Rimorsi e rimpianti

Rimorsi e rimpianti

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RIMORSI E RIMPIANTI – E’ Difficile raccontare certe cose anche se si è nell’anonimato, dopo anni ci si rende conto che quelle cose non avrei dovuto farle. Corsi un forte rischio se si pensa che avevo 29 anni e la mia nipotina solo diciotto . Non mi riconosco alcuna attenuante a quello che feci, anche se è l’età che gli ormoni martellano le nostre azioni. Giorgia, la piccola Giorgia nell’attesa che mia sorella, sua madre, tornando a casa dal lavoro venisse a riprenderla, sostava a casa nostra per un paio d’ore ogni giorno.- Dall’università io tornavo a casa un’ora prima di lei, pertanto restava con me per oltre un’oretta e fu, in quell’oretta che nacque il nostro “amore”.- Mai avrei pensato d’essere attratto dalla mia nipotina, ma è successo. Quel giorno, come sempre ero a casa solo in quanto, come ogni giorno, mia madre rientrava dal lavoro più tardi. Giorgia se ne stava guardando la tv mentre io sistemavo alcune cose. Sbrigatomi, con in mano una lattina di coca cola, andai a sedermi vicino a lei sul divano. buttai distratto gli occhi al teleschermo dove in quel momento c’era una coppia che si stava baciando. Guardai ma non seguii la scena, stavo pensando a cose mie, quando poco dopo mi fa “Rossano…c’è l’hai anche te la fidanzata vero? “, “certo che ce l’ho, perchè ? ” “le dai anche te dei baci” “sicuro, tutti i fidanzati si baciano…ci vogliamo bene” rise. – Due giorni dopo, ritrovandoci come ogni giorno lì sul divano, mi chiede sorridendo “e… la baci con baci da fidanzati, la tua Ilaria? ” “perchè? certo, siamo fidanzati ! ” e lei quasi timorosa “con la..con la..con la lingua ? ” rimasi basito, impiegai qualche secondo per chiderle “ma cosa dici? l’hai saputo questo da qualcuno vero..chi? ” ” l’ho sentito da dei ragazzi che parlavano tra loro…ma dimmi lo fai anche te ? ” “sì ma sono cose mie, cose private” “…dimmi solo…è bello… ti piace ? ” “quando sarai più grande lo farai anche tu…sì è bello” “non credo… – disse schifata, e continuò, – con la saliva poi…” “Giorgia passò dal sorriso diventando seria, balbettò qualche parola, poi tornò in cucina. – Il giorno dopo, sempre seduti sul divano, mi fa sorridendo “la bacerai anche stasera ? ” ” sì curiosona, sì” risposi spazientito. La mia nipotina il giorno appresso mi si avvicinò tornando sull’argomento baci ” l’hai baciata anche ieri sera? ” “insisti…sei veramente curiosa sai? non è per caso che vorresti vedermi o addirittura provare anche te ? ” “forse…” rispose scappando in cucina sghignazzando e quando poco dopo tornò, con un sorrisno a fior di labbra “e…quanti ve ne siate dati ? ” “più di cento – risposi fissandola con sguardo indagatore, e proseguii – dovresti pensare più allo studio che a queste cose” “…voglio essere preparata per quando mi fidanzerò” “capirai…hai tempo ancora d’aspettare” “non è così, una compagna della mia classe ha già l’innamorato e ha solo un anno più di me” ” …la invidi, lo vorresti anche te ? ” “e perchè no?