Con la signora delle pulizie di casa.

Con la signora delle pulizie di casa.

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Da una quindicina di anni mia moglie si faceva aiutare nelle faccende di casa, una volta a settimana, dalla signora Giovanna. Nel tempo il rapporto tra le due donne si era trasformato in amicizia. Erano oramai reciprocamente confidenti. Trovandomi al lavoro nei giorni in cui era da noi e quando non lo fossi comunque uscivo subito dopo il suo arrivo, raramente mi ero incrociato con lei, che ho sempre continuato a chiamare “signora” per un senso di dovuto rispetto. Piccolina, magra, credo raggiungesse a stento i 50 Kg., capelli corti castano chiaro, occhi chiari, la trovavo sinceramente insignificante, nonostante vestisse in modo sbarazzino. Ad esempio d’estate arrivava su alti zatteroni che teneva anche durante i lavori, indossando gonnelline corte a pieghe che le mettevano in mostra gambe e cosce comunque diritte e ben proporzionate al resto oltre a maglie con generosa scollature a “V” che mostravano, tutte le volte che si abbassava che so, a strizzare nel secchio il panno con cui stava lavando il pavimento, un bel senso terza misura piena. Un giorno di inizio d’estate mia moglie, dovendosi allontanare per accompagnare insieme al fratello il padre per una visita specialistica prenotata da tempo presso una clinica universitaria, coincidente con il giorno di Giovanna, mi chiese di tenermi in zona senza allontanarmi troppo da casa così da poter intervenire per eventuali necessità eventualmente segnalatemi dalla signora. Le ribattei che considerandola di fiducia estrema, forse non c’era necessità della mia presenza. “Infatti”, ribatté, ma “potrebbe aver bisogno di qualcosa. Sta vivendo un momento particolare perché avendo scoperto una tresca del marito con una donna più giovane di lei, da un paio di mesi lo ha allontanato da casa e si sbatte tra sentimenti di sconforto, di vendetta, rimorsi e consigli diversi e contradditori che le vengono dai familiari e dall’avvocato. Si è persino messa in cura da uno psicologo. Le ho dato il tuo numero di cellulare”. Mi attenni alle consegne. Attesi il suo arrivo e mi allontanai poco dopo non senza averle confermato che ero a disposizione per ogni cosa di cui avesse bisogno. Ero uscito da quindici minuti circa quando il cellulare squillò mostrando sul display un numero che non riconoscevo. Era Giovanna che mi chiedeva proprio di procurarle un certo detersivo. Lo acquistai immediatamente e tornando per consegnarglielo, presi anche dal bar sotto casa due cornetti e due caffè che pensai di consumare insieme a lei per usarle una gentilezza. La sorpresi che continuava a fare le faccende ma piangeva. Nel consegnarle il detersivo richiesto, la invitai a sedersi con me intorno al tavolo della cucina per consumare quel caffè con cornetto. Fu lì che, scusandomi per quello che stavo per fare, osai parlarle consigliandole per il bene dei figli, di soprassedere alla faccenda del marito e di riprenderselo in casa, facendoglielo pesare certamente, ma di ripensarci. Le dissi infatti che da una situazione del genere c’ero passato da ragazzo. Le feci comprendere che lei economicamente rischiava molto essendo priva di reddito (aveva sempre insistito per lavorare in nero) e con due figli, di cui era orgogliosissima, uno con un ottimo “score” universitario e l’altra all’ultimo anno di scuola superiore, ai quali rischiava di compromettere il futuro. Mettesse da parte i consigli bellicosi e l’orgoglio dimostrando veramente cosa significa voler bene ai figli più che a se stessa. Si calmò, smise di piagnucolare e mi sorrise con tenerezza. Mi accostai per abbracciarla e tentai di baciarla ma lei si ritrasse dicendomi un No secco. Mi scusai ma lei senza ascoltarmi, mi prese per mano e raggiunta l’altra stanza si liberò della maglia sotto la quale non aveva reggiseno, fece scendere il gonnellino, sfilò le mutande e sdraitasi sul pavimento mi chiese di scoparla perché era in astinenza da due mesi e non ce la faceva più. Successe così tutto in un attimo e dopo un quarto d’ora avevamo già fatto. Si alzò, andò in bagno da dove uscì rivestita e, come se nulla fosse, riprese, restando in silenzio, le faccende di casa con grande naturalezza. Me ne andai frastornato e sorpreso, ma anche appagato sessualmente, perché quello scricciolo di donna piccola, minuta e secca, quando si toglieva le mutande, ci sapeva fare. Mi confermai in quello che avevo appreso anni prima nella mia relazione con Rosa: le magre scopano meglio e più voluttuosamente delle donne in carne. Una volta fuori di casa pensai di memorizzare il suo numero di cellulare. Non accadde nulla per un mese fino ad un giovedì mattina in cui mi giunse il bip di un sms proprio dalla signora. “Ho necessità di parlarle. Possiamo incontrarci a casa sua nel pomeriggio per le 18?”