Quando la coppia è affiatata, l’intesa è perfetta!

Quando la coppia è affiatata, l’intesa è perfetta!

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Piove. Sono appena uscita dall’ufficio e sto tornando a casa a piedi. Abito a poca distanza dal lavoro, ma sembra che tutto ad un tratto il cielo abbia deciso di ripetere il Diluvio Universale.
Ho un piccolo ombrello che ho viene immediatamente distrutto dal vento. Lo butto in un cassonetto e cammino sotto la pioggia. Arrivata a casa vado in bagno, esco dai vestiti completamente fradici e entro nella doccia. Il getto d’acqua tiepida colpisce i miei seni. Il tepore dell’acqua mi ricorda molto lo schizzo del seme di un maschio, farmi sborrare sul mio seno prosperoso è una cosa che mi piace moltissimo.
Sento il rivolo dell’acqua scorrere lungo il corpo, mi piego all’indietro e il tepore ora scorre fra le labbra dischiuse della mia vulva. Mi accarezzo i seni, sento i capezzoli turgidi, ho voglia di chiavare.
Con la mente ripercorro l’ultima volta che l’ho fatto: appena due giorni fa!
Ho voglia, mi sento inquieta, sento che la solita scopata forse non basta. Mi lavo, esco e mi avvolgo nella bianca spugna del mio accappatoio.
Asciugo velocemente i miei lunghi capelli e vado in cucina per vedere cosa posso fare per cena. Fra poco mio marito ed i miei figli tornano e poi devo andare a riprendere la mia piccolina che sta da mia madre: lei ha solo due anni.
Sono talmente assorta nel pensare che quasi non sento l’arrivo di Armando, mio marito. Mi abbraccia da dietro, sento il suo sesso quasi duro appoggiarsi al solco delle mie natiche:

«ummuhhhumm.. che buon profumo ha la mia donna».

Mi dice abbracciandomi forte, mi bacia sul collo, cosa che mi fa subito impazzire.
Mi rigira, bacia e poi si accorge del mio stato d’anima un po’ inquieto.
Fissa i suoi occhi nei miei e vuole sapere quale sia il motivo del mio broncio.
Mi osserva e, senza aspettare una risposta, mi spinge contro il tavolo della cucina, mi gira e mi si abbassa dietro. Sento la sua lingua farsi strada fra il solco delle mie natiche, mi lecca le umide labbra, mi sto eccitando, vorrei dire che fra poco arrivano i ragazzi e rischiamo di farci “beccare ” così, ma l’eccitazione che me ne deriva da quel che sta facendo è troppo forte, lo lascio fare e, in breve, mi strappa il primo orgasmo. Vengo!
Si solleva, sento che ha armeggiato con la chiusura dei suoi pantaloni; immediatamente la dura cappella si appoggia all’imboccatura della mia fradicia figa e, con un colpo secco, entra dentro di me fino in fondo.
Godo ancora e lo incito a scoparmi più forte. Mi pompa velocemente, godo, vengo soffocando il grido per non far troppo rumore. Mi fotte con forza, duro come piace a me quando lui è molto eccitato. Mi strappa l’ennesimo orgasmo e sento che mi sta pompando più velocemente, deve esser al limite anche lui, mi giro lo guardo con occhi languidi di piacere e, con un filo di voce, gli dico:

«In bocca, sborrami in bocca».

Lo sento affondare ancora qualche duro colpo, poi esplode. Ho appena il tempo di inginocchiarmi davanti a lui e appoggiare la violacea cappella sulle mie carnose labbra, che mi riempie la bocca di sborra. Tre schizzi potenti, segno di estremo godimento, accompagnati da un sommesso grido.
Bevo, succhio, pulisco e…, giusto il tempo di ricomporci, che odo lo scatto della porta aprirsi: sono mio figlio con sua sorella.
Armando esce per recuperare la piccola, mentre io preparo la cena. Solite cose: cena, io che metto a posto casa ed a letto la piccola, i miei figli che si rintanano nelle loro camere e Armando che parte per andare al lavoro, questa sera turno di notte.
Lavoro duro il suo, passa ore e ore davanti ad uno schermo, non è permessa nessuna distrazione. Lavorando questa sera, avrà poi due giorni di riposo, questo significa che sabato sera saremo liberi di uscire a divertirci un po’. Mi infilo nel letto, ripenso a quando lui è tornato prima di cena, alla “sveltina ” fatta a rischio di essere scoperti. Non è la prima volta che succede. Ci siamo conosciuti sui banchi delle superiori, eravamo molto giovani, ma, nel tempo, si è rivelato un compagno fantastico. Attento alle mie esigenze, riesce sempre ad interpretare i miei stati d’animo ed a regalarmi momenti unici di intenso piacere, specie se vi è il rischio di essere scoperti.
Proprio come quando veniva a trovarmi la sera, quando eravamo fidanzati. Quando lui andava via, io lo seguivo sul pianerottolo di casa; quante sere mi ha scopato lì, in piedi, appoggiata al muro, con il rischio d’esser sorpresi da mia madre. Erano momenti unici di intenso piacere. La fase successiva è stata la scoperta del piacere di essere osservati, mentre lo facciamo. Tutto risale ad un’estate di due anni fa. Eravamo a casa dei miei. Lui era tornato dal suo solito giro in bici, entra in bagno per la doccia, mi chiama per portargli l’accappatoio. Ricordo di essermi abbassata e, mentre ero con il culo alzato, lui mi è venuto da dietro e mi ha messo una mano sul seno, mentre sento il cazzo durissimo premere fra le mie natiche.
«Lascia perdere che non siamo a casa nostra, di là c’è mamma e Anna e, poi, lo abbiamo fatto ieri sera? Sei insaziabile?!»

