Coppia di fidanzati stupro anale alla festa

Coppia di fidanzati stupro anale alla festa

Io e il mio ragazzo, Marco, eravamo stati invitati ad una festa privata in discoteca da un nostro conoscente. Era la festa di compleanno di una persona molto conosciuta e la maggior parte degli invitati erano sconosciuti per noi. Quella sera, io mi sentivo particolarmente esuberante e il mio abbigliamento era decisamente più provocante del solito. Indossavo una maglietta attillata che lasciava scoperto l’ombelico e faceva risaltare il mio seno abbondante, e una mini gonna ridottissima e trasparente che evidenziava il mio bel culo, fasciato da un piccolo perizoma. Avevo anche truccato il mio viso in modo più pesante del solito.

Quando Marco venne a prendermi, gli dissi ridendo: “Oggi mi sento molto esuberante! Hai visto che sembro una vera puttanella?”. In realtà, la mia trasformazione era dovuta anche ad uno scherzo che mi avevano fatto i miei colleghi di lavoro. Una sera, tornando a casa, trovai in borsa una videocassetta con un biglietto scherzoso che mi chiedeva se avessi cambiato lavoro. Guardai la videocassetta insieme a Marco e scoprimmo che l’attrice del filmato porno, questo era il contenuto del video, aveva una certa somiglianza con me.

Ai miei colleghi dissi che avevo gettato la cassetta senza vederne il contenuto, ma in realtà la guardai insieme a Marco. Gli attori maschili erano dotatissimi e ciò mi provocò una forte eccitazione, abituata come ero ad un calibro molto ridotto come quello di Marco. Dopo aver visto la cassetta, io e Marco facemmo sesso intensamente, ma alla fine lo considerai con una certa noncuranza, dicendogli che era comunque meglio di niente.

La considerazione di Vanessa mi aveva un po’ umiliato. Chissà cosa si prova ad essere riempita con attrezzi come quelli degli attori del video. Ma l’esuberanza di Vanessa non si limitava all’aspetto fisico. Anche al comportamento alla festa si era scatenata, bevendo molto e ballando in modo esagerato, facendo ballonzolare le sue tette in modo osceno. Questo comportamento attirò l’attenzione di molti, soprattutto di un gruppo di uomini sui 40 anni, ben messi fisicamente ma con facce poco rassicuranti. Nel frattempo, io dovevo subire commenti pesanti da parte degli altri presenti, con alcune frecciatine rivolte anche a me.

Non riuscivo a farla smettere di ballare, anche perché ogni volta che le dicevo di sedersi, lei mi rispondeva che si stava divertendo e di lasciarla stare. Così il gruppetto di uomini si avvicinò a lei e cominciò a conversare e scherzare, invitandola poi al loro tavolo. Ero arrabbiato e deluso, ma Vanessa mi prese per un braccio e mi disse che aveva conosciuto dei tipi simpatici che l’avevano invitata ad una festa da un loro amico e che la festa in cui eravamo era troppo noiosa. Non sapevo come fare per fermarla, ma lei sembrava non rendersi conto del pericolo a cui si stava esponendo.

Arrivammo in una casa isolata che dava l’idea che non ci fosse nessuno dato che le luci nel giardino erano spente e nessuna luce filtrava dalle finestre. Il cancello automatico si aprì, entrammo nel vialetto che conduceva all’entrata dell’abitazione e dopo pochi metri la macchina si fermò. Uscimmo di macchina tutti quanti e Vanessa, con un’ingenuità che sfiorava l’idiozia disse “Ma qui non c’è nessuno ! Dov’è la festa ? ” I quattro cambiarono subito il loro modo di fare scherzoso verso Vanessa e prendendola per un braccio mentre uno di loro apriva la porta le dissero “La festa si fa qui dentro, carina”. Entrammo in quella che sembrava una villa e fummo subito circondati da una ventina di persone mascherate. Vanessa sembrava entusiasta e si mischiò subito alla folla. Io, invece, ero in preda al panico, ma mi trovavo lì, così decisi di rimanere al suo fianco e non abbandonarla. Le persone presenti erano tutte mascherate e il loro comportamento era sospetto.

