Ciao sono Alessandra

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Ciao sono Alessandra

Ciao, sono Alessandra. Questo è il racconto del giorno di gran lunga più bello ed eccitante che mi viene in mente.

Ah, ah, si, sei bravissimo Zeno, godo si, godo. Come è bello quando me lo ficchi nella figa, mi sto bagnando tutta, non fermarti cazzo, schiavo di merda. Quanto ho goduto nel Marzo 2017 con Zeno ragazzi, non potete capire. Mi trovavo a Palermo per lavoro (sono una troia) quando mi chiama questo ventenne di Messina che diceva di poter parlare italiano ma con uno spiccato accento siciliano. Io, Alessandra, 1.83 milanese caucasica bionda occhi azzurri, 21 anni (uno in più di lui), ero tutta di nero con tacchi alti e leggins pronta a scoparmelo. Già mi leccavo le dita al pensiero del suo cazzo britannico. Lui era 1.73 con pelle nera per le origini africane. Appena mi ha dato i 500 euro del servizio, l’ho afferrato con prepotenza e me lo sono passato sulle mie gemelline, l’atmosfera si faceva rovente. Bravo, Zeno, niente male, gli sussurravo ma poi quando l’ho scopato non ero più in me, liberavo tutti i miei umori senza controllarmi. Gli afferro la ciocca di capelli e glieli strappo tutti mentre urlo, poi sposto il suo pisello umidiccio nella mia bocca e lo assaporo tutto. Avidamente bevevo i suoi fiumi di sborra bianca immacolata e bella densa. Volevo tutto per me il suo uccello meridionale e gli ho fatto un lentissimo e sensuale bocchino, con la mia bava sulla sua cappella rosso fuoco e su e giù, su e giù lo scopavo con una raffinatezza degna di me e del mio ceto elevato. Sapevo anche maneggiarlo con cura essendo una golosona e ho accelerato di colpo il ritmo, questa volta di una sega già partita un paio di minuti prima. Ti prego, padrona, fermati, ti supplico, lui non ne poteva più. Ma io avevo ancora voglia di divertirmi un mondo e gli ficco la faccia nella mia vagina. Lui me la lecca tutta fino allo sfinimento, io gli dico cazzo, Zeno, vai più forte sembri una femminuccia. Ero una amazzone che cavalcava uno stallone imbufalito. Mi trovavo all’apice del piacere e non ho potuto esimermi dal masturbarmi enormemente quando giungono gli amici di Zeno, anche loro neri ma di 19 anni, che mi pagano profumatamente. Carlo mi incula con il suo grosso cazzo nero ma appena inizio a godere arriva il bello perché Salvatore me lo piazza in figa. Ero circondata e arrapata. Avevo Salvatore nella figa, Carlo nel culo e Zeno in bocca. Attimi di passione pura, tutti bagnati fradici e ansimanti, io che spingevo avanti e indietro e succhiavo con il volto, la figa, il culo e tutto il volto inondati di sperma. È stata una esperienza magica. Per divertirmi ancora di più ho afferrato il pene di Carlo e gliel’ho staccato e mentre moriva dissanguato ho ordinato a Zeno e Salvatore di continuare a far godere la loro regina o avrebbero avuto la stessa sorte. Se si fossero fermati li avrei uccisi come dei cani. Loro impauriti ci mettono meno passione e hanno difficoltà a venire, cosi stufa prendo la mia pistola e crivello di colpi Salvatore. Ogni colpo dava seguito ad un orgasmo sempre più forte. Zeno cerca di scappare ma io lo lego, ora è tutto nelle mie mani. Inizio a torturarlo con una sega violentissima che lui sembra gradire, infatti mi sborra in faccia. Gli faccio anche un pompino, poi all’apice del piacere caccio la pistola. Adesso ti faccio fuori, Zeno, ma ti ringrazio per avermi fatta godere. Lui mi implora di tenerlo in vita, di continuare a torturarlo e a divertirci insieme ma io mi ero fracassata le ovaie di quel suo ridicolo cazzetto. E poi si sa, il gioco è bello quando dura poco e ormai erano già alcuni minuti che mi stavo scopando Zeno. Lui mi fa tenerezza perché nonostante il destino segnato si dimena ingenuamente per salvarsi e mi fa anche prendere il suo portafogli intero con tutte le carte di credito dentro e quella di Salvatore e Zeno. Presi tutti quei soldi, lo libero e gli ordino di mangiare i corpi dei suoi due amici. Egli lo fa pur di restare in vita mentre io mi masturbo a vedere la scena, poi gli faccio bere anche il sangue, mentre io ovviamente mi pappo i loro cazzi, dopodiché gli ordino di legarsi nuovamente e lui obbedisce, gli concedo un ultimo bocchino e un’ultima sborrata liberatoria. Poi mi supplica di risparmiarlo e mentre prega in siciliano stretto io me la tocco e mi masturbo, scaricandogli in faccia tutto il mio piacere incontenibile. Faccio finta di volerlo scopare un altro po’, mi avvicino a lui e lo bacio appassionatamente in bocca. Un bacio che non scorderò mai. Mentre lo bacio gli sparo un colpo secco al centro della fronte, gemendo dal piacere. Addio, caro Zeno, e grazie di tutto, in fondo mi hai fatto venire più volte. Mi sbarazzo del suo corpo mangiandomelo tutto, compreso l’uccello, a conclusione di quel fantastico e appassionante pomeriggio. Infine prendo tutti i soldi dei tre malcapitati e me ne vado.

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