…credo d’essere carina anch’io” “sì sei carina ma sei troppo giovaneeee” risposi canzonandola; fece una smorfia di disappunto, poi disse sorniana “…invece mi sono già adocchiato uno che mi insegnerà a baciare” mi feci una bella risatina “se lo sa tuo padre, vedrai te che razza di baci ti darà lui” “eh ma papà non lo sa – e proseguì “ha 29 anni ma purtroppo ha già la fidanzata” “allora mia cara sarà inutile che te lo addocchi”. Quel giorno finì lì perchè venne un mio amico, ma il giorno dopo, ancora tutti e due sul divano, dopo una decina di minuti di silenzio “Rossano… insegnami tu a baciare… = mi supplicò piagnucolosa = si… dai…per favore” “io? ma sei matta ? = e ridacchiando = e poi non hai già chi ti insegnerà” risposi sorpreso “si è vero, ma mi crederà proprio una bambina non sapendo niente di niente” “guarda che sei ancora una ragazzina, e penso che lui non ti vorrà” “non sono più una bambina… ho i seni che mi stanno crescendo bene sai ? ” mentre diceva questo, sporse in fuori il petto ma avendo una camicetta di cotone larga non risaltava nessun segno, lei però l’appiattì al petto così potei vedere che effettivamente un rigonfiamento c’era, io però villanamente scoppiai in una risata ma me ne pentii subito perchè lei restò male. Vedendola fortemente contrariatta l’abbracciai “scusami Giorgia non volevo offenderti… sì è vero, stai diventando grande” poi mosso più per confortarla che altro, le detti un bacetto sulla bocca tenendola stretta guancia a guancia. Confesso che nel sentirmi accarezzato dalla morbidezza della sua guancia, quasi dimenticai ch’era ancora una ragazzina, tornai sulle sue labbra, lei le aprì. Credo che se anche avesse qualche annetto in più non mi sarei emozionato come in quel momento. Col cuore e il cervello in fibrillazione e ancora oggi me ne stupisco, mi tenni fermo sulla sua piccola bocca, lei mi abbracciò con le sue braccine ;aprì la bocca e la tenne socchiusa, quasi aperta, la mia lingua, lingua di 29 anni, lingua del suo zietto si era timidamente spinta in lei, chiusi gli occhi quasi rapito dal piacere, lei socchiuse la chiostra dei suoi dentini e la mia nipotina fece la conoscenza per la prima volta nella sua vita,con una lingua, la mia lingua. Col visino in fiamme e tenendo trasognata gli occhi chiusi, Giorgia mosse la sua linguetta vellicando timidamente la mia. Rimanemmo uniti per oltre due minuti respirando entrambi col naso. Ricorderò sempre quei bei momenti con profonda nostalgia, stavo baciando alla francese la boccuccia vergine di una fanciulla appena diciottenne, ricordo come i suoi ansiti mi riempirono il cuore. Ci fu un momento che il cervello mi rimproverò, “ma cosa fai? è tua nipote, è ancora una fanciulla, sei matto ? ” perplesso mi staccai ma subito tornai sulla sua piccola e carnosa bocca,. troppo belli e troppo eccitanti furono quei momenti . Sono sicuro che anche lei provava dal vivo, sensazione nelle quali sicuramente e a lungo aveva fantasticato. Gli ansiti riempivano le mie orecchie frammisti a fremiti e mugolii, mentre un vortice di emozionimi mi stava frastornando, percepii una leggerissima carezza della sua linguetta sulla bocca; mio Dio, cosa ho smosso mi chiesi, mi bloccai per qualche istante attento nell’ascoltare quella proibita carezza, poi entrai con la mia e in quel paradisiaco incontro, giocai con la sua lingua; lei dapprima con leggeri e direi timidi movimenti, poi sempre più intensi , ad un certo punto le lingue duellavano nell’eterna lotta dell’amore. Per un tempo che non saprei ridire, baciai la sua boccuccia, poi quando ci siamo staccati lei abbassò lo sguardo vergognosa, io ripresomi un pochino e tentando una padronanza di me che non avevo, chiesi con voce roca “sei contenta adesso ? ” “sì – rispose – e aggiunse – grazie” . Uno squillo del telefono ruppe il nostro imbarazzo,staccai la cornetta e risposi, ma riuscii a fatica a capirne una parte della telefonata, poi sopratutto per sistemare il gazzabuglio nel mio cervello, ne approfittai rifugiandomi in bagno dove riordinai un pochino le idee che però mi lasciarono nell’atroce dubbio se continuare