Un weekend di riposo

Un weekend di riposo

Era passato un po’ di tempo da quando eravamo stati intimi.
Erano stati mesi in cui eravamo stati presi dai nostri impregni e per riprendere energie, io, mio fratello e una coppia di amici decidemmo di passare un paio di giorni immersi natura.
Dopo un paio d’ore di viaggio arrivammo a destinazione.
Una volta sistemati i bagagli e cambiati iniziammo a fare un’escursione ma causa di un improvviso temporale fummo costretti a ritornare di corsa a casa.
Il giorno dopo mi alzai con una strana sensazione. Mi sentivo accaldata, avevo continui crampi addominali.
Appena andai in cucina vidi che c’era solo Marta al tavolo. “Marco è uscito con Matteo. Sono andati a fare un giro. Matteo ne aveva bisogno era un po’ nervoso. Marco l’ha quasi costretto.” “Per quale motivo?” dissi confusa preparando una tazza di the. “Non lo so. Si sarà alzato con il piede sbagliato. Cercherà di capire che cosa ha. Tu come stai? Hai una cera!” “Non sto molto bene. Mi sa che ho preso l’influenza ieri.”
Dopo poco sentii che Marta corse verso di me. “Fede ce la fai ad alzarti? Adesso ti porto in camera.” Dopo poco sentii una telefonata preoccupata tra Marta e Marco. Non riuscivo a capire cosa si dicevano. Ero troppo concentrata a cercare di farmi passare i crampi addominali. “Marco qui non si mette bene.” “No. È febbricitante. Adesso è a letto. “Lui come sta?” “No.. hai ragione..” “ Non so come comportarmi.” “Ah ok.. va bene.. lo farò.” Erano le uniche frasi che ero riuscita a capire.
Poi Marta venne verso di me cercando di rassicurandomi senza riuscirci.
Mi misi a sedere sul letto, con l’intenzione di mettermi in piedi. Di vestirmi, di uscire. Allora un brivido mi corse in tutto il corpo, la vagina si contrasse e fui assalita da una violenta e incredibile scossa di desiderio facendomi uscire un gemito dalla gola.
“Così non va bene” piagnucolai, piegandomi a stringe lo stomaco. “Oh Dio, così non va bene. Voglio tornare a casa.”
“Fede” Marta mi si precipitò accanto. “Devi stare tranquilla. Passerà.” disse per non farmi preoccuparmi anche se il suo tono era titubante.
“Il tempo è scaduto.” Matteo era all’entrata della stanza, con i capelli che gli cadevano morbidamente sulle spalle nude e gli occhi color ghiaccio scintillanti di lussuria. Ansimai non appena mi venne incontro. Dovevo toccarlo, averlo addosso. Sembrava grosso e sodo, e così caldo. Non ci fu alcuna esitazione in me quando mi raggiunse e mi sollevò dal letto.
Gemetti ad alta voce al contatto con la sua pelle ardente. Mi sollevò all’altezza del petto mentre si girava ed usciva a grandi passi dalla stanza.
Il lenzuolo strisciò sul pavimento, scivolando contro la sua pelle come lentamente cadde via.
Non riuscivo a tenere le labbra dal petto. Dovevo assaggiarlo. Morsi i muscoli duri, leccai la ferita piccola mentre il suo corpo rabbrividì.
Rombò dal petto, un suono profondo e predatore che mi fece fremere di piacere.
Mi portò con passo veloce, incurante delle opposizioni e degli sguardi di Marta e Marco, attraverso la grande cucina, il salotto rustico per poi aprire con un calcio la porta d’ingresso.
Continuò a camminare senza dire una parola verso la raduna che avevamo costeggiato qualche giorno prima.
Non ebbi il tempo di pensare e Matteo non mi fece neanche supplicare. Nel momento in cui la schiena toccò il manto erboso mi fu subito sopra mettendomi le labbra sulle mie e la lingua con prepotenza in bocca.
