Per piacere scopa mia moglie! Seconda parte.

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Mi chiamo Luca, e nel precedente racconto ho narrato come sono diventato il bull di una coppia. Lui è il mio capo, direttore di una filiale di banca. Fra noi sono ben chiari i nostri ruoli. Lui, è il capo al lavoro, un amico fuori, ed un cuckold quando mi scopo la moglie. Con lei, invece, posso fare tutto quello che voglio, anche se siamo fuori dal letto: lei lo tratta con carattere autoritario e lui le ubbidisce ciecamente.
Dopo le feste natalizie sono tornato ed ho conosciuto la loro figlia, la famosa Luisa. Alta quasi quanto me, veramente una ragazza bellissima, mora, riccia, occhi verdi ed un corpo da sballo, con un culetto perfetto, rotondo ed alto, con una terza di seno, arrogante fin dentro il midollo osseo. Ha lo stesso carattere duro e dominante come quello della madre, ma con la sostanziale differenza che, essendo giovane non sa dominarlo e agisce impulsivamente. Per prima cosa ha portato il fidanzato. Stefano, appena un poco più basso di lei, biondo, occhi chiari, un bravo ragazzo, timido, annunciando loro che, appena torna, si sposeranno con il benestare del padre di lui, un importantissimo e potente primario del più grande ospedale della città. Ovviamente noi comprendiamo subito lo scopo di questo matrimonio. Prima Carlo e poi Matilde cercano di dissuaderla, ricordandole che suo zio Augusto le ha già preparato un bel posto in clinica, ma lei non ammette storie: ama Stefano e lo sposerà. Si trattiene appena due giorni con noi, poi passa il Capodanno a casa dei futuri suoceri e, quando riparte, passa solo per prendere la valigia e saluta solo Matilde. Ovviamente loro ci restano malissimo, per l’improvvisa decisione della figlia, nonché per la mancanza di rispetto nei confronti dello zio. Avrebbero dovuto passare anche la sera di Capodanno insieme, ma ora che la figlia ha cambiato idea, non se la sentono di partecipare al raduno con lui, quindi mi chiedono quali fossero i miei progetti per la serata. Avevo letto una proposta interessante fatta da un club prive’: cena a buffet e serata eros. Matilde resta un po’ titubante, mentre Carlo esplode in un grido di gioia. Nel pomeriggio del giorno dopo, insieme andiamo in una cittadina vicina, dove sappiamo esservi un fornitissimo sexy shop. Carlo è talmente entusiasta dell’idea che non sa cosa comprare. Gli consiglio un bellissimo abito lungo rosso, con spacco e scollatura drappeggiata, che lasciano scoperte le spalle ed il seno è in bellissima mostra. Un paio di scarpe dalla proibitiva altezza, tacco 20 e plateau da 10, calze autoreggenti, tutto ovviamente rosso. Quando lei indossa quel capo, il mio cazzo si gonfia esageratamente, mentre Carlo quasi sborra. Raggiungiamo il locale e, all’ingresso, ci offrono anche la possibilità, per rendere ancora più intrigante la serata, di indossare una maschera. Matilde ne sceglie una con le piume rosse sul lato destro, mentre io e Carlo optiamo per una che ci copre molto rigorosamente nera. Entriamo nel salone e noto che lei è tesa, perché il suo abbigliamento attira lo sguardo di molti maschi. Mentre ci serviamo al buffet, alcuni si avvicinano e la sommergono di complimenti, cui lei non può restare indifferente. Sono le undici di sera e l’atmosfera è carica di erotismo; molte persone stanno ballando ed io invito lei a ballare con me. Poco dopo faccio cenno a due maschi, che non ci hanno staccato gli occhi di dosso, di avvicinarsi e gradualmente uno lo faccio mettere dietro di lei; lui si appoggia e lei, che si ritrova stretta tra noi, non può non sentire il pacco duro dell’estraneo che preme sullo spacco delle sue natiche; il contatto la fa gemere, la sento pronta, ma la mia intenzione è di farle vivere una gang. Lascio il mio posto all’altro estraneo, lui la stinge e le schiaccia il vistoso bozzo davanti, mentre, con lo sguardo recupero Carlo, lo faccio avvicinare e gli dico di controllare la situazione, perché devo fare una cosa. Cerco altri tre maschi e, una volta recuperati lei con gli altri, ce ne andiamo in una saletta privata. All’interno siamo sette uomini, sei più Carlo, che osserva attentamente. Matilde è distesa sul letto e tutti le accarezziamo il corpo; lei impazzisce di piacere, e Carlo si sega in disparte. Uno dopo l’altro le facciamo succhiare il cazzo, lei mi chiede di non venire; ha altre idee per me. Loro, a turno, la scopano e la prendono in tre per volta. Stretta tra quei maschi e con i buchi pieni, Matilde gode, urlando con tutto il fiato che ha in corpo. Quando si avvicina la mezza notte, dopo che tutti hanno sborrato nei preservativi, restiamo noi tre. Usciamo e, invece di andare verso il salone, da dove proviene il rumore di una baraonda pazzesca, ci dirigiamo verso un locale adibito a sauna. Ci spogliamo e, presi gli asciugamani entriamo dentro. Ci sediamo su di una lastra di marmo bianco. Mi appoggio alla parete dietro di me, inarco le gambe e lei si siede su di me, impalandosi ed appoggiando le spalle sulle mie ginocchia. Si muove oscillando lentamente, vuole godersi il momento centellinando il piacere in maniera misurata e totale, nonostante sia stata ripetutamente chiavata da tutti. Carlo osserva in silenzio, seduto vicino a noi. Mentre lui si sega, la vedo godere in silenzio, in maniera dolce ed estenuante: le sue mani accarezzano piano il mio viso, il petto, la testa, poi si gira verso il marito, e lo bacia.

