L’annuncio

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Il testo dell’annuncio recitava -Maschio attivo dotato bella presenza cerca amico passivo disponibile, deciso, per incontri di piacere. No esitanti, curiosi, perditempo-. Mentre scorreva quelle due righe l’eccitazione si faceva più intensa, istante dopo istante. Lesse e rilesse più volte l’annuncio fantasticando su un possibile incontro. Poi superati i timori e le remore che in passato gli avevano impedito di rispondere a quel tipo di proposte scrisse rapidamente una lettera nella quale si descriveva e si dichiarava disponibile per un incontro. Dopo averla terminata uscì in fretta da casa per scongiurare un eventuale ripensamento, affrancò la lettera e la imbucò tremante inviandola al Fermo Posta di destinazione in una città vicina. Seguì un breve scambio di corrispondenza nel quale lui e il suo nuovo amico espressero un apprezzamento reciproco e manifestarono il desiderio di vedersi al più presto. Così di lì a poco venne il giorno stabilito per il loro incontro e lui si recò all’appuntamento nella città dello sconosciuto. Avevano deciso di incontrarsi nel primo pomeriggio nel grande parcheggio fuori dal centro cittadino, lui aveva descritto la sua automobile e aveva detto al suo ignoto amico che avrebbe tenuto in braccio un giornale di colore rosa per farsi riconoscere. Era in attesa con il giornale sottobraccio, un fianco appoggiato alla balaustra del piazzale che si affacciava sul verde paesaggio sottostante quando un bell’uomo alto e prestante gli si avvicinò dicendo -Ciao, sono Giorgio, penso che tu stia aspettando me-. Si guardarono l’un l’altro con reciproca soddisfazione, poi il suo ospite lo invitò a salire nella sua macchina. Nel breve viaggio scambiarono qualche parola complimentandosi vicendevolmente e poi come se fossero ormai in confidenza Giorgio gli prese la mano e se l’appoggiò sulla patta dei pantaloni. Dopo una breve esitazione lui cominciò ad accarezzare la verga e in quel modo poté constatarne le dimensioni e valutarne la consistenza. Era proprio un bel cazzo pensò, e subito prese ad immaginare quello che sarebbe successo di lì a poco. Non ci volle molto ad arrivare a destinazione. Giorgio parcheggiò l’auto a fianco di un antico edificio e si avviò verso il grande portone che dava accesso all’interno. Salirono al terzo piano con il vecchio ascensore chiuso all’interno di una gabbia e arrivarono sul pianerottolo. Accanto alla porta dell’appartamento c’era una vecchia targa di ottone con la scritta Dott. Giorgio Xxxxxxx Agronomo. Aperta la porta Giorgio lo invitò ad entrare e mentre lo aiutava a togliersi il giaccone non perse occasione per toccargli il culo. L’ambiente in cui si trovava aveva un aspetto austero per la vetustà ma molto confortevole, le vecchie piastrelle istoriate erano lucide di cera, così pure le cornici delle porte e nell’aria aleggiava un gradevole odore di pulito. Il suo ospite lo condusse in un ampio soggiorno. La sala era pavimentata in legno e coperta da numerosi tappeti, davanti a un camino dove crepitava un ciocco di quercia si trovava un grande divano di pelle lucida e ai lati di quello due comode poltrone rivestite dello stesso materiale. Dalle tende chiare filtrava la luce proveniente da alcune finestre disposte sul lato della stanza che dava sulla strada. Il suo ospite lo invitò ad accomodarsi e si sedette accanto a lui, lo accarezzò leggermente prendendo confidenza con il suo corpo mentre gli manifestava la sua soddisfazione per il loro incontro. Poi presa una bottiglia dal carrello dei liquori gli offrì una bevanda dal profumo intenso e inebriante. Fatto questo gli disse che si sarebbe assentato per qualche minuto per prepararsi, lui intanto poteva spogliarsi e poi avvolgersi con uno dei plaid che erano appoggiati sul divano. Una volta solo lui si liberò dei vestiti e rimase completamente nudo, poi preso da una tasca dei pantaloni un piccolo contenitore in cui aveva messo il lubrificante che usava quando si preparava ad un rapporto, si chinò vicino al fuoco e ne sparse un poco sul suo orifizio massaggiandolo con e dita. Quando ebbe finito si pulì le mani con un fazzoletto di carta che gettò nel camino. Fatto questo rimise ogni cosa a posto, si avvolse in un plaid e rimase in attesa sul divano. Non dovette attendere molto, di lì a poco Giorgio rientrò nella stanza e gli venne incontro. Indossava una corta veste da camera di seta nera, gli sorrise e gli si sedette accanto. Presto le mani del suo ospite si insinuarono sotto il plaid accarezzando ogni parte del suo corpo, la vestaglia di seta intanto si era aperta sul davanti e faceva intravedere la punta della verga in erezione. In pochi istanti le mani del compagno raggiunsero i punti più sensibili del suo corpo e cominciarono ad accarezzare le natiche insinuandosi fin dentro al solco. Lui, fattosi più audace si era spinto a toccare la verga e la stringeva compiaciuto. In breve il suo amante lo liberò della coperta e ormai deciso a fare quello che entrambi desideravano lo invitò ad alzarsi. Dopo avergli messo le mani sulle spalle Giorgio lo spingeva delicatamente da dietro e non mancava di appoggiare la verga rigida a contatto con le sue natiche. Lui sentiva un brivido corrergli lungo la schiena e l’orifizio rilassarsi e