Lucy – Il vizio ai tempi della Quarantena

Lucy – Il vizio ai tempi della Quarantena

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Ridi e scherza, era già più di un mese che il mio ufficio era chiuso per le restrizioni legate all’Emergenza Coronavirus. Un mese che il lavoro veniva per la maggior parte svolto in smart working, salvo alcune rapide puntate fino alla sede per posare le pratiche evase e ricuperare le nuove da mandare avanti. Ovviamente l’impossibilità di muoversi liberamente come prima aveva di fatto ingabbiato anche Lucy, che non poteva sicuramente incontrare i propri amici o farsene di nuovi in chat.

E così mentre tra le mura domestiche il sesso “canonico” proseguiva senza problemi con mia moglie, la mia parte femminile dava segni di insofferenza. Vedendo un video pornografico inviatomi da un amico smaniava davanti alle immagini di quella bella ragazza alle prese con due notevoli nerchie color cioccolato, desiderando di essere al suo posto. Cucinando si scopriva ad impugnare un cetriolo o una zucchina sospirando alla sola sensazione di stringere quel simulacro di membro virile. E al mattino, lavandosi il viso, lo schizzo del sapone liquido nella sua mano non poteva non ricordarle un altro liquido bianco e cremoso che le mancava così tanto.

Dovevo fare qualcosa.

E così, approfittando dei miei viaggi verso l’ufficio, iniziai a rubare qualche minuto per me, o meglio, per Lucy.

Nascosta nella camera dell’archivio, ricuperai dalla mia “scatola delle meraviglie” due falli sintetici e giocai per un po’ con essi… li leccai, li succhiai, mi pistonai l’ano prima con uno e poi con l’altro; quel godimento perverso da un lato aveva placato un po’ le smanie di Lucy, ma dall’altro le aveva ricordato che, senza dubbio, mancasse qualcosa.

Così, la seconda volta, presi anche dalla scatola qualche capo di intimo e lo indossai. Ovviamente il risultato non era per nulla paragonabile alle trasformazioni complete di trucco e parrucco a cui ero abituata, ma la carezza soave del nylon bastava già ad eccitarmi, a rendermi femmina.

Una femmina che ora succhiava quei cazzi di gomma con tutta la passione di cui era capace, e che se li infilava a forza tra le natiche per godere liberando la sua depravazione.

Per un paio di volte tutto andò bene. A casa soddisfacevo i miei desideri etero, in ufficio Lucy si regalava le sue sveltine con i suoi amanti sintetici, e tutto sembrava filare per il meglio.

Però Lucy non poteva negarlo a se stessa: mancava qualcosa. Quel fallo di gomma che da sola faceva sprofondare nelle sue budella era un amante di durata ineguagliabile, ma poco partecipativo all’amplesso; doveva ad infilarselo a fondo da sola, non c’erano le spinte possenti dei fianchi del suo uomo. E da lui non avrebbe mai avuto elogi per i suoi pompini a gola profonda, per il suo culo bollente, per le sue natiche di seta. E soprattutto non avrebbe mai ricevuto il suo sperma in bocca, sul viso, nel profondo del suo culo.

Il fato mi venne in aiuto. Quella sera, a casa, ricevetti un messaggio da Claudio, l’amico di F., dove si lamentava del fatto di dover accompagnare la moglie ad eseguire un piccolo intervento medico di lì ad un paio di giorni; in un altro momento sarebbe stato un intervento di routine, tutt’al più una noia per le code in sala d’attesa, ma purtroppo in questo periodo gli ospedali sono un campo di battaglia dove tutto gira intorno al grande nemico invisibile.

Mi diceva che avrebbero fatto i tamponi a lui e alla moglie, e che non avrebbe potuto poi andare a trovarla nei due giorni in cui sarebbe stata in ospedale, salvo poi andarla a prendere una volta dimessa.

Gli chiesi dove sarebbe stato fatto l’intervento, e capii che l’ospedale era qui a Torino, non proprio vicino al mio ufficio che comunque si trovava sulla rotta logica per andare e venire da casa sua al nosocomio.

Le rotelle nella mente di Lucy iniziarono a girare vorticosamente: una persona fidata, un amante collaudato… garantito sotto l’aspetto sanitario dal momento che avrà appena fatto il tampone… che si troverà a passare a non più di cento metri da dove potrei ospitarlo…

Detto, fatto.