Cerco di divincolarmi, ma non mi lascia, anche perché io stessa mi sento eccitata all’idea di scopare lì. Mi solleva una gamba e me la fa appoggiare sulla vasca, mi apre la leggera vestaglia a fiori, che mi ha prestato mia madre, si inginocchia e infila dentro la testa, fra le mie cosce. Mi lecca e subito la mia eccitazione giunge a livelli parossistici, mi succhia ed io sbrodolo da morire. Si diverte a succhiarmi il clito, come se volesse farmi un pompino, impazzisco, stringo le cosce quasi a soffocarlo, per il piacere che provo.
Mi strappa un lungo gemito, che soffoco per non farci sentire. Lui si siede sul bordo della vasca, io m’inginocchio davanti a lui e glielo prendo in bocca.
Lo pompo, è durissimo: dev’essersi eccitato per la situazione, lo insalivo, lo succhio, mentre, fra le cosce, mi riduco ad un lago. Mi rialzo, mi appoggio con una mano al lavandino e l’altra al bordo della vasca. Piegata cosi, lo sento entrare da dietro dentro di me. Un toro scatenato. Mi assesta colpi violenti, ha il cazzo duro che sembra una sbarra di ferro, è di certo la situazione che lo eccita da morire. Mi pompa, godo e lui mi sbatte sempre più forte, vengo, ma non posso urlare, sono scossa da brividi di piacere fortissimi.
Lui sembra una belva, mi scopa come impazzito. Alla fine, dopo che sono venuta alcune volte, avverto che sta per venire pure lui e mi preparo a riceverlo in bocca. Mi piace la sborra in gola, sulle tette e anche dentro, ma, vista la situazione, ritengo che in gola sia la migliore situazione.
Si ferma di colpo, mi fa inginocchiare con le spalle alla finestra semi socchiusa. Infilo tutto il palo in bocca e ricevo la sua copiosa sborrata direttamente in gola. Lo succhio con devozione, mi ha regalato un momento di intenso piacere. Mi ricompongo e lo lascio a far la doccia. Quando la sera siamo a letto, mi chiede se mi era piaciuta la scopata dentro il bagno. Gli rivolgo uno sguardo languido mentre gli rispondo affermativamente; lui sorride, e mi rivela un dettaglio, osservando la mia reazione.

«Se ti dicessi che, mentre stavamo scopando Anna, nostra cognata ci ha guardato dalla finestra che dà sul retro della casa, tu che dici, sei dispiaciuta»?

Lo osservo incredula, giusto per capire se sta scherzando o dice il vero. Una volta assodato che quello che ha detto è la verità, mi sento uno strano fuoco fra le gambe. Gli chiedo i dettagli e lui me li racconta, mentre infila la mano fra le mie cosce.

«Quando ti sei inginocchiata per prenderlo in bocca, attraverso il riflesso dello specchio, ho visto una figura fra la finestra e il muro. Per un istante ho pensato che fosse uno dei ragazzi, o qualche nipote, ma era una persona abbastanza alta di statura e, quando poi ti sei piegata e ti ho preso da dietro, l’ho riconosciuta: era Anna. Avrebbe potuto andarsene, invece è rimasta a guardare tutto quello che stavamo facendo noi. Lo specchio, che come sai è un po’ più spostato verso la finestra, mi ha rimandato l’immagine di lei che, mentre ti sbattevo, si toccava i seni e fra le gambe. Credo che abbia goduto al vedere che ti chiavavo come un toro scatenato, perché effettivamente la cosa mi sono eccitato tantissimo».

