Primo incontro

Primo incontro

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Quello fu il loro primo incontro.
Lei aveva lasciato scritto su di un biglietto profumato di rosa, le indicazioni per il suo nuovo giocattolo. Lui le aveva seguite con precisione: si era spogliato fino a rimanere solo in mutande (quelle bianche, un po’ troppo strette), si era sdraiato sul grande letto a baldacchino, con la pancia contro le lenzuola e le gambe e le braccia divaricate.
Aveva atteso, fremendo per l’anticipazione, mentre la sua erezione, scomodamente compressa, iniziava a gonfiarsi.
La padrona, una donna bassa, ma proporzionata, con forme ben definite e seni abbondanti, compressi in un corpetto di pelle nera, aveva fatto il suo ingresso, annunciata dai tonfi leggeri degli stivali contro il parquet.
Un sorriso soddisfatto le si era dipinto sul volto, alla vista del giovane, con i muscoli tesi e le prime scie di sudore lungo la schiena.
Sulla cassettiera di legno scuro, di fianco alla porta, si era preparata i due oggetti che aveva programmato di usare.
Per prima prese la cintura, larga, di cuoio odoroso, che si annodò alla mano con fare esperto.
La fece sibilare in aria un paio di volte, facendo sussultare il ragazzo.
-Le prime dieci sono di prova- disse tranquillamente, avvicinandosi allo schiavo scosso da brividi. -Voglio sentirti contare- ordinò; lui deglutì -si, signora.-

Il primo colpo si schiantò contro la stoffa in modo deciso, ma non troppo forte, permettendo al giovane di parlare in modo chiaro.
-Uno-
-Due-

-S_sei-
-S_s_sette-
-Mmh- mugolii iniziarono a uscirgli dalle labbra senza che fosse capace di trattenerli, mentre contare si faceva più difficile.
Arrivati all’ultima sculacciata il respiro di lui si era fatto affannoso, mentre lei rideva soddisfatta.

-Spogliati- ordinò severa, dopo avergli dato qualche minuto per riprendersi; lui lo fece freneticamente, desideroso di liberare la sua erezione, ormai diventata dolorosa, poi, obbedientemente, si rimise al suo posto.
Le natiche muscolose si erano tinte di un tenue colore rosa, sopra al quale la donna passò delicatamente la mano, prima di rimettersi in piedi per ricominciare.
-Sei stato bravo- disse -Voglio dartene altre 10 con la cintura, ma non c’è bisogno che conti, capito?-
-Sì, signora. Grazie, signora-
“Aspetta a ringraziare” pensò lei divertita, poi prese a colpirlo decisamente più forte, beandosi dei sussulti che lo scuotevano ad ogni impatto con la carne sensibile.
Questa volta, nemmeno mordersi le labbra disperatamente, bastò per fermare quei gemiti, che sul finale divennero quasi urli.

Arrivata al decimo colpo, guardandolo lottare per rimanere fermo nella sua posizione, la padrona si domandò se non dovesse dargli un secondo momento di pausa, ma l’idea del bastone che disegnava nuove linee sul culo già decorato di chiazze rosse, le fece cambiare idea.
Afferrò lo strumento sottile dalla cassettiera e lo avvisó -Te ne darò quindici, non muoverti.-
-S_si, signora- balbettò.
Lei iniziò e sin dal primo colpo, lui prese a gridare incapace anche solo di provare a trattenersi, impegnato con tutte le sue energie a rimanere fermo mentre galleggiava tra il dolore acuto e il piacere bruciante.
Quando anche il quindicesimo colpo si fu schiantato sulle natiche scosse da tremiti furiosi, colpendo esattamente sopra ad una sculacciata precedente, lo schiavo, sgolato, se ne rimase immobile, devastato e beatificato.

La mano, divenuta improvvisamente gentile della donna, raggiunse il sesso ancora eretto del giovane e lo fece venire con movimenti esperti, poi, carezzandogli i capelli, lo elogiò -Bravo ragazzo.-
Lui la guardò con occhi adoranti -Grazie padrona.-

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