'; Michele, io e…- – Capitolo 3 | Racconti erotici

Michele, io e…- – Capitolo 3

Michele, io e…- – Capitolo 3

Capitolo 3

Dopo essermi vestito in fretta nella mia camera, scesi di nuovo la scala il più silenziosamente e rapidamente possibile. Da là uscii nel retro della casa. Il sole era quasi completamente tramontato e c’erano solo delle piccole righe rosso porpora che rendevano ardenti le colline ad ovest. Le luci esterne, collegate ad un temporizzatore, si accesero con un ronzio udibile. Camminai per cinquecento metri fino alle stalle mentre pensavo a quello che avrei voluto fare poi.
Avevo tutta la libertà che avrei potuto chiedere, una bella casa a disposizione, anche se solo per alcuni giorni. Come se non fosse sufficiente, avevo attraversato il confine tra fantasia e realtà ed ero andato a letto con un ragazzo che stavo agognando di avere da più di due anni. Ed ora c’era anche un altro bel ragazzo con noi, ansioso di fare sesso come lo eravamo noi, ed io ero rimasto scioccato di non essermi unito a loro.
Ero sicuro che Michele si era aspettato che io entrassi nell’ufficio di mio zio e mi unissi a loro, ma per qualche ragione avevo scelto di rimanere nascosto e guardare. Cercavo di capire il perché. La situazione era stata sicuramente eccitante ed io ne ero stato certamente eccitato, ma non li avevo disturbati. Perché l’avevo fatto?
Mentre avanzavo dall’oscurità al morbido bagliore dei lampioni che circondavano le stalle, cominciai a rendermi conto della risposta. Ora che avevo sperimentato il sesso, capivo che mi piaceva soprattutto il suo aspetto tenero. Compresi che volevo che la nostra prima volta insieme fosse un po’ speciale, come era stata la mia prima volta con Michele. Volevo che fossimo solo noi due. Per non menzionare il fatto che Michele e Cris stavano finendo un atto che avevano cominciato mesi prima e che non era stato completato. Avevo voluto che fossero soli in quel frangente. Ma ora che erano stati insieme, era il mio turno con Cris.
Mi immersi di nuovo nell’oscurità nera come l’inchiostro e tornai rapidamente alla casa. Mi sentivo molto più sicuro della situazione e non volevo sprecare tempo dato che sapevo quello che volevo fare.
Trovai Michele seduto sui gradini; si alzò mentre mi avvicinavo.
“Ehi uomo, dove sei stato?” Chiese mentre metteva delicatamente le mani sui miei bicipiti spremendoli un po’.
“Ho camminato. Cosa mi sono perso?”
“Beh, ho dato a Cris il suo pompino. Pensavo che saresti stato nascosto e poi ti saresti unito a noi. Cosa ti è successo?”
“Stavo guardando attraverso il camino. Ho deciso di lasciarvi avere del tempo per restare soli.”
“Ma io volevo veramente che tu venissi là.” Disse Michele circondandomi con le sue braccia e carezzandomi la schiena: “E penso che anche Cris lo volesse.”
“Sì, credo che lui mi voglia, veramente. Ma ho pensato che fosse una cosa speciale per voi rimanere soli per la vostra prima volta. Potevamo farlo tutti insieme più tardi.”
“Forse non dovremmo giocare questo gioco.” Disse tirandomi un po’ più vicino: “Forse avremmo dovuto dirgli come stavano le cose quando è arrivato.”
“Sì, forse sarebbe stato meglio.” Dissi sentendo un lancinante dolore di rammarico: “Ma non volevo che lui pensasse che volevamo solo usarlo. Volevo essere sicuro che lo volesse come noi lo vogliamo.”
“Sì, anch’io. Ma dovresti andare da lui. Sta facendo un pisolino in camera sua. Vi lascerò da soli.” Mi guardò negli occhi e vidi vero affetto nel suo sguardo: “Ma affrettati, perché voglio che tu ritorni presto.”
