Mi voleva più troia

Mi voleva più troia

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Mi chiamo Angela, sono sposata da venti anni con Carlo un noto e affermato avvocato. La mia vita con lui è semplice classica, sono la segretaria che si sposa l’avvocato di venti anni più grande di lei. Quando ho iniziato a lavorare nel suo studio, lui mi ha subito corteggiata in maniera molto decisa e fin da subito mi ha detto che voleva che io diventassi sua moglie. Dal matrimonio è nato Lucio un meraviglioso ragazzo molto educato e uno studente modello che ora è iscritto ad una delle università più prestigiose per diventare come suo padre un bravo avvocato. Questi venti anni insieme, sono stati di una monotonia unica, e non per colpa mia, ma per il fatto che vivo in una bellissima gabbia dorata, dove tutto è scandito da regole precise e immutate. Mi sveglio la mattino, ho chi mi prepara la colazione, poi scendo nel seminterrato della villa enorme in cui viviamo e trova a mia disposizione una palestra per la mia forma fisica, seguita da una brava personal trainer, poi sauna, vasca idromassaggio, doccia e massaggio. Poi pranzo, e a volte passeggio nei due ettari di parco che la circondano, e alle cinque del pomeriggio torna lui, e insieme ci godiamo l’idromassaggio, e la sauna, infine cena, un po’ di tv mentre lui prepara il lavoro per il giorno successivo. Andiamo a letto e dormiamo in camere separate, perche lui non mi vuole disturbare quando si sveglia. Se ha voglia di scopare, viene da me indossando il suo pigiamo di seta e mi masturba lentamente fin quando nel più assoluto silenzio e buio io godo, allora lui mi penetra, mi scopa facendomi godere ancora. Contento si sfila da me, si masturba velocemente fino a schizzare il suo piacere sul mio ventre. Al massimo fa un breve gemito, altrimenti sono gli schizzi di sperma, che sento arrivare, che mi dicono che ha sborrato. Poi in silenzio se ne va, nella sua camera lasciando me imbrattata e umiliata, perche in quel momento mi sento veramente una puttana che viene usata solo per svuotare le sue palle. In pubblico mai una effusione, mai una smanceria che possa destare imbarazzo, sono solo una bella moglie da esibire a cene o ricevimenti a cui lui mi porta scegliendo attentamente quello che devo indossare. Non mi lamento di questo, ho sempre a disposizione abiti molto esclusivi e firmati, gioielli veri, e accessori di gran marca e lusso, ma devo sempre in ogni caso avere un basso profilo, sono la bella moglie di un uomo affermato e ricco. Due giorni fa ho passato i quaranta anni. Mi specchio, vedo il mio corpo che è sempre bello e tonico, ma sono tremendamente insoddisfatta. Dentro di me sento che non ce la faccio a reggere ancora questa vita. Sento il desiderio di vivere la mia vita in maniera diversa, meno ripetitiva e monotona, ma per quanto mi sforzi di trovare un modo per farlo non riesco a farmi venire nessuna idea. Vedo il mio seno, una bella terza tonica, perfetta, me lo accarezzo, sento che mi manca il piacere di mani forti che lo strizzano, lo impastano. Ho voglia di scopare con gusto, e non per svuotare delle palle, la mia fica ha sentito solo il suo cazzo, ero vergine. Nella mia bocca però qualche altro cazzo l’ho sentito, perche prima di lui, quando ero studentessa di liceo, ho fatto diversi bocchini, mentre lui non mi ha mai infilato il suo in bocca. Non ce la posso fare a continuare, devo trovare il modo di evadere da questa dorata prigione, ma non è facile. Ogni mio spostamento, è fatto con la vettura di gran lusso, che lui fa guidare da una bravissima donna, che ovviamente gli riferisce ogni mia mossa. In casa poi ho sempre la governate, una donna molto austera, che ha educato e nutrito mio figlio, che si occupa di ogni dettaglio, quindi come faccio? Impazzisco se non trovo un diversivo. Mentre mi guardo allo specchio, la parte più razionale di me si stupisce di questi miei pensieri.
«Ma di che ti lamenti? Hai una casa bellissima, non devi lavorare, o fare nulla, sei coccolata, ricca, hai ogni cosa a tua disposizione, e ti lamenti? Della mancanza di cazzo? Non è vero, lui ti scopa! Che ti manca? Sai quante vorrebbero essere la tuo posto? E tu ti lamenti.»
