Giochi d’estate

Giochi d’estate

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Nato al mare, l’ho sempre amato.
Ogni volta che posso ci torno. Soprattutto l’estate.
Appena posso ora vado in un posto sotto Livorno dove c’è sempre stato il nudismo, ma, da pochi anni è ammesso ufficialmente.
Qualche scoglio frequentato da coppie, singoli/e, esibizionisti e guardoni, gay, transessuali e etero che senza pregiudizi si distendono nudi, fanno il bagno o fanno conoscenza uno a fianco dell’altro, e poi…chissà!
Ci sono punti più isolati, dove c’è un più di privacy e zone più di “passaggio”, dove sei più in mostra.
Il posto sulli scogli non è molto, e spesso, a volte a causa del mare grosso, a volte della grande quantità di gente, capita condividere il poco spazio con altri bagnanti.
Quest’estate ho avuto qualche giorno libero.
A mezza mattinata ero già sdraiato, abbastanza appartato, quando arriva una coppia in cerca di un punto dove sistemarsi. Una bella coppia, entrambi ben vestiti, abbronzati, snelli. Si guardano un po’ in giro e poi avvicinandosi mi chiedono se possono sistemarsi al mio fiianco. Felicemente sorpreso, sposto leggermente le mie cose lasciandogli un po di spazio. Poi mi fermo a guardarli mentre si sistemano. Naturalmente mi soffermo su lei. Abbronzatissima, 45 anni circa, bella donna, mora, ben curata. Si sfila il vestito bianco liberando un bel seno sodo. Una seconda piena senza alcun segno di costume. Piega il vestito e rimane con un perizoma paiettato bianco.
Lui è già nudo e disteso sull’asciugamano.
Lo spazio rimasto non è molto, ed io, fermo, continuo a guardarla. Lei mi guarda, mi sorride e sfilandosi il perizoma si sdraia e si appoggia sul petto del suo uomo. Praticamente ho la sua figa rasata, senza alcun segno del costume, ad un metro dal mio naso. Lei si sistema meglio, si accarezza la passera, allarga ancora un po’ le gambe guardandomi fisso e accertandosi che gliela vedessi bene, chiude gli occhi e si abbandona al sole.
Mi sollevo leggermente, appoggio la schiena ad un masso e mi metto in linea diretta col suo sesso.
La sua figa è liscia, abbronzata, il clitoride fa capolino nella parte alta della fessura, le labbra leggermente aperte invitano lo sguardo verso la parte più rosata e morbida. Il mio uccello era già turgido e continuava a indurirsi.
Noto che lei ha i capezzoli turgidi.
All’improvviso inizia a toccare delicatamente il membro del suo uomo, apparentemente senza aprire gli occhi, ma ero certo che si fosse accorta della mia crescente eccitazione.
Mentre gli accarezzava con polpastrelli e unghie le palle, il tronco e la cappella vedevo la sua fessura inumidirsi sempre più. Lei gli afferrò la mano e se l’appoggio sul sesso.
Ora sorrideva anche lui, sempre apparentemente ad occhi chiusi, mentre le stuzzicava il clitoride.
Mi sollevai ulteriormente girandomi davanti a lei, i miei piedi erano ora vicino ai suoi. Vedevo chiaramente le dita di lui accarezzare, infilarsi e strusciare tutta la sua figa, mentre la mano di lei menava lentamente il suo cazzo rigido.
Iniziai a scappellarmi segandomi piano piano senza distogliere gli occhi dagli umori del suo sesso. Guardavo le goccioline che colavano sullo scoglio e sull’asciugamano e stringevo forte la base della mia cappella.
Anche il mio glande era bagnato da goccioline di umori che fuoriuscivano dalla mia uretra. Le spargevo delicatamente con l’altra mano su tutta la cappella
Continuai a guardarla e a menarmi finché mi accorsi che aveva socchiuso gli occhi. Fu come una sferzata di eccitazione che mi percorse tutta la schiena. Altre tre intense scappellate e il cazzo cominciò a pulsare e schizzare 4 o 5 fiotti di sperma che colpirono il suo piede.
Senza scomporsi minimamente continuò a guardarmi e appena smisi di venire rinchiuse gli occhi con un sorriso più ampio stampato sulle labbra.
Mi alzai e andai a ghiacciare i miei bollenti spiriti in acqua.
Mentre nuotavo notai che anche loro si stavano rinfrescando.
Tornati agli asciugamani ci sdraiammo e prendemmo il sole senza dirci una parola fino all’ora di pranzo.

