso la trasformava in una leonessa assassina, e da leonessa appena soddisfatta mi morse con forza le labbra. Si tolse la camicia e si accucciò su di me muovendo ancora il culo, “ora tocca a te venire, voglio sentirti mio, mio è soddisfatto, cosa devo fare per farti venire” “chiamami il tuo piccolo, ed ordinami di scoparti” “scopami piccolo, scopa la tua mamma, che bello che sei, ti amo, ti adoro, sei tutto per me, il mio bambino ed il mio uomo, capisci.. la forza dei due amori uniti per farne un perfetto connubio, cazzo può solamente crescere questo folle e bastardo sentimento che ci fa fuorilegge ed eccitati, ed ora mettimi le mani sul culo e muovilo, si così, bravo fai godere la tua mamma, succhiami le tette tesorino mio, si mi piace, da qui ti sei nutrito, ti piace dai dimmi che ti piace” “siiii sto per venire mamma, muoviti più velocemente, dai dai dai, così dai scopami con forza mamma,” si schiacciò su di me e si mosse con movimenti nevrotici, spasmi di un corpo che di nuovo provò l’estasi. “cucciolotto sto venendo ancora, cazzo non mi era mai successo, quel coglione veniva e si alzava, mi piace quando mi chiami mamma, suggelli il nostro patto” “si mammina vieni con me, fammi sentire come godi,” “si piccolo sto venendo, godo cazzo godo, si spingimelo tutto dentro, dai fai venire la tua mammina, eccomi vengo vengooooooo” quest’ultimo fu un grido vero non sommesso come il parlato che l’aveva preceduto.
“Ti è piaciuto davvero scopare una vecchiaccia rincitrullita”“Certo, non ero mai venuto così, ero preso in ogni parte del cervello, non riuscivo a smettere di guardarti, guarda come mi palpita il cuore, ti amo, ti giuro che ti amo cazzo,” “bene perché dovrai soddisfarmi più di una volta al giorno d’ora in poi,” “voglio farti venire un altra volta ora, ma ci serve una doccia.”
Lei andò per ultima portandosi una busta con se. Uscì dopo una quindicina di minuti con indosso un sottoveste viola che lambiva il pube colorato dallo slip che ne definiva un completo. “ti piace, sai l’ho comprato il giorno in cui mi hai detto che saresti andato via” “ma è successo quando hai tentato il suicidio” “quale suicidio, tu hai visto il barattolo vuoto ed hai supposto” “cosa cazzo mi stai dicendo, che era tutta una farsa, che era una messa in scena, perché, perché l’hai fatto?” “non volevo perderti e ti sarei saltata addosso, ti amo da sempre, e negli ultimi tempi la complicità tra noi è aumenta sempre, mi piace vederti ridere, e non sai quante volte volte avrei voluto rubarti baci mentre lo facevi, stringerti quando eri triste, affossare la tua testa fra i miei seni e dirti ci sono io qui per te, ti darò tutto io, lo sai non sono mai stata amata e la prima volta che ho amato ho amato te, non incazzarti, dovevo dirterlo, mi bruciava dentro, mi sentivo morire, ora puoi odiarmi, fuggire da me, non importa, ti ho avuto per una sola volta ma ti ho avuto ed è stato meraviglioso, ti amo e non mi importa più di nulla” le lacrime gli solcavano il viso mentre parlava. La strinsi a me, bevvi le sue lacrime e la baciai dolcemente, solo tocchi labbra, “sono cotto di te, dai, ti ho promesso di farti venire un’altra volta, rilassati” la feci scivolare sulla schiena che ora aderiva al letto, gli baciai il collo, lentamente, morsi le spalle e fece scivolare la spallina per quanto possibile e presi l’enorme seno ed incominciare a succhiare ed a mordere mentre con la mano gli accarezzavo la fica, senti gli umori bagnarla, scivolai veloce sul raso della vestaglia addentando la pancia, le mani tirarono gli slip verso il basso e lei alzò il culo per aiutarmi, la mia bocca ora era sulla siepe longilinea che indirizzava al paradiso disboscato, lei mi trattenne per i cappelli, “li no, con quella ci piscio,” Mi feci male ma scesi ancora, il dito indice ed il medio erano dentro mentre la lingua ruotava sul clitoride, tento ancora di tirarmi su ma le dita incurvate erano alle spalle del clitoride, sul punto G, e le leccate divennero morsi per poi tornare ad essere colpi veloci, ora non mi faceva più male, non tirava, era solo appoggiata, gli chiesi se dovessi fermarmi, lei rispose con un no basso, “ti piace mamma” “si bambino mio, sai e la prima volta per me” “voglio il tuo latte, voglio berlo tutto,” “siii dissetati,” ora la sua vulva dalle gonfie labbra soffocava i miei respiri graffiandomi la faccia con suoi movimenti convulsi mentre la mano mi teneva la bocca premuta su di essa, “amore mio, piccolo mio, sto venendo, dai bevi tutto il mio latte, bevi, leccalo tutto daiii continua, continua, non fermarti, siii così sto già venendo di nuovo, che bello piccolo mio.” Teneva ancora la mia testa schiacciata mentre con la fica lentamente si scopava bocca e naso, duro qualche minuto ancora, poi mi sollevo a lei, “sai di buono” mi avvicinai per baciarla, lei si scanso, ma le ripresi il muso e portato a me, “assaggiati” la lingua fece forza e violò la sua bocca “non è male” rispose, “con me ti divertirai, sai domani come voglio essere svegliato”… devo continuare?

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