Inconsapevolmente cornuti. Nuove consapevolezze.

Inconsapevolmente cornuti. Nuove consapevolezze.

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In questo ennesimo capitolo della storia di queste due coppie prende forma la nuova intrigante verità. xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Il giorno successivo, quando di nuovo si trova faccia a faccia con Dario, il suo comportamento è esattamente uguale a quello di sempre, non tradisce nessuna emozione, nulla nel suo comportamento che possa in qualche modo fare immaginare quello che è successo fra di loro. Nemmeno Silvia ha un comportamento diverso dal solito; solo un messaggio, sul suo cellulare da parte di Luca, le fa, in qualche modo, ricordare il piacere che ha provato la sera precedente. Lavorano fino al tardo pomeriggio, quando poi è Dario stesso che, uscendo dal suo ufficio, ordina a tutti di andare a casa. «Basta così per oggi! Abbiamo fatto abbastanza, e non possiamo finire tutto. Quindi basta… ci vediamo lunedì.» Silvia però, è intenta a completare il lavoro che l’ha tenuta impegnata il giorno precedente, quindi invita tutti quanti ad andarsene, perché lei vuole in ogni caso finire quella pratica che l’ha impegnata tanto a fondo. Per circa un’ora è sola nell’ufficio, intenta al suo lavoro, fin quando non squilla il telefono: è Dario che si informa di come stiano procedendo le cose. «Ciao, sei riuscita a finire quel lavoro che ti ha impegnato tanto?» Sentire la sua voce, le provoca un brivido lungo la schiena. Dopo aver dato la conferma che il lavoro è completamente finito, rimane un attimo in silenzio, quasi a cercare le parole, per spiegare a quell’uomo che, a vederlo oggi, dopo aver goduto così tanto fra le sue braccia, gli ha procurato, per un attimo, un brivido di piacere. Anch’egli è rimasto in silenzio, poi, le chiede in che modo tornerà a casa. Lei gli spiega che questa mattina è venuta insieme a Luca e Marco, e che è rimasta d’accordo con lui che, quando avrebbe finito di lavorare, sarebbe passato a prenderla per riportarla a casa, dove questa sera si sarebbero trovati insieme a Lucia e Marco per vedere un film in Vhs, che Marco ha trovato casualmente in casa sua. Dario lascia passare ancora qualche secondo in silenzio, poi le chiede, se è riuscita a dormire in maniera tranquilla e rilassata. Silvia fa un lungo sospiro, poi con voce carica di desiderio, gli racconta di come questa mattina, appena se lo è trovato davanti, avrebbe voluto stringersi fra le sue braccia. Ad un tratto la porta dell’ufficio si apre, lei se lo trova davanti, in piedi, in silenzio, che la guarda con occhi carichi di desiderio. Silvia scatta in piedi, lo raggiunge, lo abbraccia e lo bacia con passione. Le loro mani sembrano impazzite; accarezzano reciprocamente i loro corpi che, ora, fremono dal desiderio di godersi ancora l’un l’altra. Inginocchiata davanti a lui, gli estrae quel meraviglioso palo di carne, che, la sera prima, l’ha fatta godere così tanto; lo prende in bocca, lo succhia facendo gemere l’uomo, che le appoggia una mano sul capo ed asseconda il ritmo della pompa. Dopo aver gustato, per alcuni minuti, il piacere di quelle labbra carnose e di quella bocca avida e vogliosa, Dario la prende per le spalle, la fa sollevare, la gira, l’appoggia al muro e le solleva il tessuto della minigonna; spostato il filo dello string, incastrato fra le sue natiche, la penetra molto lentamente, facendole assaporare quella penetrazione tanto desiderata. Silvia è così bagnata, che lo sento scivolare dentro di sé, fin a raggiungerle in fondo alla vagina. La forza, con cui è presa, la costringe ad appoggiarsi con le mani al muro, giusto per reggere la vigorosa spinta di quella monta. Come la sera precedente, egli la scopa con calma, tenendole una mano sul fianco, mentre l’altra è appoggiata alla spalla. Silvia si sente prigioniera, inchiodata al muro da quel perno di carne che le sfonda il ventre con un ritmo lento, ma cadenzato, che le arriva in fondo, le scava il corpo, le provoca scariche di piacere, che dalla mente raggiungono la sua