Alfonso

Alfonso

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Avevo conosciuto Alfonso per caso, avevo diciotto anni, l’automobile nuova e pochi soldi in tasca. Un giorno di pioggia ero rimasto per strada a secco di benzina e non mi era parso vero che un altro automobilista si fosse fermato per darmi una mano. Era un uomo sulla quarantina, si chiamava Alfonso. Il mio soccorritore mi accompagnò da un benzinaio, aveva in macchina una tanichetta e si offrì anche di pagare, io non avevo con me neppure uno spicciolo. Fece tutto lui e -Me li restituisci un’altra volta- disse come fosse una cosa da nulla. Insomma tornammo indietro e riuscii a ripartire, rimanemmo in contatto anche dopo perché pensavo che dovevo ripagare il debito. A quanto pare anche se io non conoscevo lui, lui invece conosceva me, andavamo allo stesso bar in centro e chiacchierando si fa presto ad avere qualche informazione su chi lo frequenta d’abitudine. Insomma, mi aveva messo gli occhi addosso e aveva trovato l’occasione per conoscermi. Capitò a volte che ci si incontrasse proprio al bar, scambiavamo due parole, e Alfonso non volle mai che gli restituissi i soldi della benzina, si ritraeva con una scusa o con un’altra e rendeva la cosa impossibile, anzi spesso mi offriva anche da bere. Poi un giorno parlando del più e del meno mi disse che era appassionato di armi e aveva una pistola. In un campo fuori città possedeva un capanno dove si esercitava a tirare, mi chiese se avevo voglia di provare ed io fui d’accordo. Così quello stesso pomeriggio andammo al campo, passando da casa aveva preso l’automatica. Arrivammo a destinazione, era caldo e non si vedeva anima viva, era un posto isolato. Alfonso entrò nel capanno e prese un bersaglio. Lo mise su un supporto a qualche metro di distanza. Poi impugnata la pistola cominciò a tirare, uno, due colpi. Mi insegnò come si teneva l’arma e mi fece provare, stava dietro di me e stringendomi il polso con entrambe le mani indirizzava il tiro. Per la verità indirizzava anche qualcos’altro ad un altro bersaglio, infatti facendo finta di nulla e con la scusa di starmi vicino per aiutarmi di tanto in tanto appoggiava il cazzo sulle rotondità del mio posteriore. Io non reagivo, mi mostravo indifferente anche se mi sembrava chiaro dove lui voleva andare a parare. In fondo la cosa non mi dispiaceva affatto, solo l’approccio mi sembrava maldestro e lui impacciato e insicuro. Pensai che forse Alfonso andava incoraggiato. Perciò per manifestargli il mio consenso e sollecitare la sua iniziativa mi spinsi indietro contro di lui assaporando la piacevole sensazione della sua verga eretta contro il mio didietro. Sembrava che la cosa funzionasse anche se lui appariva sprovveduto come un ragazzino imberbe al primo incontro con la sua nuova fiamma. Aveva il viso rosso, sudava e tremava per l’eccitazione. Alla fine ce la fece a dirmi che forse era meglio se entravamo nel capanno, c’era da mettere al sicuro l’arma, che diamine. Dentro al capanno era un po’ più fresco ed eravamo in penombra. Piegandomi in avanti misi le mani su un tavolo che poggiava contro la parete e finsi di interessarmi a un manifesto che ritraeva degli uccelli di palude. Alfonso sembrò comprendere l’invito e accantonata la pistola mi si mise dietro cominciando a spingere. Mah, era un po’ strano, aveva una gran voglia, questo era sicuro, e da qualcuno doveva anche avere saputo che io ci stavo, però gli mancava il coraggio di andare fino in fondo. Pensai per un attimo di abbandonare tutto e di andarmene, però al punto a cui eravamo arrivati la voglia che avevo di prenderlo nel culo era troppo grande e non volevo che la cosa finisse nel nulla, in fondo non doveva essere poi tanto difficile arrivare al risultato. Perciò rimasi per qualche tempo in attesa con lui dietro