Ad un certo punto, vidi Vanessa circondata da tre uomini che sembravano particolarmente interessati a lei. Provai a prenderla per mano per portarla via da quella situazione, ma lei si scostò e mi disse di non preoccuparmi. Iniziarono a fare dei giochi perversi e tra di loro si passavano delle sostanze che neppure sapevo il nome. Presi da una sorta di follia collettiva, iniziarono a spogliarsi, ad accarezzarsi, ad avere rapporti sessuali tra loro e con gli ospiti della festa. Capii che non potevo far nulla e decisi di andarmene, ma uno degli uomini, un grosso e muscoloso tizio con una maschera di carnevale, mi bloccò la strada. Con un ghigno malvagio mi disse “Dove credi di andare? La festa non è ancora finita, vieni a vedere cosa ti aspetta”

E quindi assistenti ad una scena davvero forte. “La festa la facciamo a te, bella troiona”, dissero i quattro uomini, scaraventandoci dentro la casa. Vanessa aveva capito le intenzioni degli uomini, ma ormai era troppo tardi. Mi guardò come se volesse chiedermi aiuto, ma cosa potevo fare? Cercai di fermarli dicendo che li avrei denunciati, ma ottenni solo un sonoro ceffone da uno di loro che mi prese per il volto e disse “Cosa credi di fare? Un cornuto come te che lascia esibire la sua troia in questo modo cosa può essere capace di fare?”. Mi ordinò di spogliarmi, ma cercando di replicare ricevetti solo un altro ceffone e un’occhiata fulminante che mi fece capire che non avevo scelta. Vanessa mi guardava terrorizzata ma anche con un’espressione di disprezzo per la mia sottomissione. I suoi occhi sembravano dirmi “Sei un uomo di merda”, “Che rammollito che sei” e “Sembri un cagnolino ubbidiente”.

Mi fecero spogliare completamente, e uno di loro si misero a ridere sguaiatamente e rivolgendosi a Vanessa iniziarono a fare apprezzamenti sulla mia virilità. Uno di loro andò in una delle camere sopra e ritornò con dei minislip da donna color prugna, traforati, ordinando a me di indossarli. Sotto lo sguardo pieno di disprezzo di Vanessa, obbedii. Dalle scale scese una ragazza bionda ossigenata, labbra carnose marcate dal rossetto, abbastanza alta con delle belle tette sode ma piccole messe in risalto da un top aderente e degli short che mettevano in mostra un bel culetto e delle belle gambe lunghe. La ragazza salutò gli uomini e si rivolse a loro, indicando prima me e poi Vanessa, dicendo “Ecco il frocio e la troia!”. Fui portato davanti alla ragazza, che mi tirò giù le mutandine e alla vista del mio cazzetto disse, accarezzandomi la testa, “Ehi, sei piccoletto forte lì, ma non ti preoccupare. Ci sono altri modi per godere, sai, e tu mi sembri proprio adatto per questi”. Concluse la frase prendendo in mano il mio pene e tirando forte, strappandomi un urlo di dolore.

Successivamente, Cinzia si avvicinò ad uno dei quattro uomini, Franco, e gli aprì la patta dei pantaloni. Gli abbassò gli slip e tirò fuori un cazzo molto grosso anche se non ancora perfettamente duro. “Questo è un vero cazzo!” esclamò Cinzia avvicinandosi a me insieme all’uomo senza mai staccare la presa. Poi lei si avvicinò a me e, accarezzandomi la testa, mi disse: “Ora fai il bravo e fammi vedere come sai leccare bene… non avere paura, vedrai che ti piacerà”, mi incitava. “Ora fagli un pompino, succhiaglielo”, ordinò uno degli uomini, Paolo. “Senti quello che chiedono i miei amici? Devi ubbidire. Prendi questo bastone tra le labbra”, continuava con sarcasmo Cinzia. “Apri la boccuccia e inizia a leccarlo sulla punta. Vedrai che ti piacerà, bel frocetto. D’altronde il tuo è veramente piccolino, sei messo proprio male. Ma ora prenderai in bocca un vero cazzo, succhialo bene che ti farà godere”. Iniziai a frignare pregandoli di non farmelo fare, ma l’uomo si scappellò il cazzo e me lo forzò in bocca, obbligandomi a succhiarlo.