Mi racconta, mentre la sua mano ora è intrisa dei miei umori; sapere che mia cognata ci ha visto scopare, mi eccita tantissimo. Allungo la mano e sento che pure lui è perfettamente in tiro. Mi sposto su di lui e m’impalo sul suo cazzo svettante come una colonna di marmo.
Abbiamo scopato da far paura quella sera: il nostro desiderio era come rinnovato. Credo che ognuno di noi avesse nella mente l’immagine di lei che ci guardava e ne godeva, e questo, ci eccitava moltissimo.
Ora, a quel ricordo, mi passo una mano fra le cosce, vorrei fare sesso, ma non la solita scopata che, comunque, con Armando non è mai “solita”, ma mi piacerebbe vivere una situazione diversa, più eccitante, ma non mi viene in mente nulla. Improvvisamente nella strada, che è davanti casa, passa una vettura suonando il clacson; il rumore mi infastidisce, mi alzo per chiudere la persiana e, quando l’ho chiusa, il mio sguardo viene attratto da una coppia che si sta baciando in auto, lì, sotto casa. Nulla di strano, alcuni baci e qualche effusione che mi illuminano la mente.
Prendo il cellulare e scrivo un messaggio al mio amore. So già che fino a domani mattina alle sei, quando cioè esce dal lavoro, non lo leggerà (per regolamento non è permesso avere il cellulare con sé), ma credo che gli farà piacere:

“Amore, che ne dici di un car-sex, sabato prossimo? Un bacio, Luisa”.

Lo invio e ritorno sotto le coperte: mi eccita davvero tanto quell’idea e con essa mi lascio prendere dal sonno.

Ore sei, esco dal lavoro, entro in auto. Ha smesso di piovere, notte dura, sono stanco, ma soddisfatto, oggi non lavoro e domani riposo, devo trovare un’idea per passare una serata con Luisa, mia moglie.
L’ho vista un po’ giù di corda in questi ultimi tempi. E’ nomale, il lavoro, la casa, i figli, la piccola, devo trovare un’idea che la distragga veramente. Prendo il cellulare dal vano auto, c’è un suo messaggio, lo leggo e subito il cazzo mi si gonfia nei pantaloni.
Un car-sex? Certo! Ecco l’idea. Luisa è una donna fantastica!
Ci siamo conosciuti molto giovani, eravamo alle superiori, ma è stata subito intesa. Poi, col tempo l’amore è diventato serio, sono entrato in casa sua, accolto come un figlio. Rispettato da mio suocero e molto ben voluto da Angela, mia suocera, una donna stupenda.
Ricordo che, all’epoca, aveva meno di quaranta anni, era una donna che non passava inosservata, come, del resto, ancora oggi che quando passa per strada, i maschi si girano a guardarla. Con lei il rapporto è stato subito perfetto e, col tempo, fra noi si è instaurato un legane fatto di rispetto, confidenza e amicizia profonda. Mi ha sempre detto che per lei ero un figlio e mi ha sempre considerato tale. Luisa è come sua madre, una donna molto bella, con le curve al posto giusto. Dentro di lei è latente il senso e la voglia di un’esibizionista, che, lentamente, sta affiorando all’esterno. Si eccita da morire nelle situazioni estreme.
Ieri sera l’ho scopata sapendo che avremmo potuto essere “beccati” dai nostri figli, ha goduto come una matta. In passato, una domenica, siamo stati, con degli amici, in una spiaggia, dove vi era la possibilità di stare nudi, ma il connaturato ritegno l’ha fatta risolvere in un niente di fatto, per poi, la sera, alla sola idea di poter essere ammirata nuda da altri maschi, è esplosa in un orgasmo sconvolgente.
Da tempo vagheggiamo di fare un car-sex e, devo dire, che ha avuto una brillante idea. Non vedo l’ora di esser a casa, per parlarne con lei.
Mentre percorro la strada di casa, mi sovvengono alla mente occasioni che le hanno fatto emergere questa indole, decisamente erotica, dell’esser ammirata. Tutto è cominciato circa tre anni fa. Di ritorno dalle ferie, stavamo percorrendo l’autostrada di notte. I ragazzi dormivano e a noi due necessitava di andare in bagno.
Al primo Autogrill ci fermammo. Era notte e nel bel mezzo alla settimana, quindi con poca gente in giro. Io parcheggio e mi infilo direttamente dentro il bar, per raggiungere i bagni che sono posti sotto il locale. Mentre prendo a scendere le scale, giratomi, vedo Luisa entrare. Nel locale, oltre al barista, vi erano cinque uomini, forse conducenti dei camion parcheggiati fuori. Ovviamente la loro attenzione viene calamitata dalla presenza di mia moglie che indossa una mini e un top, che a mala pena copre i seni. L’abbronzatura fa il resto e diventa subito oggetto degli sguardi di tutti i maschi del locale. Scendo e piscio velocemente. Nel risalire, mi fermo un momento a guardare la scena: lei, quasi circondata da maschi, che ne ammirano l’avvenenza commentando a bassa voce. Lei beve un caffè, poi si dirige verso il bagno; io esco dalle scale e ci scambiamo una leggera occhiata d’intesa; gironzolo fra gli scaffali per vedere fosse seguita da qualche uomo. Nessuno l’ha fatto e lei è uscita poco dopo.
Poi, in auto, con una voce pregna di sensualità, mi ha confessato che si era eccitata moltissimo nel constatare con quanto fervore era stata osservata da quei maschi, decisamente eccitati. Per un po’ di tempo fantasticammo sull’accaduto, sorridendoci sopra, perché lei era decisamente restia a prendere in considerazione l’ipotesi che un ‘altro uomo potesse possederla.