«A mezzanotte esatta, voglio godere in contemporanea con voi: tu sborri nella mia bocca e lui in fica.»

Un piccolo orologio digitale, dietro un vetro, ci mostra che mancano dieci minuti. Carlo l’accarezza, mentre lei continua ad ondeggiare su di me. Quando mancano due minuti, la distendo sul marmo e la scopo che forza, poi le faccio la conta degli ultimi secondi.

«…cinque…quattro…tre…due…uno…ORA…sborro!»

Carlo le spruzza in bocca una copiosa sborrata, mentre io le inondo la fica cui fa seguito il suo urlo di piacere. Lei rimane immobile per un attimo, poi si solleva, abbraccia Carlo e lo bacia in bocca. Ma non è un bacio di passione, quanto di vero amore.

«Amore, ti amo. Sei l’uomo più dolce e comprensivo del mondo; sono stata veramente fortunata ad essermi unita a te», gli dice astringendolo forte.

«Ma cosa dici? Sono io l’uomo più felice del mondo ad avere una donna meravigliosa come te, intelligente, sensuale, che mi fa provare incredibili emozioni, come ora qui stasera.»

Poi si voltano e mi integrano nel loro abbraccio; lei mi bacia sfiorandomi appena le labbra. Poi si distende di nuovo.

«Adesso voglio godere del primo orgasmo dell’anno nuovo e, lo vorrei nel culo.»

Lei si mette a pecora, ma io, forse per il troppo caldo, non sono bene in tiro. Improvvisamente Carlo si abbassa e mi succhia velocemente il cazzo che, per l’imprevista novità, diventa subito durissimo, poi lui si distende sotto di lei e sporgendo indietro la testa, le lecca il culo. Mi prende il cazzo in mano, lo bagna con la bocca e lo spennella sul taglio fradicio dei nostri fluidi, poi lo indirizza sul forellino di lei, che ora gli succhia il cazzo. Entro lentamente, ma con decisione. Incomincio a pomparle il culo, con lui che, da sotto, lecca sia lei che me. Per un poco andiamo avanti così, poi lei ci ferma e mi fa uscire.

«Usciamo da qui. Non resisto più: si soffoca.»