distendersi in attesa della penetrazione di cui adesso aveva una voglia irresistibile. Dopo pochi passi si trovarono all’estremità del divano e una volta arrivati il suo compagno premendo sulle sue spalle lo fece piegare sul bracciolo in modo che la parte anteriore del suo corpo finisse sui cuscini mentre il suo posteriore si sollevava in aria in una posizione perfetta per consentire al suo amante di entrare. Giorgio si sistemò fra le sue gambe, gli allargò le natiche mettendo in vista l’apertura resa lucida dalla crema lubrificante e un attimo dopo la verga cominciò a penetrarlo. Con la testa appoggiata contro al cuscino lui viveva il succedersi degli eventi in modo del tutto passivo, nella posizione in cui si trovava non poteva muoversi e avrebbe dovuto mettersi sul fianco per vedere il compagno, perciò preferì tenere gli occhi chiusi, in compenso tutto quello che sentiva era estremamente piacevole. Il godimento era cominciato quando la verga aveva preso a scivolargli dentro allargando l’orifizio che ora le si stringeva attorno nel vano tentativo di richiudersi, in quel momento il bel piolo gli si era piantato dentro fino in fondo e lo riempiva completamente colmandolo di piacere. Il suo amante lo possedeva con movimenti brevi e ritmati in un delicato andamento che diffondeva il piacere in tutto il suo corpo. Ancora qualche spinta e Giorgio cominciò e riversargli dentro copiosi fiotti di sperma, poi rimase ancora al suo interno mentre il membro lentamente si ammorbidiva e diventava via via più piccolo. Dopo qualche tempo Giorgio sfilò con delicatezza la verga trascinando fuori nell’estrarla anche parte di quel liquido che aveva versato all’interno. Quando il compagno fu fuori lui cercò di alzarsi e di rimettersi in piedi ma le mani del suo amante continuavano a premere sui suoi fianchi e non gli consentivano di sollevarsi dalla posizione in cui si trovava. Preso da un’improvvisa inquietudine per quello strano comportamento stava per chiedere una spiegazione, ma prima ancora di riuscirci sentì la voce del suo ospite completamente mutata e divenuta irridente che gli diceva -Visto che sei stato così disponibile con me e ti sei offerto spontaneamente di darmi il culo, di certo non mancherai di concedere le tue ambite grazie anche al mio mezzadro e al suo aiutante che ho invitato per l’occasione. Loro sono ansiosi di fare la tua conoscenza e sappi che sono tutti e due invidiati dai paesani per una dote che tu sarai senz’altro in grado di apprezzare. Mentre aveva ancora la testa poggiata sul cuscino lui volse lo sguardo dietro di sé e vide che accanto a Giorgio erano apparse due figure, un uomo di mezza età, basso, con un fisico massiccio, un faccione tondo e abbronzato e due grosse mani da contadino e un ragazzo di colore snello ed aitante. Le mani del suo amante lo abbandonarono, subito sostituite da quelle larghe e tozze del mezzadro. Lui cercò di liberarsi da quella stretta ma era cosa vana già solo il pensarlo. Piantato tra le sue gambe il nuovo arrivato gli strusciava una verga enorme sulle natiche e continuò a farlo fino a che non divenne perfettamente dura, allora dopo averla posizionata con precisione sul suo orifizio cominciò a spingere per ficcargliela dentro. Lui fece un ultimo tentativo di liberarsi e cercò disperatamente di impedire l’ingresso del fallo stringendo quanto più poteva il suo orifizio, ma il membro avanzava implacabile scivolando facilmente sul lubrificante e sullo sperma di cui il passaggio era cosparso in abbondanza. Quello sconosciuto gli stava sfondando il culo forzando l’apertura con un membro di dimensioni asinine e lui non poteva farci niente, doveva prenderlo, che gli piacesse o meno. Lacrime di rabbia e di impotenza cominciarono a scorrergli sul volto mentre il brutale invasore si piantava saldamente dentro di lui, poi la grossa verga prese a muoversi con spinte lente e possenti. Completamente perduto e in balia del suo assalitore lo sentiva ansimare per lo sforzo intanto che andava e veniva allargando a dismisura il buco all’interno delle sue natiche. Mentre lo possedeva il nuovo venuto cominciò a manifestare con rozze parole di apprezzamento la sua soddisfazione. Lo elogiava per quelle belle chiappe dove ficcava il cazzo e lo sollecitava ad aprirsi le natiche con le mani per prenderlo nel culo per bene e gustare nel modo migliore insieme a lui il piacere di quell’amplesso. Per quanto fosse paradossale il ritmato andare e venire di quel grosso arnese che gli stava dentro cominciò a produrre in lui un godimento che cresceva inarrestabile. Era assurdo ma quel vigoroso bifolco lo stava facendo godere e il piacere si diffondeva sempre più intenso in tutto il suo corpo. Adesso respirava a fatica con la bocca aperta mentre una spinta dopo l’altra sentiva avvicinarsi il culmine del piacere che si manifestò in tutta la sua forza facendolo sussultare quando l’altro cominciò a sborrargli dentro al culo. -Ma lo vedi che ci hai provato gusto e invece prima facevi tante storie? Hai lasciato in terra una bozza di sbroda che sembra un lago- lo schernì il contadino. Lui rimase esanime come una bambola di pezza piegato sul bracciolo, il ragazzo nero gli venne vicino, lo penetrò e si prese anche lui il suo piacere.

 


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