Ma non serve, tanto non posso evadere. Poi la svolta. Mia made che sessanta sei anni ha un improvviso malore, un infarto. Subito viene ricoverata in una clinica privata specializzata in cardiologia. Quando la vado a trovare, è distesa su di un letto che sta riposando. Mio marito parla con il primario che gli garantisce il massimo delle attenzioni e cure adeguate e il massimo della tranquillità. Io invece parlo con un giovane medico, molto avvenente, che mi spiega che è addormentata, che si deve riposare. Lo guardo e resto ammaliata dai suoi occhi, di un azzurro stupendo, il viso rasato e bello, le sue mani con dita lunghe e ben curate. In un attimo le immagino che mi stringono, che mi accarezzano tutto il mio corpo, sento subito inumidirsi le mie mutandine. Quando mi tocca il braccio, mentre parla ho un brivido, lui mi guarda stupito.
«Signora va tutto bene? Non si deve preoccupare, sua madre fra poco starà bene, deve solo riposarsi. Le faremo tutti gli esami necessari per trovare una cura idonea per farla stare bene e tranquilla.»
Il suo contatto mi riporta alla realtà, lo guardo, gli sorrido. Sono seduta di fianco al letto, lui è in piedi di lato a me. Noto un lieve rigonfiamento sul pacco, ma in quel momento entra mio marito, ci osserva per un attimo senza parlare, poi ci dice, che ha parlato con il primario, e che Luca, il dottore che ho accanto, è quello che si prenderà cura di mia madre.
«Amore, adesso devo andare, se vuoi ti mando Elisa con la macchina per accompagnarti a casa, io prenderò un taxi.»
Lo guardo un poco smarrita, gli dico che non serve, al massimo lo prendo io il taxi, lui non si deve preoccupare, perche sono consapevole del fatto chi in questi giorni è impegnato, con un importantissimo processo, dal grande impatto mediatico, quindi lascio che lui sia libero, io mi arrangio. Mi osserva un attimo ancora, poi se ne va. Resto per un poco ad osservare mia madre che dorme. Da tre anni vive sola, dalla morte di mio padre. Le ho offerto di venire a vivere con me, ma ha rifiutato, ama troppo la sua indipendenza. La loro vita è sempre stata tranquilla, almeno così a me è sembrata, alcuni amici fidati, vacanze e crociere, almeno due volte all’anno, poi il ballo, la loro grande passione. Hanno sempre avuto un bellissimo rapporto fra loro, mai una litigata, mai una discussione o un gesto sgarbato, solo tanto amore, complicità e passione. Di questo ne sono sicura. Da ragazza li ho sentiti scopare, alcune volte, ho sempre immaginato, che per una moglie, godere con il proprio compagno doveva essere stupendo, mentre io sono solo a sua disposizione per farlo sborrare. Mi fa impazzire questa cosa. Eppure mia madre ha sempre tenuto un basso profilo. Mai una volta, che fosse inopportuna, sia nel parlare, che nel vestire, o altro. Mio padre direttore di banca, ha sempre avuto un atteggiamento tranquillo, sempre innamorato di mamma, mai che avesse neanche osservato, criticato, o ammirato un’altra donna, eppure sono certa, che a lui le donne piacevano molto, ma mamma la faceva divertire, e godere tanto e anche spesso. Ad un tratto entra Luca, il giovane medico, mi si avvicina, mi parla a bassa voce.
«Lei non ha mangiato nulla, e questo non va bene. Venga con me, tanto a sua madre, ora non serve la sua presenza. Ci sono due bravissime infermiere, che la controlleranno in continuazione, venga che andiamo a mangiare qualche cosa.»
Cerco di obbiettare, ma lui mi prende per un braccio, sento che quel contatto, mi piace, lo assecondo. Andiamo al bar dell’ospedale, ci sediamo per mangiare un tramezzino, sotto lo sguardo di altre persone che quasi ci ignorano, tranne quelle di sesso femminile, che mi guardano con curiosità. Mi sento davvero bene. Per una volta, non sono a cena con mio marito, in un sontuoso ristorante, dove tutti lo ossequiano, e mi osservano, come un animale raro, che lui mostra al suo pubblico, ma sono una donna che sta mangiando un banale tramezzino, con un maschio, che credo sia nei desideri, di quasi tutte quelle che ci osservano, e questo mi eccita in qualche modo.
