La mamma di Mattia

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La mamma di Mattia

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Negli anni ottanta, avevo diciannove anni, abitavo con i miei genitori, entrambi infermieri in una villetta a schiera in una cittadina in provincia di Milano, in quella vicina alla nostra, abitava Mattia con i suoi genitori.
Il padre, un bell’uomo sui cinquantacinque era spesso via per lavoro, la mamma una bonazza dei tempi, aveva quarantasei anni, due tette della quinta misura e due cosce sempre in bella mostra dati i vestiti corti che amava portare, era l’oggetto dei miei desideri, mi bastava incontrarla e guardarla e la mia fantasia mi spingeva a chiudermi in bagno a segarmi, mia madre la criticava con mio padre, diceva che se la faceva con due amanti e il marito non se ne accorgeva.
Noi ragazzi eravamo molto amici, però lui era uno sportivo, giocava a calcio tutta l’estate, inoltre era più belloccio di me e quindi cuccava qualche ragazza di più, in quei casi io rimanevo a casa anzichè uscire con altri amici.
Torniamo all’estate dell’ottantuno, un martedì sera, Mattia era andato a giocare in una cittadina vicina accompagnato dal padre, io ero solo in casa perchè i miei erano di turno in ospedale e sarebbero arrivati al mattino seguente, ero seduto nel piccolo giardino antistante casa, era arrivato un signore che aveva parcheggiato di fronte a casa mia, si era diretto però verso casa di Mattia, il cancelletto si era aperto e lui era entrato senza suonare.
Avevo capito che si trattava di un amico di Teresa, la mamma di Mattia, l’avevo immaginata nuda a scopare con quell’uomo, gli ormoni dei miei diciannove anni mi avevano eccitato e acevo dovuto andare in bagno a masturbarmi.
Sfogati i miei istinti, verso le dieci, era ormai buio, avevo sentito l’auto del papà di Mattia parcheggiare davanti a casa sua, sapendo della presenza di quell’uomo, ero rimasto dentro, non volevo assistere a una scenata imbarazzante, avevo però sentito la serranda del retro della casa alzarsi e subito abbassarsi, la signora Teresa era frettolosamente in cortile a chiedere:
“Come mai già a casa ? Non avete giocato ? “
La voce del mio amico aveva risposto scazzata:
“Si è fatto male un giocatore dell’altra squadra…… si è rotta la tibia…. hanno sospeso la partita perchè lo hanno portato via con l’ambulanza….. “
Per curiosità ero uscito sul retro della casa dove c’era un piccolo orticello, avevo guardato sul balcone di Mattia e avevo visto quel signore chiuso fuori, senza pensarci su, avevo preso la scala che mio padre usava per i lavori di verniciatura, l’avevo appoggiata a quel balcone e quel signore era sceso senza fiatare, avevo tolto la scala ed ero entrato in casa con lui.
Faceva caldo, ma quel signore era madido di sudore e pallido come un cencio, mi aveva porto la mano e si era profuso in ringraziamenti, mi aveva pregato di essere discreto, io lo avevo rassicurato e lo avevo accompagnato fuori fino alla sua auto salutandolo ad alta voce con una stretta di mano, ero rientrato poi salutando Mattia suo padre e sua madre che mi aveva lanciato una occhiata riconoscente, mi rendevo conto di averla salvata da una situazione tragica.
Ero seduto davanti alla tv quando suonò il campanello, Teresa ad alta voce mi aveva chiesto dal cortile:
“Roby…. tua madre è già arrivata ? Volevo parlarle…..”
Avevo aperto e lei si era intrufolata in casa, mi aveva chiesto spiegazioni e io l’avevo messa al corrente della soluzione che avevo trovato, lei aveva chiuso le finestre e mi aveva abbracciato forte stampandomi un bacio sulla guancia, si era lasciata cadere sul divano sul divano come dopo una grande fatica, mi aveva fatto sedere vicino a lei poi tenendomi una mano tra le sue, parlando a bassa voce aveva detto:
“Roby…. vorrei confidare sulla tua massima discrezione…. tu sei un ragazzo intelligente…. i tuoi non dovrebbero saperlo…. neanche Mattia…. e tantomeno mio marito…. insomma posso sperare che rimarrà un segreto tra noi ? Vorrei esserti riconoscente e ti vorrei fare un regalo…. dimmi cosa ti farebbe piacere”
