Due prigionieri – un racconto porno fantasy

Due prigionieri – un racconto porno fantasy

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 Nessuno se ne accorgerà – disse Tea infilando una mano sotto il pantalone in panno di Gustavo.
– Se ne accorgeranno per forza!
– No, se stai zitto… – quindi calò lentamente sulla panca fino a poggiare le ginocchia sul gelido marmo della Cattedrale.
Tutto il popolo di Cuneo nel Cielo, la Capitale dell’Impero degli Uomini, era accorsa nell’imponente Cattedrale per assistere all’incoronazione dell’Imperatrice, una donna di mezza età che aveva dovuto attendere la morte della sua longeva madre prima di poter prendere il potere.

Gustavo e Tea, due giovanissimi popolani, erano lì come tutti, ma la cerimonia stava andando per le lunghe e la ragazza maliziosa aveva pensato ad un modo carino per ingannare il tempo.
Erano seduti in una delle ultime panche infondo, in un angolo e nessuno in effetti li guardava. Così si era calata al suolo, alzata un po’ la lunga gonna per comodità e si era inginocchiata tre le gambe di Gustavo. Gli aveva tirato fuori il membro e aveva iniziato a giocarci.
– E moscio – si lamentò lei.
– Non è proprio il momento migliore sai… – si giustificò lui.
– Scommetto che Patrizio se lo sarebbe fatto venire durissimo in un secondo, e chissà quanto ce l’ha grosso… – a Tea piaceva stuzzicare la sua gelosia, sapeva quanto gli davano fastidio quelle insinuazioni, riguardo Patrizio poi, che Gustavo odiava visceralmente e non perdeva occasioni per provarci con Tea.
– Sei proprio una puttanella – continuò lui, sempre con parole sussurrate per non farsi sentire.
Intanto lei giocherellava con quel membro morbido e con i testicoli, massaggiandoli e carezzandoli. Piano piano iniziò a calare la pelle dal glande, scoprendolo. La sua lingua curiosa volle saggiarlo e con un guizzo ne lambì il buchino in cima. Immediatamente il pene di Gustavo ebbe un sussulto e iniziò a divenire più turgido. Aveva fatto centro.
– Sicché è qui che vi piace, messere? – disse lei con tono scherzoso.
Continuò a giocarci e carezzarlo con la lingua finché non fu sufficientemente duro da infilarselo in bocca.

Il cazzo di Gustavo si presentava piccolo a riposo, ma da duro… da duro era enorme, incredibilmente più grande e duro come il marmo sui cui era inginocchiata. La cappella poi aveva una forma ampia, e Tea si divertiva a lambirne la parte inferiore, disegnandone il contorno con la punta della lingua.
A lei piaceva succhiare con molta saliva. Lasciava che colasse sull’asta per poi recuperarla con la mano e usarla come lubrificante mentre saliva e scendeva di continuo. L’operazione provocava non poco rumore ma, per fortuna, in quel momento il popolo aveva iniziato ad applaudire perché l’Imperatrice aveva ricevuto la sua corona.
– Evviva l’Imperatrice! – urlava qualcuno.
– Evviva… – urlò anche Gustavo, godendosi il pompino.
A Tea venne quasi da ridere, ma continuò a succhiarlo, con ancora maggiore intensità. La mano roteava con il polso lungo l’asta, aggiungendo un moto rotatoreo insieme al salire e scendere. Intanto con la bocca avvolgeva completamente il glande mentre al suo interno lo carezzava con la lingua. Le piaceva anche indugiare sul buchino in punta, spingere con la lingua come se potesse penetrarlo.
Intanto il rumore della saliva e del succhiare iniziò ad essere sempre più alto così come i mugugni di piacere di Gustavo, ma sempre coperti da applausi e urla di giubilo. Tea si staccò per un’attimo dal suo pompino senza smettere di masturbarlo con la mano.
– Ora ti faccio sborrare pure l’anima – disse guardando Gustavo negli occhi.
Quindi calò nuovamente sul cazzo incrementando la velocità e i movimenti. Con l’altra mano gli massaggiava i testicoli.
– Evviva! – urlava il popolo.
– SIII! – urlava Gustavo.
– Evviva l’Imperatrice – sempre il popolo.
– Che bello! – ancora Gustavo.
– Preghiamo – proclamo il Chierico Massimo sull’altare imponendo il silenzio a tutta la platea.
– Sto sborrando! – urlò invece Gustavo nel silenzio totale della Cattedrale – Sto sborrando!
Tutti si voltarono a guardarlo e lì, con migliaia di occhi puntati addosso, compresi quelli dell’Imperatrice e del Chierico Massimo, il cazzo di Gustavo iniziò a gonfiarsi e pulsare, lasciando che fiotti e fiotti di sperma si riversassero nella bocca di Tea. Uno, due, tre, quattro… sembrava non finire mai. Quando ebbe finito la ragazza si ritrovò con la bocca così piena di seme che le sue guance ne erano gonfie.
Si alzò in piedi, insieme a Gustavo, guardando la folla che li fissava sconvolti. Lui ancora col pantalone mezzo abbassato e con il pene che grondava saliva e sperma. Lei con le guance gonfie di sperma. Fece appena in tempo a degluttire.
– A morte! – urlò qualcuno dall’altra parte della sala.
– Esagerati! – disse l’Imperatrice con un sorriso – Ho un’idea molto più divertente.