«Amore, lo sai che non riesco a pensare che un altro maschio mi prenda: mi blocco».

Insieme eravamo giunti a questa conclusione. Poi una sera, dopo l’ennesimo rifiuto, le ho fatto una proposta, anzi, più che altro era una domanda.

«Ma tu, con la fantasia, riesci a farlo? Cioè, hai mai fantasticato che un altro uomo potesse desiderare di averti e tu glielo lasceresti fare?»

Ci ha pensato un poco, poi, dopo aver ottenuto garanzie che, in ogni caso, non l’avrei costretta a metterle in pratica, si è lasciata andare. Ha cominciato ad immaginare di trovarsi in mezzo a diversi maschi, che la toccavano e le davano i loro cazzi da succhiare.
Per un certo periodo la cosa ci ha procurato delle eccitanti scopate, poi un giorno, casualmente, un fatto nuovo ha aumentato il livello di erotismo delle nostre fantasie.
Una mattina, grigia e piovosa, avevamo accompagnato i ragazzi a scuola. Quindi, essendo liberi, abbiamo deciso di andare a vedere le vetrine di un centro commerciale. Giunti nel parcheggio del centro, lo abbiamo trovato deserto; forse era ancora troppo presto, allora mi sono messo a baciarla e toccarla fra le cosce. All’inizio lei non voleva, ma poi, lentamente, sono riuscito a portarla ad un certo grado di eccitazione; le ho fatto aprire le gambe ed ho infilato una mano fra le cosce. Senza che lei ne accorgesse, un furgone arriva piano, a poca distanza da noi. Al suo interno un ragazzo ci osserva; lei è distratta dal gioco di mano che le faccio, ed io sono eccitato come un cavallo. La masturbo, lei gode, e un orgasmo fortissimo le scuote il corpo. Sconvolta dal piacere si gira verso di me e, senza guardarsi intorno, si mette a succhiarmi il cazzo prendendolo tutto in bocca.
Mi distendo per agevolare il gioco delle sue labbra, godo molto, ma, più di tutto, mi eccita sapere che il tizio, dal furgone, non si perde lo spettacolo. La cosa mi eccita da morire, sento l’orgasmo esplodere, le infilo il palo in gola e schizzo, esortandola a succhiare e bere tutto il mio seme. Le scarico in gola tutto il mio succo, lei non lascia perdere una sola goccia. Si solleva e, mentre si pulisce, si gira, accorgendosi che il tipo ha visto tutto, infatti le fa il gesto dell’applauso.

«Ma quello ha visto tutto? E tu? Non dici niente…? Che porco che sei! Andiamo via, dai… non ci resto qui».

L’assecondo, passando vicino all’altro veicolo; lui ci sorride, lei si copre il viso, divenuto rosso porpora per l’imbarazzo. Per alcuni giorni non ne abbiamo fatto parola, poi una mattina mi dovevo recare in un paese vicino per lavoro, le ho chiesto se le sarebbe piaciuto venir con me. Essendo libera, ha accettato, ma, quando son passato da casa per prenderla, ho visto che indossava dei pantaloni. L’ho fatta cambiare e indossare una mini, così corta che bastava pochissimo per metter in mostra l’immancabile perizoma. Per tutto il viaggio e durante il tempo che siamo rimasti in quelle zone a girovagare, ho avuto costantemente il cazzo in tiro: era sconvolgente vedere come gli uomini se la mangiavano con gli occhi; il loro era desiderio puro, e lei non si sottraeva al piacere di sentirsi ammirata; ero talmente eccitato che, al ritorno, ho fermato l’auto e l’ho scopata lì, in mezzo alla campagna.
La svolta definitiva, però, è avvenuta alcuni mesi dopo, al matrimonio di un suo cugino. Faceva molto caldo; lei indossava un vestito leggero, vedo/non vedo, piedi nudi e curati infilati in sandali con tacchi alti, che mettevano in risalto lo splendido culo. Dopo la cerimonia in chiesa, siamo andati al ristorante, mentre gli sposi si erano assentati per le foto di rito.
Giunti nelle vicinanze del locale, che era posto in riva ad uno splendido lago, ed essendo presto, ci siamo messi a seguire la sponda fino a un gradissimo e deserto parcheggio. Sulla riva del lago, siamo scesi; l’aria era calda, il posto molto bello e decisamente romantico; ci siamo appoggiati alla vettura mentre lo sguardo spaziava tutt’intorno. A quel punto, data l’amenità del posto, ho preso a toccarla un poco.