  • “noi andiamo a mangiare qualcosa. Ci tieni il posto? Torniamo presto. Grazie.”
    Si infilò solo il vestito e si allontanarono.

Dopo circa un’ora e mezza tornò. Sola.

  • “ciao. Voleva riposare un po’, ma io preferivo prendere il sole.”
  • “meglio per noi, staremo più larghi.”
    Distese il suo asciugamano e si sdraiò vicino a me.
    Parlammo del più e del meno prima di andare a fare un tuffo insieme.
  • “scusa per prima, non volevo schizzarti sul piede, ma quando mi ha guardato fisso negli occhi non ho resistito, ero già al limite vedendo come continuavi a bagnarti mentre ti toccava.”
  • “scusarti? É stato un fantastico complimento. Sai, siamo un po’ esibizionisti e trovo molto eccitante l’erezione di un uomo o vederlo godere per me. Anche Marco gode nel vedere quanto uomini o donne mi desiderano.”
    Nel frattempo si girò di fronte me e aprendo le gambe si allargò le labbra della passera, inserì le dita e, dopo averle estratte umide, cominciò a giocare col clitoride. Il mio respiro si fece più profondo. Non riuscivo a distogliere gli occhi dal suo sesso. In pochi secondi il mio membro svettava in tutta la sua potenza. Mi sistemai davanti a lei, faccia a faccia, seduti di fronte, gambe divaricate. Le nostre gambe si incrociavano. I suoi piedi vicino alle mie cosce, i miei a fianco dei suoi glutei.
    Afferrai il mio uccello sotto la cappella e in sincronia con le rotazioni delle sue dita su quel turgido bottoncino lo menavo delicatamente.
    Anche il suo respiro si fece pesante. Si tormentava i capezzoli mentre con l’altra mano perlustrava ogni millimetro della sua fessura che si offriva aperta e gocciolante alle incursioni di ora due, ora tre dita.
    Ogni tanto il nostro sguardo si volgeva a controllare che nessuno si accorgesse del nostro gioco. L’eccitazione saliva. Io con la mano sinistra appoggiata sull’inguine, tendevo la pelle dell’uccello completamente scappellato sopra le palle, mentre con la destra percorrevo tutta la lunghezza dell’asta, dal glande allo scroto, inumidita dagli umori che il piacere mi faceva emettere.
    I nostri movimenti si fecero sempre più intensi, veloci e piacevoli. Vedevo il godimento arrossare il suo volto come i suoi capezzoli ormai martorizzati. I muscoli si tendevano facendole allargare sempre più le gambe mentre tre dita scopavano furiosamente la sua figa grondante.
    Guardandomi sempre negli occhi soffocò un urlo in gola mordendosi il labbro inferiore e schizzando tra di noi un lago di nettare profumato.
    Non resistetti e puntando il mio cazzo verso di lei lo menai stringendolo forte. Le palle pomparono immediatamente lo sperma che pulsando lungo tutta l’asta, schizzò un fiume di sborra.
    Un paio di schizzi colpirono la sua mano e il suo monte di venere. Lei li raccolse e li spalmò su tutto il suo sesso.
    I brividi e l’eccitazione impiegarono diversi minuti a svanire.
    Dopo l’ennesimo bagno ci asciugammo e ci salutiamo scambiandoci i numeri di telefono con la promessa che ci saremmo sentiti presto.

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