La Scuola – Parte 3

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La Scuola – Parte 3

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Feticismo

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La prospettiva della punizione nell’ufficio di Olmo l’aveva terrorizzata a tal punto da non riuscire a dormire tutta la notte. Si era chiesta come un professore potesse essere così severo davanti ad una situazione così banale.
Non era uscita dall’aula con l’intento di scappare o di violare le regole, semplicemente era arrivata al massimo limite di sopportazione e non aveva avuto alternative.
Continuando a chiedersi cosa l’aspettava di lì a poco, si avviò a passo svelto verso la scalinata che conduceva all’ultimo piano. Era lì che aveva l’ufficio il bastardo. Era lì che la stava aspettando.
Era da poco finita l’ultima ora di lezione e la maggior parte degli studenti erano già fuori dalla scuola, pronti per tornare a casa. I corridoi erano insolitamente deserti e ciò non faceva che incrementare il suo immenso stato di ansia.
Giunta davanti alla porta del sottotetto bussò con fare incerto.
“Avanti”. La voce di Olmo la fece trasalire, nonostante fosse preparata a sentirla.
Il professore alzò gli occhi a guadarla e un mezzo sorriso gli si dipinse sulle labbra.
“Melania, eccoti finalmente. Vieni pure avanti. Richiudi la porta”.
Obbedendo si accorse dell’odore da chiuso che dominava nella stanza. Libri e quaderni erano sparsi ovunque nella grande scrivania davanti alla quale stava seduto Olmo, scaffali e libreria riempivano l’ufficio a tal punto da dargli un aspetto claustrofobico.
Restò a fissarlo in piedi, senza accennare alla minima intenzione di sorridergli o di aprire bocca.
“Siedi pure”.
Esitò qualche istante prima di scostare la sedia e prendervi posto.
“Andiamo subito al sodo. Io faccio questo lavoro da molti anni, conosco ogni singolo individuo che gira per i corridoi di questa scuola e ti posso garantire che tanto di quello che vedi è nelle mie mani. Sono una persona estremamente determinata e voglio trasmettere ai miei studenti le stesse doti”. “Tu hai ottimi voti e ottime potenzialità Melania, ma non puoi credere di sfruttarle al meglio se non riusciamo a toglierti di dosso questo alone di infantilità”.
Davanti a quelle parole spalancò la bocca e fece per controbattere, ma lui la bloccò con un cenno della mano.
“Non interrompermi per favore.”. “Vedi, nei collegi di una volta, quando uno studente violava le regole, veniva punito severamente. Con gli anni è stata abolita la violenza e ammetto di non biasimare tale decisione. Tuttavia, penso che alcune dritte comportamentali siano ancora necessarie”.
L’espressione di Melania si dipingeva sempre più di incredulità mentre ascoltava Olmo parlare.
“Soffri di incontinenza Melania?”.
“Cos..?”. “No!”.
“Allora si può sapere cosa ti è venuto in mente per scappare dall’aula in quel modo?!”.