«Deve stare tranquilla per sua madre. Ha avuto un infarto, ma credo che non ci siano danni gravi. Domani la sottoporrò ad una serie di controlli ed esami, per definire una diagnosi precisa, e studiare una eventuale cura.»
Lo guardo e osservo le sue labbra mentre mi parla. Le immagino sul mio corpo, coprire di baci i miei seni, leccarmi fra le cosce, mi sento un brivido lungo la schiena, e le mie mutandine sempre più umide. Dopo un caffè, ritorno in camera di mia madre, che adesso trovo sveglia, mi osserva, mi sorride. Si scusa per il fatto che mi ha procurato un disturbo. La guardo, gli dico che va tutto bene. Lei mi sorride, mi fa sedere accanto a lei, poi mi guarda, con voce calma mi fa due domande, che all’apparenza mi sembrano inutili.
«Sei sicura che va tutto bene? Tu stai bene?»
La guardo, le rispondo che sto bene, che sono solo preoccupata per la sua salute, poi quando lei mi fissa negli occhi, abbasso lo sguardo. Lei resta in silenzio, fa un profondo respiro, poi mi solleva il mento, mi ripete la stessa domanda.
«Mia figlia sta bene?»
La guardo, poi abbasso gli occhi. Lei mi parla con dolcezza.
«Amore mio, sei così triste, che non posso pensare che sia dovuto a questo piccolo malore che ho avuto, anche se forse è grave, non posso credere che tu stia davvero bene. Una madre conosce sua figlia, e poi conosco la vita, e tu non me la racconti giusta. Dimmi cosa ti affligge? Hai problemi con tuo marito? Non è premuroso? Non ti ama? Ha una femmina che lo fa impazzire più di te?»
La guardo quasi stupita, in quaranta anni non ho mai affrontato certi argomenti con mia madre, le sue domande necessitano di risposte imbarazzanti, che adesso ho paura di darle. Lei mi fa un sorriso poi riprende a parlare.
«Devi capire, che ti ho osservata da un po’ di tempo. Credo che tu non sia felice. Hai superato la soglia dei quaranta, hai un bel figlio che ti adora, che è il meglio che una madre possa desiderare, un marito premuroso, che si prende cura di ogni aspetto della tua vita, ma credo che tu non sia felice. Hai una cosa che ti turba dentro, e che non ne parli con nessuno.»
La guardo, ha colto nel segno, ma non trovo le parole per dire quello che mi affligge. Mi sorride ancora mi parla ancora con voce calma e mi stupisce quello che dice.
«Gioia mia, dopo il tuo matrimonio, io e tuo padre ci siamo resi conto che la nostra vita necessitava di un profondo cambiamento. Avevo la tua età di adesso. Lui che è sempre stato in tipo molto fantasioso, ha lentamente fatto emergere la donna che si nascondeva dentro di me. Con molta pazienza mi ha proposto sempre nuove esperienze, specie in campo sessuale. Alla fine ha fatto di me una donna che amava molto godere dei piaceri della vita. Mi ha reso complice, amante e grande estimatrice del sesso. In breve mi ha voluto più troia. Capisco che questo ti sorprende, ma credimi non c’è stato un periodo più bello della nostra vita. Essere al centro delle sue fantasie, desideri, e fra le braccia di un altro maschio, o anche più di uno, mi ha fatto godere e ha fatto impazzire anche lui di piacere in maniera unica. Dopo la sua morte, ne ho sentito la mancanza, e ti assicuro che sarei quasi felice di raggiungerlo.»
La guardo stupita. Non mi sarei mai aspettata una simile confessione, nemmeno che lei avesse una doppia vita cosi esaltante. La osservo per la prima volta con occhi davvero diversi. Lei mi sorride e riprende a parlare.
«Figlia mia sono quasi sicura che è il sesso fra te e tuo marito il motivo del tuo cruccio. Forse non ti accontenta più? Ha davvero un’amante che lo soddisfa più di te? Dai parla, con me lo puoi dire, sono tua madre e sarò sempre dalla tua parte.»
La guardo, gli racconto a grandi linee quella che è la mia vita, in particolare quella sessuale. Rimane un poco stupita, ma non più di tanto.
«Come hai fatto a resistere tutto questo tempo? Hai un amante che ti scopa? Altrimenti sei davvero una donna che si è fatta tanto male, in tutto questo tempo. Forse non ti è chiaro, che hai appena superato metà della tua vita, e se non ti dai una mossa, passerai il resto a rimpiangere di non averlo fatto. Decidi, se vuoi che lui cambi, o trovati un vero maschio, che soddisfi il tuo desiderio sessuale. Sbrigati che la vita corre.»