poichè m’e piaciuto o fermarmi lì nel timore d’essere scoperti e subirne le giuste e terribili conseguenze . Il giorno appresso, cercando invano di nascondere a me stesso il piacere di rinnovare quei baci deliziosamente proibiti, mi ritrovai invece a gironzolare nervosamente avanti e indietro in salotto gettando occhiate alla strada, la vidi, arrivò, le aprii col sorriso sulle labbra, anche lei sorrise ma era imbarazzata, andò in cucina a bere qualcosa, poi col bicchiere ancora in mano venne in salotto, sedette sul divano vicino a me, dopo un poco le chiesi “allora stamattina, hai visto il tuo lui? ” “sì… è bello sai ? e ora che mi hai insegnato a baciare mi pare ancora più bello” “davvero ? un giorno me lo farai conoscere vero? ” chiesi stupito, ma anche un pò deluso immaginando che mi doveva considerare quasi suo fidanzato, “ma non l’hai ancora capito? sei tu, tu che mi hai insegnato a baciare no?…non c’è nessun altro” Restai allora felicemente turbato, poi senza alcuna parola, ammirando la sua bocca e spinto dal mio sconsiderato desiderio di gustare ancora quella fragola, la cinsi con ambo le braccia cercandole ancora la bocca, incollandomi su quel frutto proibito aperto e accogliente. Giorgia la piccola Giorgia, la mia nipotina mi stava regalando la sua boccucia ignara dell’enorme trasgressione che stavamo compiendo. Per quasi un’ora ci siamo baciati e ribaciati sostando solo per riprendere fiato. Gesù com’era bello sentire con la lingua i suoi dentini, sentire i forti e lenti tocchi della sua linguetta. Impossibile descrivere l’emozione che provammo, per lei era ovviamente la sua prima volta, io avevo avuto una fidanzatina qualche anno prima, ma mi svezzò una vicina di casa, sposata, che però durò poco più di tre mesi, donna che credo abbia voluto provare a farsi scopare da me, un ragazzo giovane, lo fece di certo perchè oltre ad avere un marito più anziano di lei sapeva che doveva trasferirsi in un’altra città. Quella sera, mentre mia madre armeggiava per entrare in casa, velocemente le raccomandai con molta apprensione di non parlare con nessuno di noi, nemmeno con le amiche. Non fummo mai scoperti non tanto per merito nostro, ma per il semplice fatto che sua madre veniva a riprederla sostando con la vettura qualche istante davanti al cancello, Giorgia saliva e anche se aveva ancora il viso emozionato, sua madre intenta alla guida non poterva notarlo. Continuammo così ancora per due tre giorni, poi un pomeriggio, mentre la baciavo, e conoscendone ormai l’indole, sicuro che non mi avrebbe fermato, posi una mano sul suo senino sinistro, infatti non mi fermò ma credo che il suo cuoricino abbia accelerato i suoi battiti giacchè la sentii irrigidirsi. La tettina era ancora poco sviluppata ma riuscì a scuotere ugualmente il mio animo. Il tessuto sottile mi permise di apprezzare quel giovane monticello di carne, com’era bello, emozionante; posso dire che non provai mai più una simile emozione. Quel giorno, anche per nascondere meglio i miei sentimenti, tenni Giorgia guancia a guancia, pasciandomi nel palpeggiarle entrambe le piccole tettine, tettine che il giorno dopo le conobbi dal vivo, ossia arrivando sulla carne viva, liscia e morbida come solo le ragazzine in crescita possono avere e Giorgina lasciò felice che il suo zietto le apprezzasse. Se mi soffermo a ripensare a quei momenti, i rimorsi odierni si attenuano quasi a scomparire anche se sono profondamente razionale, vedo che quando decisi di bloccarmi fu un bene per entrambi. Certo però che in quel tempo le cose lentamente si ampliarono; l’immenso