Dovette attendere qualche secondo prima di rispondere, affinché il nodo in gola si sciogliesse. Quell’uomo stava davvero esagerando.
“Semplicemente tutti i bagni durante la ricreazione erano o chiuso o occupati e non sono riuscita ad andarci”.
“I bagni del primo piano restano chiusi sotto mio ordine”.
“E perché?”.
“Perché, come ti ho già detto, un comportamento da adulti richiede molto più di quanto pensi. Non siamo all’asilo Melania. Devi essere anche in grado di controllare i tuoi istinti se vuoi diventare una persona matura”.
Ascoltandolo scosse appena la testa non potendo credere a quel comportamento.
Olmo sospirò appoggiando le mani alla scrivania prima di continuare: “Ora, visto che tu hai dimostrato una grande immaturità a riguardo ti assegnerò un compito da fare due volte la settimana qui nel mio ufficio”.
“Cioè?”.
“Ti chiederò di bere un litro d’acqua nel minor tempo possibile e di restare seduta nella sedia senza la possibilità di muoverti. Non potrai andare al bagno finché non lo deciderò io. Nel mentre potrai procedere con il tuo studio pomeridiano e se avrai bisogno di un ripasso potrai contare su di me”.
Melania deglutì rumorosamente passandosi una mano fra i capelli biondi.
“Cosa mi sta chiedendo? Sta scherzando?”.
“Credimi quando ti dico che farai meglio ad obbedire, altrimenti ne andrà di mezzo non solo la tua condotta scolastica ma ti garantisco anche che renderò impossibili i tuoi giorni qui dentro”.
Non poteva essere vero. Era l’Inferno.
Ovviamente il suo primo pensiero fu quello di scappare, di raccontare tutto in famiglia e di cambiare scuola il prima possibile. Ma la realtà non era così facile. Lei aveva bisogno di quella scuola e non poteva permettersi di portare altri problemi in famiglia, senza contare il fatto che i suoi non l’avrebbero nemmeno creduta se avesse raccontato una storia simile. Inoltre, anche se le dispiaceva ammetterlo a se stessa, se ne vergognava enormemente.
Era una persona troppo composta per avere il coraggio di confessare una cosa simile a casa, piuttosto l’avrebbe subita.
“Mi stai a sentire?”. La voce di Olmo la riportò alla realtà e si affrettò ad annuire.
“Cosa dovrei fare adesso?”.
Olmo le sporse un bicchiere in plastica e le indicò la bottiglia di acqua appoggiata alla scrivania.
“Comincia a bere per favore, e tira fuori il libro di latino”.
Recalcitrante riempì il bicchiere fino all’orlo e iniziò a ingurgitare acqua.
Era stata in bagno durante l’ultima ricreazione, il che significava due ore prima, ma per il momento la sua vescica non dava segni di cedimento. Poteva farcela. Non gliel’avrebbe mai data vinta al bastardo.
Nella mezz’ora successiva Olmo le fece un ripasso delle ultime lezioni fatte e le simulò un’interrogazione per vedere se era preparata. Teneva d’occhio ogni singolo goccio d’acqua che lei, nel mentre, si accingeva a bere.

