L’amore che non ti aspetti.

L’amore che non ti aspetti.

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Mi chiamo Danilo, sono un normalissimo ragazzo che lavora, si diverte con gli amici e scopa quando capita. Vivo assieme a mia madre che, più che un genitore, è una vera amica. Lei ha vissuto la condizione di ragazza madre e mi ha riferito che mio padre non ha voluto sapere di me, allora lei, con l’aiuto dei suoi, è riuscita a mettermi al mondo ed allevarmi. Non ho proprio un gran fisico: sono alto, ma, per il resto, abbastanza normale, al contrario di ciò che porto nei calzoni. Uno scherzo della natura che, spesso, mi ha messo in difficoltà con le donne che, quando lo vedono, esclamano:
“Portalo a tua madre, che te l’ha fatto!”
Effettivamente non tutte se la sentono di ospitare dentro di loro un cazzo di venticinque centimetri che, se al glande è di misura quasi normale, man mano aumenta di larghezza, diventando, alla base, come tre dita della mano di un uomo. Un vero disastro per me. Come dicevo, con mia madre c’è una bellissima complicità che ci tiene molto uniti. Lei ha le sue amicizie, fa i suoi viaggi assieme alle sue amiche, insomma ha la sua vita e, sicuramente, si fa le sue belle scopate, ma non ce lo raccontiamo di certo. Io tengo per me i miei problemi ed evito di raccontarle che ho vergogna a dirle che, spesso, mi devo segare dopo che qualche donna mi ha fatto eccitare, senza poi concludere nulla. Quindici giorni fa è capitata una cosa che ha cambiato tutto questo. Il sabato, non lavoro. Siamo a fine maggio, il caldo comincia a farsi sentire, ma ho deciso di andare a correre di mattina presto. Verso le dieci ritorno a casa, e Tania, mia madre, non c’è: anche lei non lavora il sabato, e si diverte molto ad andare a curiosare al mercatino, che si tiene vicino allo stadio. Sono solo, mi spoglio, entro nel bagno e mi metto sotto la doccia. L’acqua tiepida mi lava via il sudore. Mi rilasso e, lentamente, il cazzo si drizza perché penso a questa sera: devo uscire con una tipa, che mi fa ben sperare. Comincio a segarmi, ma non sono molto convinto; mi sto eccitando, ma poi desisto. Ho il cazzo durissimo, al massimo della sua erezione. Chiudo l’acqua ed esco dalla doccia, proprio mentre la porta del bagno si apre ed entra mia madre.
«Oddio, scusa! Non sapevo ci fossi tu!»
Rimango di merda. Lei non riesce a staccare lo sguardo dalla mia vistosa erezione, perciò si gira ed esce velocemente. Da questo momento in poi, ognuno di noi racconterà le proprie emozioni.
Tania
Sono Tania, quella che oggi è detta ragazza madre. A quasi diciannove anni, frequentavo un bellissimo ragazzo, ma era un bastardo di prima categoria; mi fece innamorare e, poi, una sera a casa sua, mi scopò sverginandomi. Nello stesso momento, tornò suo padre e lui mi offrì anche al vecchio, che non esitò a farmi il culo, mentre il bastardo mi riempiva davanti. Mi farcirono fica e culo di sborra: ne pomparono dentro così tanta, che, alla fine, mi ritrovai incinta. Quando andai ad informarlo dell’accaduto, lui mi rispose che, sì mi aveva scopato, ma potevo anche averla data a qualcun altro, il giorno dopo. In pratica non poteva essere certo che fosse lui il padre ed a nulla valsero le mie suppliche. I miei genitori, che lavoravano al nord, mi portarono a vivere con loro. Misi al mondo Danilo. L’ho allevato cercando di essere più un’amica che una madre; sono molto fiera di lui. La mia vita me la sono giocata con quel bastardo. Sono passati ventitré anni, da quel momento e devo dire che è stato meglio così. Ho il mio lavoro, le mie amiche con cui andiamo spesso in giro; ogni tanto, mi sono concessa anche qualche scopata, perché non si può vivere di sole angosce. Tutto è filato liscio fino al giorno che sono andata al mercatino, che si tiene il sabato vicino allo stadio. Curiosando qua e là, mi accorgo che si son fatte le undici, ed ho necessità di svuotare la vescica, per cui ho deciso di tornare a casa. A causa dell’impellente bisogno fisiologico, appoggio in cucina le poche buste che ho, e mi precipito in bagno. Apro la porta e mi trovo mio figlio davanti, nudo.