. Sapeva bene che avevo la famiglia nella casa al mare distante una decina di chilometri dal momento che lei continuava lì da noi il suo impegno settimanale nei mesi estivi. Stoppai subito le domande che si affacciavano spontaneamente, tipo, Che vorrà? Perché? E le risposi semplicemente:”L’aspetterò a casa”. Alle 18 in punto era dietro l’uscio. Indossava i soliti zatteroni, una camicetta a fiori ed una gonna jeans che si arrestava sul ginocchio.“Allora signora, mi dica”. “Volevo ringraziarla del consiglio datomi. Era il migliore dei tanti ricevuti e l’ho seguito. Ho autorizzato mio marito a rientrare e lo aspetto per domani notte, ma lo farò dormire sul divano” Mi spiegò infatti che contemporaneamente alla loro crisi matrimoniale il datore di lavoro del marito, lo aveva trasferito per tre anni a Piacenza dove si sarebbe dovuto occupare di avviare una importante filiale. Da lì sarebbe tornato per tre giorni, dal sabato al lunedì, ma solo una volta ogni tre settimane. Le risposi che mi sembrava una buona cosa, capitata al momento giusto. “C’è tuttavia un problema ed anche grosso per il quale ho bisogno di lei”. Le risposi che le avrei fatto tutto quanto potevo per aiutarla in quella difficile contingenza. “Deve scoparmi! Mi spiego meglio. Sono sempre stata un tipo caldo, perché scopare mi piace, inutile nasconderlo. Se ne sarà accorto. Non a caso ci siamo sposati in fretta perché ero in cinta a 17 anni. Ma non mi fraintenda. L’ho fatto solo con mio marito e quella volta con lei. Ora da un lato voglio punirlo perché ogni volta che lo guarderò in faccia devo pensare tra me che bel cornuto che sei, pensavi di farmele e di non averle? Te le ho fatte anch’io e continuo a fartele! Dall’altro, lui conosce la mia debolezza e già domani sera mi tenterà e non voglio cedergli. Se riuscirò a respingerlo lui non crederà a se stesso, sarà smarrito e comprenderà che faccio sul serio se sono capace di far a meno di quello. Ma per resistergli devo fare il pieno oggi. Ora non voglio cercare un altro. Con lei l’ho già fatto ed ammetto che mi è piaciuto e poi lei è sempre stato gentile, educato e rispettoso nei miei riguardi. Se le va bene lo faremo ogni volta il giorno prima del suo ritorno a casa, ma non voglio che mi baci. Quelli sono solo per mio marito ecco perché l’altra volta la respinsi. Deve promettermi di scoparmi senza mai baciarmi.” Scoparla era piaciuto anche a me e le dissi che per me andava bene così. Questa volta lo facemmo sul divano. Demmo inizio così ad una relazione che devo ammettere si rivelò piacevole e senza complicazioni. Anzi col tempo questi incontri assunsero una frequenza quindicinale e ad un certo punto settimanale. Pian piano cominciammo anche a parlarci sempre dandoci del lei, incrementando la reciproca confidenza ed accompagnando quei discorsi con grandi sorrisi e una rilassatezza reciprocamente molto ben accetta. Verso la fine della primavera successiva, eravamo nella mia casa al mare, l’avevamo fatto e stavamo andando via. Avevo già la mano sulla maniglia della porta d’ingresso, in procinto di aprirla, quando lei mi superò di lato e spinse la porta verso l’esterno evitando che l’aprissi. Mi si parò dinanzi e sollevandosi sulle punte dei piedi mi baciò introducendomi in bocca la sua lingua. Sorpreso per quanto mi aveva chiesto all’inizio e che io avevo rispettato ma che lei ora infrangeva, le chiesi cosa era successo. Seraficamente mi rispose “In quest’anno ho capito di essermi affezionata a te, ho cominciato a sentirmi sempre più legata fino a quando non ho realizzato di essermi innamorata. Con mio marito le cose sono rientrate ma non intendo rinunciare a te ed ho deciso di considerarti l’altro marito. Ed ad un marito si dà il tu e lo si bacia.” Dette queste cose si abbassò e facendomi scendere la cerniera lampo dei pantaloni, me li tirò giù, estrasse dallo slip il cazzo e se lo infilò in bocca. L’avevamo appena fatto ma me lo fece venire subito duro e grosso e per la prima volta ingoiò il mio sperma caldo. “Anche questo io lo faccio solo al marito. Anzi, se vorrai è a tua disposizione anche il mio culo. Però quando lo vorrai dovrai dirmelo prima perché spalmerò un unguento per fartelo scivolare meglio e farmi meno male, anche perché hai un cazzo più grosso di quello dell’altro marito ed il mio è un culetto gentile”. Con Giovanna non abbiamo mai smesso di scoparci e non abbiamo alcuna intenzione di smettere. Insomma andiamo alla grande perché questa donnetta insignificante incredibilmente mi fa arrapare e me lo fa venire duro.

 

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