Lucy – Tutta colpa dei giornalini

Lucy – Tutta colpa dei giornalini

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Ci siamo passati tutti. E’ quasi un rito di passaggio che ad un certo punto incontriamo sulla strada della crescita personale e sessuale.

La scoperta di un giornalino a fumetti o di una rivista pornografica di un parente o di un amico più grande, che ci apriva gli occhi su di un universo fino ad allora solo immaginato, quello del sesso.

Spesso poi questo piccolo segreto cartaceo veniva condiviso con gli amici più fidati, una sorta di “loggia” dove il rispetto di un vincolo collettivo garantiva a tutti  il riserbo riguardo a tutto ciò che vi avveniva, fosse esso il furto di qualche nuova rivista a danno di un edicolante distratto, fosse la scoperta di nuovi piaceri quali la masturbazione collettiva o quella reciproca.

Il nostro “tesoro” era nascosto nei magazzini di una scuola elementare, di cui i genitori di un ragazzo della compagnia erano i custodi. Spesso ci incontravamo in quei locali per sfogliare le pagine patinate di alcuni numeri di “Le Ore” e “Caballero” dove le star dell’epoca dispensavano piacere a uomini baffuti dotati di membri che, in confronto ai nostri cazzetti da ragazzini, ci apparivano enormi e minacciosi.

Quelle immagini provocavano in noi una strana eccitazione che, con il passare degli anni, avevamo imparato a sfogare con la masturbazione personale, poi quella collettiva e, infine, con la masturbazione reciproca; all’inizio ogni “salto di qualità” era vissuto da tutti, chi più, chi meno, con un comprensibile disagio. Impugnare per la prima volta un membro virile che non fosse il proprio era una cosa che in molti scatenava dubbi esistenziali: in un mondo dove tutto era bene o male, bianco o nero, era ovvio che la cosa fosse, almeno inizialmente, vissuta come un pericoloso cedimento all’omosessualità, che vedevamo stereotipata in uomini con movenze e parlata femminile e vestaglie con il boa di piume. Queste paranoie venivano poi superate dal piacere che quegli atti ci potevano regalare, anche se tutti, più o meno, lo vivevamo come qualcosa di contro natura.

Ecco. Questo era il fatto. Chi più, chi meno.

Per me era strano. Vinto il primo impulso, stringere in mano un pene e sentirlo godere per le mie carezze mi faceva… piacere?

E quando, dopo un po’ di tempo, qualcuno pensò di osare l’inosabile, qualcuno sfiorava le cappelle degli amici con leggerissimi baci, a me non dispiaceva omaggiare quei bastoni di carne adolescenziali di un bacio più lungo o di una rapida leccata.

Era chiaro che, se la maggioranza dei miei compagni compiva quei gesti controvoglia per un tacito accordo di dare e avere, o al limite sulla spinta di un’eccitazione sconosciuta che azzerava i loro freni inibitori, a me… non dispiaceva. Anzi. Trovavo un piacere perverso nel sentire il calore vellutato di quella pelle sotto le mie dita, sotto le mie labbra, sotto la mia lingua.

E così, complice la calura estiva, quel giorno eravamo in quel magazzino mezzi nudi, a sfogliare le nostre riviste che ormai erano la scusa per far partire i nostri giochi proiibiti. Eravamo in tre, io, Gianluca (il padrone di casa) e Lorenzo.

Stavo baciando il cazzo di Gianluca, che era seduto sui materassoni per la ginnastica, quando sentii Lorenzo prendermi per i fianchi e appoggiarmi fra le natiche, protette dalla sottile stoffa dei boxer, il suo membro simulando un’inculata.

La cosa mi eccitava, ma non volevo darlo a vedere. Tuttavia, avvolsi la cappella di Gianluca tra le labbra accarezzandola nella mia bocca con la lingua. Quando però Lorenzo prese l’iniziativa e mi abbassò i boxer, sentii il mio cuore fermarsi.

Immaginando cosa volesse fare, ero paralizzato dal terrore. Ma non solo. Una vocina dentro di me sembrava gemere: “…Nel culo… sì… nel culo…”

Lorenzo non voleva sodomizzarmi, ma solamente continuare a far scorrere il suo cazzo tra le mie mezzelune glabre senza più l’ostacolo della stoffa.