Con la coda dell’occhio, vidi l’espressione disgustata di Vanessa nel vedere la mia sottomissione e sentii molto bene uno di loro che le diceva: “Hai visto Vanessa che frocio è il tuo fidanzato? Ora ce lo inculiamo anche”. Sentii due mani che mi stavano lubrificando il buchetto del culo con una crema, mentre Cinzia mi obbligava, senza smettere di farmi succhiare il cazzo, a mettermi alla pecorina. Percepii il contatto di una grossa cappella con il mio sfintere, poi una spinta forte che fece entrare tutto il cazzo nel mio retto.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime per il dolore e l’umiliazione. Il culo mi bruciava, mentre l’uomo, Marco, iniziò a pomparmi in modo brutale. I due mi pompavano in bocca e in culo fino a che non sborrarono contemporaneamente. Ero pieno di sborra, ma la cosa che mi umiliò ancora di più fu che, mentre i due mi pompavano, Cinzia mi aveva smanettato il cazzo, che si era indurito, e ora con gli ultimi forti colpi mi stava facendo sborrare. “Sborra frocio”, mi disse con disprezzo Cinzia, cosa che feci sparando gocce di sborra sul pavimento. “Visto che ti è piaciuto, finocchietto!”, commentò con sarcasmo e disprezzo la ragazza. “Ora pulisci, però”, mi ordinò premendomi la faccia sulla chiazza di sborra che avevo fatto. Come un cagnolino, tirai fuori la lingua e leccai la sborra. Vanessa mi guardò con un’espressione di schifo

Mi sentivo schifoso, degradato e impotente. Stavo lì legato, nudo, mentre gli uomini e Cinzia ridevano e scherzavano su di me. Vanessa era seduta su una poltrona, con le braccia conserte e lo sguardo rivolto verso il pavimento. Non sapevo cosa stesse pensando di me in quel momento, ma di certo non doveva essere niente di positivo. Poi uno dei quattro, Franco, si avvicinò a me con un sorriso malizioso e disse: “Ehi, bello, ti piace fare la puttana? Ti faremo fare quello che vuoi, ma prima vogliamo divertirci anche noi un po’.” Mi spiegò che avrebbero fatto un gioco, un po’ come alla roulette russa, ma invece della pistola avrebbero usato il mio culo. Mi fecero girare la sedia fino a che non vidi Cinzia che si avvicinava a me con una scatola. “Allora, frocio, scegli un numero.

Da uno a sei. Se il dado cade sul tuo numero, prendi uno di noi nel culo. Se non cade, ti risparmiamo per un po’. Che ne dici? Ti va di giocare?” mi disse con un ghigno sulle labbra. Non sapevo cosa fare, ma capii che non avevo scelta. Dovevo trovare il modo di uscire da quella situazione, anche se sapevo che sarebbe stato difficile. Decisi di scegliere il numero quattro, che per qualche motivo mi sembrava un buon compromesso. Cinzia lanciò il dado, e il numero che uscì fu il quattro. Mi fecero alzare in piedi, e uno degli uomini, Paolo, si avvicinò a me. Era il più muscoloso dei quattro, con un tatuaggio di un drago che gli copriva mezza schiena. “Siediti su di me, puttana” mi disse, e io obbedii. Sentii il suo cazzo duro premere contro il mio culo, e poi mi sollevò su di lui. Iniziò a scoparmi in modo brutale, tenendomi stretto mentre io gemevo di dolore e umiliazione. Gli altri ridevano e mi insultavano, mentre Cinzia mi guardava con un misto di disprezzo e soddisfazione. Mi sentivo in trappola, come se non avessi più controllo sulla mia vita. Ero diventato uno schiavo sessuale per quella gente, e non sapevo come liberarmi. Continuarono a scoparmi uno dopo l’altro, senza pietà. Mi sentivo svenire dal dolore, ma non potevo fare niente per fermarli. Alla fine, stremato e coperto di sborra, caddi a terra svenuto.

