A Gaia (parte II)

A Gaia (parte II)

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Dalla separazione tra me e Laura, Gaia (che aveva otto anni) è andata avanti nella maniera più regolare possibile.
Certo non le sarà stato indolore vedere i suoi genitori lasciarsi, né ci siamo mai illusi che una separazione non comportasse un qualche trauma, però –come ho già detto- ci siamo impegnati affinché ne subisse il meno possibile le conseguenze. Perché già di per sé non è facile essere adolescenti, esserlo poi per una ragazza molto sensibile, che in più vede la propria famiglia dividersi, lo è molto di più.
Comunque Gaia apparentemente è venuta su come una normalissima ragazza, con i suoi periodi sì e quelli no, le fasi alterne tipiche dell’età, senza però farmi mancare i suoi slanci affettuosi e mostrando, sempre apertamente, di preferire me alla madre, cosa che ai tempi non nascondo che mi desse enorme gioia e soddisfazione.
Un affetto, il suo, che non mancavo di alimentare standole vicino il più possibile, facendomi raccontare tutto della sua vita e, a mia volta, raccontandole della mia. Ero in pratica il suo migliore amico; con lei avevo azzerato il divario di età ed abbattuto il ruolo padre/figlia, cosa che, col senno di poi, si è rivelata uno sbaglio.
Gaia era gelosa quando, chiusi nel nostro confessionale, le raccontavo dell’ultima donna conosciuta sui social network e con cui ero uscito per una pizza o un aperitivo. Questo accadeva regolarmente in quel weekend al mese che lei passava da me. La sera, prima che la spedissi in cameretta a dormire, facevamo un aggiornamento su come ci andavano le cose e quando appunto le dicevo anche di una innocua uscita con una donna, lei corrucciava il suo grazioso musetto ed arricciava le labbra; mi si avvinghiava addosso abbracciandomi forte ed appoggiando la testolina sul mio petto e sussurrava –impostando una vocina lamentosa: “No papà! No, uffa! Non voglio. Tu devi essere soltanto mio!”, e si stringeva con ancora più forza. Abbraccio che io, felice, ricambiavo con altrettanta forza e affetto.
Gli anni sono passati. Gaia cresceva bella e sana; una ragazza davvero carina, con un faccino grazioso, due occhioni nocciola e profondi, il naso delicato all’insù e le labbra piccole ma carnose. Il fisico snello e slanciato. Le forme dei fianchi e del seno erano ancora acerbe ma si intuiva che, al momento giusto, si sarebbero sviluppate in forme morbide e generose. Quando osservavo la mia bambina, e con gli occhi scorrevo il suo corpo da atleta (a 11 anni si è iscritta a pallavolo), immaginavo quanti ragazzi avrebbero perso la testa per lei, la mia bambina. E della cosa mi scoprivo compiaciuto e infastidito allo stesso tempo. Quando però, sempre durante i nostri confessionali, i discorsi cadevano sui ragazzi, lei, dopo essersi lasciata andare ad apprezzamenti su questo o quel ragazzo, tipo “è bello”, “è carino”, “mi piace proprio”, spazzava via ogni commento con un “tanto, papà, non hanno nessuna importanza perché il mio uomo sei e sarai soltanto tu!”.
Detto con tono euforico ed esaltato da una ragazzina a otto anni e poi a undici faceva tenerezza e riempiva di soddisfazione, sentirglielo ripetere con la stessa euforia e convinzione a quattordici mi sapeva di presa per il culo e ne sorridevo, ma adesso mi sono convinto che avrei dovuto pormi qualche domanda quando anche a diciassette ribadiva con immutata convinzione e con un tono meno goliardico ed euforico ma solenne e deciso (come se facesse una promessa) che sarei stato sempre e comunque io, l’uomo della sua vita.

Qualche mese fa ho dunque conosciuto Sonia e, dopo tanto tempo, ho percepito che con lei poteva essere diverso che con le altre; che poteva essere una cosa seria. Così, dopo anni, ho portato una donna a casa mia e Gaia, per la prima volta, ha visto una presenza femminile che non fosse lei nella casa di suo padre.
Ha inquadrato Sonia, una bella ed elegante signora sui trentacinque anni, come una rivale ed è passata all’attacco. Si è mostrata subito antipatica e scortese con lei, lasciandomi di stucco.
Quando mi sono scusato per quei comportamenti Sonia ha alleggerito la cosa dicendo che dopotutto fosse normale che una figlia restasse turbata nel vedere il proprio padre con un’altra donna, dopo averlo visto solo con sua madre. La cosa che impensieriva un po’ era però il fatto che la figlia in questione non fosse una ragazzina ma una quasi diciottenne, e quindi abbastanza matura (si suppone) per capire come va il mondo e accettare che i suoi genitori, una volta separatisi, possano almeno provare a rifarsi una propria vita sentimentale con un nuovo partner.
Non ho –forse colpevolmente- indagato sulla cosa, pensando anch’io che fosse un ‘disturbo’ passeggero che sarebbe sparito quando Gaia avesse conosciuto meglio Sonia.