“Sì, anch’io lo voglio, baby.” Dissi chinandomi verso di lui. Le nostre labbra si incontrarono in quello che probabilmente era nostro bacio più affettuoso. Sospirai profondamente mentre le nostre lingue si esploravano dolcemente l’un l’altra. Il mio uccello divenne immediatamente duro.
“Ok, ora devo andare.” Dissi alla fine dopo avere interrotto il nostro bacio: “Tu entri?”
“No, resterò qui fuori per un po’. Vai a divertirti.” Rispose lui con un sorriso.
Gli diedi un rapido bacio e poi entrai. Trovai la porta della stanza di Cris socchiusa e l’aprii silenziosamente. La piccola lampada di fianco al letto era accesa e gettava un caldo bagliore nella stanza. Cris era addormentato girato su di un fianco, era ancora nudo e coperto solo parzialmente da un lenzuolo. Ancora una volta il mio cuore si sciolse al vedere la sua forma angelico.
Dopo un momento mi girai ed andai nella mia stanza. Accesi la lampada che stava sul tavolo da trucco vittoriano. Mi sfilai dalla testa la t-shirt e lasciai cadere lentamente i pantaloncini al pavimento. Esaminai allo specchio la mia immagine nuda. I capelli biondi si erano asciugati molto disordinatamente. Afferrai la spazzola e tentai di rendere qualche cosa di presentabile la scopa che avevo in testa. Alla fine dopo aver spazzolato decisi che mi piaceva il modo che mi cadevano davanti ad un occhio. Era piuttosto carino. Poi esaminai il mio corpo. Era magro e molto tonico per tutta la bicicletta ed il nuoto che avevo fatto quell’estate. Avevo ottenuto una bella abbronzatura e sembrava veramente bronzo alla morbida luce della lampada. Dei peli castano chiaro cominciavano a germogliare intorno ai miei capezzoli ed il mio ombelico e si addensavano un po’ mentre correvano giù al cespuglio di ricci scuri sul mio cazzo. Anche i peli sotto le mie braccia stavano diventando piuttosto spessi e questo mi entusiasmava veramente. Avevo ancora dei peli molto piccoli sulle palle, ma questo, decisi, non era una brutta cosa. Le palle di Michele erano molto pelose e dovevo continuamente fermarmi per togliere i peli dalla bocca quando le leccavo. Il mio cazzo era ritornato molle, ma era di almeno diciotto centimetri quando era duro e sapevo che era una misura rispettabile per uno della mia età.
Poi mi esaminai la faccia. Era niente male, mi dissi. Avevo avuto poca acne ed i miei grandi occhi blu e le labbra piene erano maledettamente belli, mi dissi.
Ora che mi ero convinto di non essere orrendo, decisi che era ora di andare a vedere Cris. Cominciai a tremare un po’.
Era ancora addormentato quando entrai nella stanza. Decidendo che volevo che si svegliasse tranquillamente, salii sul letto e mi sdraiai su di un fianco rivolto verso di lui. Lui si agitò un po’ ed aprì leggermente gli occhi.
“Ehi” Dissi piano spostandogli i capelli dagli occhi: “Hai fatto un bel pisolino?”
“Sì” Disse sorridendo con quel suo dolce sorriso: “Che ora è?”
“Circa le nove.” Risposi sorridendo anch’io: “Non devi svegliarti se non vuoi.”
“Mi alzerò, avete già mangiato?”
“No, sei affamato?”
“Sì, un po’”
“Preparerò qualche cosa in un minuto.”
Le nostre mani erano appoggiate sul cuscino che ci divideva ed ora le nostre dita si stavano toccando. C’era un silenzio imbarazzato che durò un minuto.
“Um, hai dato da mangiare ai cavalli?” Chiese Cris, tentando evidentemente di rompere la tensione.
“Sì… ma devo confessare che l’ho fatto molto prima di quanto pensi.” Dissi decidendo di dire la verità.