«Oddio, scusa! Non sapevo fossi qui».
Il mio sguardo cade sul cazzo eretto di Danilo, è enorme. Resto qualche secondo a bocca aperta, non credevo che esistessero membri così grossi. Ne ho sentito parlare, ma credevo fossero appannaggio di chi, per mestiere, facesse il porno attore o di gente di colore. Esco sconvolta e mi infilo dentro la mia camera; avverto un gran caldo: mi sto eccitando! Cazzo, ma è mio figlio! Eppure che bel pezzo di carne si trova fra le gambe. È passato tanto di quel tempo da quando lo lavavo e non ricordavo fosse tanto dotato; chissà quante ragazze avrà fatto impazzire di piacere. Mi calmo, aspetto che lui esca dal bagno e mi ci infilo a mia volta. Espleto il mio bisogno e, quando mi siedo sul bidet per pulire la passera, le mie mani non riescono a stare ferme: mi devo masturbare per forza, è più forte di me. Mi basta davvero poco ed uno sconvolgente orgasmo mi scuote tutta. Mi lavo ed esco. Vado in cucina per preparare il pranzo e lui, poco dopo, mi raggiunge.
Danilo
Accidenti! Proprio mia madre mi doveva vedere in queste condizioni? Mi asciugo velocemente, vado in camera mia, ma non riesco a far calare la mia eccitazione; alla fine mi sego, pensando al suo meraviglioso culetto, che ho spiato tante volte. Sono così eccitato e sconvolto, che vengo quasi subito. Mi pulisco e vado in cucina, dove lei sta cucinando per il pranzo, cercherò di scusarmi con lei.
«Scusami, mamma, non sapevo che eri tornata, io…»
«No, guarda che sono io che mi devo scusare con te; ho aperto, senza rendermi conto che tu eri dentro».
Ci guardiamo in silenzio e ci mettiamo a ridere.
«Sarà il caso che entrambi la smettiamo di dire di chi è la colpa; è successo, sono contenta di sapere che mio figlio è un bel ragazzo ed è munito di un giocattolo veramente super».
La guardo, lei mi sorride e per me è tutto chiarito. Passiamo il resto della giornata, ciascuno preso dalle cose di sempre, poi, a sera, mi cambio ed esco.
«Ciao, io esco, non mi aspettare alzata: credo che tornerò tardi».
Passo a prendere la tipa e con lei andiamo a mangiare una pizza. È simpatica, carina, la serata si sta mettendo per il verso giusto; mi invita a casa sua che è libera, tutto sta procedendo proprio bene. Ci mettiamo sul suo letto, dove io la spoglio lentamente, le succhio i capezzoli, provocandole i primi gemiti. La sento vibrare fra le mie braccia. Scendo più in basso e, dopo averle tolto la gonna, infilo la testa fra le sue cosce. Le sposto il perizoma e prendo a lavorare di lingua; gliela passo dentro lo spacco della fica, già umida dei suoi umori. Quando affondo dentro di lei la mia lingua da formichiere, le faccio provare il primo orgasmo. Mi inonda il viso di un portentoso succo. Si scuote tutta. Ora io lo so, lei mi spoglierà e, quando vedrà il bastone che mi ritrovo, tutto finirà. E, in effetti, la cosa è andata più o meno così.
«Ehi! Ma che cazzo hai lì? E no! Non mi vorrai infilare dentro quella bestia? Ti prego, no! Dai, ti faccio un pompino. No, dai…Ho paura; sei troppo grosso, mi spaccheresti».
Sempre la solita storia. Mi sento umiliato e così, senza aggiungere una sola parola, mi alzo, mi rivesto e vado via. Lei mi rincorre.
«No, Danilo, ti prego non fare così; cerca di capire…»
Ne ho le palle piene. Accidenti! Ma proprio io dovevo avere un cazzo così grande! Giuro che, se trovo una donna, bella, brutta, vacca, troia, che mi faccia scopare, la ricopro di tante attenzioni, la sposerò e la renderò la più felice del mondo.