piacere di palpare le ecerbe tettine della mia nipotina, non sopirono la voglia di altre gioie. Avevo 29 anni ero al culmine della mia potenza sessuale e anche se la piccola Giorgia aveva solo diciotto anni, vedevo in lei la bellezza e la grandiosità della natura, così lì nel salottino, complice l’aria primaverile, si svilupparono i nostri sentimenti. Giorgia spinta dalla curiosità insita in tutti nell’affacciarsi alla sessualità, io stesso mosso da questi naturali impulsi, ci indusse a scoprire sempre di più le gioie del sesso. Nel giro di un paio di giorni, dopo aver ripetutamente goduto nel palpare e nel cincischiare i piccoli capezzoli facendoli rizzare, indirizzai le mie attenzioni verso altri tesori. Giorgia quando sentì la mia mano posarsi su un ginocchio fu lesta a prendermi il polso e allontanarmi , la cosa mi sorprese alquanto, credevo di conoscerla bene, era la stessa che una decina di giorni prima sfacciatamente mi attirò offrendomi la bocca? eppure mi bloccò; insistei cercando di risalire dal ginocchio, ma lei strinse forte le cosce “ma dai sciocchina …lasciami fare, guarda che tutti i fidanzati lo fanno, tutti” “anche Ilaria si lascia toccare? ” “…ieri sera – dissi inventando – le ho fatto un ditalino..sai cos’è” “sì…lo so…lo so” poi fissandole gli occhi, chiesi ansioso di sapere “come lo sai, lo fai anche te ? ” “no..no, io no” ma poi, forse per non sembrare una bambinetta, continuò “…veramente sì…l’ho fatto anch’io” “ti piace immagino..però se te lo faccio io è molto ma molto più bello sai ? ” Così quando sentì la mia mano sul ginocchio,nascondendo il viso sul mio petto, si lasciò accarezzare. Forse temendo mi potesse fermare e nonostante la bramosia che mi prese, a fatica riuscii a frenarmi, così lentamente, molto lentamente risalii lungo la coscia inebriandomi della sua pelle di seta. Quando raggiunsi il tessuto delle mutandine,mi parve di perdere i sensi. Mio Dio stavo per toccare una fichetta vergine, immacolata. Strinsi con la sinistra il corpicino a me sia per sentirmela più mia, sia per non vacillare. Il diafano tessuto delle mutandine mi permise di sentire la leggera fenditura della fessurina, indugiai, poi mossi il medio percorrendo lentamente il suo tepido tesoro. “Ti piace – chiesi – è bello vero? ” “Sì…” rispose in un sussurro attutito per la bocca pressata al mio petto. Scesi poi con la mano sinistra sul prominente e sodo culetto. Che momenti furono quelli. Palpeggiai quella soda carne estraniandomi dal momdo, sollevandole la corta sottanella, raggiunsi le mutandine. La tenevo stretta a me così mentre col medio continuavo a eccitarle la piccola fica, titubante agganciai il bordino degli slippini spingendolo giù, Giorgia, ancora forse incerta nel lasciarmi proseguire, mi prese il braccio fermandolo, allora tralasciando con leggero disappunto la mia opera, la scostai da me e alzandole il mento e curvandomi su di lei, le detti un bacino sulle labbra, la risposta l’ebbi subito, aprì per me la sua deliziosa bocchina. Pochi secondi dopo, tremando per la forte emozione spinsi alle ginocchia le mutandine. Non trovo parole per descrivere le sensazioni che provai quando con il dito tornai sul taglietto, Gesù che tremore mi invase, Giorgina fanciulla diciottenne eccitata dallo zio ma sopratutto merito della sua natura, quando tornai a vellicarle la fessurina, la trovai rorida di umori,nonostante la sua giovanissima età la sua fichetta riuscì a secernere quel nettare divino. Ero talmente eccitato che non ascoltai quei limiti che m’ero imposto e, presale una manina gliela