intimità. Mentre la scopa, Dario ad un tratto allunga la mano sinistra e, dalla spalla, la porta fin davanti alla faccia di Silvia e le infila due dita in bocca. «Succhia, immagina di avere un altro cazzo che ora ti riempie la bocca!» Questa fantasia, scatena l’immensa libidine di Silvia, che risponde a quella provocazione con un orgasmo forte e intenso, tanto che lui è costretto a sorreggerla, perché le sue gambe, in preda al piacere, stavano per cedere. Dopo averla sentita godere, Dario lascia che lei si accasci in ginocchio davanti a lui e le infila di nuovo il cazzo in bocca. Silvia lo lecca un po’, poi, prima di farlo venire, solleva lo sguardo e aiutata da lui, si rialza in piedi, lo trascina vicino alla scrivania, dove lo fa sedere sulla sua poltroncina. Dario la scruta senza capire, mentre lei ora, preso il cellulare, chiama Luca e mette il telefono in vivavoce, e parla con il suo ragazzo. «Amore, io ho quasi finito, tu dove sei? Puoi passare a prendermi per accompagnarmi a casa?» Dario, rimasto in silenzio, la guarda senza capire, mentre lei, che gli ha fatto cenno di rimanere in silenzio, continua ad interagire con il suo fidanzato, che le spiega di essere all’altro capo della città e, con il traffico di quell’ora, impiegherà circa una trentina di minuti, per raggiungere il suo ufficio. Silvia, che ha non ha smesso di tenere in mano il cazzo di Dario, continuando a segarlo lentamente, solleva lo sguardo con occhi carichi di desiderio, e fa una strana richiesta al suo fidanzato. «Se ci vuole tutto questo tempo per arrivare al mio ufficio, vuol dire che ti faccio compagnia, così, mentre guidi utilizzando il vivavoce, mi racconti come hai passato la notte, dopo aver letto il messaggio che ti ha inviato ieri sera». Dario la guarda ancora senza capire, ma è molto incuriosito da quello strano gioco; così lascia alla ragazza libertà di movimento. Luca, dopo essere salito in auto, inizia a raccontare a lei, che ha di nuovo aperto la bocca per infilarsi dentro l’uccello di Dario, ne ascolta la voce di lui che le perviene attraverso il telefono. «Quando ieri sera sono tornato a casa, ho salutato i miei genitori, e, stanco, me ne sono andato a letto. Solo in quel momento ho letto il tuo messaggio ed immediatamente ho avuto una erezione incredibile. Lo avevo così duro che quasi mi faceva male; ho chiuso gli occhi ed ho immaginato te in compagnia di uno splendido maschio, che durante la cena ti ha corteggiato e poi, finito di cenare, ti ha portato nel suo appartamento, dove, dopo averti spogliato, ha iniziato ad accarezzarti il corpo completamente nudo. Ero così eccitato, che solo vagheggiando questa fantasia, mi ha portato immediatamente all’orgasmo; sono venuto con schizzi copiosi e lunghi sul mio petto. Sono rimasto diversi minuti in silenzio, praticamente senza fiato, da quanto quella fantasia mi ha sconvolto la mente. Dopo di che, mi sono ritrovato di nuovo con il cazzo ancora duro, per cui ho proseguito a masturbarmi, immaginando te che glielo prendevi in bocca». Silvia ha ascoltato insieme Dario ciò che Luca le ha raccontato, mentre proseguiva a succhiare l’uccello dell’uomo, facendolo impazzire di piacere, ma che non poteva esprimere per non tradire la sua presenza, in quel momento, nel suo ufficio. Poi si è girata verso il telefono e, con voce illanguidita, ha di nuovo parlato con Luca: «Le tue parole, amore mio, mi stanno facendo bagnare così tanto, che mentre tu parli, mi sto accarezzando, sono quasi prossima a godere pensando a te, che mi hai immaginata mentre facevo la puttana con un altro uomo. Non a caso ho provocato quella situazione, perché ieri ho ricevuto l’ennesima telefonata da parte di Roberto, che come sai, è impaziente di avermi fra le sue braccia. Dentro di me, ho fatto una riflessione, di cui ora voglio renderti partecipe. Quando, consapevolmente, mi ritroverò tra le braccia di Roberto, qualora non volesse la tua presenza, questo potrebbe diventare un problema, ma, da quello che mi hai raccontato e sapendo che stare con un altro per te potrebbe essere molto eccitante, mi