Il suo gusto forte leniva l’incredibile dolore di desiderio che mi attanagliava e il mio corpo cominciò a calmarsi e le forti contrazioni allo stomaco si placarono.
Le mie mani strinsero i capelli, tenendolo a me, mentre la bocca di Matteo mi divorava. Le nostre lingue si unirono, affamate.
Mi abbracciò mentre mi arcuavo verso di lui, con il corpo nudo che si contorceva sempre più pur di unirsi all’altro.
Il suo petto duro stimolava i capezzoli fino a provocare dolore. Con le cosce separò le mie, una mano dalle spalle scese a prendere un seno continuando a baciarmi.
Volevo di più. Mi arcuai ancora spingendo la figa contro il lungo e grosso membro.
“Di più”, ansimai, la testa indietro mentre la lingua accarezzò sul collo.
Oh, è bello. Caldo, con una lieve abrasione che aveva il suo ansimando mentre si muoveva lentamente ai suoi seni.
“Prendimi, Matteo. Non resisterò ancora per molto.”
“Voglio assaggiarti prima” punzecchiò mentre con la mano scese verso il ventre accarezzandomi tra le cosce aperte.
Gemetti quando iniziò a leccare la fica.
“Oh si. Sì. Proprio così.” Quasi urlai mentre succhiava il clitoride. “Ti prego. Ti prego…” Appena inserì un dito venni urlando. Ormai non capivo più niente. Mi tenni ai suoi capelli mentre il mio corpo era ancora scosso dall’orgasmo.
Poi con la bocca iniziò a leccarmi la pelle ormai rilassata dopo l’orgasmo.
“Adesso ti scopo.” ringhiò muovendo il suo corpo sollevandomi con le mani mentre la cappella era all’ingresso alla sua vagina. “Ti scoperò finché non urlerai di nuovo, Fede. Più e più volte. Urla per me, piccola.”
Urlai. Con un forte colpo affondò in me fino in fondo. Sentii lo scroto sbattere contro le natiche e osservai il suo duro volto contorcersi in una smorfia di sublime piacere, con gli occhi chiusi, il corpo arcuato, contratto, teso.
Matteo cercava di controllarsi, di tenere a bada il violento desiderio che lo assaliva che gli chiedeva una feroce e intensa cavalcata. Mi stavo dibattendo sotto di lui, muovendo i fianchi spingendolo sempre più in fondo e dimenando il bacino contro di lui.
Respiravo a fatica, con il corpo sudato e il liquido vaginale che bagnava le nostre cosce. Matteo si spinse in profondità gemendo ogni volta.
Digrignava i denti come se si volesse trattenere, cosa che non capivo dato quello che era successo l’ultima volta. Intanto mi dimenavo sotto di lui, agitando la testa sul suolo erboso arcuandomi disperatamente.
“Teo…” Sospirai una supplica.
Il suo cazzo si gonfiò e pulsò. Spinse più duramente, più a fondo, mettendomi una mano sul fianco per tenermi ferma, e l’altra sotto le spalle, facendomi arcuare i seni verso la sua bocca.
C’ero quasi e anche lui. Muovevo le dita lungo la sua schiena e poco si scatenò Poi si scatenò l’inferno. Mi penetrò con violenza e in profondità. Non avevo mai provato nulla di simile.
Sentivo il suo pene aprirmi e la cappella toccarmi la cervice.
Mi arcuai, sgranai gli occhi, lo fissai con uno sguardo famelico e stordito per un istante prima di raggiungere l’orgasmo. Mi avvinghiai così forte che non gli restò che seguirmi. Sembrò scioccato dal suo stesso grugnito gutturale quando mi riversò dentro la sua potente eiaculazione.
Stavo respirando a fatica con la testa gettata all’indietro per l’estremo godimento prima che il suo godimento si placasse per poi uscire esausto da me.
Tremavo ancora. Le guance erano bagnate di sudore e lacrime mentre riprendevo fiato.
“Fede” sussurrò con dolcezza quando mi prese tra le braccia, sdraiandosi accanto a me, lisciandomi la schiena con la mano. “Non piangere più, piccola.”
