Da madre modello a puttana di mio figlio

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Da madre modello a puttana di mio figlio

Certe volte ancora non ci credo, ma è tutto vero. Sono una quarantaduenne del fiorentino, alta 1.81 con un bel fisico e, a detta di mio marito con un culo al top desiderio di tanti bei maschi, felicemente sposata e appagata anche dal punto di vista sessuale, madre di un figlio diciassettenne, fino a tre anni fa con un marito stupendo poi, una sera di tre anni fa un infarto fulminante a mio marito cambiò radicalmente la mia vita. Dedicavo la mia vita esclusivamente al lavoro e a mio figlio, allora quattordicenne, allontanandomi sempre di più dagli amici e di conseguenza dalla mondanità della vita. Mio figlio, che dalla morte del padre aveva cambiato carattere, diventando giorno dopo giorno ombroso, chiuso a riccio in sé stesso, sempre chiuso a studiare nello studio che fu di suo padre (a scuola era sempre il più bravo). Frequentava sempre meno gli amici, gli unici con cui stava insieme erano quelli della società sportiva che frequentava (era un bravo giocatore di volley). Tre mesi fa il cambiamento radicale: una sera mentre cenavamo mi chiese se poteva dormire nel mio stesso letto perché soffriva la solitudine della notte (così mi disse…), non ci vidi niente di male nell’acconsentire. Le prime settimane passarono normalmente; fu una notte, in piena notte che nel dormiveglia lo sentivo accucciato, di dietro al mio corpo, sentivo soprattutto il suo “coso” indurito appoggiato all’altezza del mio culo, feci un sorrisetto pensando che stesse facendo un sogno erotico e mi riaddormentai. Alcune notti dopo mi risvegliai, sentendo, per la prima volta dopo tanto tempo un certo languore in mezzo alle mie cosce: cazzo mio figlio, attaccato al mio corpo da dietro, aveva intrufolato la sua mano dentro le mie mutandine e aveva un dito intrufolato dentro la mia fica. Rimasi paralizzata, non sapevo che fare quando, facendo finta di dormire cambiai radicalmente posizione in modo da farlo smettere. La mattina successiva ero in continua confusione, tanto che non riuscivo a concludere niente neppure al lavoro, ma ripromettendomi una volta a casa, di chiarire ogni cosa con mio figlio. Ricordo bene era di venerdì pomeriggio quando entrai nello studio e lo rimproverai dicendogli di aprirsi come un libro stampato e di vuotare il sacco senza farsi scrupoli: fu un fiume in piena, mi disse senza mezzi termini che mi desiderava, che stavo sprecando la mia vita, che una come me se la sarebbero portata tutti a letto, compreso i suoi amici della pallavolo, che ogni volta che mi vedevano alle partite, sbavavano per me. Mamma sei troppo bona, ti desidero tutta, desidero la tua bocca da pompinara, i tuoi seni da strizzare, la tua fica da leccare e il tuo culo da sfondare, continuava a parlare e io non riuscivo più a seguirlo; nella mia testa c’era tanta confusione, cominciai a piangere, gli dissi che non era possibile, era peccato, era un incesto punito dalla legge. La risposta fu altrettanto tagliente, mi disse che ci sono tante mamme che si fanno scopare e non lo vanno a dire certo in giro e che per una mamma farsi fottere dal figlio rappresenta il confine tra l’ordinario e la trasgressione spudorata perché così può manifestare veramente , senza remore la sua troiaggine. Mi ritirai sconfitta e pensierosa nella mia camera da letto, piangevo, mi sembrava tutto irreale, non erano certo questo i valori etico-morali che avevamo inculcato a nostro figlio, mi sentivo ferita e profondamente umiliata perché quello che voleva mio figlio è che io diventassi la sua puttana. Mi sentivo svuotata dentro, stanca e mi addormentai. No so quanto tempo stesi a dormire, ma il sogno che feci, al mio risveglio cambiò per sempre la mia vita. Sognavo mio figlio che si strusciava dietro di me e io la lasciavo fare, mi strizzava i capezzoli, mi sditalinava la fica, mi diceva puttana e io dicevo di no, che non si poteva fare e intanto lo lasciavo fare. Mi risvegliai con le paure di prima ma con meno dubbi e più certezze. La sera dopo cena andai in bagno, feci una doccia e, vestita col solo accappatoio andai nel salone e dissi a mio figlio che adesso poteva andare lui a fare la doccia. Lo aspettai in accappatoio e quando lui uscì gli dissi: figlio mio non credo tu abbia il coraggio di fare a tua madre tutto quello che mi hai detto pomeriggio, ebbene io sono qui, se lo vuoi toglimi l’accappatoio e prendimi ( come se avessi detto, al mio segnale scatenate l’inferno), Fu un fulmine, in un attimo fece cadere il mio e il suo accappatoio, sentivo le sue mani toccarmi dappertutto, la sua bocca incollata alla mia, la sua lingua che si impossessò della mia; cedetti non capii più niente, i miei sensi si erano risvegliati per riprendersi gli arretrati, ora le mie mani si sono posate sul suo cazzo, e mentre lui non finiva di trastullarmi, venne fuori tutto quello che covavo dentro di me. Si da stasera sono la tua troia, voglio essere sbattuta come una puttana; ci lasciammo cadere nel letto iniziando un sessantanove favoloso, così mentre lui mi lecca il culo e mi sditalina la fica, io ingoio il suo cazzo tutto in bocca e comincio in un fantastico pompino, fino a quando mio figlio mi dice: troia tienilo dentro prechè ti voglio sborrare in bocca, e così fece ( mai a mio marito l’avevo fatto sborrare in bocca). Fu l’inizio di una notte indimenticabile, mi ha scopato e inculato in tutte le posizioni divertendosi a darmi della puttana e dirmi che mi vuole vedermi mentre mi prostituisco per strada, o che vuole invitare tuta la squadra a sfondarmi tutti insieme perché adesso che sono la sua troia lui può fare di me quello che vuole. Da quella sera la mia vita sessuale è completamente cambiata: ho cominciato a cambiare abbigliamento indossando minigonne e decolté un po’ troppo osè che mettevano in mostra le mie belle forme, i fine settimana mi portava in spiagge semideserte e mi faceva passeggiare nuda, passeggiata che terminava con una gran scopata soprattutto quando in lontananza si intravvedevano persone che si avvicinavano. Una sera mi ha portato in un bar in un paese lontano dal nostro diversi chilometri è mi ha venduta per tre ore a 5 ragazzi. Ovviamente ha invitato tre compagni della squadra a casa per mangiare la pizza e anche se io ero titubante mi ha sfilato il vestito davanti a loro dicendo che da questo momento quando avevano voglia mi potevano sbattere senza ritegno: l’importante era che mantenessero il segreto. Si sono diventata una gran troia sono felice di esserlo diventata e per questo non finirò mai di ringraziare mio figlio che mi ha ridato la voglia di vivere. Questa storia è vera, ho omesso appositamente il mio nome e quello di mio figlio per non essere riconosciuti.

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