rende tutto molto più facile. Ti amo da morire, mi sono eccitata molto nell’immaginare a segarti per me». Luca rimane un attimo in silenzio, poi le spiega che anche ora che sta raccontando quello che ha immaginato su di lei, impegnata a farsi sbattere da un altro maschio, lo sta eccitando in maniera tanto forte, che ha quasi la tentazione di accostare l’auto e masturbarsi furiosamente. Silvia nel sentire quelle parole gli chiede esattamente a che distanza è dal suo ufficio; lui, dopo un attimo di riflessione, le spiega che, al massimo, è ad una decina di minuti da lei. Silvia solleva lo sguardo, incrocia gli occhi di Dario, poi si rivolge di nuovo a Luca: «Amore mio, resisti! Aspetta di giungere in ufficio, dove io, appena entrato e inginocchiata davanti a te, ti farò uno dei miei succulenti pompini. Desidero tanto sentirmi riempire la bocca dal tuo piacere, quindi, ti prego, resisti». Luca la rassicura, dicendo che non vede l’ora di svuotarsi nella sua bocca. Silvia allora riprende a succhiare con forza il cazzo di Dario, segandolo con le mani, cercando di fargli raggiungere l’orgasmo. Dario, sconvolto da tutto quello che ha sentito, è eccitato in maniera superlativa. Ad un tratto resta immobile nella bocca di lei, che, improvvisamente, si trova a ricevere due ondate di seme bollente, che viene eruttato da quel cazzo che l’ha fatta impazzire. Lo succhia, pulisce e ingoia ogni singola goccia. Quando ha appena finito tutto questo, sente suonare il campanello della porta dell’ufficio. Si alza in piedi; invita Dario a ritornare nel suo ufficio e restare in silenzio, ad osservare lei che farà godere Luca in quella stessa bocca, dove lui ha appena riversato tutto il suo piacere. Luca entra, trova Silvia al centro della stanza, le si avvicina, e, immediatamente, lei, senza dire nulla, gli prende il cazzo in bocca, lo succhia con forza, facendolo sborrare velocemente. Luca emette un lungo gemito, mentre riversa nella sua gola tutto il piacere che sta provando. Dopo aver goduto, la solleva, la vorrebbe scopare, ma Silvia lo bacia in bocca, facendogli assaporare il suo stesso sapore e, inconsapevolmente anche quello di Dario, pur presente ancora fra le sue labbra, poi lo sprona ad andare, perché è tardi, e Marco e Lucia, a breve, saranno a casa sua. I due escono, Dario, che ha visto tutta la scena, si rende conto che Silvia, è come un diamante grezzo, che lui sicuramente provvederà a far brillare di luce propria. Quando giunge a casa sua, Silvia si infila velocemente sotto la doccia, perché quella sera, avendo la casa libera, vogliono gustarsi una videocassetta contenente un film in formato Vhs, che Marco ha trovato fra le videocassette di suo padre. Tutti sono curiosi di capire per quale motivo fosse così importante vedere quel film, ma lui, senza nemmeno rivelare il titolo, ha assicurato che sicuramente piacerà tutti. Consumano velocemente quattro pizze da asporto, poi, seduti tutti e quattro sul divano, Marco inserisce la videocassetta nel lettore, e quando parte il film, il titolo lascia gli altri tre alquanto stupiti: “La Chiave – Un film di Tinto Brass, con Stefania Sandrelli. Le immagini che seguono trattano la storia di un uomo che ama fotografare la moglie nuda, tra le coltri della propria alcova. Una volta eseguite le foto, come fare per svilupparle? Allora pensa bene di offrire il rullino ad un altro uomo, che ha competenza in quel settore. In buona sostanza egli trasmette ad un altro uomo le foto erotiche che scatta alla moglie mentre dorme, e lo fa per soddisfare il suo desiderio di esibirla e, inconsciamente, sentirsi cornuto. Quando il film finisce, i due maschi sono talmente eccitati, che, senza perdersi d’animo, scopano le due donne sul divano. E sono tutti così eccitati, che ben presto raggiungono l’apice del piacere quasi insieme. Poi, la compagnia si scioglie, con l’impegno di vedersi il giorno dopo, a metà mattinata, per andare a trovare Stefania e Luigi, nella loro splendida villa con piscina. Silvia, distesa nel suo letto, insegue con la mente, l’attimo in cui ha goduto, mentre Luca