Mi cinse con una mano la schiena e l’altra il collo.
“Ti ho fatto male?” Era terrorizzato di averlo fatto senza volerlo.
Scossi la testa contro il petto. Un debole movimento come la mia lingua accarezzava la sua pelle. Matteo fece un respiro profondo dopo quella piccola carezza.
Ce l’aveva ancora dura e avrebbe potuto facilmente prendermi di nuovo, ma qualcosa lo frenava quasi temesse di farmi male. Era stato si poco delicato quando mi aveva posseduto ma non doveva preoccuparsene.
“Cosa?” chiese ritraendosi, dato che avevo farfugliato qualcosa contro il suo petto, guardandomi dritta negli occhi. “Che cosa hai detto?”
“Ti voglio ancora.” Risposi esausta.
Poteva vederlo nella mia espressione, negli occhi e sentirlo dalla voce. Ero schiva, confusa e spaventata dalle sensazioni travolgenti che controllavano il mio corpo. “Sssh. Devi solo chiedere.” Sorrise dolcemente asciugandomi le lacrime con i polli.
Era preoccupato del fatto che fossi stanca, ma non poteva ignorare quel bisogno, perché era lo stesso che provava lui.
Mi girò sul fianco mettendo una gamba sulla sua, facendomi aderire al suo corpo. “Lo faremo lentamente” mi promese. “So che sei stanca, Fede.”
Ansimai e ansimai nel momento in cui il suo pene mi penetrò di nuovo e sempre più a fondo.
Mi mordicchiò l’orecchio mentre le dita andavano al clitoride e lo massaggiavano.
Mi strinsi a lui nel momento in cui posò le sue labbra sul collo.
Spinse più forte.
“Ci faremo del male” ansimai. “Teo…”
Seppellì la testa tra i capelli. Ansimi mentre i colpi si facevano sempre più profondi e violenti. Continuava a spingere sempre più forte dentro di me. Ormai non ci controllavamo più, eravamo presi da questa bramosia.
“Ah, di più. “
Mi allargò le gambe sbattendomi i fianchi contro il sedere e penetrandomi sempre di più.
Sentii che mi mordeva tra la spalla e il collo.
Mi stava chiedendo di arrendermi, di sottomettermi.
Stavo ormai gridando di piacere e così anche lui nel momento in cui venne insieme a me.
Rimanemmo immobili a riprendere fiato.
Avevamo bisogno di dormire e recuperare energie.
Come eravamo arrivati nella raduna mi prese in braccio e ritornammo, appagati, a casa.
“Sei mia.” Disse, tirandomi a sé sotto le coperte, prima di cadere nel sonno profondo.
Al mattino mi alzai indolenzita e dola nel letto. Quando arrivai in cucina vidi Matteo, Marco e Marta seduti al tavolo con uno sguardo serio. “Allora? Cosa ti è saltato in mente di fare?” Lo stavano incalzando, soprattutto Marta. “Non puoi capire. È difficile da spiegare.” Stava rispondendo. “Provaci Teo.” Era Marco. “Ieri quando ti ho trascinato fuori stavi iniziando a raccontarmi qualcosa.” Proseguì. Appena feci un colpo di tosse si voltarono verso di me. “Fede cosa ti ha fatto? Cosa gli hai permesso di fare?” Mi domandò Marta avvicinandosi a me. “Marta… tranquilla. Non mi ha fatto nulla di male e che io non volessi.” “Tutta la notte? Eravamo preoccupati.” “Tranquilli.” Intervenne Matteo. Appena mi avvicinai a lui con la tazza di the si alzò abbracciandomi con un braccio la vita. Si schiarì la voce.
“Sono felice per te, amico!” esordì sorridente e rilassato Marco dando una pacca a Matteo che in quel momento mi aveva liberato dall’abbraccio. “Sono sorpresa. Ma me lo dovevo aspettare.” Mi sorrise Marta aprendo le braccia.

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