Quel contatto, unito all’altro cazzo tra le labbra, mi eccitarono ancora di più. Ma il colpo finale me lo diedero le parole di Lorenzo, che un attimo prima di venirmi sulla schiena disse all’amico: “Dovresti vedere che culo che ha… liscio e tondo, sembra quello di una ragazza!”

Venni sul pavimento, mentre lo sperma di Lorenzo mi insozzava la schiena e la canotta, e anche Gianluca raggiungeva l’orgasmo schizzandomi la sua sborra sul viso.

A casa, sotto la doccia, riflettevo su quanto era appena successo. Contrariamente a quanto logicamente avrei dovuto pensare, non provavo schifo o ribrezzo. Il cazzo di Gianluca in bocca, il suo sperma sul viso, il cazzo di Lorenzo tra le mie natiche… Già… e se avesse voluto di più? Inconsciamente accompagnavo quei pensieri accarezzandomi il buchino vergine fino a provare ad infilarci un dito insaponato.

La sensazione fu inaspettatamente piacevole; quella intrusione mi dava inizialmente fastidio, ma poi quando presi a far scorrere l’indice dentro e fuori da quel buco provai un piacere finora sconosciuto.

Uscii dalla doccia, mi asciugai alla bell’e meglio e andai sul lettone di mia mamma con una rivista che nascondevo in camera mia.

Su quelle pagine una modella prosperosa veniva sodomizzata brutalmente in ogni posa dal mitico Ron Jeremy, e finalmente lo ammettevo a me stesso. L’eccitazione nello sfogliare quelle pagine non era tanto nell’immedesimarsi con l’attore, ma con la modella che succhiava cazzi, che veniva scopata, inculata e riempita di sperma in ogni dove.

Quasi in trance, presi dal comodino una spazzola per capelli e, inginocchiato sul letto, iniziai a infilarmi il manico della stessa nel culo, vincendo il dolore iniziale che mi stavo infliggendo quasi come se sapessi che, di lì a poco, i miei sacrifici sarebbero stati ricompensati per mille volte tanto.

E fu allora che avvenne il fatto che cambiò, stravolgendola definitivamente, la mia crescita sessuale.

Stavo sodomizzandomi con il manico della spazzola quando mi cadde l’occhio sui grandi specchi che rivestivano le ante dell’armadione posto di fronte al letto. L’immagine che i vetri mi restituivano non mi piaceva: era quella di un ragazzo nudo, leggermente sovrappeso ma indubbiamente maschile, anche se dotato di un paio di natiche burrose e prive di un pelo, che si stava infilando quell’oggetto nello sfintere. No. Qualcosa non andava. Qualcosa “mancava”.

Sfogliando le nostre riviste io mi immedesimavo in quelle prosperose fanciulle dal corpo femmineo, mentre quello che vedevo riflesso nello specchio era un corpo maschile, un maschio al cento per cento.

Presi dal cesto della biancheria una camicetta di mia mamma, un paio di calze e un paio di mutandine e provai ad indossare il tutto. Come vezzo, oltre che per completare il travestimento, inforcai anche un grosso paio di occhiali da sole a “farfalla” che mi rendevano, oltre che più “femmina”, anche meno riconoscibile in quell’immagine allo specchio.

L’eccitazione che mi pervadeva mi indicava che, stavolta, avevo fatto centro. Mi guardavo leccare il manico della spazzola, succhiarlo come un cazzo vero e proprio e poi, mettendomi a quattro zampe, scostare di lato le mutandine nere e affondare violentemente quell’oggetto forzandomi i muscoli dell’ano.

Mi scopavo con quella spazzola, scoprendomi ad ansimare di godimento, fino ad urlare il nome di Lorenzo, il mio compagno, quando raggiunsi l’orgasmo più devastante che avessi mai provato finora…

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One thought on “Lucy – Tutta colpa dei giornalini

  1. Marco

    Praticamente i miei inizi, tolto il vestirmi da donna che nn ho mai provato, i giornalini a scuola o a casa di uno, le prime seghe o baci e pompe soprattutto la spazzola per godere da dietro. Bei ricordi

     

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