Usciamo e torniamo nel salone. Lì, ci troviamo davanti ad una colossale orgia: tutti che scopano, succhiano, sborrano, inculano e altro, in ogni anfratto. Troviamo un tavolo in fondo e ci sediamo, noi tre soli, su delle poltroncine. Carlo riesce a trovare una bottiglia di spumante ancora chiusa, io gli faccio saltare il tappo e brindiamo. Improvvisamente la nostra attenzione viene catturata da una ragazza davanti a noi, è Flavia la mia collega singol. Nonostante indossi anche lei una minuscola mascherina color oro, notiamo un piccolo tatuaggio appena sopra la scapola destra, una FB all’interno di un sole e, mentre alza una gamba per farsi leccare da una donna, si vede distintamente anche l’altro tatoo, sulla caviglia sinistra: uno scorpione nero, con, sul dorso, inciso una FB. È senza dubbio lei, e ce lo confermano anche i capelli, di uno scuro come i suoi e le tette, una quarta abbondante. Ci rendiamo conto che non ci ha riconosciuti; è intenta a farsi leccare da una giovane ragazza. Carlo le offre da bere, io invece chiedo a Matilde di convincerla a seguirci in un nuovo gioco. Flavia, viste le chiare intenzioni di Matilde, la prende per mano e ci conduce dietro un separé, poi si inginocchia e comincia a succhiare Matilde fra le cosce. La cosa è molto intrigante, Matilde sta incominciando a godere e si dà da fare per restituirle il piacere, ma io ho una idea diversa. Mi apro i pantaloni e le mostro il cazzo in tiro. Lei si stacca dalla fica, mi prende il palo in mano e lo succhia con evidente piacere; Matilde, intanto, ha ripreso a leccarla. Flavia eccitata si distende e mi implora, trascinandomi su di lei.
«Ti voglio! Scopami!»
Lentamente le entro dentro. Lei si contorce, mentre sento le pareti dilatarsi e il mio cazzo scivolare fino in fondo, dove lo spingo con un poderoso colpo secco. Immediatamente ha un orgasmo. Trema, scossa dal piacere. Limo lentamente la figa, sfilandomi piano ed affondandolo di colpo. Ad ogni affondo è un grido di piacere. Improvvisamente sento altre mani su di me che mi fanno distendere; è Matilde che vuole anche la sua parte. Flavia le lascia succhiare un po’ il mio cazzo, poi si riprende il palo, ma lo fa girandosi e questo mi mette in corpo un desiderio covato da tempo. Matilde intuisce e si abbassa a leccarle il culo; consento che mi succhi ancora il cazzo, poi la prendo da dietro ed entro tutto dentro, con un colpo secco.

«aaahhhhiiiiii…piano…mi spacchi!»

Non le do retta, ma guardo Matilde che sorride compiaciuta. Pompo il culo di Flavia, mentre ho lo sguardo fisso su Matilde, che ora mi accarezza il petto e mi bacia. Tengo la troia per i fianchi e le sfondo il culo, incurante del dolore/piacere che possa provare; mi eccita il solo sguardo estasiato di Matilde. Poi, sfinita, Flavia si accascia in avanti, facendo uscire il mio cazzo che le lascia il culo aperto, e Carlo le sborra in faccia. Matilde ci prende per un braccio e ci trascina via.

«Andiamocene a casa, sono stanca ma soddisfatta.»

Guido io, fino a casa, Carlo è stanco e, appena dentro, si addormenta sul divano. Matilde lo copre, poi mi prende per mano e, entrati in camera, ci spogliamo e mi trascina sotto la doccia.
«Adesso, qui, con calma, voglio godere il primo orgasmo del nuovo anno con te.»

Ci laviamo, poi lei si abbassa e lo succhia mentre l’acqua scalda i nostri corpi. Quando lo sente bello duro, si solleva, appoggia una gamba sul piccolo sedile interno e mi attira dentro di sé.

«Ti amo, ma non mi fraintendere; adoro Carlo, è quanto di meglio una donna possa desiderare, ma, quando tu mi entri dentro, io impazzisco. Sei diventato la mia droga, il mio momento di assoluto piacere, mi sconvolgi quando mi fai tua, quando siamo insieme. Mi sono rimproverata spesso; io sono vecchia e tu sei giovane, non posso né devo considerarti mio. A volte vorrei che tu mi trattassi più da troia, che mi umiliassi, mi facessi fare cose che non vorrei, per avere una scusa per non desiderarti troppo. Adesso scopami forte, fammi male, spaccami, ma fammelo sentire tutto! Da domani sarò tutto quello che vorrai, ma ora, ti prego, fammi sentire il vero toro che sei, che mi sfonda tutta.»

Appoggiata al muro, la sbatto con furia selvaggia. Gode, urla e m’incita a fare ancora più forte. Ha alcuni orgasmi che la fanno fremere tutta. Poi si calma, lo sfila e si gira.

«Adesso completa l’opera: inculami fortissimo. Spaccami e fammi male. Poi, quando sarai pronto a sborrare, voglio qualche schizzo anche in bocca.»