e poi per fargli capire chiaramente che poteva fare quello che tutti e due volevamo mi abbassai un poco gli shorts per mettere in vista il sedere e renderlo disponibile alle sue attenzioni. Lo sentii ansimare rumorosamente, sembrava non fosse in grado di controllarsi, ma ancora non si avventurava a fare quello che chiunque altro avrebbe fatto in quella situazione, eppure era sposato e di sicuro con la moglie combinava qualcosa, almeno ogni tanto… Insomma, cominciai a carezzargli il cazzo da sopra i pantaloni e finalmente si decise. Liberò in fretta l’arnese e me lo mise tra le natiche. Ehi, piano, no? Giù i calzoncini, una manciata di saliva là dove ci vuole e poi protendendomi all’indietro gli offrii il culo. Ecco che arriva, in fondo non dubitavo che lo sapesse fare, me lo sta mettendo dentro, lo sento. Ah, come mi piace, ed è anche un cazzo bello grosso che a prenderlo ci vuole un po’ d’impegno. Poi una volta dentro mi incula selvaggiamente suscitando in risposta gemiti e lamenti, non serve a niente stringere le natiche per cercare di salvarsi, lui spinge forte e me lo mette dentro tutto. Io non mi oppongo seriamente perché la cosa mi piace. Mi viene dentro e io faccio un lago in terra. Di lì a poco, ancora storditi per quello che è avvenuto ci rivestiamo e lui mi riporta al bar, sappiamo che ci rivedremo ancora, spesso si spera. Arriva l’estate, Alfonso mi dice che vorrebbe stare tutto il tempo con me, noi due soli. Mi offre un viaggio in Grecia, su un’isola, scherzando mi dice che facciamo a metà, lui ci mette i soldi, io il culo. L’idea mi piace moltissimo, quanto a dargli il didietro quello ormai lo faccio da un pezzo con soddisfazione reciproca anche se ci incontriamo solo di rado per mantenere segreta la nostra relazione. Arrivati in Grecia abbiamo affittato una casetta a due passi dal mare, Alfonso si è dato da fare a organizzare la vacanza e tutto fila nel migliore dei modi, passiamo il tempo sulla spiaggia, a leggere, prendere il sole e fare il bagno, scherziamo nell’acqua come due innocenti ragazzini anche se sotto nessuno sa cosa succede, né dove vadano a finire le nostre mani. Per ogni evenienza ho preso l’abitudine di lubrificare il passaggio dove entra il cazzo con la vaselina, che in acqua non si scioglie. Così una volta che facciamo il bagno nudi davanti a una spiaggetta deserta, mentre Alfonso mi incula, penso a quanto sia stata provvidenziale quella mia decisione. La vacanza ha acceso il suo desiderio e Alfonso è diventato pressoché insaziabile, Mi vuole spesso e abbiamo provato tutte le posizioni, fantasia scatenata, anche se io preferisco sempre mettermi in ginocchio a gambe larghe e prenderlo tutto, solennemente, da dietro. Nella foga di farlo ovunque a volte, quando siamo all’aperto, rischiamo di farci vedere anche se penso che la cosa non costituisca uno scandalo per nessuno, semmai un’attrazione. Ogni tanto infatti mi accorgo che qualche coppia e anche qualche piccolo gruppo lascia la spiaggia e scompare tra la vegetazione. Il tempo passa e sazi di sesso il nostro impegno rallenta. In piazza ho conosciuto un turco che vende tappeti. Curioso, parla italiano. La faccia devo averla già vista da qualche parte, ma non ricordo dove, in spiaggia forse. Ahmed, così si chiama, mi invita a bere un the nel suo negozio e a vedere i tappeti, è un bell’uomo moro, atletico e di carnagione scura. Una volta dentro al negozio prepara il the e intanto mi parla della provenienza dei tappeti, del loro disegno e mi dice quanto costano. A me piacciono soprattutto quelli a disegni geometrici semplici, quasi naif che fanno in Azerbaijan. Forse per farmi piacere Ahmed dice che anche lui li trova molto interessanti. Beviamo il the e a me sembra che abbia un sapore strano, avverto una curiosa e piacevole sonnolenza, il corpo