Intanto anche io ho preso a conoscere meglio Sonia e ho scoperto che mi piaceva sempre più perché abbiamo in comune il piacere per le cose semplici: uscire insieme per un bel film o per vedere qualcosa di leggero e divertente a teatro; andare in un ristorantino carino e accogliente, poco frequentato e quindi più tranquillo o invitarla da me per una cenetta intima e una piacevole serata sul divano. Tutte cose che a Gaia scurivano subito il viso quando le veniva a sapere.

Continua
(per commenti scrivetemi a: [email protected])

 

One thought on “A Gaia (parte II)

  1. cester25

    giocavo con mia cugina, avevamo entrambi 16 anni, tra spintoni e cuscinate mi ritrovo a pancia in su con lei sopra a cavalcioni sulla mia faccia, tra i respiri affannosi sento quello strano ma appagante intrigante ed eccitante afrore delle sua fichetta, ben evidente dai pantacollant, d’istinto la trattengo dai fianchi, la tocco con il naso e naturalmente le do un piccolo morso con le labbra, mi dice dai lasciami, ma non la mollo e le do una leccata con tutti i pantacolant, cerca di spingermi indietro la testa, ma non demordo e contino a mordecchiarla con le labbra, mi dice dai basta su non… l’interrompo dicendo che era meravigliosa e continuo a schioccare baci su quella fichetta messa in evidenza dai pantacollant scuri, lasciavano intravedere tutto, ero preso da quel mistero sapientemente celato da quella stoffa tesa intrisa di quell’odore intimo femminile che non lascia scampo ad un maschio come me, baciavo e mordicchiavo quella carne calda ma separata da me sa un velo di stoffa blu, ad un certo punto mia cugina si sfila i pantacollat con sotto delle mutandine invisibili, e seduta sul mio torace incomincia a strusciarmi la sua micia umida sul faccia, io a bocca aperta e con la lingua fuori non mi perdevo una passata, diventava fradicia e mi piaceva come nessun altra cosa al mondo, era la prima volta in assoluto che assaggiavo la fica, avevo già perso la verginità ma non avevo ancora ficcato la lingua in mezzo a quella carne particolare, calda, umida e dall’afrore invitante, avevo il viso bagnato della sua rugiada, riuscii a male pena a infilarle un dito dentro, chissà poi per fare o cercare cosa, ero assetato non so di che o cosa ma ero rapito da quella rugiada su quei petali di rosa, venne sulla mia faccia con un orgasmo sonoro, volevo scoparla mi ero già calato i pantaloni ma disse no e scappò via, le corsi dietro, ma non volle chiuse la porta di casa e andò via, io rimasi come un coglione con il cazzo duro e andai in bagno a sfogare quell’eccitazione incredibile, sentivo il suo odore sul mio viso, il sapore nella mia bocca, un delirio di piacere e godimento che mi segai tre volte di seguito, esausto ma contento ho iniziato a desiderare mia cugina più di qualunque altra ragazza, quasi impazzivo dal desiderio, arrivai perfino a cercare la sua biancheria intima nei panni da lavare, mi aveva lavato il cervello e glielo dissi cosa mi aveva fatto provare quel giorno giocando, ma mi teneva a distanza, mi diceva che voleva riflettere, ma io pensavo solo a lei, mi aveva resettato il cervello, cazzo quanto e potente la fica di una femmina! Tanto potente da indurmi a cercare mia zia sua madre per capire se avesse lo stesso odore intimo, stavo uscendo di testa, la curiosità di sapere se mia zia era altrettanto bona da pensare di scoparla al posto di mia cugina, mi intrufolavo nel suo bagno, cercavo i sui indumenti intimi, e confrontavo i suoi con quelli della madre, non erano la stessa cosa, l’odore di mia cugina lo riconoscevo bene, era come se mi avesse marchiato a vita, quello di mia zia non mi eccitava allo stesso modo, in quel periodo credo d’essermi munto da solo allo sfinimento, non sapevo più cosa fare, stavo impazzendo, lei mi vedeva in uno stato di desiderio, le chiedevo se le facevo tenerezza o schifo, ci vollero mesi prima che si riconcedesse, credevo di morire tra le sue cosce, invece trovai la vita, il godimento, il piacere di suggere l’elisir di lunga vita.

     

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