Tania
Ho trascorso la giornata senza concludere nulla. Non riesco a togliermi dalla testa la meravigliosa mazza che Danilo ha fra le gambe. Ora è uscito, mi ha detto che tornerà tardi e son sicura che, da come si è preparato, incontrerà una ragazza e la cosa mi riempie di orgoglio. Sono distesa sul letto e il pensiero che, ora, una donna si sta godendo il suo cazzo, mi eccita da morire. Sono ricoperta da una camicia da notte leggerissima e trasparente, per via del caldo; cerco di distrarmi, ma non ci riesco, le mie mani, inesorabilmente, finiscono per infilarsi dentro le mie mutandine; chiudo gli occhi e rivedo il palo di carne davanti a me. Gemo, emetto mugolii di piacere. La mia mente si scatena: mi fa immaginare di averlo dentro; impazzisco e godo. Poi immagino la sua bocca sulla mia fica. La mano si muove sempre più energicamente. Le mie dita cercano di affondare il più possibile dentro di me, quasi a voler eguagliare la grandezza di quella mazza. Sbrodolo, poi un prepotente orgasmo mi parte dal cervello per giungere al ventre. Nel preciso istante che godo, sento la porta di casa aprirsi; è lui che entra con passi veloci, fino a chiudersi dentro la sua camera. È tornato decisamente presto, la cosa mi incuriosisce. Non voglio indagare apertamente, quindi aspetto un poco. Quando mi sembra che le cose si siano calmate, esco piano dalla mia camera e mi avvicino alla sua. La porta non è completamente chiusa e dallo spiraglio creato, riesco a vedere dentro, senza esser vista. Resto sconvolta: lui è nudo sul letto ed ha il suo portatile acceso; sicuramente sta guardando qualcosa che lo eccita da morire. Si sta segando come un disperato. Non riesco a vedere bene il suo cazzo e nemmeno lo schermo del pc. Son certa che dev’essere una cosa che lo stimola tantissimo, quando giunge ad emettere un prolungato gemito: sta godendo e ne resto ammaliata. Una interminabile serie di schizzi esce dal meraviglioso palo, che ora riesco a vedere in tutta la sua possanza. Lentamente si sta calmando e, rendendomi conto che presto uscirà dalla sua camera, mi infilo rapidamente dentro la mia. Lui si chiude in bagno e sento l’acqua della doccia scorrere. Mi distendo sul mio letto e mi scateno in una selvaggia masturbazione, che mi riesce a calmare solo in parte. Avverto dentro di me la curiosità di sapere e capire chi, o cosa, lo ha eccitato così tanto e perché è tornato così presto?! Pochi attimi: lui esce, si infila a letto e poco dopo dorme. Il giorno dopo, la mia curiosità è alle stelle. Nel pomeriggio, lui esce ed io entro in camera sua, prendo il suo pc e lo porto in camera mia. Lo apro, ci vuole la password, resto qualche secondo a pensare quale possa essere, digito Tania e tutto si apre. Esperta quale sono, apro la pagina dei dati recenti, guardo l’ultima cartella aperta e resto di stucco.

«Ma … Ma …Sono io!»
Ci sono tutte foto mie, che mi ha scattato lo scorso anno al mare, a Porto Venere. Io ero andata con una mia amica e lui è venuto a riprendermi il sabato, perché l’amica si sarebbe trattenuta ancora. In quell’occasione mi ha fotografato con la digitale che gli avevo regalato io stessa per il suo diciannovesimo compleanno. Di alcuni scatti, ne ha ricavato dei primi piani: ad esempio il culo e questa, dove sto a cosce aperte. Ha ingrandito il dettaglio della fica che, sebbene coperta dalla stoffa del costume, lascia intravedere dei peli. Mi viene da riflettere: se lui si sega pensando a me, deve avere qualche problema con le altre donne. Sì, ma quale? Io come posso aiutarlo? Non certo chiedendogli apertamente cosa c’è che non va? Non me lo direbbe mai. No, devo trovare un’altra strada. Allora decido di stare al suo gioco. Torno in camera sua, prendo la digitale e torno in camera mia. Mi spoglio, scatto alcune foto, le più oscene che mi vengono in mente. Le scarico nel pc e ne seleziono solo cinque. Nella prima, sono a fica aperta; nella seconda, mostro il culo e, con una mano davanti, mi tocco la fica; nella terza sono ripresa con un dito in culo e le altre ritraggono il seno. Le racchiudo dentro una cartella nuova che chiamo: “Dedicata a te”.
Riporto tutto in camera sua e volutamente lascio la digitale sul pc.