“Cosa intendi?” Chiese lui molto confuso.
“Volevo lasciare te e Michele abbastanza soli per… fare la vostra cosa da soli. Voi ragazzi lo meritavate.”
Cris diventò immediatamente rosso brillante. Trattenne il respiro e potevo dire che fosse al limite del panico.
“Oh…oh… Dio!” Cris spostò lo sguardo da me: “Io… um…oh… cazzo!” Si alzò a sedere e si coprì la faccia.
“Oh cazzo, ragazzo, sono così dispiaciuto.” Disse da dietro le mani. La sua voce tremava maledettamente.
Mi sedetti e delicatamente gli tirai via le mani dalla faccia.
“Ehi, è tutto ok. Non preoccuparti!” Dissi il più calmo possibile. Misi una mano sulla sua spalla e gliela strinsi: “Devo essere onesto con te.”
Cris mi guardò interrogativamente, mi sembrava vicino alle lacrime.
“Anche Michele ed io siamo stati insieme.” Cominciai: “Lui mi disse di voi due, ma che aveva avuto paura di renderti il pompino, così gli dissi che avrebbe dovuto invitarti dato che non aveva più paura.”
Cris mi fissò, stupito: “Veramente? Voi due? Wow.” Fu tutto quello che riuscì a dire.
“Quindi non ti preoccupare, non lo diremo a nessuno.” E sorrisi stringendogli ancora la spalla: “Io sono contento che vi divertiate. Non te l’abbiamo detto subito perché non volevamo che tu pensassi ti avessimo invitato solo per fare una grande orgia o qualche cosa del genere.”
Ci guardammo per un momento.
“Quindi… Ti piace Michele?” Chiese lui esitante, guardandosi le ginocchia: “Io non ti piaccio?”
Feci una pausa un po’ sorpreso.
“No oh no!” Risposi rapidamente: “Volevo dire che non volevamo che tu ti sentissi come un pezzo di carne, capisci? Tu mi sei sempre piaciuto e non solo perché sei così carino.” Ora ero io che stavo arrossendo.
“Veramente?” Chiese lui sorridendo ancora: “Ti sono sempre piaciuto, huh?”
Il suo sorriso si trasformò in un ghigno furbo.
“Sicuro” Risposi ghignando anch’io. Le mie guance erano di fuoco!
“E pensi che io sia carino, hu?” Il suo ghigno astuto si intensificò.
“Sì, molto” Dissi distogliendo lo sguardo. Improvvisamente mi trovai a soffocare il potente impulso di ridere.
“Ehi, Matt?” E mi mise una mano sulla spalla.
“Sì?” Risposi, dalle mie labbra sfuggì solo uno sbuffo.
“Anche tu mi sei sempre piaciuto.”
Lasciò la mano sulla mia spalla. Il mio impulso a ridere diminuì. Ci fissammo negli occhi. Cris cominciò a chinarsi in avanti. Sentii che il mio cuore correva ed il mio uccello cominciava a gonfiarsi. Finalmente stava per accadere!
Le nostre labbra si incontrarono e si aprirono. Le nostre lingue scivolarono nella bocca dell’altro. Lui baciava in maniera differente rispetto a Michele. I suoi baci erano più gentili, più esitanti ed addirittura un po’ goffi. Ma tuttavia erano molto caldi ed eseguiti con maggior abilità mentre ci abbassavamo indietro sui cuscini.
Alla fine ci allontanammo per respirare, ma Cris continuava a baciarmi coprendo tutta la mia faccia un po’ alla volta con le sue belle labbra. Io ero sulla schiena e lui era salito su di me. Il mio cazzo pulsante spingeva contro la fessura del suo sedere mentre lui scendeva al mio collo. Feci passare le dita tra i suoi capelli castani e spinsi le anche contro il suo sedere mentre la sua lingua trovava il mio capezzolo destro.