condussi sulla mia patta. A quell’epoca non pensavo ancora che anche le femmine al pari di noi maschi, sono curiosissime di vedere, toccare il sesso maschile, cosicchè nel sentirla prima brancicare, poi catturarmi il sesso duro come l’acciaio, mi parve di rinascere. Ancor oggi nel ricordare quei momenti, stento a crederci. La mia nipotina, stava per la prima volta nella sua vita, stava giocando con un cazzo, il cazzo di suo zio, un sesso se non grandissimo ma ragguardevole e troppo grande per penetrare la sua fichetta immatura. Ormai senza più freni inibitori, mentre continuavo a baciarla frenetico, tirai giù lo zip sguainando il mio scettro che mi fece fremere quando si senti predere dalla sua manina. Pensa lettore allora com’io divenni, non morii e non rimasi vivo. Lei lo teneva, lo stringeva, curiosa, voleva conoscere come siamo noi maschi. Le premetti la testolina al petto, rapito da sue sentimenti, quello romantico nel pensare a questa ragazzina che meritava tenerezza e, quello materiale che dava ascolto al naturale richiamo della natura, del sesso, sesso che però prevalse. Dopo alcuni su e giù sul taglietto col medio le sfiorai la clitoride, ebbe un guizzo, spalancò la bocca stringendomi forte la mano con le coscie, fra miagolii ansando, venne. Me la tenni stretta stretta per oltre due minuti attendendo si rilassasse, poi sfilandole completamente le mutandine le usai per asciugarle la fica. Anche il mio lui reclamava giustizia, cosicchè cercandole la manina la ripostai su di lui che continuava eccitato a beccheggiare cercando sollievo. Giorgia forse non conosceva ancora l’arte della masturbazione maschile, lo teneva in mano, ma solo i pochi e disordinati movimenti furono sufficenti a farmi sborrare; quando sentii che stavo per venire, afferrai le sue mutandine incappucciandolo fra singulti di estremo piacere li riempii del mio seme. Ormai s’era fatto tardi, ci siamo messi in ordine e fu giocoforza rimandare al giorno appresso e per la prima volta gustammo il piacere del cunnilinguo.Le lentissime ore finalmente passarono, così il giorno appresso con famelica bramosia, e dopo pochi baci quale ouverture, Giorgina mi assecondò svelta si calò e si tolse le mutandine, allacciati cademmo nel nostro divano, e lì poteri ammirare e gustare la più bella fichetta dell’universo. La mia lingua dopo aver baciato e leccato la seta delle pelle delle sue indescrivibili cosciette, inebriato dal profumo della giovinezza, posai quasi con religiosa devozione la bocca sul suo gioiello. Tremavo, troppo potente l’emozione, sconvolto ma sopravissi potendo così assaporare la fessurina quasi calva della mia piccola nipotina. qui devo fermarmi impossibile descrivere quei momenti. Tre volte godette e tre volte gustai il suo miele, poi non so come, ma riuscii solo a far scorrere il glande su quella rugiadosa fenditura frenando a stento la voglia di penetrarla. Continuammo per oltre tre mesi e solo dando ascolto alle sue suppliche e al mio sesso, un indimenticabile pomeriggio, la feci mia. Nel suo caldo corpicino lasciai la mia anima e il mio futuro. Ora anche se vivo con una splendida ragazza per quanto sia bella e brava a letto, non riesce a minimamente eguagliare la mia Giorgina, la quale dovetti amaramente lasciare in quanto mia madre ci sorprese e non svelò la cosa ai suoi in cambio di una mio solenne promessa di cessare subito questo rapporto. Tristemente ora passato il tempo, vedo con occhio più maturo il mio tremendo peccato approfittando di una inesperta fanciulla.

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