Gustavo e Tea erano rinchiusi nelle segrete del Castello Imperiale da quasi un mese, nella stessa cella. Lui pendeva dal soffitto, al centro, incatenato per i polsi. Pensava così in alto che i suoi piedi erano ben distanti dal pavimento. Non indossava pantaloni e il suo bacino era alto fino all’altezza del viso di Tea, non a caso. Lei invece aveva le mani incatenate dietro la schiena ma era libera di muoversi nella cella.
L’Imperatrice aveva ordinato che fossero prigionieri finché lui non avesse sborrato. Facile no? Eppure erano lì rinchiusi da quasi un mese nonostante la bocca esperta e capace di Tea fosse perfettamente all’altezza del pene di lui, pronta a succhiarlo come sapeva fare per fargli svuotare i testicoli.
Il motivo era che il membro di Gustavo era bloccato in una stretta gabbia che glielo bloccava completamente impedendogli l’erezione. Tra le piccole sbarre della gabbietta c’era sufficiente spazio solo per qualche passaggio di lingua, ma di certo un pompino era impossibile.
Questo aveva in effetti fatto Tea fin dal primo giorno, leccando avidamente tra le sbarre della gabbietta, leccandogli e succhiandogli i testicoli, passando la lingua con lussuria sul perineo e finanche indugiando sull’ano. L’unica cosa che era riuscita ad ottenere erano delle erezioni dolorose e abortite, bloccate dal metallo della gabbia.

Ogni giorno Tea ci provava almeno una decina di volte. Si alzava dal suo giaciglio, con le mani incatenate dietro la schiena, e sollecitava il pene di Gustavo che iniziava a gonfiarsi nella gabbia senza possibilità di drizzarsi davvero. Ad ogni sessione il piacere di Gustavo cresceva, sentiva sempre più i testicoli gonfi, pieni, stracolmi, vogliosi di esplorere. Il desiderio di toccarsi, di masturbarsi, di farsi succhiare, di avere un’erezione completa e magari fottersi Tea era insopportabile. La frustrazione era estrema. Provava piacere, ma non poteva concretizzarlo. Ogni giorno più piacere quasi sempre sull’orlo dell’orgasmo, ma mai l’orgasmo. Non contava più le volte che era stato sull’orlo, e ogni volta era più frustrante. E quella non era nemmeno la parte peggiore.
Spesso quando le guardie entravano a portare il cibo indugiavano su Tea. La possedevano sul tavolo di legno accanto ai vassoi con la sbobba, in un angolo della cella. La piegano li su, approfittando delle mani legate dietro al schiena e le spingevano il petto il legno, schiacciandole la testa sul tavolo. Poi sputavano sul suo ano e senza troppi complimenti la penetravano analmente.
Le prime volte era stato doloroso e aveva urlato, già dopo la prima settimana aveva smesso di farle male. Poi, aveva iniziato a provare piacere. Del resto anche lei, con le mani bloccate dietro la schiena, era impossibilitata a procurarsi piacere ma costretta a leccare il pene di Gustavo tutto il giorno e la cosa non la lasciava indifferente.