«Dai… smettila, abbiamo poco tempo, e poi mi fai un casino con il vestito».

Il tono della voce era però poco imperioso, anzi…
L’ho accarezzata un poco, le ho messo la mano sul pacco già duro, lei ha cercato di sottrarsi, risalendo in auto. Sono entrato anch’io e le ho fatto aprire le cosce. Scostato l’immancabile perizoma ho cominciato a infilarle due dita dentro. Si è subito lasciata andare, ha reclinato la testa all’indietro, e ha cominciato a mugolare frasi senza senso.

« uuhhmmm…dai…fermati…hhhmmmmm… Non abbiamo tempo …umhuhm…»

Ha aperto le cosce e ha cominciato a godere. Come già avvenuto in precedenza, una vettura si è avvicinata a motore spento, trovandosi in discesa. Un tizio, anziano, si è messo ad osservare la scena. Essendo distante da noi non poteva avere una buona visuale, quindi è sceso dall’auto e restando a distanza, in piedi, ha osservato lei che godeva.

«Sì!…Amore…eccomi!… Ora! Vengo! Non ti fermare!»

Il tizio si è guardato intorno e, vistosi solo, si è appoggiato alla sua vettura e, estratto il pene fortemente eccitato, ha preso a menarselo.

«Amore, godi, dai… mi piace, e… se ti dicessi che uno ti guarda, mentre godi, tu come la prendi?»

Lei ha appena aperto gli occhi, languidi ed estatici per il piacere, e mi ha sorriso.

«Non me ne frega nulla, però ora basta. Mi stai facendo bagnare e il solo perizoma non riuscirà a contenere tutti gli umori che mi stai facendo emettere».

Dicendo questo, si è appena girata ed ha osservato il tizio che ancora se lo menava con maggior vigore. Mi sono spostato un po’ su di lei, le ho aperto meglio le cosce, ho infilato la mia lingua fra i peli del suo meraviglioso fiore, leccandola come un pazzo. Un lungo gemito è uscito dalla sua bocca e poi ha cercato in qualche modo di fermarmi, anche se stava godendo tantissimo.

«Amore! Basta mi fai godere ancora! Dai… come faccio; sono un lago e poi… mi si vede il perizoma bagnato».

Gli ho dato un’ultima leccata, poi mi sono rialzato, guardando verso il tizio che si era avvicinato un po’, sempre accarezzando quel membro ormai esacerbato.

«Che problema ti fai?! Se il perizoma si è bagnato, toglilo!»

Le ho detto, guardando sempre verso il tizio che ora era molto vicino a noi. Lei, senza esitare ha sollevato il bacino e, con un semplice gesto, l’ha tolto mostrando allo sconosciuto il suo meraviglioso culo e le splendide cosce. Il tizio, una volta ammirato lo spettacolo, si è avvicinato e ci ha rivolto una domanda, dai modi molto gentili.

“Scusate… state forse cercando qualche cosa?”

«No! Noi non stiamo cercando nulla, e lei?»

Gli ho chiesto a mia volta, mentre Luisa si era ricomposta.

«Scusate, se vi ho disturbato, ma in questo parcheggio spesso le coppie vengono per farsi ammirare durante le loro effusioni».

L’ho guardato consapevole che aveva visto tutto o quasi.

«Grazie, ma non ci serve nulla, a noi va bene così».

Ho cercato di tagliare corto, non convinto se era il caso di forzare il gioco che stavo facendo con Luisa. La mia preoccupazione era che lei si bloccasse. Ce ne siamo andati, ma veniamo sempre seguiti da lui, fin dentro il parcheggio del ristorante. Quando siamo scesi, lui si è avvicinato.