la scopava, ancora eccitato per le scene del film, che, in qualche modo, riassume il suo desiderio di essere cornuto. Anche lei era ancora eccitata dal film, ma, a differenza di Luca, la cosa che la intrigava di più, consisteva nel fatto che la protagonista veniva esibita dal marito ad un altro maschio. La villa di Luigi e Stefania, è situata in un complesso molto particolare, e soprattutto estremamente esclusivo. È l’equivalente di un condominio, con 12 unità immobiliari, ma, a differenza di un fabbricato, il tutto è posto all’interno di un’area recintata e video sorvegliata, con accesso controllato da un vigilante, che identifica chiunque entri all’interno di quell’area riservata. Dopo essersi fatti identificare all’ingresso, i quattro ragazzi raggiungono la villa degli sposi. Quelle proprietà così esclusive, sono adagiate sul lato di una collina che domina la città. All’interno, le singole proprietà non hanno alcun tipo di identificazione, se non il numero della villetta. Quella degli sposi è la numero quattro, mentre al numero sei, vi abita Alberto. Ha ereditato questa proprietà dal padre e, insieme a Stefania, è titolare di uno studio associato di avvocati. Egli ed il padre di Stefania hanno fondato quello studio e, dopo la morte del padre, la ragazza ne ha preso il posto. Fra loro due, vi è una forte intesa, che si traduce in rilevanti risultati sul lavoro, che classificano quello studio come uno dei più affermati della città. Appena entrati all’interno della villa, trovano Luigi e Alberto seduti ai bordi della piscina, con Stefania che indossa un costume così esiguo, che nulla lascia all’immaginazione. Il seno scoperto e florido della ragazza, è in bella mostra, sotto gli occhi di tutti. I due ragazzi si scambiano un’occhiata compiaciuta, nel vedere tanta grazia ben ostentata, mentre Lucia è rimasta, per un breve attimo, stupita nel vedere Alberto. Stefania ha notato lo stupore, ma non ne conosce il motivo. «Finalmente! Credevo non sareste più venuti! Ragazzi, voi potete cambiarvi anche qui, mentre voi, amiche mie, venite con me, che andiamo a preparare qualche stuzzichino e dei drink da gustare a bordo piscina». Tutte e tre entrano direttamente in cucina, che ha un’ampia vetrata da cui si domina sia il giardino che la piscina, dove i ragazzi, scambiato qualche convenevole con gli altri due, si siedono a parlare animatamente fra loro. Stefania invece sorride compiaciuta alle amiche, che si stanno liberando dei loro indumenti, mettendo in mostra lo stesso modello di costume, Lucia rosso, mentre Silvia lo indossa bianco. Stefania sorride, e allungando lo sguardo fuori, le invita a fare sicuramente a meno della parte superiore. Poi apre il frigo, dove c’è tutto già pronto. Le ragazze si rendono conto che era tutta una scusa ideata per stare un po’ in disparte, a parlare fra loro. Stefania le scruta un attimo in faccia, mentre le ragazze, sono impazienti di sapere da lei tutto quello che di piccante era successo durante la sua luna di miele. «Mi è parso di vedere un certo stupore sul tuo viso quando, hai visto la presenza di Alberto. C’è forse qualcosa che non conosco, che ti infastidisce, se lui si è oggi unito alla nostra comitiva? Per me è tanto una brava persona, un carissimo amico, un socio, molto valido e, professionalmente, è veramente molto bravo. Lo conosco da tanti anni, praticamente mi ha visto nascere, crescere, e, se questo vi crea dei problemi, vorrei conoscerli». Lucia rimane un attimo in silenzio, è indecisa, ha quasi paura di rivelare quanto è successo al matrimonio della sua amica; poi dopo che si è girata verso Silvia, ricevendone un cenno d’assenso con il capo, racconta alla cugina quello che è successo con Alberto, in cima alla torre. Stefania non nasconde la sua meraviglia, poi, a mo’ di rimprovero, le parla con un sorriso affettuoso. «Hai capito, sicché? La zoccoletta di mia cugina si è divertita con il mio socio, nonché amico di famiglia. Sono sicura, che lui avrà gradito, il piacere che gli hai fatto provare con quella splendida bocca da succhiacazzi che ritrovi. Mi