Lucy – Lockdown blues (5)

Lucy – Lockdown blues (5)

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Cercavo di studiare, di prepararmi per l’esame che la quarantena aveva rimandato ma che prima o poi sarebbe inevitabilmente arrivato, ma tutto era inutile.

Per quanto cercassi di concentrarmi sui libri, inevitabilmente il pensiero tornava a quanto avvenuto la sera prima.

Mi ero fatta rompere il culo. L’avevo fatto e mi era piaciuto. Molto. L’avrei rifatto? Certo. Con Marco? Sicuramente. E con gli altri?

Le immagini dei cazzi degli altri due ragazzi mi turbinavano nella mente; più grossi e più lunghi di quello di Marco, di lì a poco me li sarei trovati davanti al viso per la solita serata a base di pompini.

E se li avessi presi nel culo? Se avessi dato la mia più totale disponibilità a farli divertire, d’ora in poi, non solo con la bocca ma anche col mio culo stretto? Se mi fossi fatta scopare, sfondare in ogni modo?
Quei pensieri mi facevano comunque eccitare, e il cazzo mi si era eretto come non mai, al solo immaginare quei cazzi che usavano ed abusavano il mio povero culo, che mi dilatavano l’ano, che mi riempivano con veri e propri clisteri di sperma.

Cercai di scacciare quei pensieri concentrandomi sulle materie di studio, ma senza alcun risultato.

Andai in cucina, e di nascosto presi dal frigorifero una carota di dimensioni simili a quelle del pene di Marco, me la misi in tasca e mi infilai in bagno.

Mi spogliai, aprii l’acqua della doccia e mi misi sotto il getto, così da non destare sospetti a chi attendesse di entrare in bagno. Presa in mano la carota, mi sentii pervadere da una frenesia erotica: ci versai sopra un poco di bagnoschiuma, e la accarezzai come se stessi masturbando un cazzo, così da ricoprirla interamente di quella schiuma scivolosa. Poi mi appoggiai ad una parete della doccia, appuntai l’ortaggio al mio sfintere e spinsi.

Alcuni minuti dopo, il bussare alla porta da parte di qualcuno mi riportò sul Pianeta Terra: stavo infatti sfondandomi l’ano con la carota, affondandola violentemente in me ed estraendola fino a lasciarne nel mio retto solo qualche centimetro, per poi spingerla di nuovo dentro. Dentro e fuori fino a godere violentemente con caldi e lunghi schizzi di sperma che si spiaccicavano sul vetro della cabina.

Mentre mi rivestivo, assicurandomi di nascondere la carota nella tasca dei pantaloni, riflettevo su due cose. Innanzitutto avevo scoperto di poter raggiungere l’orgasmo senza alcuna stimolazione del pene, ma solo portando un altro uomo all’orgasmo, succhiando un cazzo o prendendolo violentemente nel culo.

Inoltre ricordavo che, nei miei giochi solitari, ogni volta che venivo dopo mi trovavo in uno stato psicologico di “down”, dovuto a quello che chiamano “periodo refrattario” o forse anche a qualche senso di colpa per aver ceduto alle mie perversioni.

Ora invece ero appena venuto, e mentalmente sarei stato già pronto a soddisfare altri due, dieci, cento cazzi.

Fuori dal bagno, incontrai Gianni che si stava preparando per andare a fare la spesa. Gli proposi di scambiarci i turni “Così almeno esco anch’io un pochino”. Alla fine, per lui, significava risparmiarsi un’oretta di coda davanti al minimarket, per cui accettò di buon grado.

I ragazzi stavano guardandosi un film, quando io entrai in salotto, e tre paia di occhi lasciarono immediatamente lo schermo e si fissarono su di me.

Già li sorprendeva il fatto che fossi in tenuta da “Lucy” senza che nessuno avesse ancora accennato al fatto di “giocare”. Ma quello che li lasciava a bocca aperta era il look che avevo adottato: lavorando al meglio con le poche cose del trolley, avevo imbottito oltre misura il reggiseno così da creare due tette finte da maggiorata che tendevano la stoffa sottile della camicetta. Sotto, la minigonna era tirata su in vita, così da scoprire il più possibile delle cosce e mostrare quello che era uno degli acquisti fatti al minimarket: un paio di autoreggenti nere con la balza in pizzo.

Marco mi sorrise e io ricambiai, evidentemente il messaggio era chiaro, avevo preso la mia decisione relativamente ai dubbi che gli avevo esposto la sera prima, e ciò che avevo deciso non sembrava dispiacergli affatto. Così come il vedermi in quella mise non dispiaceva nemmeno agli altri due.

La televisione continuava a trasmettere il suo programma, ma nessuno la seguiva più; i tre ragazzi mi si erano subito fatti attorno iniziando a palpeggiarmi e a baciarmi il collo e le spalle, mentre io con le mani mi godevo la consistenza delle loro nerchie che rapidamente andavano gonfiandosi sotto la stoffa dei pantaloni.

“Ma che hai qui?” disse Paolo, che toccandomi il culo coperto, per così dire, solo da uno striminzito perizoma, vi aveva trovato un qualche “corpo estraneo”.

Allontanai da me i tre, e andai a mettermi in ginocchio sul divano, volgendo le natiche verso di loro. Alzandomi la gonna sui fianchi, scostai il perizoma ed afferrai il tappo di plastica che sporgeva dal mio buchino, estraendo ciò che prima, in bagno, mi ero infilata dentro.

