La schiava diciottenne (parte 2)

La schiava diciottenne (parte 2)

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I miei piedi sono scalzi. Poggiano sul freddo pavimento. Non dovrei vergognarmene, ma la consapevolezza che il padrone è feticista mi umilia.
Ho 18 anni anche se ne dimostro molti di meno. Sono bassa. Bionda.
Tengo la testa bassa. La padrona mi osserva. Lei è così alta, bella. Io in confronto a lei non sono niente.

  • Stasera mentre ci servirai la cena sarai vestita in maniera sexy. –
    Cosa? No: non potrei sopportarlo. Sono una persona così pudica…
    mi inginocchio. Già le lacrime iniziano a scorrere sul viso.
  • No: vi prego. Vi prego! – urlo.
    Lei afferra una sedia e la tira a se. Cosa vorrà significare questo suo gesto.
  • Vi prego mia padrona. Moi vergogno tanto.-
    Mi afferra i capelli e mi tira a se. È molto più forte di me. Poi con mio orrore inizia a slacciarmi il bottone dei pantaloni. Le afferro la mano per fermarla ma ricevo un pugno in pieno naso. Casco all’indietro. Tutto diventa rosso. La padrona mi tira a sé, mi abbassa i pantaloni quel poco la scoprire il sedere e si siede sulla sedia. Poi appoggia la mia pancia sulle sue ginocchia. Sono molto bassa. I miei piedi si dimenano senza toccare terra.
    Non posso credere che la padrona mi sta guardando le mutande. Non riesco a sopportare l’umiliazione. Poi mi appoggia la mano sul sedere. Cerco di contorcermi, ma con l’altra mano mi afferra saldamente i capelli impedendomi di spostarmi. Durante le precedenti cene qualche volta mi hanno paccata, ma è la prima volta che qualcuno mi tocca il sedere tanto a lungo. Urlo e piango.
  • Ma cosa urli: hai delle mutande da verginella. Vedrai cosa ti faremo indossare… –
  • No… la prego… la smetta di toccarmi… mi vergogno …-
    Poi la padrona mi schiaffeggia violentemente il sedere. Stavolta urlò di dolore. Mi posa nuovamente la mano sulle chiappe.
  • Ora sarai punita. –
    E mi colpisce una, due, dieci volte. E ancora e ancora. Le mie gambe fanno su è giù come se in qualche modo ciò cambiasse qualcosa. Con le mani afferro le gambe di legno della sedia e stringo forte. Urlo.
    Cento sculacciate. Cento e uno. Il sedere mi va a fuoco.
  • La supplicoooo.-
    un altro schiaffo. Urlo.
    Ho tenuto la bocca tanto aperta che un rivolto di saliva scivola sulla mia faccia. Mi passo un braccio sul volto. Non posso vederlo ma il mio sedere è divenuto completamente rosso. Mi brucia da impazzire. Il sangue mi sta andando al cervello e tutto diviene più confuso.
    La padrona non mi concede un momento di respiro. Centocinquanta, centocinquantuno… duecento sculacciate.
  • Farò tuttooo quello che vuoleeee- urlo piangendo.
    Lei si ferma. Appoggia nuovamente la mano sulla chiappa. Va a fuoco.
  • Sei solo una stupida verginella. Hai capito chi comanda? –
    Mi affonda le unghie nella carne.
  • Siiiihhh. –
  • Vediamo se hai imparato. –
    Con uno spintone mi butta giù. Atterro su un fianco e sbatto anche la faccia. Non riesco a muovermi tanto è il dolore.
    Mi poggia un piede, con indosso un pesante stivale supersexy, vicino alla faccia.
  • Lecca. – mi ordina.
  • Ma ci avete … camminato. – dico io in preda ai singhiozzi.
    La padrona si slaccia la cintura.
  • Allora riniziamo da capo e io userò questa. –
    Disperata tiro fuori la mia piccola lingua e inizio a leccare.
    Quando è soddisfatta mi urla di mettermi in piedi. Obbedisco.
  • Tirati su i pantaloni. –
  • Grazie. –
  • Ora togliti la parte sopra dei vestiti e il reggiseno. –
  • Cosa ma… – nessuno mi ha mai visto con il reggiseno, figuriamoci senza…
  • Obbedisci. – e mi colpisce sul fianco con la parte in fero della cintura.
    Obbedisco e tremante rimango con le mie tettine al vento. Distolgo lo sguardo tutta rossa. Sento che lei mi fissa. È una tortura per me.
  • Tutta questa storia per non mostrare una prima… stasera ci servirai così! –
  • Ma avevate detto che mi avreste messo un vestito sexy! –
    tremo come una foglia.
  • Si, ma poi mi hai fatto arrabbiare. E se ti sento ancora ti farò togliere anche pantaloni e mutande!

Cenano. Io come sempre servo i cibi. Ho Le tettine all’aria e i piedi scalzi. Sento gli sguardi su di me, soprattutto quelli del padrone e quelli della figlia del padrone. Questa non fa altro che paccarmi ogni volta che le passo accanto.
Non resisto. Non resisto più.
Butto il piatto di verdura per terra.