stupisce che non ti abbia scopato, non è il tipo da lasciare le cose a metà». Lucia le spiega, che quella questione era solo stata rimandata a quando il lavoro in ufficio gli concederà una tregua. Silvia, abbraccia Stefania, poi chiede che sia lei a raccontare le sue avventure. Stefania sorseggia un po’ di aperitivo, poi, volgendo lo sguardo fuori e vedendo che i maschi sono tutti e quattro in piscina a ridere e scherzare fra loro, inizia il suo racconto. «La sera delle nozze Luigi era, come il tuo Marco, ubriaco fradicio, talmente sbronzo da non essere in grado di guidare la sua vettura fino all’hotel, situato nei pressi dell’aeroporto, da dove, la domenica, avremmo dovuto imbarcarci sul volo che ci avrebbe portato a passare la prima settimana di luna di miele a Tokio. Alberto, allora, si offre gentilmente di accompagnarci; io ho accettato volentieri, perché di lui mi fido, inoltre, quando gli ho detto che mi sarei sposata, lui, era rimasto un po’ sorpreso, perché, pur avendo tanti più anni di me, mi aveva fatto sempre sentire importante per lui. Avevo creduto che fosse dovuto al fatto che eravamo colleghi di lavoro, invece si era reso conto che, forse, svaniva per sempre l’idea che si era fatto di poter godere fra le mie braccia. La sua reazione mi aveva colto di sorpresa. Per tutto il viaggio fino all’aeroporto, Luigi, rimasto seduto sul sedile posteriore, mezzo addormentato, mentre io ero seduta davanti con Alberto, parlavo di quanto ero contenta per come si era svolta la cerimonia e di altre banalità. Giunti all’hotel, lui mi ha aiutato, insieme a personale dell’hotel, a portare in camera le nostre valigie e mettere Luigi disteso sul letto. Dopo che l’abbiamo spogliato, Alberto mi ha guardato e mi ha stretto forte al suo petto; solo in quel momento ho sentito forte il desiderio di alleviare il dispiacere che gli vedevo dipinto sul volto, per aver convolato a nozze. Allora, senza proferir parola, ho spinto il mio ventre contro il suo corpo, ho fatto aderire il mio bacino, spingendolo contro il suo pacco, che, in breve, ho sentito crescere fra le gambe. Mi sono abbassata, l’ho tirato fuori e mi sono trovata fra le mani un membro di ottime proporzioni, che ho iniziato a succhiare, leccare, facendolo gemere di piacere. Era sconvolgente, essere inginocchiata davanti a lui che stava in piedi a farselo succhiare, con mio marito disteso sul letto, accanto a noi. Quello strano gioco mi aveva eccitato in maniera incredibile; mi sentivo bagnare fra le cosce e lui, ad un tratto, mi ha sollevato e, dopo avermi fatto girare, mi ha fatto appoggiare le mani sul letto. Ero piegata con lui dietro di me; l’ho sentito sollevare la gonna, scostare il perizoma, poi con un affondo secco e deciso, mi è entrato tutto dentro fino in fondo. Ho sentito la mia fica riempita da quel nodoso randello di carne; egli mi stava penetrando fin dentro l’anima. Ho iniziato a godere, con lui che mi stantuffava con un ritmo forsennato, che mi ha portato, per ben due volte, a provare orgasmi molto intensi e forti, fin quando, d’improvviso, si è sfilato da me, mi ha fatto di nuovo inginocchiare davanti a lui e mi ha presentato la cappella davanti alle labbra. Ho immediatamente aperto la bocca ed ho ricevuto quattro potenti schizzi di seme che lui mi ha riversato in faccia e in bocca. Ho ingoiato, leccato, fino all’ultima goccia, quel nettare che sgorgava da quel membro stupendo. Quando anche l’ultima goccia è sparita nella mia bocca, lui mi ha sollevato e, guardandomi negli occhi, mi ha parlato con voce alquanto emozionata. “Ho sempre desiderato avere il tuo corpo, ma son contento che tu, questa sera, mi abbia lasciato assaporare il piacere della tua libidine. È stato un momento bellissimo, che rimarrà per sempre impresso nella mia mente, ma che, in ogni caso, non avrà mai più un seguito. Io continuerò ad ammirare e rispettare la tua bellezza, la tua intelligenza, senza mai interferire nella tua vita privata e, soprattutto, nel tuo matrimonio”. Mi ha stretto ancora una volta, con forza, fra le sue braccia, poi è andato via. Il