La guardo e sto per replicare quando si apre la porta e rientra Luca, che ci sorride compiaciuto. Mia madre lo guarda, poi mi osserva, mentre io, pendo dalle sue labbra. Ci informa dei vari esami, a cui lei sarà sottoposta il giorno dopo, ma sembra una scusa, cercata solo per ripassare a trovare lei per rivedere me. Alla fine mi fa una proposta che sto per rifiutare, ma è mia madre che mi sprona ad accettare.
«Ho finito il mio turno, a vado a casa. Sua madre sta bene e adesso lei dovrebbe uscire tanto c’è il personale che si prenderà cura di sua madre, quindi se vuole, le offro un passaggio.»
Provo a rifiutare, ma è mia madre che insiste perche io accetti. Alla fine usciamo insieme. Appena dentro la sua splendida vettura mi pento di aver indossato dei pantaloni comodi, ma poco sexy, mentre adesso avrei voluto far salire la gonna e mostrare le mie splendide cosce. Lui mi sorride mentre guida con calma. Mi sento terribilmente eccitata, quasi vorrei che lui in qualche modo ci provasse con me, ma non succede nulla. Lui mi osserva in silenzio, io mi bagno anche di più. Giunti a casa lui mi saluta e se ne va, mentre io rientro nella mia gabbia dorata, sotto lo sguardo un poco stupito della governante. La sera a cena, Carlo mi chiede se va tutto bene, mentre io sono con la mente, ad inseguire un sogno non realizzato. Mi osserva pensieroso senza dire nulla. Dopo cena me ne vado a letto mentre lui si intrattiene nello studio. Dopo un poco lo sento entrare in camera mia, si mette nel letto, solleva la mia camicia da notte e trova il mio corpo nudo, un suo desiderio che mi è sempre piaciuto, mi masturba come fa sempre. Io resto immobile, lo assecondo, ma dentro di me scatta un qualche cosa che all’improvviso mi fa girare verso di lui, lo sposto, mi piego fino a prendere il cazzo in bocca. Lo infilo di colpo in bocca e in gola. Lui rimane stupito, immobile, poi continua a masturbarmi con più impegno. Sentire il suo uccello in bocca mi piace, chiudo gli occhi e immagino di succhiare quello di Luca. Godo immediatamente, lui ne resta stupito, mi rigira, mi vuole scopare, ma io non sono d’accordo. Lo spingo di lato, lo faccio mettere supino, con un rapido movimento gli salgo sopra, afferro il cazzo, lo infilo dentro di me. Lui resta immobile, passivo, in assoluto silenzio. Incomincio a cavalcarlo con calma e passione. Mi voglio godere questa cavalcata e trarne il massimo del piacere. Lo sento fino in fondo. Mi struscia la cappella sul collo dell’utero, mi provoca subito un orgasmo, che gli faccio sentire mugolando non troppo sommessamente. Lui mi asseconda, resta passivo, mentre io vorrei le sue mani sul mio corpo. Chiudi di nuovo gli occhi, la mia mente, cerca le mani di Luca, mi stringo i seni pensando che sia lui a farlo. Vengo di nuovo, con lui che adesso si muove sotto di me. Lo sento inarcare le gambe, sbattermi dal basso verso l’alto, io godo ancora. Improvvisamente il suo ritmo diventa frenetico, lo sento sbattermi più forte, poi cerca di togliermi da sopra, è evidente che vuole sborrare, ma io lo voglio dentro. Prendo la pillola per regolarizzare il mio ciclo, quindi non può mettermi incinta, e poi non me ne frega nulla, questa sera lo voglio dentro. Si rende conto che non può fare diversamente, allora mi sbatte ancora un poco, poi esplode dentro di me che non aspettavo altro per avere un ennesimo orgasmo che mi sconvolge, mi svuota mentre lo sento riempirmi il ventre del suo seme bollente. Gode quasi in silenzio, solo un breve gemito esce dalle sue labbra, mentre io sfinita mi distendo su di lui che mi abbraccia a stringe a se in silenzio. Il mio cuore batte come in tamburo impazzito, lui tenendomi stretta fra le sue braccia mi mette di lato e senza che ce ne rendiamo conto il sonno ci avvolge. Quando mi sveglio sono