Le perversioni del mio datore

Le perversioni del mio datore

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Sono inginocchiata sul pavimento. infilo lo straccio nel secchio contenete acqua e sapone. E’ congelata. Le mie mani sono tutte screpolate. Il mio capo non mi permette di usare un mocio. Preferisce costringermi a pulire in questo modo. preferisce vedermi in ginocchio. Umiliata. Vorrei andarmene, ma nessuno mi paga quanto lui. Ho bisogno di soldi.
Ho diciannove anni. Sono molto secca. Sono vestita con un pantaloncino corto. Una maglietta e un paio di ciabatte.
Le ginocchia sono tutte rovinate per via del tempo che devo passare in questa posizione.
Sono castana. Mi reputo molto brutta. Quando lavoro il padrone non mi permette nemmeno di truccarmi. Vuole che mi senta come una pezza. E funziona.
Sento i passi del padrone. Inizio a tremare. Non di nuovo…
invece ha voglia di giocare con me. Come sempre.

  • Puttana è così che si pulisce? –
    Io tengo la testa bassa. Non rispondo. Ormai so cosa succede quando non gli dò ragione.
  • Guarda qui: è tutto sporco! –
  • Perdonatemi padrone. – rispondo nonostante ciò che dica non sia vero.
    Mi mette un piede con tanto i scarpone davanti alla faccia.
  • E’ sporco: puliscilo. –
    So già cosa vuole da me. Trattenendo i singhiozzi tiro fuori la lingua e inizio a leccare la scarpa. E’ terribile. E’ schifoso.
    Sento che il padrone apre un mobile. Tremo.
    Tira fuori del latte ed una pompetta. Questa è nuova: cosa vorrà farmi?
    Aspetta che io abbia leccato la scarpa in tutti i suoi punti, anche la suola. Poi passiamo all’altra. Quando ho finito mi urla di togliermi i pantaloni. Io obbedisco seppur non voglio. Sotto non indosso le mutande, così come lui mi ha ordinato.
  • Resta a pecorella. – mi ordina e infila la pompetta nel latte.
    Si mette dietro di me. Cosa vuole farmi?!
    Lo sento infilare la bocca della pompetta nel mio ano.
    Inizio a piangere. Lui la preme. Sento il latte invadermi l’interno del sedere. È una sensazione orribile.
    Lui estrae la pompetta e immette dentro altro latte. Poi me la rinfila nell’ano. Continuiamo finché la bottiglia del latte non è finita.
    Mi sento piena. Ho i crampi allo stomaco. Sento il bisogno di evacuare.
  • Posso andare al bagno signore? –
    chiedo timidamente. Lui scoppia a ridere e si toglie la cintura.
    Vorrà ancora frustarmi il sedere con quella? Il sedere non ha ancora smesso di farmi male da ieri…
    Lui però non mi colpisce, ma mi infila il suo enorme pene nell’ano.
    No: era già così pieno…
    La pancia sembra volermi esplodere. Lui inizia a fare avanti ed indietro con violenza. Mai nessuno mi ha mai scopato tanto forte in vita mia.
    Va avanti per quasi un ora. Il dolore è esasperante. Infine mi viene dentro ed estrae il suo pene.
    Ho pianto ed urlato. La mia faccia è rossa e rigata dalle lacrime.
  • Puoi evacuare. – mi dice lui.
    Io faccio per gattonare verso il bagno ma lui mi afferra per i capelli.
  • Qui! –
    Ho passato le ultime ore a pulire quel pavimento. Ma il dolore è insopportabile. Il mio sederino spruzza latte e sperma sul pavimento. La sensazione è tanto appagante che mi vergogno ad ammettere di aver avuto un orgasmo mentre lo facevo.
    Il pavimento è completamente sporco così come il mio sedere e le mie gambe secche.
    Lui ride, tira fuori un barattolo di panna ed un lunghissimo ma fino dildo.
    Mi obliga a mettermi in ginocchio. Lo guardo con le lacrime agli occhi e tremante.
    Mi infila una gang ring in bocca. È gigantesca.
    Poi con la bomboletta spray mi riempie la bocca. Non posso chiuderla, non posso ingoiare. Mugolo. Poi mi infila il dildo nella mia bocca piena fino all’orlo di panna. Mi arriva fino in gola.
    Trattengo i conati mentre lui inizia a fare avanti e indietro. Ogni volta che il dildo penetra in gola porta della panna. La sensazione è orribile. Per fortuna non mangio da ore e quindi non vomito.
    Panna e bava mi colano sul corpo. Mi sento soffocare. Sento i conati e la trachea che si contrae.
    Dopo quello che mi sembra un tempo infinito si placa. Estrae il dildo e prendendomi per i capelli mi schiaffa il naso sul pavimento. Mi toglie la gang ring e io sputo bava e panna sul pavimento.
  • Hai sporcato tutto puttana. – mi dice.
  • Per…do… natemi. –
  • Ora devi pulire tutto. –
  • Certo. –
  • Con la lingua. Mangiando. –
    Io lo guardo. Tremo come un foglio di carta in mezzo ad una tormenta.
  • Io starò qui e controllerò. –
    Faccio un segno di asseso con la testa.
  • Come si dice? –
    mi chiede.
  • Grazie… signore. –
    E inizio a leccare. Mi vergogno ma devo ammettere che sto iniziando a provarci gusto.
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