La mia regina o il sogno di un vizio incorreggibile e inappagato

La mia regina o il sogno di un vizio incorreggibile e inappagato

E questo è il diario di un vizio incorreggibile e inappagato e ci sarà chi storcerà il naso… Altri esprimeranno un severo giudizio ma ci sarà sempre chi troverà la fantastica storia accattivante e forse cercherà di immedesimarsi. Viva il sesso ed evviva l’amore nelle forme che aggradano !

Tanto tempo fa eravamo noi due nel castello del reame: lei regina ed io suo servitore

Lei, la mia insostituibile regina, donna di rara bellezza ed incomparabile fascino da assomigliare ad una dea. Un viso d’angelo con due grandi occhi scuri da cerbiatta e i fluenti capelli corvini a cingere quel che nel regno era più ambito. E se il viso prometteva il paradiso, il suo corpo faceva ardere come l’inferno, così prosperoso e florido da attizzare una fame inappagabile e atavica. Pareva quasi una madre sensuale che con dolcezza offre un affetto inesauribile ai suoi figli. Ma soprattutto erano le sue natiche bianche, così carnose, morbide e prorompenti, ad accendere il fuoco della mia passione.

Dovete sapere che a questo modesto servitore era concesso un incomparabile e unico privilegio che faceva di lui il depositario di segreti delicati e torbidi. La mia regina ha sempre sofferto di una fastidiosa stitichezza che, per diversi giorni, le impediva di rilasciare il suo intestino. Allora io ero addetto alla sua cura personale e le somministravo abbondanti perette e clismi di glicerina. Ella sapeva certo che io ero dominato dalla passione per le sue natiche e questo la eccitava segretamente…

Un giorno, dopo che io l’ebbi prestato ogni mia cura, mi applicò un guinzaglio e mi intimò severamente di baciarle le natiche e di leccarla fino al buco per accendere lo stimolo a defecare. Scodinzolai e non me lo feci ripetere più volte… Mi fece mettere davanti allo specchio chè ella mi voleva osservare mentre mi apprestavo a dedicare tutte quelle attenzioni al suo regale sedere. E con suo grande piacere, dedicai alle abbondanti natiche la dolcezza infinita dei miei baci. Poi vi infilai la lingua sentendo i palpiti del suo ardore…

Ad un tratto, le venne il mal di pancia… Una volta capitò che se la facesse addosso riempiendosi le mutante e sospetto che forse lo fece per sollazzarmi. Ma questa volta, temeva di non resistere e mi sollecitava ad aprire il magnifico rito con il secondo trono, un altro grande privilegio concessomi e a cui mai e poi mai rinuncerei.

Portai un pitale dorato ed ella, molto delicatamente e con gran classe, vi adagiò le regali natiche pronta a rilasciare il parto abbondante del suo intestino. Avesse potuto, la mia signora, avrebbe concimato un intero campo, facendo poi crescere i fiori più belli e profumati che si potessero vedere. E pareva quasi una bimba avida del desiderio di vedere l’amore dei suoi genitori che l’osservano fare la pupù nel vasino. Quale celestiale visione era questa ! Quale paradiso ! La mia regina manteneva tutta il suo sensuale fascino in quella posizione che molti avrebbero giudicato oscena e imbarazzante.

Sotto i miei occhi frementi di desiderio, cominciò la sua evacuazione morbida e fluente. Quanto cioccolato avrebbe nutrito gli dei ! Al contempo le sue natiche diedero fiato alle trombe… Un potente rumoroso e trascinante concerto per palati particolari

E intanto io inalavo quell’aria che rende il nobile uguale alla plebe, ma che, rilasciato da lei, era profumo che mi si attaccava la pelle e mi infiammava di desiderio. Stavo quasi per masturbarmi ma lei me lo impedì, ordinandomi di non distogliere lo sguardo di fronte alla sua vibrante ed oscena bellezza…

Ella finì dopo diverse decine di minuti ed era stata brava la mia signora, perchè anche questo pitale dorato era stato completamente riempito ed ero quasi pronto a portarne un altro. Avrebbe fatto parte della sua regale collezione… Senza farmelo ripetere presi la carta igienica per pulirla con estrema cura e non trascurai di dedicarle qualche lasciva leccatina che lei sembrò gradire molto. Terminata l’operazione lei si rivolse a me quasi con dolcezza materna: “So che m’ami mio servitore e faresti tutto per me, ma questa sera io ti voglio ricompensare. Queste mie natiche, che ogni suddito del regno vorrebbe possedere, sono tue. Fanne l’uso che vuoi..”

Così ella tutta si denudò e si mise a pecora come fosse stata una gran maiala desiderosa solo di ricevere membri fra le sue natiche per renderli felici. Così io la penetrai e mi parve affogare in quella bellezza che mi rapiva i sensi e mi procurava vertigini di piacere. Era talmente morbida e burrosa che nessuno avrebbe desiderato distaccarsi da lei. Stavo per depositare il mio seme ma lei mi chiese, supplicando, di urinarle dentro… Poi, lei si accovacciò su di me, che ora ero a terra, e mi restituì quel che era nel suo intestino, compresi residui di quel che non aveva ancora defecato…

“Sei il servitore che ogni regina vorrebbe al suo fianco” disse lei “la prossima volta faremo i clisteri insieme ed evacueremo mano nella mano… Farò portare un pitale anche per te oppure ci apparteremo nel giardino del castello… Ora concediti a me per tutta la notte… Io ti darò tutta me stessa e tu divora il mio corpo e non lasciare nulla di trascurato…”

Così trascorremmo una notte d’amore ed io fui avido e famelico ad esplorare ogni lato nascosto della sua florida valle. Ella tutto mi sporcò ed io avrei voluto conservare umori, odori… tutto di lei e della sua divina sostanza…

Per nulla al mondo cambierei la mia condizione di servitore perchè il paradiso abita vicino a me…

E questa è la fine di questo sogno di un incorreggibile ed appagato vizio che forse ha deliziato qualche palato di chi ha letto arrivando fino in fondo.

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