LA MONTAGNA INCANTATA – A lesbian pissing fairy tail

LA MONTAGNA INCANTATA – A lesbian pissing fairy tail

Alle nove di sera l’unico rumore che si sente è il fruscio del vento fra gli alberi e il lieve ondeggiare dell’acqua del lago. Cos’altro si potrebbe sentire in un posto così?
Un posto in cui il telefono prende a fatica, un posto attorno al quale ci sono solo boschi e montagne, un posto in cui io e lei siamo scappate per fuggire alla quotidianità, agli impegni di ogni giorno, alle seccature e alla gente. E’ il nostro rifugio segreto, il nostro chalet perso in mezzo al nulla, il nostro Paradiso in terra.
Potrei addirittura iniziare questa fantasia con “C’era una volta…”, perché in un paesaggio così ti aspetti di trovare perfino gli gnomi o le fate fra gli alberi. Ma questa tuttavia non è una favola per bambini.
Sono nel nostro sottoportico in legno, seduta in una delle comode sedie che abbiamo piazzato lì davanti, con vista lago. A quell’ora di sera si può vedere un tramonto meraviglioso.
Abbiamo appena finito di cenare, e so che prima di dormire faremo sesso come sempre, ma prima voglio fermarmi un po’ lì con lei a parlare. Accendo la candela al centro del tavolino e sento lo scaccia spiriti tintinnare sopra la mia testa, il cane alza le orecchie e solleva il muso dal pavimento guardandomi con aria interrogativa. Sto per accarezzarlo quando vengo distratta dalla sua immagine che mi compare davanti con due tazze bollenti in mano.
“Tieni. Se vuoi stare fuori ne avremo bisogno”.
Le sorrido e ringraziandola la incito a sedersi vicino a me.
Sento il profumo della tisana che ha appena preparato. Sa di liquirizia, anice, finocchio, un miscuglio che mi fa socchiudere gli occhi.
Finalmente si siede e iniziamo a chiacchierare. Con la coda dell’occhio la vedo accendersi una sigaretta e, come sempre, sbuffo.
“La devi smettere con quella merda. Come puoi fumare anche in un posto così?!”.
Non risponde, sa che ho ragione, e per questo le ridono gli occhi mentre aspira una boccata di fumo.
E’ sexy. E’ sexy anche con addosso un semplice paio di leggings, i calzini di lana e una felpa che deve aver trovato in armadio per puro caso, i capelli raccolti in malomodo da un elastico di gomma…perché solo lei può fare una cosa del genere.
“Che c’è?” mi chiede in modo dolce. E solo allora mi rendo conto di averla guardata praticamente a bocca aperta.
“Niente”, scuoto la testa e abbasso lo sguardo sorridendo.
“Stavi pensando a come scoparmi dopo?”.
Quella frase mi fa sobbalzare e scoppio a ridere tornando a guardarla.
“Mi stai dicendo che vorresti essere scopata anche stasera?”.
Si morde un labbro e non risponde. Al contrario, si affretta a cambiare argomento.
Parliamo di tutto, ci raccontiamo cose del nostro passato, ci sveliamo segreti più o meno sporchi, chiacchieriamo sottovoce anche se intorno a noi non c’è nessuno, ci confidiamo storie di tutti i tipi mentre il fuoco della candela di fronte a noi si muove appena a causa del freddo vento serale.
E’ ormai buio quando, nell’oscurità, la vedo ridere portando immediatamente una mano in mezzo alle gambe. E capisco al volo.
Continuo apposta a farla ridere.
“Smettila!”, “Basta, mi…”, non conclude la frase.
Le vado vicinissima, le sfioro le labbra con le mie e chiedo: “Mi?”.
“Mi faccio la pipì addosso”.
“Ah…”, “Ti scappa?”.
“Sì…la tisana…”.
Sorrido appena e con delicatezza faccio cadere la mano sulla sua pancia accarezzandola appena. Il ventre lievemente rigonfio a causa della vescica piena.