Mario, il ragazzo che era stato sempre accanto a Vanessa, disse: “Ora tocca a te, bella troia. Scommetto che ti sei bagnata a vedere il frocetto del tuo fidanzato che si faceva scopare da due bei cazzoni!” e iniziò a spogliarla della maglietta e della gonna con Vanessa che implorava “No… lasciatemi stare… vi prego”, mentre gli altri uomini le si avvicinavano e iniziavano a toccarle ovunque, levandole il reggiseno e toccandole le tette. “No… smettetela… mi fate male… basta”, supplicava Vanessa, ma le sue preghiere non servivano a nulla, anzi i due uomini che avevano il cazzo duro già fuori dei pantaloni e gli altri due che stavano riprendendosi dopo avermi violentato, si eccitavano sempre di più. Cinzia, che sembrava comandare le operazioni, le disse: “Ah sì, ora vorresti essere lasciata stare.

Ma prima quando facevi ballonzolare le tette in discoteca e facevi la puttana per far eccitare gli uomini ti piaceva. Vero troia? Le tette come te sono tutte troie. Mettono in mostra quelle tette di merda che hanno ma poi vorrebbero che nessuno gliele toccasse. Ora sentirai cosa vuol dire essere scopata da uomini che hanno un cazzo vero, mica quello da frocio del tuo ragazzo”. Con queste parole Cinzia rivelava che era stata anche lei alla festa e poi, messasi d’accordo con gli altri uomini, doveva aver raggiunto la casa prima di loro. Vanessa fu costretta a inginocchiarsi e gli uomini la scopavano in bocca in modo brutale facendola tossire e quasi soffocare. “Ahi!” gridò Vanessa quando uno di loro la infilzò nella fica stantuffandola in modo frenetico. “Sei una troia e il tuo ragazzo un frocio, vero? Dillo puttana”, gli ordinò uno dei maschi e lei lo fece, facendomi sentire sempre più una merda.

L’uomo le sborrò dentro con un urlo, ma il suo posto fu subito preso da un altro che la schiaffeggiava sulle tette mentre la scopava. Uno dei due che mi aveva inculato si scappellò oscenamente il cazzo e, dopo che l’altro aveva finito di sborrare nella fica di Vanessa, disse: “Ora voglio vedere se questa troia ha il culetto più stretto del suo fidanzato”. Vanessa iniziò a urlare: “No… vi prego… lì no… non l’ho mai preso…”, ma fu tutto inutile. Fu presa e messa a pecorina, tenuta ferma da Cinzia e un altro. Marco appoggiò il suo cazzone sul buchetto vergine di Vanessa e poi spinse senza nessun riguardo. Vanessa urlò facendomi capire che il cazzo le era entrato tutto nel culo. L’uomo iniziò a spingere il cazzo nel culo in modo violento mentre gli occhi di Vanessa si riempivano di lacrime per il dolore e l’umiliazione.

Vanessa fu presa e posizionata a pecorina, trattenuta da Cinzia e un altro individuo. Marco appoggiò il suo enorme membro sul buco anale ancora vergine di Vanessa e lo spinse all’interno con violenza. Vanessa urlò, segnalando che il pene era completamente entrato nel suo retto. L’uomo iniziò a muoversi dentro di lei in modo violento, mentre gli occhi di Vanessa si riempivano di lacrime a causa del dolore e dell’umiliazione. L’unico uomo che ancora non aveva fatto niente, presentò il suo membro davanti alla bocca di Vanessa, intimandole di praticare sesso orale.

Dopo un po’, l’uomo eiaculò in bocca a Vanessa, ordinandole di ingoiare tutto il suo seme. Poi l’altro uomo venne nel suo culo, facendola urlare bestialmente. Ci ordinarono di rivestirci e ci fecero salire sulla macchina, portandoci in un luogo desolato. Ci fecero scendere e ordinarono a Vanessa di sollevare la maglietta. Vidi Cinzia scendere dalla macchina con una candela accesa. “Vogliamo lasciarti un ricordo di questa serata, in modo che nessuno di voi due ci denunci” disse Cinzia. Uno degli uomini bloccò Vanessa, mentre Cinzia si avvicinò passando la fiamma della candela sul capezzolo di Vanessa e spegnendola con violenza. Vanessa urlò e pianse, così come feci io quando i cinque uomini se ne andarono. Da quel giorno, la nostra vita cambiò radicalmente.

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