Il capitano di corvetta Margherita Rinaldi

Il capitano di corvetta Margherita Rinaldi

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Finalmente a terra! Erano due mesi che la missione ci impegnava costantemente e con un solo brevissimo scalo intermedio a terra. Era stata una navigazione molto difficile nel Mare del Nord: venti fortissimi, mare sempre agitato e freddo polare nonostante fossimo ormai a fine maggio. Tutto l’equipaggio era esausto e io ero sempre in tensione per le difficoltà dovute alle pessime condizioni meteorologiche e per portare positivamente a termine il compito affidatomi. E le due settimane a terra erano quindi desiderate da tutti più di ogni altra cosa. Due settimane da dedicare al riposo e allo svago, ci sembravano quasi un sogno.
Questa è stata la mia seconda missione con il grado di comandante e mi sento molto soddisfatta del lavoro svolto.
Mi presento sono il capitano di corvetta Margherita Rinaldi. Ho studiato e lavorato duramente in questi anni per conquistare questa posizione, infatti sono tra i più giovani ufficiali superiori e per di più sono donna. Inizialmente non era stato facile farmi accogliere e rispettare dall’equipaggio, ma già dopo una sola settimana ho percepito chiaramente che godevo della loro fiducia; dopo di allora i rapporti sono stati decisamente più facili e costruttive.
Dopo le operazioni di attracco e le disposizioni di servizio, rimasi ancora a bordo della corvetta ancora un paio d’ore per sistemare le ultime incombenze e per controllare che tutto fosse regolare, dando le ultime disposizioni di servizio. Poi mi presentai all’ammiragliato per le normali formalità, anche se le maggiori incombenze burocratiche, essendo ormai molto tardi, vennero rinviate al pomeriggio del giorno successivo.
Avevo prenotato una stanza all’Hotel Centrale – dove solitamente alloggiavo quando sbarcavamo in questo porto – e due posti in un elegante ristorante. Non avevo voglia di cenare sola, perciò mi feci accompagnare dal guardiamarina Andrea Adorno. Offrirgli una cena mi parve un gesto più che dovuto; infatti si era dimostrato un ottimo ufficiale nelle lunghe settimane di navigazione e mi aveva fin da subito dimostrato particolare dedizione. Una sorta di premio di riconoscenza.
Con l’auto di servizio mi feci portare all’hotel, sistemai i miei abiti facendo stirare la mia divisa estiva dal personale dell’albergo e mi concessi una rilassante doccia.
Il guardiamarina Rinaldi puntuale mi aspettava al bar del ristorante all’ora convenuta. Piacevole cena che finalmente ci permise di gustare piatti decisamente più raffinati di quelli spartani, seppur di buona qualità, serviti a bordo. Rinaldi è un ottimo conversatore, decisamente colto e la sua compagnia mi rilassò e mi mise di buon umore. Mi parlava con particolare fervore, pur mantenendo il dovuto formale distacco per il mio grado. Devo dire che mi aveva sempre dato l’impressione di poter chiedergli qualsiasi cosa e lui mi avrebbe obbedito senza esitazione. “Che si sia innamorato di me”, avevo pensato a volte anche durante la traversata, e questa sera il suo atteggiamento sembrava confermare quelle mie impressioni.
« E ora Rinaldi cosa facciamo? Ha delle proposte per completare la serata? » chiesi uscendo dal ristorante e aggiunsi « Però ti prego almeno per questa sera, abbandoniamo i formalismi »
Il guardiamarina mi guardò stupito. Infatti pur avendo sempre tenuto un contegno rispettoso con i miei sottoposti, ho sempre voluto mantenere, senza cedimenti, ben distinti ruoli e funzioni.