«Mi scuso per l’invadenza, vorrei farvi i complimenti, siete una bella coppia ed è per questo che vorrei lasciarvi il mio cellulare, qualora cambiaste idea».

E’ quello che ci ha detto, porgendo un biglietto con su annotato un numero. L’ho guardato, mentre lei era chiaramente infastidita.

«Le ho detto che non ci interessa e, quindi, per favore, lasci perdere».

Lui è rimasto un po’ a guardarci, mentre ci allontanavamo.
Dentro il ristorante ci siamo confusi con i parenti; Luisa, ad un certo punto, mi ha sussurrato all’orecchio che le piaceva tantissimo trovarsi in mezzo alla folla, nuda sotto. Distratto dai fatti e dai parenti mi ero dimenticato della cosa e, immediatamente, da sotto il tavolo dove eravamo seduti, il mio cazzo ha avuto una fortissima erezione. Per tutta la serata, lei ha fatto di tutto per mantenere viva la mia eccitazione. Mi faceva impazzire l’idea di saperla nuda in mezzo a parenti e amici, che non sospettavano nulla. Fra una portata e l’altra, siamo usciti a passeggiare nell’immenso parco, che terminava sulla riva del lago. Seduti su di una panchina, le ho fatto una domanda, mentre lei mi accarezzava il pacco da sopra i pantaloni.

«Cosa, finora, ti ha eccitato di più? Il fatto di esser nuda sotto o il gioco nel parcheggio?»
Lei ha riflettuto un momento.

«Sapere di essere senza intimo mi piace, specie se tu ti ecciti così; ma devo ammettere che sapere di essere osservata mentre tu mi toccavi, ha aumentato a dismisura il mio godimento».

Tornati a casa, quella sera, l’ho posseduta appoggiata alla porta di casa. Ero talmente eccitato che, dopo una sborrata colossale nella sua bocca, l’ho chiavata e le ho anche fatto il culo. Da quel giorno sono passati alcuni mesi e nel frattempo abbiamo fantasticato molto sui nostri giochi; anzi una mattina siamo andati in una pineta in riva al mare, consapevoli che spesso vi sono delle persone, in specie anziani, che vanno a spiare le coppie che fanno sesso in auto. Lei ha voluto esser posseduta ed ha goduto talmente tanto che le grida di piacere hanno richiamato l’attenzione di sei persone, che si sono segate e hanno sborrato con noi.
Rientro in casa, lei mi viene incontro, mi bacia e mi sussurra all’orecchio se ho letto il messaggio. Annuisco, lei mi chiede di organizzarmi, poi esce e va al lavoro. Il sabato sera, accompagnati i ragazzi dalla suocera, torniamo a casa, lei mi caccia fuori dalla camera e si cambia per uscire.
Quando la vedo resto estasiato. Mini gonna a portafoglio, che si apre al solo camminare mostrando il perizoma infilato fra le chiappe e nel solco della figa; camicetta abbottonata, che a mala pena regge i seni lasciati liberi dalla costrizione del reggiseno; autoreggenti con un pizzo altissimo che arriva preciso alla mini; stivaletti dal tacco dodici e trucco abbastanza pesante, con un rossetto molto marcato. Il tutto le conferisce un’aria decisamente da porca, a caccia di emozioni.
Partiamo ed io sono già in tiro. Su Internet ho fatto una ricerca per sapere quali posti frequentare e dove trovare le migliori opportunità. Prendo l’Autostrada direzione Nord. Per tutto il percorso ho cercato di mettere una mano fra le sue cosce, ma lei me lo ha sempre impedito.

«Aspetta… che fretta hai? La notte é ancora lunga e me la voglio godere tutta».

«Fino a che punto te la vuoi godere? Dove lo poni il limite? Ti farai toccare? Vuoi succhiare qualche altro maschio o, addirittura, ti farai scopare?»

Le ho chiesto cercando di capire fin dove si spingerà. Mi guarda e mi sorride, è tesa, ma anche decisa, credo che questa serra sarà indimenticabile.

«Non lo so. Vorrei che tutto avvenisse spontaneamente, mi fermerò quando avverto che non è il caso di fare quello che mi chiedi, in quel dato momento».