Due giorni dopo ero in ufficio. Con una scusa avevo anticipato, a casa, che mi sarei fermato per tutto il pomeriggio, per archiviare alcune pratiche; in realtà l’unica cosa che intendevo archiviare, almeno momentaneamente, era la voglia di cazzo che mi perseguitava.

Avevo indossato uno dei miei outfit da zoccola e stavo completando il trucco del viso, quando il trillo del telefono mi annunciò l’arrivo di un messaggio Whatsapp: era Claudio che, sbrigate le sue faccende, stava ripartendo dall’ospedale, e di lì a poco sarebbe arrivato da me.

Ultimai il trucco e misi tutto a posto, accorgendomi in quel momento di aver dimenticato di infilarmi il plug gioiello che ero solita indossare in occasione dei miei incontri amorosi, un po’ per vanità femminile e un po’ per preparare l’ano alla penetrazione dilatandolo leggermente.

Con un brivido di lussuria pensai che, forse, sarebbe stato meglio così. Avrei ricevuto il cazzo di Claudio senza preparazione, mi sarei goduta appieno il dolore e lo sfondamento anale che mi si prospettavano. Pensiero che mi provocò un’improvvisa erezione…

Avevo appena messo in ordine il tutto quando il trillo del campanello, nel silenzio tombale dell’ufficio, mi fece sobbalzare; questo mi fece anche venire un’idea per dare un tocco finale all’ambiente: prima di aprire al mio amico, aprii la cartella dei miei mp3 sul computer e misi su un po’ di musica lounge.

Andai ad aprire la porta, e feci entrare Claudio, che immaginai sorridermi dietro la mascherina; già, vero, la mascherina. Non ce l’avevo, e sicuramente non avrei potuto indossarla sulla mia bocca pesantemente rossettata, per non creare danni. Pensai che però lui era reduce dal test con esito negativo e ne indossava una di quelle filtranti, per cui non ci sarebbe stato problema né per me visto che lui era “pulito” né per lui visto che se anche fossi stata una contagiata senza sintomi, la sua mascherina l’avrebbe protetto.

Non avevo neppure finito questo complicato ragionamento medico che un altro pensiero mi causò un’improvvisa tristezza. Questo virus maledetto mi impediva di accogliere il mio amante con un bacio bollente come d’abitudine, e non avrei potuto neppure baciarlo durante i nostri giochi.

Mascherai la delusione dietro ad un sorriso e mi limitai ad abbracciarlo, poi, chiusa la porta dietro di noi, lo condussi dentro l’ufficio tenendolo per mano e infine lo aiutai a spogliarsi.

Effettivamente era insolito vederlo così, completamente nudo, con il suo superbo arnese già ritto, e quella mascherina sul viso, e mi venne da ridere mentre mi inginocchiavo in adorazione di quello scettro di carne di cui sentivo la mancanza da molto, troppo tempo.

Me lo strusciavo sul volto, lo coprivo di baci e di piccole leccate lungo tutta l’asta e ai testicoli quasi glabri, per poi, infine, accoglierlo nella mia bocca bollente.

Che differenza con i miei falli di gomma! Anche il dildo più lussuoso e rifinito non può nemmeno avvicinare le sensazioni che può regalare un vero cazzo. La morbidezza della pelle, l’odore di maschio appena lavato, i fremiti con cui quel membro risponde alle mie attenzioni… nessun cazzo di gomma te le può regalare!

Succhiavo quel bastone di carne sentendolo duro e rigido nella mia bocca, e i gemiti che Claudio emetteva sotto la sua mascherina mi assicuravano che l’allenamento fatto con i falli finti mi aveva permesso di non perdere nulla nelle mie abilità di perfetta pompinara; lo sentivo godere della mia bocca e della mia lingua, e ovviamente anche io ne godevo.

Ad un certo punto mi fece smettere di succhiare, forse per non venire troppo presto come anche il sapore leggero dei suoi liquidi prespermatici mi aveva annunciato.

Mi fece sollevare e mi disse di appoggiarmi alla scrivania, cosa che diligentemente feci tendendo le natiche all’indietro verso di lui. Mi aspettavo di essere sodomizzata da quel sesso virile che avevo appena smesso di succhiare ma invece fui sorpresa da una carezza umida e leggera sul mio forellino voglioso.