giorno dopo mentre eravamo in volo, con destinazione Tokio, in un momento in cui Luigi si era assopito, ho ripensato alle sue parole, al piacere che in quel breve momento avevo provato nel sentirmi “puttana”, che tradisce il proprio marito proprio la sera delle sue nozze. Non avvertivo rimorso, ma solo il profondo piacere che avevo provato in quel momento. Abbiamo passato la prima settimana a visitare Tokio e altre città del Giappone, poi un volo ci ha portato fino a Bora Bora. Appena sbarcati, abbiamo trovato una persona che ci stava aspettando, e ci ha fatto accomodare dentro un minibus, assieme ad altre due coppie; poi si è diretto al porto, dove siamo saliti su una barca con la quale avremmo fatto una mini crociera fra le varie isole dell’arcipelago. Lo yacht era molto bello, lussuoso ed accogliente e i nostri compagni di viaggio erano due coppie arrivate con noi in aereo. Una era una coppia francese, in luna di miele come noi. Lui si chiamava Gastone e lei Paulina: una bella coppia, simpatica e divertente, con lui con un bel fisico e ben dotato. L’altra coppia era inglese, molto più grandi di noi ed erano in viaggio per festeggiare le loro nozze d’argento. Giorgio, il marito era alto imponente, dal fisico asciutto e ben curato. Durante il viaggio abbiamo scoperto che era un capitano delle guardie che vigilano sulla sicurezza della regina d’Inghilterra. Sua moglie Eleonora, apparentemente un po’ più giovane di lui, aveva un fisico veramente invidiabile: alta, snella, un sedere magnificamente perfetto e con un seno di una buona terza misura, tondo da sembrare quasi scolpito da un chirurgo, mentre, in realtà, era completamente naturale. Dei maschi delle tre coppie, Giorgio, era decisamente il più dotato. Oltre a noi sei, a bordo, vi erano altre tre persone, che formavano l’equipaggio. Il capitano si chiamava Tanui, era alto e imponente, direi proprio massiccio, anche più di Giorgio, ma, nonostante la sua mole, non aveva un filo di grasso. Indossava, come gli altri due uomini, un semplice pareo annodato ai fianchi. Gli altri due erano, rispetto a lui, molto più esili, per non dire gracilini. Uno, il cuoco, dal nome impronunciabile, era completamente calvo, mentre l’altro, che tutti chiamavamo Tom, aveva i capelli corti, ma assolutamente ricci. Appena usciti dal porto, Paulina, ha chiesto al capitano se poteva prendere il sole in topless. Lui, dopo aver accennato un simpatico sorriso, ha risposto che potevamo anche metterci completamente nude, ma era obbligatorio coprirsi, ogni volta che saremmo entrati in qualche porticciolo. Immediatamente, sia la ragazza francese, che la signora inglese, si sono completamente denudate, mettendo ben in mostra le loro grazie più intime. Io ho guardato, solo per un attimo Luigi, che era rimasto folgorato dal fisico di Eleonora e, poi, mi sono denudata a mia volta. È apparso subito evidente che, nel confronto, se Eleonora aveva il seno più perfetto, quello di Paulina era il più piccolo, mentre il mio, con la mia splendida quarta misura, era decisamente quello che ha suscitato il maggior interesse, soprattutto da parte di Giorgio, che, con il capo, mi ha fatto un cenno d’assenso compiaciuto. Per i primi tre giorni abbiamo girato isole e isolette, poi la sera del giovedì, siamo entrati in un piccolo atollo, dove ci siamo ancorati in prossimità di una minuscola isola, dalla sabbia bianchissima ed un gruppetto di palme, davvero molto bella. Per scendere a riva, dalla barca era stata collocata una lunga passerella; mentre noi ci sentivamo affascinati dal meraviglioso tramonto, i tre dell’equipaggio hanno organizzato tutto quanto necessario per cenare su quella spiaggia meravigliosa. Abbiamo consumato una cena a base di pesce e dato fondo ad alcune bottiglie di vino. Appena sopraggiunta la notte, i membri dell’equipaggio hanno tolto i tavoli utilizzati per la cena e, al loro posto, hanno sistemato, per terra, un grosso braciere, all’interno del quale hanno acceso un falò. Poi hanno preso a diffondere della musica polinesiana. Tutti quanti ci siamo messi a ballare, anche