« Capitano, non so se riuscirò per tutta la sera a scordarmi che lei è il mio superiore… »
« Abbandona il lei, Andrea. Questa sera sono Margherita, sono una donna e anche se porto una divisa ho voglia di divertirmi. Dove possiamo andare? »
« Occhei… ci proverò. Ho due proposte: la prima un l0cale molto alla moda e molto raffinato dove ci sono sempre jazz session di ottima qualità; la seconda… ma forse non è il caso… non è luogo più adatto a lei… è un club decisamente più… più… »
« Più che cosa… Andrea. E poi non lo ritieni adatto a me… forse perché sono una donna? »
« No, no… non è per quello… anzi al “Mambo” di donne ce ne sono molte, anche piuttosto… » e dopo attimi di indecisione « Il fatto è che è il locale preferito e frequentato dalla truppa e dai sottufficiali… »
« Quindi ci si diverte di più, mi par di capire. Ma tu questa sera dove andresti se fossi solo. »
« Sicuramente al “Mambo” » e dopo un altre esitazioni aggiunse: « Ci sono stato diverse volte, ma mai con un capitano di corvetta… A questo punto, forse sarebbe meglio non andarci in divisa »
« Mi incuriosisce di più questa seconda proposta e ci andremo in divisa. Che cosa potrà mai succedere. E poi, l’ho detto, questa sera è giusto concederci qualcosa di più eccitante, siamo stati molto tempo in mare e come ogni marinaio che si rispetti, lo sbarco va festeggiato fino in fondo… »
“Mambo Club” era ben indicato dalla rossa insegna luminosa che sovrastava un portoncino di legno scuro. Dopo l’ingresso una stretta scala scendeva portando ad una sala molto capiente. Il “Mambo” era esattamente come me lo aspettavo, modesto, ma estremamente intrigante, in vero stile marinaresco. Il locale era tutto qui, solo quel grande salone spoglio e scuro, nel quale però si respirava una atmosfera di totale e disinibita baldoria. Una illuminazione molto scarsa proveniva da diverse lampade – imitanti i fari di segnalazione delle navi – poste alle pareti e da due grandi lampadari a forma di ciambelle di salvataggio. Tavoli dozzinali occupavano l’intero locale ad esclusione di un piccolo spazio centrale e del bancone bar, dietro al quale un uomo e due ragazze, apparivano già piuttosto provati dal servire e contenere una vociante folla di uomini e donne provati dalla dura vita di bordo. Molti dei presenti si distinguevano per le bianche divise estive e non passava inosservata la notevole presenza di donne; poche quelle in divisa, ma tutte indistintamente dimostravano una spiccata intenzione di divertirsi.
Appena varcammo la soglia, l’assordante baccano si acquietò quasi di colpo. Avevano immediatamente visto i miei gradi e quelli di Andrea, evidentemente la presenza di ufficiali di alto grado, doveva essere un evento tutt’altro che usuale per il posto. Anche un’orchestrina – con una bella cantante che indossava una minigonna e un top luccicanti di paillettes al limite di denuncia per atti osceni in luogo pubblico, che da un minuscolo palco d’angolo si esibiva a pieno volume – smise di suonare.
Nel totale silenzio ci accostammo al banco e ordinammo due birre gelate. Avutale mi girai verso il centro della sala, guardai quella fauna probabilmente piuttosto seccata dalla nostra presenza. Lasciai che il silenzio si prolungasse per altri lunghi istanti, poi alzando il mio boccale e cercando di rompere quell’innaturale quiete, dissi ad alta voce.
« Vorrei brindare a tutti i presenti. E chi non beve con me peste lo colga… »
L’atmosfera gradatamente si sciolse, ma ciò che riportò il lieve brusio al consueto fracasso, fu un deciso grido proveniente da uno dei tavoli.
« Un brindisi al capitano di corvetta Rinaldi »
Trascinati da quell’invito stentoreo, altri si alzarono in piedi e tutti si unirono al brindisi alzando ben sopra il capo i bicchieri. Anche altre voci seguirono il primo marinaio scandendo ritmicamente e forte il mio nome. Riconobbi molti dei miei marinai.
« Grazie, ma per questa sera pensiamo prima di tutto a divertici, senza troppe formalità, siamo marinai appena sbarcati, non collegiali » poi aggiunsi a voce molto alta « salute a tutti noi »
L’orchestrina, dallo stesso punto che il nostro ingresso aveva fatto interrompere, riprese a suonare e la cantante a dimenarsi.