Mi risponde con un filo di voce, senza guardarmi; poi mi bacia ed accarezza il mio durissimo cazzo. Dopo circa una mezzora arriviamo ad un’area di sosta, dove vedo parcheggiato un tir. Giro e rigiro un poco, per attirare l’attenzione del camionista che sta leggendo. Mi fermo a breve distanza, accendo la luce interna e mi metto a toccare lei che lentamente si rilassa. Lui scende dal mezzo e si avvicina lentamente, ha capito che abbiamo voglia di giocare; io blocco le sicure degli sportelli, per stare tranquillo. Incomincio a sbottonare la camicia di Luisa, che freme e guarda verso l’uomo, che ora è due passi da noi. Le massaggio i seni, li mostro al tipo, che mostra di gradire facendo un cenno col capo; si abbassa il di sotto della tuta ed estrae un cazzo barzotto, lo mena un poco e si avvicina al finestrino dalla sua parte; mi osserva ed io ora le ho aperto le gambe e le massaggio la fica, già umida. Dice qualche cosa in una lingua incomprensibile, poi appoggia il cazzo duro al vetro del finestrino, a gesti vorrebbe che lo abbassassi, ma lei mi dice di no. Continuo a masturbarla mentre lei mi sega guardando lui. Sento un lago fra le pieghe della sua figa, lei incomincia a godere. Lui si masturba con calma, sempre tenendo la cappella appoggiata al vetro; io giro Luisa verso il finestrino e appoggio la sua bocca al vetro: in pratica è come se lei lo leccasse.
Lei ne gode molto, estrae la lingua e incomincia a simulare di leccarlo attraverso il vetro. Lui lo tiene fermo, ci fa cenno di abbassare, ma lei non vuole, io sono eccitatissimo, sento che non resisto molto, la giro e le infilo il mio in bocca.
Lei mi succhia e lecca mentre io ora offro il suo magnifico culo allo sguardo dell’altro che si sega con foga, sento l’orgasmo arrivare, infilo un dito da dietro nella figa bagnata di lei, che geme con la bocca piena. Trema, gode, io sborro urlando che è una porca e che deve bere tutto il mio seme. Le inondo la bocca. Lei ingoia e lecca tutto, poi la faccio girare verso il vetro, in tempo per ricevere sul vetro del finestrino, lo schizzo dell’altro, che geme in silenzio. Restiamo per un attimo immobili; lui ci osserva, poi si allontana, mentre io riparto verso una nuova destinazione. Luisa ride divertita, mi abbraccia forte, mi bacia.

«Ti amo! Sono al massimo della felicità, dai… troviamone un altro».

Poi si distende su di me e riprende lentamente a succhiarmi il cazzo. Impazzisco, mi diventa difficile concentrarmi sulla guida.
Arrivo al casello e, mentre pago, lei non si sposta, continua imperterrita nel suo gioco. È proprio scatenata! Mentre l’addetto alla riscossione ha un sussulto e cerca di dirmi qualcosa, io sono già lontano. Percorro una strada laterale che mi porta nel parcheggio di un grande Outlet. L’immenso parcheggio è diviso fra una parte illuminata e un grande sterrato, quasi buio. Nella parte buia vi è un vero carosello di auto che girano, si rincorrono, mentre un capannello di gente circonda una vettura, dove sicuramente stanno facendo sesso.
Luisa si solleva; ha i seni scoperti, si guarda intorno, nota la mia preoccupazione, non mi piace, troppo casino. Sto quasi per andarmene, quando un grosso Suv, prima illumina i bianchi seni di lei, poi mi affianca; il tizio alla guida apre il finestrino e mi dice:

«C’è troppo casino questa sera; se vi va di divertirvi, seguitemi».