Proprio in quel momento una delle guardie, quella che Tea sapeva aveva il cazzo più grosso, entrò nella cella portando due ciotole ricolme di una sbobba di verdure. Senza dire una parola poggiò le ciotole sul tavolo e si avvicinò a Tea seduta a terra. La afferrò per i capelli e la trascinò verso il tavolo.
Lei era completamente inerme, nemmeno più si lamentava. Cercava solo di rialzarsi in piedi per evitare di essere trascinata, ma con le mani incatenate dietro la schiena riusciva solo a scalciate scompostamente. Lui la sollevò e la piegò in avanti sul tavolo in modo che il suo culetto perfetto, sodo e rotondo fosse perfettamente esposto.
Sputò senza troppi complimenti sull’ano di lei e sfilò il cazzo dai pantaloni. Quindi si afferrò il membro e iniziò a spalmare la saliva sull’ano con la sua possente cappella. Tea riusciva a sentirla chiaramente, spessa e doppia, che carezzava il suo ano preparandolo ad una spietata penetrazione. Quando decise che era pronta, puntò la cappella con forza e spinse. Il buchetto cedette senza troppa resistenza, Tea ormai aveva imparato come subire un’inculata senza soffrire, come rilassare i muscoli per accogliere il membro più grosso e duro come un coltello caldo nel burro. Emise solo un gemito, acuto.
Gustavo lo sentì, sentì il gemito, ma non poteva vedere perché era di spalle. Fu grato di questo. Sentire i suoni e i rumori era già troppo, ma essere costretto a guardare era troppo.
La guardia afferrò per i fianchi Tea e iniziò a fottersela nel culo godendosi ogni affondo per alcuni minuti, poi si fermò.
– Che maleducato – disse improvvisamente la guardia uscendo dal culo di lei – ma il tuo ragazzo non riesce a vedere.
Si portò al centro della cella e fece ruotare il corpo penzolante di Gustavo in modo da guardare per bene l’inculata di Tea.
– Bastardo – mugugnò lui.
Quindi la guardia tornò da Tea e la penetrò di nuovo. Gustavo poteva vedere benissimo quel culetto piccolo ma perfetto. Sporgente e rotondo, un culetto che tante volte aveva desiderato ma mai aveva osato profanare. E quel bruto era lì, che se lo fotteva senza ritegno. Quel cazzo così grosso che la penetrava poteva vederlo perfettamente e si odiò quando sentì il membro iniziare ad indurirsi eccitato. Era un mese ormai che aveva orgasmi negati, che veniva sollecitato senza poter provare piacere, il pene ormai era un’entità a sé che decideva da solo cosa gli piaceva e cosa no. E vedere Tea inculata dalla guardia gli piaceva da impazzire. Era un tormento nel tormento. Desiderava che smettesse, che la lasciasse in pace e contemporaneamente desiderava masturbarsi furiosamente godendosi lo spettacolo.
Intanto Tea sentiva la cappella dalla larga corona scavarle dentro, nel suo culo, facendosi spazio e lanciandole scosse di piacere profonde e inaspettate. Aveva imparato da un po’, come già detto, a provare piacere dalla penetrazione anale. Quel giorno il piacere era ancora più intenso. Le scappò un gemito, non di dolore, era chiaramente un gemito lussurioso, di chi se la sta godendo. Le piaceva essere fottuta nel culo così.
A quel gemito la guardia sorrise. Gustavo invece si accigliò ma il suo cazzo iniziò a spingere ancora più forte contro la gabbia che lo bloccava, come se volesse spaccarla, distruggerla, per fare spazio ad una erezione immensa… Fatica sprecata.
Intanto l’interno coscia di Tea iniziò a bagnarsi di umori. Si stava bagnando copiosamente. La guardia colse e decise di accelerare, di fottersela con ancora più violenza e passione, infilandole il cazzo nel culo fino alle palle.
– Ti sta piacendo eh, puttanella? – domandò retorico.
Sì, le stava piacendo da morire.
Improvvisamente sentì il cazzo di lui iniziare a gonfiarsi, a pulsare, sapeva cosa voleva dire. Al primo fiotto caldo che le schizzò in culo Tea raggiunse un orgasmo fortissimo e profondo, talmente profondo che uno schizzo di umori uscì dalla sua vagina, imbrattando il pavimento della cella. Le cosce iniziarono a vibrare incontrollate, come sotto convulsioni e la sua bocca iniziò ad emettere gemeti involontari. L’orgasmo la sconvolse mentre la guardia scaricava nel suo culo una sborrata copiosa.
Gustavo guardò la scena con odio, rabbia e una profonda eccitazione. Al suo cazzo era piaciuta da morire, stava esplodendo in quella gabbia, frustrato, anche lui, desideroso di essere toccato e masturbato fino a sborrare. Terminati gli spasmi del piacere Tea cadde al suolo e la guardia uscì.