sola, penso di aver sognato, ma sento il suo seme colato fuori dalla mia fica ormai secco che mi ricorda che è tutto vero. È presto, forse lui non è ancora uscito per andare al lavoro. Indosso la mia vestaglia e lo raggiungo in cucina che sta facendo colazione. Mi guarda un attimo stupito, io gli chiedo se mi porta in clinica per stare vicino a mia madre, lui annuisce e io mi preparo velocemente. Una rapida doccia, e quando mi vesto, indosso una gonna a portafoglio che mi arriva al ginocchio, poi decido che oggi non voglio indossare l’intimo. Mi sorprende questo pensiero, ma lo realizzo, sento che aver preso questa decisione ha in qualche modo ha il sapore della libertà. Aggiungo una camicetta bianca autoreggenti, e scarpe col tacco dieci. Quando lui mi vede mi regala una occhiata compiaciuta, mentre io mi sarei aspettata una critica. In auto mi osserva senza dire nulla, ma lo vedo indugiare con lo sguardo fra le mie gambe quasi in attesa che la gonna scivoli di lato e le metta in mostra, ma io per paura che lui si renda conto che non indosso l’intimo faccio in modo che resti ben chiusa. Sentirmi nuda sotto mi dona una sensazione che quasi mi stordisce. Giunti in clinica saliamo insieme al piano dove è ricoverata mia madre. Appena chiuso l’ascensore mi attira a se mi stringe forte mi bacia con passione. Mai fatta una cosa del genere! Rispondo al suo bacio e poi lo guardo stupita, lui mi sorride, e senza dire nulla mi lascia uscire per prima. In corridoio incontriamo il primario e Luca, che mi riserva un cordiale ben venuto. Lui si intrattiene con il primario, mentre io e Luca entriamo in camera di mia madre. Prima di entrare lui mi sussurra un complimento.
«Sei sempre bella, ma oggi hai un qualche cosa in più che rende stupenda.»
Lo guardo e gli sorrido con malizia. Dentro trovo mia madre, che mi guarda in maniera interrogativa, sembra che stia cercando di capire se il mio sorriso era dovuto ad un cambiamento del mio umore. Poco dopo siamo raggiunti da Carlo, che mi saluta e quando sta pe uscire dalla camera mi attira a se, mi sussurra una cosa che mi stupisce ancora di più.
«Oggi sei più radiosa del solito. Se questo è dovuto a ieri sera, mi fa molto piacere, se invece è altro che ti fa sentire così bene mi piacerebbe saperlo, o parlarne questa sera insieme in privato.»
Lo guardo, gli sorrido cerco in qualche modo di provocarlo.
«Chissà, se è per ieri sera o perche magari oggi ho qualche cosa di diverso. Forse nel vestire, oppure voglio rendermi interessante agli occhi di chi mi guarda.»
Mentre finisco la frase mi giro verso Luca, che sta parlando a mia madre e non vede il gesto, ma invece lo vede mio marito, mi osserva con occhi che cercano delle risposte, ma io lo lascio nella più completa incertezza. Mi giro e ritorno in camera, mentre lui rimane un attimo incerto e poi se ne va. Portiamo mia madre a fare degli esami, e mentre il tecnico li esegue, Luca mi porta a fare colazione al solito bar, dove troviamo anche il primario. Massimo, questo è il suo nome è amico di mio marito da tantissimi anni, mi conosce e molte volte ci siamo visti, a cene o ricevimenti, ma in pratica abbiamo parlato solo poche volte, quindi adesso che mi trova in assenza di mio marito mi sorride, mi fa dei complimenti assecondato da Luca che annuisce compiaciuto.
«Signora lei è sempre più bella! Lo dico a Carlo che ha trovato in lei una donna dal fascino incredibile e molto seducente. Vederla ieri con quegli occhi così tristi mi ha fatto davvero male, ma stia tranquilla che rimettiamo sua madre in perfetta forma. Non mi ha stupito vedere che sua madre è una bella donna, con una figlia come lei non avrebbe potuto essere diversamente. Mi creda vi ammiro molto e in quanto alla sua salute sarà compito nostro farla stare sempre meglio.»