Danilo
Torno a casa incazzato nero. Ennesima serata di merda, mi rifugio in camera mia e, come sempre, finisco per accendere il mio portatile, dove ho dentro delle foto di mia madre. Gliele ho scattate lo scorso anno a Porto Venere; mi aveva da poco regalato una digitale e mi sono divertito a farle dei primi piani molto intimi, in specie della fica e del culo, che reputo bellissimo. Mi basta poco, e sborro. Poi me ne vado a fare una doccia e mi metto a dormire: sono demoralizzato. La domenica mi alzo tardi, passo la mattina in casa, solo al pomeriggio decido per un cinema; invito anche mia madre, ma lei rifiuta, dicendo che ha altre cose da fare. Quando torno è tardi e mi metto a dormire. Il mattino, quando mi alzo, noto una cosa che ieri sera mi era sfuggita: la digitale sopra il pc. Ero sicuro di non averla usata e anche il pc è messo in modo diverso da come l’ho lasciato. È tardi, devo uscire per andare al lavoro. L’accendo per pochi attimi e trovo, sul desktop, una nuova cartella che prima non c’era, è denominata: “Dedicata a te”.
L’apro e resto basito. Il cazzo mi si gonfia così velocemente dentro i pantaloni, da sbattere sulla scrivania. Tania è in pose assolutamente sconvolgenti. Porca, erotica da morire. Vorrei soffermarmi, ma si è fatto tardi, devo correre al lavoro, chiudo tutto e scappo. Durante il giorno, il tempo non passa mai, poi finalmente arrivano le diciassette. Mi fiondo letteralmente a casa. Lei tornerà più tardi, quindi ho tutto il tempo di gustarmi le foto e cercare di capire, perché mi ha fatto un simile regalo. Quando entro in camera mia, vedo che la digitale è di nuovo sul pc. Lo apro, dentro ci trovo due foto in più che questa mattina non c’erano. Lei è nuda, con indosso solo un reggicalze e calze nere velate, con un pizzo stupendo. Mi gusto le sue foto, mentre il cazzo ha raggiunto un’erezione spaventosa. Mi rendo conto, per la prima volta, delle dimensioni del mio cazzo e capisco il disagio che provano le donne quando se lo trovano davanti. Mi sego, poi ho un’idea. Prendo la digitale e mentre mi sego, scatto delle foto al mio cazzo vicino allo schermo del pc, dove si vede la sua fica oscenamente aperta. Faccio molte foto quando vengo e riesco pure ad immortalare lo schizzo di sborra. Scarico tutto sul pc, seleziono le migliori, le metto dentro una nuova cartella che nomino:

“Per dirti grazie”.
Tania
L’ho sentito andare al lavoro. Ho notato che da quando si è alzato fino a quando è uscito, è rimasto alcuni minuti in più in camera sua. Sicuramente ha visto le foto. Decido che, prima di andare al lavoro, gliene aggiungo altre due foto, che solo ora mi sono venute in mente. Mi vesto con un bellissimo reggicalze e calze con pizzo nero. Scatto le foto e le aggiungo alle altre: sono curiosa di vedere come finisce questa storia. Trascorro una interminabile giornata di lavoro. Quando torno, lui ha preparato la cena, parliamo come sempre del più e del meno, e cerco di capire se ho fatto centro, ma lui non si apre. Guardiamo insieme un breve programma televisivo, poi, con la scusa, che domani si deve alzare presto, va a letto. Cerco di rimanere sveglia e, quando mi rendo conto che si è addormentato, prendo il portatile e lo apro: dentro ci trovo una cartella dedicata a me, l’apro e le immagini non lasciano dubbi. Non solo ha visto le mie foto, ma le ha gradite e mi ha restituito il favore. Rifletto su quanto sta accadendo e decido di aggiungere altri scatti. Li realizzo con l’ausilio di biancheria intima sexy; ne ottengo circa otto di buona qualità, scarico tutto nel pc e lo rimetto a posto, con la digitale sopra, a mo’ di segnale.

Danilo
Non so bene per quale motivo ho messo la sveglia circa dieci minuti prima, ma forse perché mi aspettavo nuove foto? La situazione si fa interessante. Entrambi sappiamo che l’altro le vedrà e ne trarrà piacere: sarebbe più semplice parlare, ma devo anche riconoscere che il gioco si è fatto veramente intrigante. Accendo subito il pc e trovo le foto. Una occhiata veloce; mi riprometto di tornare presto questa sera e gustarmele tutte in santa pace. La giornata, invece, si complica; un imprevisto sul lavoro, comporta che dovrò recarmi per tre giorni fuori città. Rientro a casa piuttosto tardi e quando la informo che dovrò star via per almeno tre giorni, noto che si è intristita, mi guarda come se, all’improvviso, fosse sfumato tutto il divertimento. Poi mi dice:
«Ti preparo la valigia».