Ripresasi si alzò, imbarazzata non aveva il coraggio di guardare Gustavo. Si avvicinò alla brodaglia per mangiarla. Era difficile farlo con le mani dietro la schiena. Chinò il capo nella scodella e iniziò a sorseggiare.
– Ti è piaciuto? – chiese Gustavo.
– È piaciuto anche a te – rispose lei vedendo la pelle del cazzo di lui premere tra le sbarre con forza.
Lui rimase in silenzio e lei tornò a mangiare, finché alle labbra si trovò una zucchina, intera… Non si erano nemmeno presi la briga di tagliarla quei bastardi… Era quasi cruda, dura dura… Immangiabile. Tea ebbe un’illuminazione. Si allontanò dal tavolo e corse da Gustavo, alle sue spalle, e gli infilò la faccia tra le natiche.
Con passione gli leccò l’ano, con la lingua gli lambì i contorni insalivandolo il più possibile.
– Cosa fai? Ci abbiamo già provato così – disse lui torturato dal piacere inesploso. Gli piaceva sentire il buco leccato, tantissimo, ma ormai era una tortura provare piacere senza godere, con quell’orgasmo pronto ad esplodere da un mese.
Lei imperterrita continuò a leccargli l’ano, cercando di infilare la lingua più in profondità possibile. Dopo aver insalivato per bene il buco del culo di Gustavo tornò al tavolo e afferrò tra i denti la zucchina. La afferrò per una estremità e quindi corse nuovamente verso il ragazzo appeso. Ad ogni passo sentiva i suoi umori e lo sperma della guardia colarle tra le cosce.
– No aspetta, cosa vuoi fare? – chiese spaventato, sentendo la zucchina spingergli sull’ano – non entrerà mai!
– Mmm!! – mugugnò lei con rabbia, quindi iniziò a spingere con più forza, facendo perno sul collo per dare più spinta.
– No!! – iniziò a lamentarsi lui. Agitava le gambe, nel tentativo di divincolarsi da quel tentativo di penetrazione anale ma, così facendo, aiutò il lavoro di Tea.
– No! – urlò quando finalmente il suo ano cedette e la zucchina penetrò il suo culo – Bastarda… Puttana!!
Lei ignorò i suoi lamenti e iniziò a muovere la testa per fare uscire e poi di nuovo entrare la zucchina nel culo di Gustavo. Sempre più in profondità, finché anche al membro di Gustavo quella cosa iniziò a piacere. Lui lo capì dal pizzicore che iniziò a provare nei testicoli. Era una sensazione piacevole che si opponeva al dolore della penetrazione anale. E cresceva quel piacere.
Senza rendersene conto si trovò ad agitarsi, sospeso al soffitto, muovendo le gambe per dare maggiore penetrazione al suo culo. Muoveva le gambe come un tarantolato pur di averlo più in profondità, mentre Tea teneva stretta la zucchina tra i denti, spingendo con forza. Ci mise poco Gustavo a capire che così finalmente avrebbe potuto avere un orgasmo.
– Fottimi più a fondo, di più – disse in preda al piacere e al dolore – Sto venendo… Sto sborrando!
Tea con uno slancio della nuca affondò la zucchina completamente nel culo di Gustavo, fino a toccare con le labbra il suo ano. Contemporaneamente il pene di lui erutto un fiume continuò di sperma. Moscio com’era, ebbe quasi la sensazione che stesse pisciando. Un fiotto unico, copioso, continuo. Uno schizzo che imbrattò il pavimento creando una specie di pozzanghera biancasta.

Un applauso attirò la loro attenzione. Le urla di lui avevano attirato le guardie che ora li guardavano compiaciuti.
– Però… la puttanella ce l’ha fatta alla fine? – disse una delle guardie.
– Ora dobbiamo liberarli – sentenziò la guardia più grossa.
– Un po’ mi dispiace – disse un’altra di loro.
– Dai, facciamoci un altro giro con lei e poi li liberiamo.
E sette guardie fecero irruzione nella cella sfregandosi le mani.

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