Chinò rapidamente la testa e sommerse il mio cazzo nella sua bocca. Era così calda, morbida e bagnata. Io emisi un lamento profondo e basso ed alzai le anche dal letto. Guardai affascinato il mio uccello completamente duro scivolare agevolmente dentro e
fuori dalla sua bella bocca, rabbrividendo ad ogni spinta.
Lentamente cominciai a roteare il mio corpo fino a che alla fine la mia bocca riuscì trovare il suo pene. Lo tenni nella mia mano per un momento, apprezzandone la lunghezza, la durezza ed il calore. Poi ficcai fuori la lingua e lentamente ma fermamente
leccai intorno alla cappella. Lui rabbrividì e gemette intorno al mio cazzo che riempiva ancora la sua bocca che succhiava.
Continuammo per un minuto o due poi ci allontanammo e riprendemmo a baciarci. Cris mi aveva messo ancora sulla schiena e stava strusciando selvaggiamente il suo uccello contro il mio.
“Dio, baby, come sei caldo!” Mentre io riprendevo a spingere contro di lui con tutta la mia forza.
“Ooh, anche tu!” Mormorai. Stavamo versando ambedue sudore che si mescolava sul mio torace. Il profumo era inebriante.
“Penso che sto per venire, baby! Mi farai sborrare!” Si lamentò spingendo più forte. “No, non ancora!” Gridai, lo spinsi via ed aspettai, ansimando, per un minuto o due dandogli modo di calmarsi.
Quando fui sicuro che avesse finito di godere, mi chinai e leccai per bene e lentamente l’area sotto le sue palle. Lui rabbrividì ed il suo cazzo si contorse. Una goccia di pre sperma si formò alla punta, la presi sulla lingua e l’ingoiai. Era dolce e delizioso.
Lo spinsi delicatamente su di un fianco, gli allargai piano le natiche del suo giovane culo sodo e gli esaminai il buco. Era piccolo, rosa ed aveva solo l’odore del cloro dalla piscina. Soddisfatto della sua pulizia, cominciai a leccare il suo bocciolo di rosa corrugato. Cris emise un breve guaito e mi chiese cosa stavo facendo. Non risposi ma continuai a lavorare il suo buco spingendo la lingua più profondamente. Lui cominciò a gemere rumorosamente ed ad accarezzarsi lentamente il membro palpitante. Mi tolsi e gli chiesi se gli piaceva quello che stavo facendo.
“È la cosa più incredibile che abbia mai sentito!” Ansimò.
“Vuoi che continui?” Gli chiesi sorridendogli.
“Oh, sì! Oh, dio per favore, sì!” Ansimò decisamente.
“Prenditi le ginocchia con le mani e tirale a te.”
Si mise in posizione e immediatamente spinsi ancora dentro la lingua. Ricominciò a gemere forte e spingere verso di me mentre lo fottevo con la lingua. Dopo un paio di minuti lasciò cadere la testa sul letto seppellendola nel cuscino, come era successo a me quando Michele me l’aveva fatto quel pomeriggio.
“Ooh, in questo modo potresti farmi venire!” Si lamentò.
“Vuoi venire così, baby?” Dissi facendo le fusa.
“Oh sì! Oh sì! Per favore, baby!” Gridò.
Io cominciai a penetrarlo con la lingua con ancor maggior furia. Contemporaneamente mi girai e cominciai a carezzare il suo cazzo ben lubrificato dal suo pre sperma. Dopo qualche secondo Cris cominciò a gridando di piacere nel cuscino e sgroppare con più forza contro di me. Sentii il suo uccello diventare più duro e più caldo nella mia mano. Poi, con una grande pulsazione, cominciò a sparare fiotto dopo fiotto di sperma caldo sulla mia mano. Io continuai a leccargli il sedere finché il suo orgasmo non fu finito, quindi tirai via la mano e leccai via la sua sborra, assaporando il suo sapore salato.