Guardo lei, che mi fa un cenno d’assenso. Lo seguo e mentre usciamo dal parcheggio, anche un’altra vettura si accoda. Percorriamo un breve tratto di strada fra le fabbriche chiuse, poi entriamo nel parcheggio di un distributore di benzina chiuso, nel retro parcheggio c’è solo un rimorchio di un tir, lui mi indica di mettermi dietro. Parcheggio in modo da poter sgusciar via a mio piacimento, mentre il Suv e la vettura si mettono un poco più distanti. Dopo un momento in cui tutti ci siamo guardati, i due sono scesi e si sono messi ai due lati della vettura. Il tipo del Suv era alto con dei lunghi capelli raccolti a coda, età sulla quarantina, mentre l’altro, più giovane, era moro e dai capelli corti.
Resto con il motore della vettura acceso, loro restano a due passi dalla vettura, è ovvio che non ci vogliono incutere paura. Con la luce accesa, comincio a spogliare Luisa. Lei freme e mi sussurra che la cosa la sta eccitando da morire. I suoi seni sono un bellissimo spettacolo, loro da fuori si avvicinano, senza mai interferire ma osservano; ora hanno i sessi di fuori: il tipo giovane ha una bella mazza, non molto lunga, ma di bella circonferenza, mentre l’altro sfodera un cazzo di grosse dimensioni, sia in lunghezza che in larghezza.
Luisa ne resta affascinata, lo fissa con la bocca aperta; io mi rendo conto che si sta bagnando tantissimo. Le metto una mano su di una coscia, le sfilo il perizoma fradicio. Il tipo con la coda si avvicina e mi chiede di poterlo annusare; guardo lei e ricevo un cenno di assenso; abbasso il finestrino e glie lo porgo. Lui lo prende, lo annusa, lo lecca e lo avvolge intorno al membro. Lei osserva la scena e geme mentre incomincio a scorrere le dita sul suo clito, fra le labbra umide della sua figa bagnatissima. Ho lasciato il finestrino aperto. Distendo il sedile e mi metto a leccare Luisa, che geme come una porca. Gode, si agita, sento le sue mani sulla testa, mi schiaccia il viso sul suo sesso. Mi sollevo, le scopro il culo, mentre lei mi succhia; loro, da fuori, si segano e ammirano il suo corpo. Il tipo più anziano mi suggerisce di sedermi dietro, per essere più comodi. Resto un attimo titubante; essi intuiscono le mie paure e si allontanano dalla vettura.
Scendiamo e ci sediamo nel sedile posteriore. Lei si mette su di me, lo vuole dentro, ma io ho un’altra idea. Faccio cenno ad entrambi di avvicinarsi, poi li invito a sedersi sui sedili anteriori. Luisa resta per un momento stupita; loro si accomodano e girati all’indietro, si trovano i seni di lei fra le mani.
Iniziano a toccarla dappertutto, lei geme e gode, senza più remore. La sollevo e le infilo dentro tutto il mio palo da dietro. I maschi davanti le toccano il corpo, l’accarezzano e succhiano i capezzoli, lei gode, urla e loro le offrono le loro mazze da segare.

«Dai… bella porcona! Senti che bei cazzi ti offriamo. Dai… che ti piace!»

Luisa è in preda ad un delirio erotico. Incomincia a godere e, sconvolta, urla, ci incita, è letteralmente impazzita.

«Sì… così! Godo! Che bello! Dai… amore, scopami cosi!»

Per un poco la sbatto, ma voglio di più. Mi sfilo da sotto, la distendo sul sedile e le infilo il cazzo in culo da davanti, con le gambe sollevate in aria e ben aperte. Ora i due hanno anche la possibilità di toccarla, di masturbarla. Il giovane le pianta due dita dentro, mentre l’altro, aperto lo sportello, dall’altro lato le offre il suo palo enorme da succhiare. Glielo infila in gola e lei lo succhia come una forsennata. La cosa mi fa godere da matti. Le lavoro il culo con colpi potenti, mentre lei, con il cazzo in gola, può solo gemere e godere; pure io sono al limite e sborro urlando. Le spingo dentro il cazzo e le inondo l’intestino. Resto un attimo immobile dentro di lei, poi esco; il giovane si masturba e schizza sulle sue tette, mentre le dice:
“Che meravigliosa troia e puttana, che sei!”

L’altro continua ancora un po’ a farsi succhiare, poi cambia posto, si mette dal mio lato, apre un preservativo, ma lei scuote il capo.

«No! Non voglio esser scopata, schizzami in faccia».

Lui mi guarda, poi si sega velocemente e scarica sul seno e il viso di lei una quantità industriale di sborra e, mentre ricopre il seno, si complimenta con lei per essere una meravigliosa succhiacazzi e troia stupenda.
Restiamo tutti in silenzio, mentre i sensi scemano nella loro tensione.
Poi loro se ne vanno, lasciandoci soli, senza dire una parola. Ci diamo una ripulita, poi si prende la via di casa.

«Credevo che ti sarebbe piaciuto sentirti dentro quel palo?!»

Le dico, mentre guido. Lei non mi risponde subito, poi mi bacia, e si appoggia alla mia spalla.

«Sì! Era decisamente molto grosso, direi un gran bel cazzo, ma io preferisco il tuo e, ad immaginare il suo, mi divertirò di più e sarà più eccitante».

Mi risponde girando il viso verso il finestrino, dove ancora è visibile la sborrata del camionista.
Guardo la notte e la strada scorrere di lato.

Armando guida tranquillo, è soddisfatto ed io pure; mi sono divertita: avrei anche potuto prender dentro di me quel mostro, ma non mi sembrava giusto nei suoi confronti.
In fondo avevo voglia di una cosa diversa, ma avevo anche voglia di vivere con lui emozioni diverse, non certo perché fossi insoddisfatta del suo modo di fottermi, che per vero è fantastico, ma ora sapevo anche che ero pronta. Chiudo gli occhi, rivedo quel fantastico palo e sento ancora scorrere il piacere dentro di me e, con quella visione, mi addormento felice.

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