Senza un attimo di esitazione le infilo il palo durissimo nel culo. La sbatto come una furia scatenata. Gode e continua gridare di sfondarle ancora di più il culo. Sento il piacere arrivare, le schizzo un getto dentro poi lei, in attimo, si gira, si inginocchia, le appoggio la cappella sulle labbra e le regalo l’ultimo schizzo. Si rialza, mi abbraccia forte, mi bacia in bocca. Questa volta è un bacio tremendamente carico di passione. Sento ancora il sapore del mio seme nella sua bocca, ma la cosa non mi disturba e lei si stringe a me con forza.

«Ti amo. Sei un vero toro, voglio essere la tua vacca, rendimi tale, ti prego; lo sarò per te, ma scopami sempre così forte.»

Quando usciamo fuori, è quasi l’alba. Lei prepara del caffè, delle fette biscottate e facciamo colazione. Allo spuntare del primo raggio di sole, lei è seduta sulle mie ginocchia e mi bacia con tantissima dolcezza. Il giorno dopo andiamo al lavoro e ci raccontiamo del capodanno. Cinzia dice che ha passato la serata con i parenti del futuro marito, si sposeranno in primavera. Flavia, si siede lentamente: saranno i postumi dell’inculata. Con noi rimane sul vago, ma, alla pausa caffè, racconta tutto a Cinzia e noi, che siamo a pochi metri, ce la ridiamo sotto i baffi. Ciò che viene in risalto nel suo racconto e che l’ha lasciata perplessa, è che il tipo che le ha rotto il culo, quasi vergine, dal momento che lo usa raramente, senza nessun riguardo e aveva una certa somiglianza con me. Ebbene quel tipo l’ha sfondata così brutalmente, che questa mattina le brucia ancora. Le cose riprendono il regolare corso. Quasi tutte le sere dormo con Matilde. Carlo non ha mai avuto un attimo di esitazione: adora sentirci o, al limite, guardare mentre lei scopa con me. Poi, se lei lo permette, lui le lecca devotamente ogni buco pieno della mia sborra, complimentandosi con me per il piacere donato alla sua dolce mogliettina. Dal canto suo, lei si è trasformata nella più ubbidiente puttana che abbia mai avuto a disposizione. Ogni mio perverso desiderio è subito esaudito, ogni fantasia realizzata, dall’abbigliamento alle situazioni tremendamente eccitanti, con la più assoluta complicità di lui. A volte siamo usciti soli e, al ritorno, gli raccontava le nostre porcate: tipo giochi di puro esibizionismo, uscire senza indossare intimo, scopare o succhiare cazzi a sconosciuti nei bagni, o altro, e lui impazziva di piacere. Ma come ogni bel gioco, prima o poi finisce. Il ritorno della figlia ha messo Matilde in un vero stato di prostrazione. Lei comandava entrambi a bacchetta su tutto, in particolare il matrimonio. La casa da ridipingere, i parenti selezionati, riducendone il numero ad appena una ventina, ritenendo tutti gli altri o troppo vecchi, brutti, grassi, maleducati o altro. Ovviamente io pure escluso, lei non mi sopporta. Stefano, il futuro marito non metteva bocca su nulla, bastava lei. Alle prove della cerimonia in chiesa, il padre dello sposo non vi è mai venuto, essendo la madre più che sufficiente per accompagnarla. Stronzo! Una sera che li avevo accompagnati io, mi sono seduto in disparte ed ho osservato il comportamento della madre dello sposo. Coetanea dei miei amici, era una despota unica. Tutto doveva ruotare sulle figure di lei e lo sposo, ad eccezione della sposa. Fisicamente alta come Matilde, ma sciatta anche se ostentava tanti gioielli sulle dita; aveva poca classe, vestiti troppo larghi, forse per nascondere il suo corpo, di sicuro, flaccido. Era assolutamente evidente, dal tono acido della voce, che non scopava da mesi. Tutto questo deprime Matilde e Carlo non riesce a trovare modo per farle tornare il sorriso, né ci riesce una bellissima scopata con me. Poi una mattina, a tre giorni dalle nozze, ho modo di vedere il potente padre dello sposo. Un tipo alto, spalle larghe, sguardo perennemente a caccia di donne, chiaramente un maiale con la cravatta. Ho una folgorante ispirazione. La racconto a Carlo che la trova magnifica. Insieme ne parliamo a Matilde che, all’inizio, resta titubante, poi, vedendo che io ne sono entusiasta e Carlo eccitatissimo, accetta. Faremo un bello scherzo al porco! Ci bastano appena tre giorni per prepararci, poi arriva il tanto atteso giorno. Appena vestita la sposa, che è in uno stato di fibrillazione paurosa, si preoccupa del padre che dovrà accompagnarla all’altare e, quando vede l’abbigliamento della madre, commenta con Carlo a denti stretti.