Dopo che se ne va a letto ed anch’io mi metto a dormire. L’indomani dovrò alzarmi prestissimo, ma, prima di addormentarmi, prendo il portatile e guardo le sue foto: mi eccito tantissimo. Mi sego, guardando l’abbigliamento sexy indossato per me e la sua fica ben esposta ed aperta, sempre per me, poi mi addormento. Al mattino parto prestissimo e, lungo tutto il viaggio, penso a lei: in fondo abbiamo solo rinviato di poco il nostro gioco.
Una volta a destinazione, mi metto al lavoro alacremente e, durante la pausa pranzo, scopro che siamo a soli dieci km dal mare; allora mi viene subito un’idea, la chiamo.
«Senti, Tania, sono a soli dieci km dal mare, mi devo trattenere fino venerdì. Che pensi se cerco una camera per sabato e domenica? Così passiamo insieme il fine settimana. È previsto bel tempo e potremmo prendere un po’ di sole. Potresti venire con il treno, così possiamo tornare insieme».
Lei senza nessuna esitazione, accetta.
La sera, appena finito di lavorare, vado fino al mare. C’è un paesino molto grazioso, e lì cerco una camera per il fine settimana; trovo solo un bilocale con bagno, lo vedo, è perfetto, lo prenoto. Torno al mio albergo, già prenotato per il lavoro. Quando disfo la valigia, scopro un piccolo regalo che lei mi ha fatto. Dentro una bustina, ci sono due paia di suoi slip indossati e non lavati. Mi distendo sul letto e, con nel naso l’odore della sua fica, il mio cazzo ha un’erezione da primato: ormai desidero quella sua fica più di qualunque cosa al mondo. Mi sego tenendo quelle mutandine sul viso: ne aspiro il profumo e lecco con avidità il punto che è stato a contatto con la sua fica. Mentre sto per sborrare, squilla il cellulare. Lo prendo e vedo che è lei a chiamarmi. Rispondo con la voce che tradisce la mia emozione, e noto che, anche lei, è ansimante. Parliamo, ma sono più gemiti che parole. Le nostre bocche non riescono a camuffare il piacere e esso viene evidenziato da ciò che diciamo al cellulare. È lei che parla.
«Mi sto toccando, guardando le foto sul pc del tuo cazzo meraviglioso, e tu?”
Le rispondo con un filo di voce.
«Mi sto segando, con le tue mutandine in bocca».
Sento un gemito.
«Allora ti è piaciuta la mia sorpresa? Sai mi è dispiaciuto che tu sia partito così velocemente: avrei voluto chiederti tante cose».
Le rispondo con voce rotta dall’emozione.
«Lo so, pure io avevo da chiederti tante cose. Ma credo che, oramai, non ci sia molto da aggiungere».
Lei fa un respiro profondo. Poi sento che sta godendo. Me lo conferma, mugolando il suo orgasmo e mi dice che sta ammirando la foto del mio cazzo, che reputa favoloso. Questa sua affermazione, porta anche me a quasi godere. Basito, chiedo la conferma delle sue parole.
«Sei proprio certa che sia meraviglioso? Molte donne non hanno avuto il coraggio di prenderlo dentro, lo trovano smisurato».
Sento un vero e proprio scatto.
«Cosa? Troppo grande? Ma con chi sei stato a fare sesso, amore mio? Lo trovo meraviglioso e non vedo l’ora di sentirlo dentro: al solo pensiero mi bagno».
Le sue parole mi eccitano e mi fanno raggiungere il mio orgasmo, che esplode quando le pongo l’ennesima domanda.
«Quello che dici mi fa morire, sei davvero sicura di volerlo?»
La sua risposta mi fa sborrare.
«Ti giuro che se eri qui, adesso, saresti stato dentro di me a farmi impazzire. Ti voglio, come non ho mai desiderato nessuno, in vita mia».
Sento che sto per godere, per quello che mi ha detto. Mi sego velocemente, poi la invito ad ascoltare il mio grido di piacere, dedicato a lei. Sborro copiosamente. Una serie di schizzi mi frustano e si sparpagliano sul mio petto. Dentro di me, avverto una sensazione di benessere, di appagamento; finalmente sento che i miei guai stanno per finire. Restiamo alcuni momenti in silenzio, poi lei mi dà la buonanotte e chiude la conversazione. Resto disteso, sono svuotato non solo per la sborrata, ma perché sono finalmente riuscito a dirle ciò chi mi tormenta. Non vedo l’ora che arrivi presto venerdì.