Come già dicevo c’erano diverse ragazze – così come mi aveva anticipato Andrea – e alcune dichiaravano, con l’abbigliamento e il marcato trucco, la loro antica e benefica professione. Ma c’erano anche altre, riconoscibili dalla loro divisa bianca, che sedavano nei tavoli più appartati e si stavano baciando e “limonando” con altri marinai e ragazzi del posto. “Lavori in corso” pensai “e la notte è ancora lunga”.
« Vuoi che cerco un tavolo libero? » chiese Andrea.
« Mi pare una impresa al limite delle possibilità umane… no, preferisco questo posto… qui va benissimo e poi è un ottimo punto di osservazione »
Qualcuno ballava al centro della sala e invitai Andrea a unirmi a loro. Ballavamo da alcuni minuti, quando un marinaio che non conoscevo si accostò e dicendo: « Cambio » toccò la spalla di Andrea. Lui ebbe qualche esitazione, ma io mi slacciai dalle sue braccia e mi unii al marinaio.
« Grazie » pronunciò non senza un certo imbarazzo « non avevo mai ballato con un capitano di corvetta »
Dopo di lui ci fu una vera gara, e non solo tra i marinai, per contendersi un ballo con me. Mi stavo veramente divertendo e alternavo la danza con rapidi abbordaggi al banco bar per altre fredde birre.

Erano passate da parecchio le due, quando entrò una coppia in divisa: un sottufficiale e una giovane ragazza. Lui era già in evidente stato di ubriachezza, malsicuro nel camminare e nei gesti. Riconobbi lei, faceva parte del mio equipaggio.
Si accostarono al bar, lui ordinò due cognac, ma lei rifiutò, non voleva più bere disse, con l’evidente intenzione di non voler oltrepassare il limite della lucidità. L’uomo allora urlando la insultò e la strattonò con malagrazia obbligandola a trangugiare in un sol sorso il liquore. Ne ordinò altri due e nuovamente la costrinse a bere. Per la terza volta la scena si ripetè, ma questa volta al suo timido tentativo di rifiuto, lui la colpì con uno schiaffo.
In un lampo alcuni marinai si alzarono, uno colpì il sergente con un destro diretto al mento tramortendolo, poi robuste braccia lo sollevarono di peso e lo buttarono, con una certa rudezza, fuori dal locale.
« Ti avevo avvisata che non era posto… » mi disse premuroso Andrea.
« Non ti preoccupare, va tutto bene. Potrei fare rapporto domani e quel tipo avrebbe dure conseguenze… » Parlai al condizionale, perché c’era esitazione in me. Avevo notato subito qualcosa di strano nel comportamento della ragazza, piccoli particolari che mi avevano colpita. Il suo sguardo – già dalle prime sgarbate intemperanze dell’ufficiale – avuto assunto una espressione non chiara, indecifrabile. Quando poi venne colpita con una certa violenza dalla mano dell’uomo, notai un lieve e breve sorriso che contraddiceva nettamente le due lacrime apparse all’angolo dei suoi occhi. Ho sempre avuto una particolare dote naturale nel saper leggere le espressioni minime e con il comando avevo poi affinato tale capacità di lettura della psicologia delle persone. Non avevo dubbi.
Mi avvicinai alla cassa, rapidamente pagai, poi con decisione presi la ragazza e Andrea per le braccia trascinandoli verso l’uscita. Qualche marinaio al nostro passaggio si alzò di scatto portando la mano alla fronte in segno di saluto. Risposi a loro con un sorriso.
« Che intenzioni hai Margherita? » Chiese Andrea.
« Chiama un taxi con il cellulare… andiamo tutti e tre al mio hotel » risposi con determinazione. Avevo premura di trovare la certezza in quello che per ora era solo un sospetto.

Giunti che fummo nella mia camera, feci sedere la ragazza sul bordo del letto e io e Andrea ci ponemmo di fronte osservandola. Lei era in stato di grande imbarazzo, teneva il capo chino e ci guardava da sotto in su con aria piena di dubbi. Non riusciva a intuire quali fossero le nostre reali intenzioni e quali le possibili conseguenze. Sapeva, più per istinto che per altro, che un militare di truppa doveva sempre stare all’erta quando veniva a contatto con un superiore. Forse temeva provvedimenti disciplinari.