Mi cinge il fianco con un braccio, e questo contatto mi genera una strana sensazione. Sento che mi sto eccitando trovarmi in mezzo a loro due sapendo che ho la micetta al vento. Una sensazione che mi fa bagnare molto. Dopo fatta colazione Luca raggiunge il tecnico che sta analizzando mia madre mentre Massimo mi chiede se posso passare nel suo ufficio per sbrigare la noiosa burocrazia. Subito mi suona come la scusa per restare solo con me, lo assecondo, curiosa di scoprire dove vuole andare a parare. Appena dentro il suo ufficio, mi fa accomodare su di un comodo divano, poi prende dei fogli dalla scrivania, me li porta restando in piedi davanti a ame. Lo guardo e noto un bel rigonfiamento all’altezza del pacco. Da incosciente decido di stuzzicarlo un poco, per vedere fin dove si spinge, apro lentamente le cosce, la gonna scivola un poco di lato, mostrando una buona porzione della coscia, fasciata da una autoreggente, lui mi osserva, cerca di spiegarmi che sono moduli per il ricovero e altro, ma è chiaro che la sua attenzione è tutta per le mie gambe. Mi basterebbe aprire un poco di più le cosce, per fargli vedere la mia fica nuda, ma non lo faccio, mi limito solo a constatare che il bozzo adesso è notevole. Sapere di averlo eccitato molto, mi fa bagnare e quasi mi pento di non aver indossato le mutandine. Sento colare i miei umori, e nello stomaco ho le farfalle, da quanto mi sto eccitando. Stiamo per un attimo immobili, ci fissiamo. Lui sta per fare una mossa verso di me, probabilmente mi salta addosso per scoparmi, quando è il suono del mio cellulare che spezza di fatto l’incantesimo. È Carlo mio marito che mi fa una richiesta che non mi sarei mai aspettata di sentire da lui. Scatto in piedi e poi rispondo mentre lui si allontana verso la finestra.
«Amore vorrei chiederti di fare una cosa per me. Vorrei chiederti di fare una cosa che mi ecciti molto, che mi lasci per tutto il giorno il desiderio di te come femmina, ma non saprei che chiederti. Mi dai un aiuto? Sono consapevole che ti sto chiedendo una cosa assurda, ma vorrei fare questo gioco con te.»
Lo ascolto e decido di colpire duro.
Prova ad immaginare che io oggi non abbia le mutandine.»
Lui rimane un attimo in silenzio, poi replica.
«Amore è troppo scontato che tu le abbia. Io credevo in qualche cosa di veramente eccitante.»
«Tu sei sicuro che io oggi le abbia indossate? Ci metteresti la mano sul fuoco?»
Sento un sussulto dall’altro capo del telefono, subito chiudo la conversazione lasciandolo basito. Firmo i documenti sotto lo sguardo di Massimo, che si rende conto che l’attimo è sfumato, vado a raggiungere mia madre, dove trovo anche Luca, che mi guarda un poco stupito, quasi incredulo che lo abbia raggiunto così presto. È evidente che aveva intuito il desiderio del suo capo, quindi vedermi arrivare così presto lo stupisce. La trovo in camera che sta per tornare nel letto, mi sorride, mi abbraccia.
Luca esce e mi saluta quasi divertito.
«Gioia mia, oggi tu hai un sorriso stupendo! Sembri il topo che si è mangiato il gatto. Sono sicura che deve essere successo qualche cosa ieri sera, probabile con quel bel ragazzo che ti ha accompagnato a casa. In ogni caso qualunque cosa sia, ti ha fatto molto bene. Sei così bella e raggiante questa mattina, che dovrai faticare un poco a tenere a bada tutti i maschi di questa clinica!»
Mi parla e mi abbraccia contenta. Si siede sul letto, io le racconto quello che ho vissuto in queste ultime ore, compreso che non indosso l’intimo, che Carlo mi ha chiesto se lo indossavo. Lei sorride compiaciuta.
«Con tuo padre era la consuetudine non farmi indossare l’intimo. Nemmeno il giorno del tuo matrimonio avevo le mutandine. A volte indossavo lo sting solo per essere più troia. Mi fa piacere sapere che ti sei decisa a vivere. Se tuo marito si è svegliato allora hai colto nel segno. Vivi e godi, e sbrigati che il tempo passa. Oggi sei cosi radiosa che credo che il giovane dottorino avrà il pacco gonfio per tutto il giorno. Se questa sera ti accompagna credimi ci proverà di sicuro.»
La guardo, le racconto di Massimo. Mi fissa quasi incredula.
«Ma allora ho ragione io! Dentro di te hai la stessa donna molto troia, che avevo io, che tuo padre ha fatto emergere così meravigliosamente. Io al tuo posto me lo sarei fatto il bel primario. Deve essere un vero porcello da come mi guarda, mi fa felice sapere che ti desidera. Chissà che un giorno non si possa organizzare un bel gioco a quattro con loro due e noi due insieme.»