Quando ebbe ripreso fiato, si voltò e mi tirò a sé in un tenero bacio e cominciò a carezzare il mio cazzo ancora gonfio. Io non avevo ancora eiaculato e sentivo di essere sul punto di scoppiare.
Cris stava cominciando a carezzare seriamente il mio pene quando sentimmo cigolare la porta. C’era Michele che stava guardando dentro. Probabilmente stava guardandoci da un po’ ed aveva aperto un po’ la porta per vedere meglio. Non aveva voluto disturbarci.
“Ehi ragazzi.” Disse un po’ timidamente.
“Ehi Michele.” Dicemmo noi due.
“Siete stati veramente eccitanti.” Disse sinceramente mentre si menava l’uccello: “Non voglio farvi smettere, vi lascerò in pace.”
“No è tutto ok!” Dissi rapidamente io: “Può entrare, non è vero Cris?”
“Oh sì, entra!” Disse lui sorridendogli. Anche Michele sorrise.
“Va bene!” Disse entrando e salendo sul letto.
Eravamo tutti e tre in ginocchio ed immediatamente cominciammo a baciarci l’un l’altro meglio che potevamo. La lingua di Michele era alternativamente nella mia bocca e poi in quella di Cris.
Cris leccava e baciava le nostre facce fra i baci di Michele e scagliava la sua lingua nella mia bocca ogniqualvolta poteva. Il suo uccello era diventato molle, ma Michele ed io ce l’avevamo molto duro e ce lo carezzavamo. Michele prese il mio cazzo dalla mia mano e cominciòo a menare insieme i nostri due uccelli, era una sensazione nuova per me e mi fece lamentare.
Dopo un po’ Michele si chinò in giù e cominciò a succhiare il mio cazzo. In breve Cris lo raggiunse e con le loro due calde lingue che si muovevano sul mio uccello, era difficile per me mantenere l’equilibrio. Loro tentavano di sostenermi la schiena con le mani libere mentre io mi inclinavo indietro e gemevo ondeggiando pericolosamente. Le punte delle loro lingue si incontrarono sulla mia fessura sensibile e si strofinarono fra di loro mentre colpivano piano il buco. Io li ricompensai con una spessa quantità di pre sperma che cominciò a fluire a ruscello dalla fessura. Poi Michele si abbassò e prese in bocca le mie due palle, tirandole delicatamente verso il basso mentre le succhiava. Cris
prese in bocca il mio cazzo e l’ingoiò sino alla radice. Pochi minuti di questo servizio era tutto quello a cui potevo resistere.
Con un lamento annunciai che stavo per eiaculare. Michele rilasciò le mie palle e cominciò a masturbarmi, Cris fece lo stesso. Lo sperma fu sputato fuori dalle mie palle e cominciò a sparare sul mio stomaco e sul mio torace. Michele mise fuori la lingua e prese tutta la sborra che poteva. Cris leccò il mio stomaco tremante pulendolo.
“Ora tocca a te assaggiare la mia sborra, baby!” Disse Michele alzandosi sul letto.
Spinse il suo uccello contro le mie labbra e cominciò a masturbarsi. Io leccai impazientemente la testa del suo pene pulsante fino a toccare il fondo dell’asta. Cris stava massaggiando le palle e le cosce di Michele che cominciò a respirare affannosamente.
“Oh sì, oh forza baby!” Ringhiò Michele: “Oh sì, sto venendo!”
Lo sperma di Michele cominciò a sgorgare sulle sue dita. Senza esitazione io ne ingoiai ogni goccia. Quando ebbe finito, lui crollò sul il letto. Eravamo tutti sudati, eravamo ansimanti e ridevamo uno nelle braccia dell’altro, scambiandoci baci.
Io non mi ero mai sentito più vicino a qualcuno. Io non mi ero mai sentito così libero! Da quel momento amai quei due bei ragazzi e non avrei mai voluto separarmene. Erano stati i due giorni più incredibili della mia vita e sapevo che il giorno seguente sarebbe stato anche più meraviglioso.

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