«Ma, proprio oggi, doveva vestirsi da puttana!»

Matilde è veramente bellissima. Con il fisico che si ritrova, indossa un bellissimo abito nero che le arriva appena sotto il ginocchio. Un vistoso spacco davanti, con drappeggi di stoffa a pieghe, lascia intravedere le auto reggenti con un pizzo bellissimo e la parte della gamba dal ginocchio in giù. Quell’abito la fascia lasciando intravedere le sue forme, ma senza nessuna volgarità. Le spalline sono costituite da fili d’oro intrecciati e, sul petto, uno spacco diagonale, mette in risalto il suo meraviglioso decolté. Però lo spettacolo è reso ancora più intrigante, quando lei sta seduta: la stoffa si allenta e le si possono sbirciare i seni, fin quasi ai capezzoli. Ovviamente lei non indossa alcun tipo intimo, sarebbe evidente e vanificherebbe l’eccezionale risultato. Stivaletti neri, con tacco dieci, una stola bianca per coprire le spalle, un cammeo di corallo nero al collo, legato con un nastro, sempre nero, un filo di trucco e lucida labbra, completano il tutto. Quando scende dalla vettura, tutti la guardano: è chiaro che sta rubando la scena più alla madre dello sposo che alla figlia, ed io, davanti alla chiesa, osservo il meraviglioso effetto che fa. Francesco, il padre dello sposo, le offre il braccio per accompagnarla dentro e, per tutta la durata della cerimonia, non si allontana mai da lei. Alle venti mi chiedono, a mezzo sms, se posso andare a prenderli; sono venuti con la sposa ed ora sono a piedi. Arrivo al ristorante, loro escono poco dopo rincorsi dal padre dello sposo, che mi guarda e mi dice che posso andarmene, in quanto penserà lui a riaccompagnarli a casa, cosa che Matilde rifiuta categoricamente. Faceva parte del piano, farlo eccitare come un bufalo e lasciarlo a bocca asciutta.

«Per piacere, Francesco, devo andare a casa, sono stanca; i miei parenti se ne sono già andati da un pezzo, gli sposi partiti e non ho voglia di ballare: ho male ai piedi, le scarpe nuove mi danno i tormenti.»

Lui ignora tutti, sembra che esista solo lei, ha un vistoso bozzo e credo che sia stato così per tutto il giorno. A casa, Matilde si diverte a raccontarci tutte le proposte e porcate che lui le ha rivolto; lei non ha mai rifiutato, ma nemmeno ha accettato e, questo, lo ha fatto morire dal desiderio. Lui aveva sempre gli occhi sui suoi seni, si è strusciato contro di lei ad ogni occasione e, in particolare, quando hanno fatto una foto di gruppo, lui in piedi, dietro di lei, le ha fatto sentire il suo voluminoso pacco sul culo, ma lei ha finto di non farci caso.

«Adesso, miei adorati maschi, fatemi godere, sono stata umida per un giorno intero, ed ho voglia di esplodere!»