La guardo stupita.
«Ma mamma! Che dici?»
«Figlia mia un giorno non ti stupirai più di questo, e anche tu sentirai il desiderio di una bella doppia, con due maschi che ti fanno impazzire.»
Passiamo quasi tutta la giornata insieme, con Luca e Massimo, che passano più volte a controllare come sta mia madre. Quando è quasi ora di uscire, vedo Luca che si avvicina per offrimi il solito passaggio, ma viene immediatamente battuto sul tempo dall’arrivo inaspettato di mio marito.
«Ho finito presto e allora sono passato a prenderti.»
Salutiamo tutti e prima di uscire vedo mia madre sorridere ironicamente. Durante il tragitto verso casa lui si informa dello stato di salute di mia madre, e mentre parla con un gesto lento e quasi impercettibile, infila una mano sotto la mia gonna, mi guarda stupito quando si rende conto che non ho l’intimo. Giunti ci immergiamo come è nostra consuetudine nella vasca idromassaggio. Soli, lui si avvicina a me come non ha mai fatto in passato, mi abbraccia e bacia con molto trasporto, poi mi sorride e le sue parole sono musica per le mie orecchie.
«Amore oggi mi hai stupito. In verità lo hai fatto anche ieri sera. Era da tempo che volevo fare dei cambiamenti nel nostro rapporto di coppia, ma non ero sicuro se tu ne sentivi la necessità, come la sento io. Quando ieri sera hai preso l’iniziativa per un momento mi hai sbalordito, ho quasi avuto paura di rovinare tutto, per questo sono rimasto immobile, poi ho sentito il desiderio di farti godere. Quando mi hai impedito di uscire per sborrare fuori, ho sempre pensato che farlo dentro di te ti infastidisse, sono quasi impazzito di gioia. Era da tempo che volevo che tu fossi un poco più esplicita, diversa, più sensuale, un po’ più intraprendente, attiva. Non mi viene la giusta definizione.»
Lo guardo e azzardo il tutto per tutto.
«Mi vuoi più troia? È questo che cerchi di dirmi non trovando le parole?»
Il suo viso si illumina, la sua voce è radiosa.
«Esatto! È così che ti vorrei, ma non saprei da dove cominciare a fare questo cambiamento. Oggi quando mi hai detto che non avevi indossato l’intimo mi hai sconvolto. Era chiaro che stavi mentendo, ma il solo pensiero che poteva essere vero mi ha incasinato la mente per tutto il giorno. Non sono riuscito a concentrarmi sul lavoro, pensavo sempre a te con la passera al vento. Mi sono dovuto masturbare in bagno e ti assicuro che sono venuto come un fiume in piena. Per questo sono passato a prenderti. Ieri sera ti ha accompagnato Luca, e per un momento ho anche pensato che lui ci avrebbe provato con te. Credimi questa ipotesi mi ha sconvolto la mente. Ero furioso di gelosia, ma nello stesso tempo avevo il membro così duro da farmi male. Fino a che non sono arrivato in clinica ho pensato che se tu non avevi l’intimo e lui ti accompagnava a casa e ci provava, c’era la possibilità che ti avrebbe scopato. Mi ha fatto impazzire questo pensiero, in maniera contrastante. Una parte di me era furiosa, al pensiero che tu potevi tradirmi con lui, mentre l’altra metà era così eccitata che ho avuto una erezione incredibile.»
Lo guardo, lo bacio. Ci trasferiamo nella sauna, e nella penombra mi avvicino a lui, che sta seduto e mi osserva in silenzio. Gli prendo il cazzo in mano, lo sego un poco, è quasi duro, ma io ho deciso che adesso lo voglio fare impazzire.
«Chiudi gli occhi, e immagina di vedermi fare una sega a Luca. Dimmi che sensazioni stai provando? Ti eccita o ti sento geloso? Quando hai scoperto che non le avevo, o se ti dicessi che Massimo mi ha quasi scopato, tu potresti pensare che sono una troia, o che sono la troia che tu stai cercando di far emergere da dentro me?»
Geme ha gli occhi chiusi, ma il suo cazzo adesso è durissimo. Mi abbraccia e bacia con molta passione. La sua lingua entra nella mia bocca e cerca la mia con cui intreccia un gioco erotico che mi sconvolte. Mi stacco da lui, mi abbasso. Prima di prenderlo in bocca lo uccido.