Al minimarket, infatti, avevo comprato anche un flaconcino di lubrificante dalla forma indubbiamente fallica, e dopo essermi accuratamente spalmata di gel profumato la rosellina, me l’ero infilato a fondo per preparare i muscoli anali alla maratona che si prospettava per quella sera.

Infilai nuovamente in me il flacone, e lo feci scivolare dentro e fuori alcune volte sentendo che ormai scorreva in me agevolmente, per la dilatazione dei muscoli e per l’effetto del gel, regalandomi brividi di piacere.

Alle mie spalle i complimenti si sprecavano… i tre mi davano della troia, della rottainculo, e quegli epiteti anziché offendermi mi eccitavano ancora di più.

Voltai il viso verso di loro, e vidi con piacere che i tre si stavano liberando dei pantaloni; mandai loro un bacio, continuando a masturbarmi col tubetto del gel fino a che una mano estranea me lo sfilò lasciando il mio buco socchiuso come una piccola boccuccia palpitante.

Sentii due mani prendermi per i fianchi e poi un uccello tentare di penetrarmi; essendomi nuovamente voltata verso il muro non potevo vedere chi fosse il primo “candidato” a presentarsi e da una parte speravo fosse Marco, il più “piccolo” dei tre, e che soprattutto non fosse Paolo, il più dotato soprattutto in larghezza. Mi andò bene al 50%, visto che il proprietario di quel cazzo che, superato l’anello dello sfintere, mi stava sprofondando in culo allargandosi lo stretto passaggio era Gianni.

Fortunatamente, grazie alla preparazione col tubetto, la penetrazione non fu molto dolorosa e ben presto il mio sodomizzatore potè iniziare a pistonarmi l’ano con veemenza.

“Oh sì… sì… sfondami.. sfondami il culo…” lo imploravo, seppur non ce ne fosse alcun bisogno.

Le sue spinte veementi mi facevano tenere il viso affondato tra i cuscini del divano, per cui non vedevo  cosa stessero facendo gli altri due ragazzi, fino a che una mano mi fece sollevare il capo: era Marco che, inginocchiatosi sul divano accanto a me, mi offriva il suo sesso da succhiare, imitato da Paolo che ben presto prese posto dall’altro lato.

Continuavo ad incassare le bordate di cazzo nell’ano da parte di Gianni, mentre alternavo gli altri due cazzi nella mia bocca, fino a quando sentii dei colpi più forti nel mio culo e un ruggito del mio scopatore, che mi stava riempiendo il culo di sperma.

Gianni si sfilò dal mio culo, e io passai rapidamente dal succhiare il cazzo di Paolo ad occuparmi di quello di Marco, guardandolo fisso in viso; il messaggio era chiaro: volevo che fosse Paolo ad incularmi, ora, perché Marco quel piacere l’aveva già avuto in anteprima.

Non protestò, e rimase a godersi il mio pompino, mentre dietro di me Paolo stava forzando l’ingresso con la sua nerchia dura come un legno.

Spalancai la bocca per urlare, ma ero impedita dai 20 centimetri di cazzo di Marco infilati fino in gola: il cazzone di Paolo, aiutato dalla dilatazione di Gianni e dal suo sperma, era sprofondato in me in un sol colpo, ma straziandomi lo sfintere per “farsi spazio”. Vedevo davvero le stelle, ma la parte più perversa di me godeva di quel dolore. Si sentiva usata, sfondata, stuprata. E ne godeva, inspiegabilmente.

“Mmmmmmmmmmmm…” fu il lungo mugolio che accompagnò le prime pompate di quel cazzone nel mio povero culo, mentre il cazzo di Marco mi soffocava. Non sapevo dove fosse andato Gianni, ma in quel momento non mi interessava.

La risposta mi arrivò dal flash di un telefonino: Gianni stava immortalando la scena che si svolgeva davanti a lui, dove mi facevo sfondare senza ritegno il culo dal cazzone di Paolo mentre succhiavo devotamente la nerchia di Marco. Lacrime nere del trucco mi colavano sulle guance a causa dei conati di vomito che mi provocava il soffocamento da parte del cazzo di Marco piantato in gola, e il culo… Paolo si era sfilato per un attimo da me, e il cellulare aveva immortalato quel buco che stentava a richiudersi ed ora rimaneva aperto e palpitante.

Scattata la foto, Paolo non si fece pregare per riprendere il lavoro, e mi affondò nuovamente il suo super cazzo nelle budella fino al limite con un colpo solo.

“MMMMMMH!!” mi lamentai, ma l’urlo di dolore fu strozzato da quell’altro bastone di carne che ormai mi stava scopando attivamente la bocca come se fosse una figa o un secondo buco del culo.

Non pensavo che Gianni avrebbe potuto usare quelle foto contro di me; quando mi mostrò la foto del mio culo oscenamente aperto e dilatato provai un brivido che mi portò alle soglie dell’orgasmo.

La stessa eccitazione dovette provocarla agli altri due ragazzi, che dopo averla vista mi riempirono la bocca e il culo di sperma, mentre anche io venivo di un orgasmo dirompente, che quasi mi fece perdere i sensi.

Sentii solo il sapore salato dello sperma di Marco e la strana sensazione dovuta all’uscita dal mio culo devastato del pitone di Paolo, mentre tutto intorno a me si perdeva in una nebbiolina luminosa…

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