Claudio, separandomi delicatamente le natiche, aveva preso a leccarmi l’ano, a penetrarmi con la punta della lingua, regalandomi brividi inimmaginabili.

“Oooh… sì… leccami, tesoro… leccami il buchino… lo senti come si apre?” mugolavo sotto l’effetto di quei baci osceni, che aumentò decisamente quando alla lingua si unirono prima uno, poi due dita che mi sondavano il retto allentando gradatamente la resistenza dei muscoli del mio sfintere anale.

“Sì… spingi le dita dentro, tesoro… lo sai che mi piace… e mi piace quando mi inculi… voglio il tuo cazzo… il tuo cazzo nel mio culetto… ti prego… dammelo… sfondami…”.

Le mie suppliche raggiunsero ben presto lo scopo: Claudio smise di leccarmi e masturbarmi e lo sentii appoggiare la sua cappella al mio buchetto dilatato; spinse, e in un attimo fu dentro di me per metà della lunghezza della sua dotazione, strappandomi gemiti di dolore.

“Mi senti? Mi senti, eh, puttanella?”

“Sì… ti sento… fai piano, ti prego… piano ma non smettere… lo voglio tutto… tutto dentro”

Il suo cazzo stava affondando centimetro dopo centimetro e ben presto fu sprofondato per intero nel mio culo voglioso. Certamente la mancanza di una vera preparazione e la mancanza di “eccessi” a cui l’avevo abituato negli ultimi tempi avevano reso le cose un po’ più difficili, ma come avviene per qualsiasi muscolo, anche il mio ano in pochi secondi riuscì ad adattarsi alle misure di quel membro che Claudio teneva ben infisso tra le mie natiche senza muoversi. Fui io, infatti, che iniziai a muovermi piano piano facendone uscire qualche centimetro da me per poi tornare di nuovo incontro al basso ventre di Claudio e infilarmi quel cazzo per intero. Movimenti che via via divennero più lunghi e più fluidi, fino a che il mio amante iniziò ad incularmi senza riguardo, infilandomi violentemente tutti i suoi venti centimetri di carne nel profondo del culo e sfilandoli via dandomi l’impressione che il mio sfintere si rivoltasse come un calzino seguendo il movimento del cazzo.

Mi venne in mente un video porno che avevo visto tempo prima, nel quale l’attrice dopo numerose sodomizzazioni mostrava alla telecamera ciò che rimaneva del suo povero ano: un buco, una voragine che non accennava a richiudersi e da cui, spingendo, faceva uscire all’esterno i muscoli anali creando qualcosa che poteva lontanamente ricordare una rosa scarlatta. Per un attimo immaginai che, proseguendo nei miei eccessi anali, prima o poi anche il mio culo avrebbe subito quello sfacelo a mio parere irrimediabile e l’idea… sì, sulle prime mi spaventò, ma poi subentrò una strana sensazione, un’eccitazione perversa.

“Sfondami… sfondami tuttaaa” urlai a Claudio, che anche senza il mio incitamento aveva preso da un po’ ad incularmi ad un ritmo forsennato, sbuffando per la fatica e per il fiato corto provocatogli dalla mascherina.

Nessun dildo avrebbe mai potuto regalarmi quelle sensazioni: le mani del mio uomo che mi artigliano i fianchi, le sue spinte come quelle di un maglio e quel cazzo turgido che fa scempio del mio culo… stavo godendo e sentivo l’orgasmo avvicinarsi pericolosamente quando, per fortuna, anche Claudio accelerò i colpi e mi riempì il culo di sborra, scatenando anche il mio piacere.

Riprendevo fiato, appoggiata a quella scrivania, mentre sentivo rivoli di sperma colare fuori dal mio buco devastato.

Come se mi leggesse nel pensiero, Claudio prese il suo telefonino e scattò una foto che mi venne poi a mostrare. Uno splendido paio di natiche che, se non fosse stato per un grosso paio di testicoli pendenti, chiunque avrebbe preso per femminili, e al centro un grosso buco arrossato da cui gocciolava fuori un liquido perlaceo…   

Un brivido perverso mi corse lungo la schiena, immaginando che tra un paio di giorni Claudio sarebbe comunque dovuto tornare in zona per le dimissioni della moglie, e avremmo avuto una nuova occasione per godere insieme…

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