«Pensa che forse oggi poteri averlo fatto con Massimo, sai, sono sicura che un bel pompino lo avrebbe gradito molto. Oppure chissà, forse l’ho fatto, sia a lui che a Luca, ieri sera.»
Infilo il cazzo in bocca, lo succhio con forza, lui esplode in un incredibile orgasmo. Dalla sua bocca escono parole mai sentite.
«Sei una troia stupenda! Mi fai impazzire! Succhiami e bevi puttana! Certo che sono sicuro che a Massimo un bel bocchino sarebbe piaciuto. E sono certo che ti vorrebbe inculare con molto impeto per spaccare il tuo culo da zoccola che ti ritrovi. Una sera ad un ricevimento, mentre lui parlava di te con un altro un altro, ero nascosto, non mi ha visto, ma l’ho sentito dire che sei uno dei suoi desideri più grandi. Credo che sua moglie lo cornifichi con Luca, ma non ne sono certo. Quello di cui sono certo che tu sei il suo più grande desiderio. Se oggi ti ha fatto capire o ci ha provato le cose sono due: o c’è riuscito, oppure lo hai lasciato con una voglia di te pazzesca.»
Mi inonda la gola con il suo seme che ingoio subito, questo mi eccita tantissimo. Per un momento mi gusto il suo membro ancora duro, poi decido che voglio colpirlo fino in fondo. Mi sollevo, lo abbraccio, e lo bacio. Per un attimo resta immobile, poi risponde la mio bacio mentre io, che tengo ancora il suo cazzo in mano, lo sego piano, gli sussurro una cosa che lo sconvolge.
«Immagina che adesso stai assaporando la sborra di Massimo o Luca.»
È troppo per lui. Mi spinge di lato sulla panca, mi penetra con il cazzo durissimo. Mi sbatte, mi inonda di parole sconvolgenti per entrambi. Io gli rispondo a tono e amplifico il gioco.
«Sei una puttana! Una zoccola bocchinara e succhi cazzi! Ti fai sbattere da tutti i cazzi che incontri. Sei una puttana di strada. Sei una troia! SEI LA MIA TROIA!»
Lo guardo sconvolto dal piacere, che sta provando mentre mi fotte con un impeto, che non ho mai sentito. Lo assecondo, lo sconvolgo.
«Certo che sono una troia! Quella troia che tu non hai mai voluto scopare, e adesso mi faccio tutti i cazzi che voglio. Porco e cornuto!»
È troppo per lui. Sborra con un grido che cerca di soffocare, mentre io lo voglio sentire.
«Dai non ti reprimere! Gridami che stai godendo con la tua puttana! Dimmelo che sono la tua troia! Dimmelo! Lo voglio sentire dalla tua bocca!»
Mi riversa dentro tutto il suo seme, la sua sofferenza mentre alla fine mi accontenta.
«Si zoccola ti inondo la fica! Senti come la fotto e sborro una puttana come te! Ti adoro! Sei la mia puttana e la mia troia!»
Godo, come non mi ricordo di mai averlo fatto. Dopo cena ci ritroviamo in camera da letto, insieme, lui mi accarezza ancora voglioso. Lo guardo un poco stupita, lo stuzzico a prole.
«Amore che ti prende? Hai scoperto che sentirti tradito, o meglio cornuto, ti eccita così tanto che adesso mi vuoi scopare sempre?»
Mi sorride le sue parole mi eccitano.
«Certo che mi eccita. È una sensazione incredibile. Mentre eravamo a cena osservavo la tua bocca, l’ho immaginata mentre succhiava un altro uccello duro e grosso. Ho avuto una erezione, che quasi non riuscivo a contenere. Vorrei sapere da te come intendi muoverti. Io ho la massima fiducia in te, ma vorrei sempre essere al corrente di quello che fai. Sto pensando che il mio lavoro, ha assorbito troppo la mia vita, e ti ho trascurato troppo. Voglio incominciare a divertirmi, mi sento che sto perdendo il meglio del nostro matrimonio, e voglio rimediare. Devo solo finire di seguire il processo in cui sono impegnato, ma siamo alle battute finali, ancora qualche giorno e poi sarò libero. Pensavo se tua madre sta bene di andare fare un bel viaggio. Tu che ne pensi? La trovi una bella idea? E se ne in questo periodo tu trovi da divertirti lo vorrei sapere. Voglio essere il tuo complice, e assecondare i tuoi desideri.»

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