« Come ti chiami » le chiesi.
« Sottocapo Eliana Rami » rispose come da regolamento, ma con un filo di voce.
« Chi è quel sottufficiale che era con te »
« Il sergente Giorgio Fasoli »
« Tu sei del mio equipaggio, vero? »
« Sissignora »
« È da molto che conosci il Fasoli? »
« Da alcuni mesi. Da prima della nostra partenza per la missione »
« E ci vai a letto? »
A quella domanda lei alzò lo sguardo e mi guardò con aria interrogativa e allo stesso tempo timorosa. La mia mano la colpì al viso improvvisamente. Non si aspettava quel mio gesto neppure Andrea che girò di scatto lo sguardo verso di me con stupore.
« Ma Margherita… » tentò di dire.
« Silenzio! Ora sono un tuo superiore »
« Capitano » disse con tono lacrimevole la ragazza « Io non ho fatto nulla… non mi punisca… lo conosco, ma non abbiamo una vera relazione… » poi proseguì dimostrando un crescente imbarazzo « è un po’ complicato da spiegare…. »
Un secondo colpo la raggiunse. Di nuovo vidi quel suo sguardo carico di misteriosi significati.
« Guardiamarina Adorno, la ragazza è reticente e deve essere punita… la punisca anche lei »
« Ma… »
« Glielo ordino. La colpisca con durezza »
Andrea le diede un leggero colpo sulla guancia con mano trattenuta.
« Ma cosa fa! Le ho dato un ordine e lei deve eseguire! » Dicendo così e con tutta la mia forza della mia mano la colpii ancora questa volta su una spalla.
« … sì ci sono stata con lui… però…» confessò.
« Alzati e togliti la giacca » Le ordinai. Lei prontamente, seppure con gli occhi ormai colmi di lacrime, ubbidì.
« Ora togliti anche i pantaloni della divisa. Non posso picchiare un mio marinaio »
« Con tutto il dovuto rispetto, ma lei non può… » protesto Andrea quasi con tono di sfida. Non gli risposi, ma lo ammutolii con lo sguardo.
Intanto Eliana che era rimasta solo con un minuscolo tanga e il reggiseno, mi fissava con un sorriso strano natole agli angoli della bocca. Aveva capito di essere stata svelata e quali fossero le mie intenzioni.
« La prego non mi colpisca più, non ho fatto nulla di male » implorò.
Per tutta risposta la girai e la spinsi sul letto in posizione prona e con le gambe penzoloni, praticamente in ginocchio.
« Mi dia la sua cintura » ordinai ad Andrea che ubbidì questa volta senza protestare.
Il colpo le arrivo fortissimo sul sedere. Un gemito le sfuggi di bocca; aveva il volto girato verso di me e i suoi occhi dichiaravano il piacere per quella punizione. E la colpii ancora, e poi ancora, anche sulla schiena. Ora stava a occhi chiusi ed emetteva solo brevi mugolii che si capiva quanto si stessero trasformando sempre più in gemiti di piacere. Anche Andrea ora aveva compreso e ci guardava fissamente. Molto probabilmente, provando anche una certa eccitazione.
« Svestiti anche tu » ordinai ad Andrea che non attendeva altre parole. Si spogliò rapidamente rimanendo in mutande. « Ti ho ordinato di denudarti, non di rimanere in mutande come un salame » dissi con deciso tono di comando.
Le chiappe tornite e la schiena della ragazza erano ormai completamente arrossate dai colpi e vidi che aveva fatto scivolare una mano sotto di sé con l’evidente intenzione di toccarsi.
« Che fai, ti stai masturbando? Non devi farlo se non te l’ordino » le dissi con tono deciso e forte. « Se lo farai ancora ti farò scopare da lui! »
La risposta della ragazza fu provocatoria, questa volta volutamente non mi ubbidì, ma dischiudendo leggermente le gambe mi permise di vedere le dita che, da sotto la pancia, titillavano la fica. Era tacito, ma chiaro che mi comunicava la sua volontà di disobbedienza per farsi possedere.