Tuttavia, in breve tempo, la situazione iniziò a precipitare.
Due ore e mezza senza bagno, più tutta quell’acqua cominciavano a farsi sentire e, assieme allo stimolo, dentro di lei iniziò a crescere anche l’ansia.
Si mosse con impazienza sulla sedia, accavallando le gambe. Movimento che non passò inosservato a Olmo.
“Qualcosa non va?”.
“No, è tutto a posto”, finse per non dargli soddisfazione.
“Bevi un altro bicchiere per favore”.
Senza volerlo alzò gli occhi al cielo prima di obbedire.
“Cos’hai appena fatto? Hai alzato gli occhi al cielo con me?”.
“No…”, “anzi sì…perché non ne posso più di bere! E devo andare in bagno”.
Restò a fissarla qualche istante mentre una strana luce gli illuminava momentaneamente gli occhi. Infine disse: “Continui con questo comportamento infantile vedo. Obbedisci e bevi il tuo bicchiere Melania”.
Stando attenta a non dare segni di fastidio, questa volta bevve senza fiatare.
Poteva chiaramente sentire l’acqua riempirle lo stomaco e gorgogliare ad ogni suo minimo movimento. Tutto quel liquido, di lì a poco, sarebbe arrivato alla sua vescica.
“Ripetimi per favore quello che ti ho spiegato prima”. Tornarono al ripasso di latino mentre lei, con indifferenza, infilava una mano fra le cosce cercando di ignorare lo stimolo che cresceva minacciosamente.
Nonostante tutta la buona volontà però, circa un’ora più tardi, era piegata in due nella sedia.
“Stai seduta in modo corretto”, l’ammonì Olmo con un ghigno.
“Non ci riesco…mi sto pisciando addosso…”.
Davanti a quelle parole si scatenò l’Inferno.
“Cos’hai detto?! Ti sembra modo di rivolgerti ad un professore??”. “Correggiti immediatamente”.
“Scusi…io ehm…devo andare in bagno…”.
“E’ da maleducati esprimersi in quel modo. Alzati per favore”.
Non capendo a cosa puntasse, Melania alzò gli occhi a guardarlo con aria interrogativa ed estremamente disperata. “Fai come ti ho detto e resta immobile”.
Si alzò con fare incerto sentendo improvvisamente un’ondata di stimolo impressionante che la costrinse a portarsi una mano all’altezza della figa, sopra la gonna.
“Resta ferma e dritta ho detto”.
“Oh per favore…”.
“Per favore cosa?”.
“Devo fare pipì…non resisto più!”.
Il suo autocontrollo stava velocemente sparendo, complice anche l’ansia che aveva dal momento in cui aveva messo piede in quell’ufficio.
“Non sei una bambina Melania”.
“Lo so…ma me la sto per fare addosso…”. La sua voce assunse una nota quasi isterica mentre le lacrime iniziarono ad invaderle gli occhi.
Anziché avere pietà di lei, Olmo afferrò l’acqua rimasta nella bottiglia e la versò lentamente nel bicchiere producendo un rumore di liquidi che la fece immediatamente reagire.
Riusciva a pensare solo all’immensa pisciata che avrebbe fatto se solo l’avesse lasciata andare in bagno, ai brividi e alla pelle d’oca che le correvano lungo le braccia, e alla sensazione umida nelle mutandine.
“Trattieni il più possibile, non essere infantile”.
Quelle parole la fecero solo singhiozzare ulteriormente. Stava saltellando da un piede all’altro con una mano fra le gambe, cercando di alzare il meno possibile l’orlo della gonna.
“Per favore professor Olmo…non ce la faccio più! La…faccio…sul…pavimento”.
“Non pensarci nemmeno”.
“Ma sto scoppiando! Per favore, la prego…posso andare in bagno?”.
“Che pazienza con te Melania…che pazienza”. Sospirò con fare sadico ed infine parlò di nuovo: “Togli la mano da lì, non è educato”.
“Non posso”.
“TOGLI LA MANO!”, urlò lui facendola sobbalzare. E fu lì che il primo schizzo uscì bagnandole le mutandine.
“La sto facendo! Aiuto…”. Con entrambe le mani si coprì la faccia raggiungendo il massimo livello di umiliazione.
“Guardami, non coprirti”.
Quando alzò lo sguardo i suoi occhi erano rossi e bagnati di lacrime, ma lui non provò la minima pietà nei suoi confronti.
Abbandonando ogni tentativo di resistenza, Melania rilassò i muscoli e la sua pisciata esplose con un tale impeto che il sibilo si sentì attraverso il nylon dei collant e il tessuto delle mutandine.
In pochi secondi i due rivoli di pipì che le stavano bagnando le gambe, si unirono in un getto unico che potente si schiantò sul pavimento dell’ufficio.
Si stava pisciando addosso davanti a Olmo. Olmo che restò a fissarla incredulo mentre quel getto trasparente schizzava fortissimo e lei gemeva di sollievo chiudendo gli occhi.
Nessuno parlò finché lei non ebbe finito di pisciarsi addosso. Poi lui aprì la bocca per primo: “C’è tanto lavoro da fare ancora con te Melania…proprio non riesci a capire. Ti aspetto dopodomani alla stessa ora”. “Adesso vai a darti un’asciugata”.
Umiliata, rossa in volto e con le lacrime che le rigavano le guance, uscì dall’ufficio mentre la sensazione di bagnato la faceva rabbrividire.
Prima di tornare a casa fece una sosta in bagno dove si asciugò alla meno peggio e dove fece una veloce pipì prima di salire in autobus.
Aveva a che fare con un professore feticista e pervertito…cos’avrebbe fatto?
Per il momento riusciva solo a sentire la vergogna invadere ogni singola parte della sua mente.

CONTINUA…

 


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