Dice questo, buttandomi le braccia al collo. La spoglio e la trovo davvero molto eccitata. La scopo con impeto, sotto lo sguardo compiaciuto di lui che sborra; poi, stanco, si addormenta sulla poltrona, mentre lei dopo avere goduto molto in fica, pretende il servizio completo. Allora la penetro anche nel culo e, lì, lei ha un momento di forte eccitazione, al ricordo del palo che il consuocero le ha strusciato contro per tutto il giorno. La faccio godere con dolcezza, poi le sborro in bocca. Da ultimo ha dimostrato tanto ardore a voler ingoiare il mio seme: dice che la fa ringiovanire. Dal quel fatidico giorno, passano quattro mesi, durante i quali Francesco l’ha ripetutamente insidiata per portarsela a letto, ma lei ha sempre rifiutato. La vita scorre al meglio; arrivano le prime giornate di sole e andiamo al mare, in una spiaggia nudista. La situazione la eccita così tanto, che non aspetta di tornare a casa: si fa scopare davanti a tre maschi, quattro con Carlo, che si segano a vederla chiavata con vigore. Un sabato andiamo a giocare a tennis. Al ritorno, com’è nostra consuetudine, facciamo la doccia in casa, ma, una volta entrati, ci troviamo Luisa che sta parlando, anzi, piangendo con la madre. Intuisco che sono di troppo e me ne vado. Sono più che sorpreso; dal matrimonio della ragazza sono passati solo quattro mesi ed avrà chiamato i genitori non più di tre volte. Non li ha mai invitati a cena a casa sua, è venuta a cena da loro solo due volte, ed ora si presenta piangendo? Cosa sarà successo?
L’indomani torniamo al mare. Distesi sulla sabbia, mi raccontano il problema che ha la figlia. Con il lavoro ed il suocero tutto bene. Il matrimonio anche sarebbe perfetto, se non vi fosse un piccolo dettaglio: Stefano, a letto, è tremendamente impacciato. Si scopa a luci spente ed in assoluto silenzio, nella sola posizione “alla missionaria”, niente preliminari, niente cazzo in bocca e nemmeno leccate di fica. Parlare di bocchini o inculate lo terrorizzano. Lui la penetra, si muove in assoluto silenzio, poi, poco dopo sborra, si mette di lato e dorme. Sono quattro mesi che Luisa non si fa una sana scopata. Lei non ne può più. Ha provato a parlargli, ma l’unico risultato ottenuto è stato quello di vederlo ancora più chiuso, insicuro, diradando le occasioni per scopare.

«A tuo genero ci vorrebbe uno come Luca.»

Commenta Carlo, ad alta voce.

«Certo – intervengo io – per voi è facile. Tra voi v’è complicità, fiducia, amore, rispetto e un’intesa profonda, ma fra loro? Stefano ama Luisa, fino a questo punto? Quindi dovremmo iniziare proprio da lui, capire se, e fino a che punto, è disposto a sacrificarsi per lei.» Matilde ci guarda.

«Dobbiamo trovarle una soluzione – propone lei – ma come? Non posso, di sicuro, invitarla a scopare con te? Certo, se avesse un bel maschione che la sfonderebbe, non sarebbe così depressa. Ma come si fa a risolvere questo problema?»

Nei giorni seguenti, elaboriamo un piano. Matilde desidera la felicità della figlia al di sopra di qualunque altra cosa. Mi chiede di aiutarla: è convinta che può contare solo su di me.

«Per prima cosa – suggerisce – sarà opportuno entrare in confidenza con lui.»

In quest’ottica, il sabato successivo li invitiamo a giocare con noi a tennis. Ovviamente, lei accetta dietro suggerimento della madre, cui, ora, Luisa sembra dare molto ascolto. Ovviamente la doccia la facciamo a casa. Mentre mi asciugo i capelli, Matilde le chiede di andare nella sua camera, convinta che vi sia Stefano. Quando Luisa entra, resta a bocca aperta.

«Scusa non sapevo che…»

Mi fissa il cazzo per un lungo interminabile momento, poi esce. Torna in cucina e racconta tutto alla madre.

«Ma lo sai che palo si ritrova Luca fra le gambe?»

È quanto Luisa chiede, sbigottita, alla madre.

«Ma tu, hai la minima idea di cosa potrebbe farti un simile palo nel ventre?»

Le ribatte convinta, la madre. Le due donne si scambiano le loro impressioni con tutta l’intimità possibile e, finalmente, Luisa comprende il ruolo di Luca, nella casa dei genitori. Il primo passo è fatto.
Da quel giorno, il suo atteggiamento nei miei confronti cambia radicalmente. Ora non resta che lavorarci il marito. Matilde l’invita la domenica ad una grigliata di pesce da loro. Mentre Carlo è in giardino a preparare la grigliata e le donne sono in cucina, io e Stefano, con l’auto, andiamo a prendere il dessert in una gelateria. Noto che il ragazzo è muto, depresso. Conosco il motivo, ma voglio che sia lui a parlarne, magari scherzando.
«Come mai sei così abbattuto? La vita matrimoniale si è rivelata deludente?»
«No, è bellissima; sono io che mi sento incasinato.»