Avevo risposto sicuro di me e con aria un po’ mesta:
“Teresa, su di me potrai contare con la massima tranquillità…. nessuno saprà mai niente, puoi tranquillamente considerarlo un episodio mai avvenuto….”
Lei stringendo ancora di più la mia mano aveva insistito:
“Però un regalo te lo voglio fare….. dimmi cosa ti farebbe piacere !!!”
Io nei miei pensieri avrei voluto gridare che l’unico regalo sarebbe stata una scopata con lei, ma ero molto timido e rispettoso e avevo risposto:
“Assolutamente niente Teresa, ci sono delle cose che non si possono ottenere…..”
Simpaticamente aveva sbuffato dicendo:
“Insomma Roby…. non posso farti un regalo troppo costoso, ma… che sò…. una maglia una camicia… un libro… una play station…. dimmelo o ti picchio… dimmelo in un orecchio dai….”
Aveva avvicinato il viso e io mi ero sentito turbato, l’avevo guardata negli occhi e l’avevo baciata intrufolando la lingua nella sua bocca, lei aveva risposto al mio bacio poi quando ci eravamo staccati aveva detto:
“Ora si che possono davvero criticarmi…. Roby….. sono troppo vecchia per te…. pensa se si sapesse…. mio marito mi ammazzerebbe….. i tuoi ?? Non voglio neanche pensarlo:”
L’avevo baciata di nuovo con più decisione, le avevo intrufolato una mano su quelle splendide tettone, il mio cuore era in subbuglio, il cazzo era in erezione completa, l’altra mano l’avevo fatta scivolare in mezzo a quelle cosce che erano sempre state la mia ossessione, lei mi aveva toccato l’uccello, quando ci eravamo staccati avevo detto:
“Teresa…. sei la mia ossessione…. ti voglio da tanto tempo… nessuno potrà mai saperlo…. ho voglia di te……”
Lei ragionevolmente si era alzata ed aveva abbassato la tapparella, aveva ripreso a baciarmi togliendosi la camicetta, io le avevo abbassato il reggiseno e mi ero tuffato con la bocca su quei grossi capezzoli, lei mi abbassava i pantaloni ed io la sua gonna, ci eravamo trovati nudi a scopare su quel divano di pelle nera che si appiccicava alla pelle, poi io dissi che volevo andare sul letto, ero salito per le scale dietro di lei, il suo culo largo e le cosce grandi mi eccitavano da impazzire, non potevo credere alla fortuna che mi era capitata quella sera.
La mia camera confinava con la camera da letto di casa sua, mi aveva raccomandato di fare piano perchè suo marito poteva sentire, mi aveva fatto stendere sul mio letto e mi aveva spompinato sapientemente, poi era salita su di me guidandosi il mio cazzo duro dentro quella figa scivolosa che avevo sempre sognato.
Sapeva muoversi sapientemente la Teresa, mi cavalcava con troppa foga per la mia giovane età, ero scoppiato dentro di lei con una eiaculazione e una estasi mai provata con la ragazza che avevo avuto, ci eravamo attardati a chiacchierare, ma per la mia giovane età dopo pochi minuti avevamo ripreso a scopare con foga e dopo la seconda scopata lei aveva detto:
“Sai che sei bravo ? Hai anche un bel cazzo…… durissimo….. però il tuo letto è troppo stretto, una volta ti voglio portare nel mio lettone….magari tu prima di salire in camera mia…. metti la scala nel mio balcone….ahahahaha”
Avevamo riso forte, poi lei si era ricordata della camera confinante, e mi aveva tappato la bocca con un bacio.
Infine eravamo scesi nudi e appagati in salotto, ci eravamo rivestiti in silenzio e dopo altri baci lei era tornata a casa sua.
Quella notte, la mia mente era occupata dai pensieri della serata trascorsa, dal giorno seguente poi, eravamo diventati amanti e dati i turni dei miei genitori e le assenze del marito, ci vedevamo praticamente tutti i giorni.
La nostra relazione è durata sette anni, Teresa è stata la donna più porca e gran scopatrice che ho avuto in vita mia, ma poi quando Mattia si è sposato, i genitori hanno lasciato la casa a lui e si sono trasferiti in Calabria nella casa natia di lei.
Sono passati quarant’anni, ma la Teresa non potrò mai dimenticarla e anche se oggi lei ha superato gli ottanta, sono sicuro che se la vedessi e ci ritrovassimo soli ci faremmo una gran bella scopata.

 


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