Altri due forti colpi e poi spinsi l’uomo verso la ragazza e con uno strattone spostai lei mantenendola in ginocchio davanti a lui; poi le spinsi la testa verso il membro eretto.
« Apri la bocca e ingoialo più che puoi se non vuoi subire altre sofferenze. Ti ordino di fare un pompino al tuo superiore »
Lei con occhi imploranti, fece un piccolo gesto di diniego con il capo dichiarando la sua ribellione, ma un altro schiaffo la costrinsero all’ubbidienza. Il glande di Andrea scomparve tra le labbra di Eliana, che aveva una faccia terrorizzata, ma i suoi occhi tradivano il piacere di quelle costrizioni. Avevo intuito bene: era una schiava e traeva il suo piacere dalla sofferenza e dalla sottomissione. Comprendevo ora anche la natura della sua relazione con quel sergente ubriaco che l’aveva schiaffeggiata. Probabilmente era un rapporto complice il loro di padronanza e sottomissione, voluto e accettato. Ma non mi importava; ora era mia e io ero diventata la sua padrona. Io al contrario di lei amo il comando e mi eccita l’esercitare il controllo sugli altri.
Mi sfilai i pantaloni bianchi della divisa e la giacca, mi tolsi il reggiseno e le mie culotte di seta rosa. Ma subito dopo mi rimisi la giacca bianca, volevo mantenere quei i gradi che simboleggiano la mia superiorità e il mio potere su di loro. Ora ero praticamente nuda a parte la giacca che, completamente aperta, faceva apparire ad ogni movimento i seni. Mi guardavano e sentivo i loro sguardi carichi di voglia.
Intanto Andrea l’aveva afferrata per i capelli e si gustava la sua bocca. « Aveva ragione capitano, la ragazza merita di essere punita e scopata per bene » disse.
Non se lo aspettava il potente ceffone che lo raggiunse in pieno viso.
« Ma… perché… »
Un secondo colpo e poi un terzo senza intervallo.
« Nessuno ha chiesto il tuo parere. Non sei mio pari grado, perciò taci… »
Mi stupivo di me stessa e di come riuscissi a comprendere le debolezze dell’animo umano. Quando colpii per la prima volta Eliana, avevo notato che le proteste di Andrea erano deboli, più formali che di sostanza ed ebbi così l’impressione che in qualche misura desiderasse che quel manrovescio fosse a lui diretto. Inoltre mi era sempre apparso esagerato il suo atteggiamento così servizievole nei miei confronti. Anche Andrea quindi subiva il fascino della sottomissione. Feci partire una scudisciata sulla schiena di Andrea che colpì anche una spalla di Eliana. Gemettero all’unisono, ma era ormai tangibile il piacere nei loro visi.
« Sei proprio una ragazza depravata. Devi essere punita per le cose perverse che fai »
« Sì, è vero sono una cattiva ragazza » pronunciò quelle parole con voce gutturale staccando per un attimo la bocca dal membro « Deve punirmi padrona, sono perversa e faccio un pompino solo perché me l’ha ordinato lei. Non voglio, ma devo essere punita »
« Spogliati » ordinai e Eliana ormai ubbidiente si alzò facendo scendere il minuscolo tanga fino ai piedi, poi si slacciò il reggiseno.
« E ora scopala » ordinai ad Andrea.
Lui si coricò supino sul letto e attirò su di se Eliana che evidentemente non desiderava altro che possedere il membro dell’uomo. Si pose a cavalcioni su di lui, aprì le gambe e con una mano guidò il cazzo di Andrea verso le sue labbra e poi abbandonandosi, se lo immerse con decisione. Subito iniziò a muovere ritmicamente il bacino permettendo la più completa penetrazione.
La cinghia raggiunse la sua schiena facendola fremere di dolore e di piacere, poi toccò ad Andrea che colpito sul torace dette un forte colpo di reni che quasi sbalzò la ragazza. Ora stavano scopando davanti a me e io afferrai i capelli delle mie due prede e con forza avvicinai il viso di Eliana al viso di Andrea, costringendoli a un bacio carico di perversa libidine.