Mi risponde a denti stretti. Lo guardo, lui abbassa gli occhi; è proprio triste. Insisto
«Che ti succede? Problemi di lavoro? Soldi? Salute o cosa?»
«No, sono io che non vado bene e non trovo una soluzione al problema, anzi, temo che nemmeno esiste.»
Mi risponde con un filo di voce.

«Solo alla morte non v’è soluzione; per tutto il resto, basta trovare una persona o un amico che ti ascolti o ti dia una mano, e vedrai che si risolve tutto. Certo, se ti tieni tutto dentro, diventa difficile poterlo risolvere.»

Lui scuote il capo, è al massimo della pressione e deve decidere se aprirsi o no; mi guarda, e poi parla:

«Il problema sono io. Da ragazzo ho avuto una maledetta governante che mi ha sorpreso a spiare mia madre, mentre mi segavo. Un casino. Sono stato portato davanti a lei, che mi ha punito. Consapevole che questo poteva nuocermi, lei non ha trovato di meglio che ordinare alla megera di terrorizzarmi, con punizioni e urla, dicendomi che ero un porco, un pervertito. Cresciuto per anni in questo clima, ho mentalmente associato il sesso ad una cosa estremamente sporca, peccaminosa e da compiere senza troppa enfasi o leziosità. Timido e chiuso quale sono, non ho mai, anche in seguito, cercato di saperne di più, fin quando ho conosciuto Luisa. Per me è come aver incontrato un angelo. Lei mi ama e io impazzisco per lei. Le ho confidato di esser vergine, mentre lei, in tutta sincerità, mi ha messo a parte di aver avuto altri ragazzi; alla notizia, non me ne sono fatto un problema. Le voglio troppo bene. La prima notte di nozze è stato subito evidente che io non ero per niente esperto di sesso. Lei è stata molto dolce e paziente. Mi ero documentato un poco su internet, ma una cosa è leggere, un’altra è metterlo in pratica. Insomma, un vero disastro!»

Lo ascolto in silenzio; molte cose mi erano già note, ma lascio a lui il compito di sfogarsi, perché sono certo che gli sta facendo bene.

«La cosa peggiore è che non trovo una soluzione. Non voglio vedere Luisa soffrire così, ma non posso di certo andare da un amico e chiedergli di spiegarmi come si scopa una donna. Lo immagini che casino? Mio padre, poi, nemmeno mi vede: per lui sono solo un capriccio di mamma. Come posso trovare una soluzione a questo problema?»

Mi guarda depresso, deluso, sconfitto. Al che lo guardo negli occhi e gli chiedo:

«Ciò che conta è quanto tu ami Luisa? Cosa faresti per avere per te il suo amore? Quanto ti sta a cuore la sua felicità? Tu hai bisogno di una persona fidata, fuori dal tuo ambiente e dal vostro giro di amicizie, che ti insegni a scopare tua moglie.»

«Darei la vita per lei. Nessun sacrificio sarebbe troppo grande, pur di vederla tornare a sorridere, felice e allegra com’era quando l’ho conosciuta. I miei suoceri hanno molta considerazione di te, quindi ti chiedo: scopa tu mia moglie, io ti guardo e poi ripeterò tutto quello che fai tu; anzi lo insegni anche a me. Con un maestro come te, dovrei riuscire a venirne fuori.»

Mi risponde molto seriamente. Dentro di me, avverto la stessa sensazione provata tanto tempo prima: un altro marito che mi chiede di scopare sua moglie? Come non esserne lusingato?

«Sei sicuro che saresti capace di permettere che un altro uomo si goda tua moglie, magari in tua presenza? Non sarebbe meglio andare con una puttana ed io ti insegno con lei? E poi, chi ti dice che Luisa accetti?»

Ribadisco serio, anche se sono convinto che lui, ormai, ha già deciso.

«Non voglio nessuna puttana, voglio lei e poi, se non trovo una soluzione, finisce comunque che un altro uomo, prima o poi, se la scoperà a mia insaputa; quindi, farlo insieme e, con la persona giusta, mi sembra la miglior soluzione.»

Mi risponde molto determinato.

«Non mi sento di contestare questa tua decisione. Credo anch’io sia la giusta soluzione. Però, per convincere tua moglie, dovresti farti aiutare da Matilde; sai, fra donne, è più facile e poi, anche loro, in passato, hanno avuto dei problemi e li hanno risolti insieme: l’esperienza aiuta.»

Mi guarda decisamente convinto.

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