Tania
Non so dove ho trovato il coraggio di chiamalo. Forse perché è fuori, forse perché guardavo le sue foto sul pc e mi sono eccitata tantissimo. L’unica cosa di cui sono certa, è che non posso più aspettare: vorrei che fosse già venerdì.
Danilo
Giovedì passa velocemente. Mi tuffo disperatamente nel lavoro. Non voglio pensare a lei. Inoltre voglio risolvere il problema per avere sabato e domenica liberi per lei. La sera ci sentiamo. Parliamo del viaggio. Lei ha consultato l’orario del treno ed arriverà verso le venti. Mi farò trovare alla stazione.
«Porta il pc e la digitale».
Nessuno di noi due, ha detto una parola su quanto successo la sera prima, ma entrambi sapevamo, che la sera dopo sarà speciale.
Tania
Ho passato l’intera giornata del venerdì a pensare a lui. Non lo vedo più come figlio, né vi è qualcosa che mi faccia desistere, dal desiderare quest’uomo, per me speciale. Sarò sua. Prenderò il suo magnifico cazzo. No, non voglio solo il cazzo, lo voglio. Ne sono innamorata come donna, impazzirei senza di lui.
Sono pazza! Che razza di madre sono? No! No! Non sono pazza. Sono una madre che aiuta il figlio in difficoltà. Mi nascondo dietro questo pretesto. Lo voglio. Ieri ho preso tutto il pomeriggio libero. Sono stata dall’estetista, e mi sono fatta depilare la fica cosicché è liscia come il culetto di un bambino.
Finalmente parto. Durante tutto il viaggio, penso a lui e mi sono preparata a dovere. Ho indossato una gonna abbastanza corta senza intimo, tanto, appena gli metto le mani addosso, non resterà altro che amarci. È la prima volta, che faccio una cosa del genere, ma per il suo amore, sono pronta a diventare la sua schiava. Ecco: il treno entra in stazione e lo vedo. Il cuore mi salta in gola, la fica si bagna, le gambe tremano. Sono come una ragazzina, al primo appuntamento.
Danilo
Finalmente l’attesa è finita, è arrivata, è bellissima, non vedo l’ora di abbracciarla. Il treno si ferma, lei scende. Le corro incontro, ci abbracciamo come due innamorati, che si rivedono dopo tanto tempo. Le nostre labbra si uniscono in un meraviglioso bacio. Ho voglia di lei, il mio cazzo ha un’erezione paurosa, ne sono quasi intimidito. Ci stacchiamo e le chiedo conferma, mentre il mio cuore freme.
«Sei sicura di volerlo?»
Mi guarda ed i suoi occhi sono raggianti di felicità.
«Più di ogni altra cosa al mondo, portami in camera e fammi morire».
I dieci km che ci separano dal mare, sembrano più lunghi del reale. Entriamo nel nostro appartamentino. Appena chiusa la porta, lei mi salta letteralmente addosso. Si inginocchia davanti a me ed estrae il cazzo durissimo. Lo guarda, lo venera, lo prende in bocca, ingoiandone quanto più possibile. Un lungo gemito soffocato esce dalla sua bocca, mentre metà del membro le entra dentro fino in gola. La sollevo, la spoglio, resto piacevolmente sorpreso per il fatto che non indossa intimo e si è depilata. Bellissima. Tuffo la bocca fra le sue cosce e un fiume di piacere sgorga dalla sua ostrica fradicia di umori incontenibili. Mi spoglia in un attimo, si impossessa con decisione del cazzo e, da quel momento, non lo ha mollato più. Per tutta la notte, è stata ripetutamente mia: quando le sono entrato dentro, ho esitato; avevo ancora un rigurgito di paura: e se all’ultimo momento mi avesse detto di no? Invece è stata lei a incitarmi. Mi ha supplicato di non fermarmi, di entrare nel ventre che mi ha generato e di non uscirne mai più. Il primo orgasmo l’ha scossa tutta. Ha tremato come percorsa da una scarica elettrica. Poi è stato piacere allo stato puro per entrambi i giorni che siamo rimasti al mare. Ho mantenuto fede alla mia promessa. Da allora lei è la mia donna. Ci siamo trasferiti in un’altra città, dove nessuno sa che siamo madre e figlio, ma solo una coppia con una lei più matura. Io ho trovato il vero amore della mia vita.

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