se nessuno di noi conosceva bene i passi della danza. La cosa era decisamente allegra e divertente, soprattutto per Luigi, che aveva abbondantemente esagerato con il vino. La cosa divertente è stata quando ha iniziato a percorrere la passerella per voler tornare a bordo, rischiando, più volte, di cadere in acqua. Mi sono avvicinata a lui, cercando di sorreggerlo, ma non riuscivo a farlo in maniera consistente, per cui mi sono girata quasi a chiedere aiuto, ed ho trovato vicino a me Giorgio, che si è offerto e mi ha aiutato a riportarlo a bordo. Insieme siamo risaliti sulla barca, lo abbiamo messo a letto nella nostra cabina, dove lo abbiamo lasciato, per poi ritornare sul ponte. Quando siamo risaliti sul ponte, guardando verso la spiaggia, mi sono accorta, che, sia la signora inglese, che quella francese, erano di nuovo completamente nude; la stessa cosa avevano fatto anche tutti i tre membri dell’equipaggio. Quella strana danza, molto sensuale, decisamente intrigante, li aveva eccitati tutti; ben presto ogni donna si è ritrovata con più di un membro fra le mani. Io sono rimasta un attimo indecisa, se scendere di nuovo a terra, oppure tornare in cabina con Luigi. Improvvisamente ho sentito, dietro di me, il corpo di Giorgio, che premeva contro il mio e, soprattutto, la sua splendida dotazione in tiro, perfettamente incollata al mio corpo. Ho avvertito forte il desiderio di avere quel maschio, così mi sono girata, mi sono seduta su uno dei divanetti, l’ho preso in bocca, cercando di ingoiarne il più possibile. Per quanto fossi brava e ben disposta, non sono riuscita ad ingoiarne poco più della punta, da quanto quella mazza mi stava crescendo in bocca. Lui è rimasto in piedi immobile, lasciandomi gustare il piacere di tenere fra le labbra quel membro dalle dimensioni ragguardevoli. Poi si è inginocchiato davanti a me e, dopo avermi sciolto il pareo, si è trovato il mio corpo nudo disteso e disponibile. Ha sollevato le mie gambe, infilato la sua testa fra le mie cosce ed ha cominciato a leccarmi lungo il taglio della fica, facendomi giungere ad un primo orgasmo. Ha continuato con quella tecnica fin a quando non ho raggiunto il secondo orgasmo, a seguito del quale gli ho spruzzato in bocca tutto il mio piacere. Lui ha proseguito a raccogliere con la lingua, il nettare che sgorgava dalla mia vagina, poi, sollevandosi, ha appoggiato quella grossa cappella sul taglio del mio sesso esacerbato e, con due spinte decise, l’ha infilato tutto dentro. Mi sono sentita aprire, dilatare, nel mentre qualcosa di grosso mi penetrava fino in fondo. Ho spalancato la bocca, ma nessun suono è uscito dalle mie labbra, mentre un rumore mi ha distratto solo per un attimo. Mi son girata e, in piedi, davanti a me, appena di lato, c’era Luigi con il cazzo in mano, che mi guardava, con negli occhi, una concupiscenza senza fine. Ho allungato la mano, ho afferrato anche il suo membro e l’ho portato alla mia bocca. Mi sentivo piena del membro che mi stava sfondando tutta, mentre sentivo quello di Luigi scendere sempre più in profondità, dentro la mia gola. Ho goduto tantissimo, ma, questa volta, di un orgasmo a ripetizione, fin quando, improvvisamente, Luigi mi ha scaricato, direttamente in gola, tutto il suo piacere. Poi dopo che avevo ingoiato fino all’ultima goccia, si è spostato di lato, si è seduto accanto a me ed ha preso ad accarezzarmi il seno che sobbalzava sotto ogni affondo di Giorgio. Dopo un ennesimo orgasmo, Giorgio si è sfilato, mi ha fatto girare, inginocchiata e con la faccia rivolta verso la spiaggia. E’ allora che ho visto le altre due femmine, alle prese, ognuna con i restanti maschi che le stavano scopando con impeto e passione. Giorgio, mi ha stretto per i fianchi, ha appoggiato il grosso randello sulla figa, lo ha spinto tutto dentro, da dietro. Inginocchiata sul divanetto, ho appoggiato le mani al bordo della barca per cercare di reggere gli scossoni del suo corpo contro il mio. Mi scopava così forte, che godevo nel sentire il mio corpo devastato da quella spranga di carne umana, che mi ha fatto