  • Non ci sto!- urlo. Li guardo in tono di sfida. La loro espressione mi fa pentire della mia scelta. Il padrone si alza. Mi afferra un braccio con forza mostruosa. Mi costringe ad inginocchiarmi.
  • Perdonatemi io… non so perché l’ho fatto… –
  • Puniscila papà!- lo iccita la figlia.
  • Direi che è arrivato il momento per questa verginella di essere svezzata. – dice la padrona.
    Sempre tenendomi un braccio serrato il padrone si slaccia la cintura e abbassa i pantaloni. Il suo pene è gigantesco … O almeno credo: è il primo pene che vedo in vita mia.
  • No: vi prego! Non mi scopate! No…- urlo.
    Il padrone mi stringe tanto il braccio da fermare la circolazione.
  • Devo usare la frusta? –
  • No.. io… –
  • Questa è l’ultima opportunità: apri la bocca e se osi mordermi ti ammazzo! –
    Apro la bocca e mi infila il pene in bocca.
    La mia bocca è troppo piccola per il suo pene ma lui spinge. Il membro mi arriva fino in gola. Mi strozza. Tossisco. Sento un conato. Lui mi passa la cintura intorno alla testa. Io cerco di retrarre la faccia in modo da far uscire il pene. Lui per pochi secondi non fa forza, ma poi tirandomi la testa con la cintura mi fa tornare il pene in gola. E così ancora e ancora. Avanti e indietro, avanti e indietro.
    Cerco di allontanarlo con le mani, ma la padrona me le afferra e porta dietro la schiena. Mi tiene ferma.
    Soffoco, non ho aria, tossisco. Ma lui non si ferma. La figlia del padrone ogni tanto mi attappa il naso per qualche secondo. Continuiamo a lungo. poi il padrone inizia a mugolare. Tira il pene fuori dalla gola ma non fuori dalla bocca. Mi viene dentro. Mai mi sono schifata così tanto! Nemmeno leccando gli stivali della padrona. Il pene è finalmente uscito, ma la padrona mi mette una mano sulla bocca impedendomi di sputare lo sperma. Lo sento nella mia bocca, scivola nella gola. La lingua ne è impregnata! Che schifo!
  • Ora ingoia. –
    Cosa? Ma veramente le persone fanno cose del genere?
    Cerco di obbedire. Ne ingoio un po’, ma è troppo. Mi divincolo, sto per vomitare e ciò li farebbe arrabbiare. Riesco a liberare la bocca e lo sputo per terra. Lo sento colare sulle mie labbra. Sono riuscita a non vomitare.
    Il padrone mi colpisce con un violento schiaffo. La padrona mi tira per i capelli e la padroncina mi sputa in faccia.
  • Come hai usato puttanella? – mi grida la padrona e mi spinge la faccia sul pavimento. Il naso e le mie labbra serrate entrano in contatto con lo sperma ed il pavimento.
  • Lecca tutto! –
    Cosa posso fare? Mi sono tutti e tre addosso.
    Tiro fuori la punta della lingua e lecco tremando.
  • Aspettate! – dice la figlia dei padroni. La madre mi tira su la testa.
    La padroncina appoggia il piede con scarpa nello sperma.
  • Hei così sporcherai tutta casa. – la rimprovera la madre.
  • No: ora questa ragazzina tutto! – risponde lei con un sorriso sadico riferendosi a me. Seppure abbiamo poca differenza di anni lei è molto più alta, formosa e bella di me.
    La padroncina si siede su una sedia e mi avvicina la suola delle scarpe. Noto con orrore che deve aver camminato nel fango: le suole sono sporche di terra, sperma e un chewinggum che qualcuno deve aver sputato per terra.
    Cerco di divincolarmi ma la madre mi tiene ferma.
  • Allora ragazzina? – mi apostrofa la figlia.
  • No … non fatelo vi supplico! – sto piangendo.
    Il padrone mi colpisce con la parte in ferro della cintura sul seno. Non ha trattenuto la propria forza. Non ho mai provato un dolore del genere in vita mia.
    La mia faccia viene premuta contro una delle suole. Inizio a leccare, timidamente. Sperma, terra e chewinggum entrano in contatto con la mia lingua.
    Lecco per una decina di minuti. Poi ricevo un’altra cinghiata sul seno. Perché? Io sto obbedendo?!
  • Non devi soltanto leccare! – mi spiega la madre. – Non vedi quanto sono sporche? Devi renderle nuove! –
  • E non osare più sputare. – aggiunge la figlia.
    Se prima leccavo soltanto con la punta della lingua ora la uso tutta. Dspingo, mi sforzo. Ma il fango si è seccato. Ricevo un altra frustata. Se potessi vedere ora il mio piccolo seno vedrei dei lividi enormi.
    Allora uso anche le labbra ed denti. Gratto via, disperata, tremante. Ingoio tutto ciò che viene via. Per fortuna essendo a stomaco vuoto riesco a non vomitare. Quando la suola risplende di pulito, compito per il quale mi serve più di un ora mi ordinano di pulire il resto della scarpa. Fatto anche questo, quando penso che l’orrore sia finito, la figlia mi mostra l’altra suola, anch’essa incostrata e riiniziamo.
    Poi, ore dopo, a lavoro finito la padrona mi obbliga a leccare tutto il resto dello sperma rimasto per terra. La mia faccia e la mia bocca sono tanto sporchi che più pulisco più sembro sporcare. Infine però riesco nell’impresa.
    Mi trascinano esanime nel bagno. Il padrone mi butta accanto un asciugamano, il dentifricio e lo spazzolino.
  • Credo che il tuo comportamento di oggi non si ripeterà mai più vero? –
  • C…er…her…to…pa..pa..dron.. –
  • Fatti la doccia e lavati. Da oggi dovrai farti la ceretta anche nelle parti intime: quando meno te lo aspetti ti prenderò e ti sverginerò. Fatti trovare con un solo peletto e la punizione di oggi ti sembrerà una passeggiata. –
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