si abbandona e il pensiero vaga in libertà, sono consapevole di essere sveglio ma mi sembra di sognare ad occhi aperti. Sono eccitato e rilassato a un tempo, non ho mai provato una sensazione del genere. Ahmed ha un viso strano, sorride e mi sembra ancora più bello. Ha chiuso la porta del negozio e calato le tende della vetrina, poi mi è venuto accanto e comincia a toccarmi. Io sono sdraiato sui tappeti stesi in terra, non reagisco e anche se volessi non ci riuscirei, è tutto così bello e piacevole. Finisce che mi sfila i pantaloni di mussola, leggeri e trasparenti come un velo, poi gli slip bianchi a rete, e arriva dove vuole arrivare. Io lo interrogo con lo sguardo e lui mi sorride, certo del mio consenso. Ha tirato fuori un unguento profumato e ha cominciato a spargermelo lentamente sul corpo, la pelle si scalda ma la sensazione è piacevole, lentamente le mani scivolano in basso, mi accarezza le natiche, entra dentro, poi mi dispone secondo il suo volere. Ormai sono sicuro che lo prenderò e la cosa mi rende felice. Ecco, si è cosparso la verga con l’unguento e me la infila dentro, scivola senza il minimo attrito, mi riempie tutto. Fatico a respirare, non penso a nulla, sono pieno di lui. Poi comincia il va e vieni lento e inesorabile che conosco bene. Il piacere mi spinge in alto per poi affievolirsi senza una ragione per ricominciare di nuovo a salire, è una delizia senza fine. Non so la ragione ma non riesco ad avere un orgasmo, mi sembra di nuotare verso una riva che ogni volta si allontana prima che io riesca a raggiungerla, dal luogo in cui sta conficcata la verga emana un calore che si diffonde in tutto il corpo. Dopo un tempo che mi sembra interminabile Ahmed spruzza il suo seme. Sono infinitamente stanco e felice ma mi attende uno sviluppo imprevisto. A mia insaputa Ahmed ha invitato a conoscermi anche un amico. Lui se ne è stato in silenzio a guardare fino a che il non abbiamo finito ma adesso pretende quello che gli spetta. Sono prossimo allo sfinimento ma non posso negarmi a lui, non potrei farlo neppure volendo. Mi distendo sui tappeti e allargo le gambe rassegnato a prenderlo di nuovo. In silenzio il nuovo arrivato si avvicina e mi penetra subito, dritto dentro di me. Poi ancora il va e vieni ma questa volta più energico, più forte. Di lì a poco mi solleva, estrae la verga e dopo avermi messo in posizione mi colpisce le natiche e comincia a parlare in una lingua incomprensibile. Ahmed interviene a spiegare “Il mio amico dice che gli piace mettertelo nel culo e che dovresti darglielo tutti i giorni finché rimani qui. Ora vuole che gli mostri il buco per vedere come ce l’hai largo”. Quella richiesta provoca in me un momentaneo smarrimento, ma quando penso a come vado esibendo il mio didietro offrendolo agli occhi di tutti e a come Ahmed e il suo compagno lo hanno usato fino a quel momento, allora quelle parole non mi sembrano affatto fuori luogo, anzi le trovo perfettamente giustificate. Sorrido perché in effetti io non intendo opporre alcuna resistenza e voglio soddisfare ogni desiderio del mio nuovo amante, perciò piegato in avanti mi metto le mani sulle natiche e le separo perché lui possa vedere l’orifizio spalancato pronto a ricevere la verga. La cosa riesce alla perfezione e io sono impaziente di fare quella nuova esperienza. In un attimo il cazzo mi è entrato di nuovo dentro per intero, adesso entra ed esce completamente più volte, è una sensazione meravigliosa essere in balia del fallo. Poi ricomincia di nuovo il tremendo su e giù che mi toglie il respiro. È un fatto così sorpendente che tutto sia così semplice e il piacere così grande, lui mi mette il cazzo nel culo e gode, io prendo il cazzo nel culo e godo. Cosa c’è di più magnifico di questo?

 

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