godere ancora. Improvvisamente si è sfilato: ho subito sentito come un senso di vuoto, come se quell’arnese, grosso è devastante, fosse stato parte di me e strappato di punto in bianco. Mi sono di nuovo inginocchiata ai suoi piedi, con la testa appoggiata sul divanetto, ho ricevuto in faccia ed in bocca, tanti di quegli schizzi che non finivano più di inondarmi il viso, con quel seme bollente. Quando ha spremuto anche l’ultima goccia, ho sollevato una mano, l’ho afferrato e l’ho portato di nuovo in bocca, succhiando e leccando fino all’ultima goccia di quel nettare prelibato. Lui mi ha sorriso, si è compiaciuto di quanto piacere aveva provato nel fare sesso con me, poi ha imboccato la passerella ed è sceso a riva, dove ormai le grida di piacere di Eleonora riempivano l’aria, mentre il capitano e il ragazzo francese la stavano scopando in doppia. Sfinita, ho guardato Luigi, che mi ha sorriso compiaciuto, insieme, ci siamo rifugiati nella nostra cabina. Una volta dentro, lui, ancora eccitato, mi ha penetrato di colpo. Devo dire che, anche se quasi non lo sentivo dentro di me, lui ha preso a pomparmi con una vigoria eccezionale, per poi riversare, dentro di me, il suo piacere con un lungo gemito strozzato. Il giorno dopo, appena ripresa la navigazione, ci siamo diretti verso una nuova destinazione; tutti a bordo si sono comportati in maniera assolutamente normale, come se quello che era successo la sera prima, non fosse mai avvenuto. Siamo giunti presso un piccolo villaggio di pescatori, dove avremmo passato la sera, ormeggiati nel loro porticciolo. Siamo scesi a terra, e ci siamo recati nell’unico bar del paese, dove abbiamo passato la serata a bere, ridere e scherzare. Quando siamo tornati a bordo, era anche abbastanza tardi, mi ero appena spogliata per andare a letto, quando improvvisamente abbiamo sentito bussare alla porta della nostra cabina. Luigi ha aperto e ci siamo trovati davanti Giorgio e il capitano. Giorgio mi ha guardato; con un sorriso ha spiegato a Luigi che, nella cabina affianco, c’era sua moglie che lo aspettava, insieme al cuoco, per passare la serata insieme, mentre loro due, si sarebbero occupati di me. Lui mi ha guardato, cercando di capire se la cosa era di mio gradimento; io, memore di quanto aveva goduto la sera prima con Giorgio e, curiosa di assaggiare anche il capitano, l’ho esortato ad andare. Per due ore, quei due maschi, mi hanno trapanato in ogni buco: mi hanno riempito e farcito così tanto, che ero ridotta a colare da ogni orifizio. Quando è ritornato Luigi, ha avuto solo il tempo di vedermi ricevere in faccia la loro ultima sborrata, poi se ne sono andati, lasciandomi con lui, che era, a sua volta, sfinito, dall’interminabile amplesso con Eleonora. Il giorno dopo siamo ritornati a Bora Bora, poi, preparati i bagagli abbiamo preso il volo per tornare a casa. Durante il volo di ritorno, ho ripensato molto a quello che era successo in quegli ultimi giorni e mi sono convinta che ho sposato un uomo fantastico, perché mi permette di godere con altri maschi, senza gelosie e, soprattutto, ne gode anche lui. Forte di questa consapevolezza, sono convinta che il discorso con Alberto, probabilmente, non è ancora definitivamente archiviato». Silvia e Lucia hanno ascoltato in silenzio le piccanti avventure della loro amica, poi le hanno raccontato quello che era successo loro la sera, in riva al lago, del gioco dello scambio di ruoli, di come entrambe erano desiderate, Lucia da Alberto e Silvia da Roberto. Stefania, rimasta piacevolmente sorpresa nell’apprendere che anche le sue amiche avevano passato dei momenti oltremodo, esclamò: «Mie care amiche, credo, allora, che possiamo ritenerci fortunate ad aver trovato dei maschi meravigliosi, che dobbiamo aver cura di tenerceli stretti. Pensateci bene: quando ci ricapita la possibilità di fare le zoccole a piacimento, con la complicità e il benestare dei nostri maschietti»? Tutte tre scoppiano a ridere, consapevoli che quello che ha detto l’amica è la pura e sacrosanta verità.

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