Lasciai che proseguissero per un po’ la loro cavalcata, poi, dopo averlo colpito nuovamente, urlai ad un orecchio di Andrea:
« Guai a te se ti permetti di venire… Se questo dovesse succedere la mia collera sarà tremenda e ne subiresti le conseguenze. E questo vale anche per te sgualdrina… non devi farlo sborrare »
Ma non potevo permettere che le mie minacce avessero l’effetto contrario affrettando il loro piacere, perciò spinsi Eliana che, colta di sorpresa, crollò su un fianco sul letto. Con le due cinture ammanettai i loro polsi. I loro movimenti erano così fortemente limitati.
Salii sul letto, presi il posto di Eliana e mi introdussi nella fica il cazzo dell’uomo; poi afferrai la testa della ragazza e l’attirai contro il mio pube. Per far ciò dovetti inclinarmi fortemente, quasi a far aderire la mia schiena alle gambe di Andrea. Ora la testa di Eliana era tra i nostri due corpi e subito la sua lingua iniziò a leccare e a percorrere contemporaneamente il mio clitoride e il cazzo parzialmente dentro di me.
La posizione non ci permetteva grandi movimenti, ma la nostra eccitazione cresceva sempre più. Ormai il clima di torbida perversione si era impossessato delle nostre menti e sentivamo che nulla avrebbe potuto ormai limitare la nostra lussuria. Tenevo ancora la ragazza ben ferma per i capelli capelli e con forza l’attirai alla mia bocca. Ci baciammo mescolando salive e libidine. Andrea potè così spostare il bacino della ragazza sopra il suo viso permettendogli così di sprofondare la sua lingua nel sesso rovente di Eliana. Ora potevo muovermi maggiormente e cominciai a cavalcare, come una invasata, la verga di Andrea. Sentivo il glande gonfio scorrere dentro di me, sentivo quel cazzo duro riempirmi e svuotarmi per tornare e riempirmi in continuazione e profondamente. Avevo voglia di essere scopata dopo che, in tutti quei mesi mi ero concessa solamente qualche raro piacere solitario. E quella sera avevo anche trovato due schiavi. Non era la prima volta che potevo dar sfogo ai miei istinti sadici provando piacere nel vedere soffrire e tormentare, ma non è facile trovare qualcuno disponibile a piegarsi alla mia concupiscenza e questa sera avevo due servi soggetti alla mia volontà e arbitrio.
« Adesso sborrami dentro » ordinai « Voglio sentirla dentro la tua sborra… porco, ti piace scopare la fica del tuo comandante » e ubbidendo al mio comando Andrea con un urlo gutturale mi riempì la vagina con il suo liquido caldo. Mi distesi supina e prendendo Eliana per un braccio, la guidai verso il mio pube.
« E adesso leccami… puliscimi la fica… bevi e lecca tutto il suo sperma »
Capii che quest’ultimo ordine non era inteso da lei come una punizione, ma come un ambìto premio. Eliana fu magnifica, mi leccò la fica con particolare dedizione e mi succhiò il clitoride facendomi ottenere un orgasmo magnifico. Poi con gratitudine, ricambiai il piacere dedicandomi a mia volta al sesso della ragazza.
Pienamente soddisfatti ci baciammo e restammo a lungo abbracciati, ora però in modo molto tenero e riconoscente. Ormai avevamo dato pieno spazio alle nostre più segrete perversioni e desideravamo sentire i nostri corpi e trasmettere la nostra soddisfazione per la complicità scoperta. Dormimmo fino al mattino inoltrato, al risveglio, ordinammo una abbondante colazione in camera, poi facemmo nuovamente l’amore. Ma non più come la notte precedente, ora con passione e felicità per la complicità scoperta.

Dopo quella seguirono altre notti che videro la mia camera testimone di nuovi godimenti rendendo piene e piacevoli le due settimane a terra. Feci rapporto ai miei superiori segnalando l’ottimo comportamento in servizio del guardiamarina Andrea Adorno, inoltre chiesi e ottenni che il sottocapo Eliana Rami venisse incaricata al mio servizio. Così, con il nuovo imbarco, ebbe una sua individuale cabina proprio a fianco della mia e spesso, nelle lunghe notti di navigazione, dovetti ordinarle di raggiungermi.

 

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