“Non andare in bagno”, concludo infine stampandole un bacio sulla bocca.
“Non vado in bagno?”.
“No”.
“Ma mi scappa”.
“Lo so, tienila”.
Sospira facendomi capire la sua urgenza.
Inizio a baciarla sulle labbra, prima delicatamente, poi con più ardore infilandole la lingua in bocca e intrecciandola con la sua. Mugola in mezzo al bacio stringendo le dita sulla figa.
“Mel..”.
“Mmh?”, mi guarda con aria disperata, sperando che le stia per dire di andare in bagno.
“Devo dirti una cosa”.
“Dimmi”.
“Scappa tantissimo anche a me…ma ho voglia di farlo così”.
Solo a quel punto sorride e la sua espressione si dipinge di un qualcosa che mi fa fremere il clitoride all’istante.
“Toccati allora” mi ordina prendendo in mano la situazione.
“Così? Sopra di te?”. Le sono in braccio e l’idea di masturbarmi in quella posizione è tanto eccitante quanto imbarazzante.
Annuisce e mi fissa negli occhi finché non obbedisco.
Mi infilo una mano nelle mutandine e, reggendo il suo sguardo penetrante, mi tocco pensando a lei e alla sua vescica strapiena.
“Ahhh” gemo contro il suo collo e con la mano libera raggiungo l’elastico dei suoi leggings scansandolo e arrivando alla sua figa.
Non appena inizio a disegnare cerchi con le dita sul suo clitoride, i suoi occhi si socchiudono e avverto il suo respiro accelerare contro il mio viso.
“Ti prego scopami qui…” sussurro sul suo orecchio.
“Cosa vuoi?” mi provoca, l’espressione stravolta dal desiderio.
“Voglio la tua figa sulla mia…voglio questo liquido addosso…”, estraendo una mano dalle sue mutandine mi lecco le dita bagnate dei suoi umori.
“Vuoi la mia figa?” chiede vogliosa di una risposta che tanto già sa che arriverà.
“Sì, ti prego”.
“Ma la mia figa deve pisciare, te l’ho già detto”.
Davanti a queste parole mi sposto – accorgendomi con stupore di che pisciata abbia io stessa – e mi metto di fronte a lei. Con un unico gesto le abbasso la parte inferiore dei vestiti e scopro la sua bellissima figa depilata e bagnata. Senza esitare mi infilo fra le sue gambe e inizio a leccarla avidissima.
Rovescia la testa indietro e geme tenendomi la testa e accarezzandomi i capelli.
Continuo fino a quando non vedo il suo bacino inarcarsi verso di me e penso stia per venire, io intanto sto per fare lo stesso anche senza toccarmi.
Tuttavia, a dispetto di ciò che credo, mi ferma.
“No, basta..basta..ti piscio in bocca se non ti fermi subito”.
Dandomi appena il tempo di scansarmi, si alza, si rialza i vestiti e mi fa segno di seguirla dentro casa.
E’ piegata in due, fatica a camminare e capisco che mi sta portando in bagno dove finalmente darà libero sfogo alla sua pisciata.
“Devo farla anche io! Fermati! Me la faccio addosso se ti metti a farla davanti a me!”.
“Muoviti!”, mi prende per mano e letteralmente mi trascina in bagno.
Alla vista della tazza fremiamo entrambe.
Lei, più veloce di me, si abbassa tutto rapidamente e si siede mentre già posso sentire il sibilo della sua potentissima pisciata.
“Vieni”, mi dice. E li per lì non capisco. Ma appena allarga un po’ le gambe afferro. Vuole che mi sieda sopra di lei, di fronte a lei, il viso rivolto verso il suo, a pisciare nello stretto spazio fra le sue gambe e le mie, fra la sua figa e la mia.
Mi affretto a obbedire.
Non appena mi metto in braccio il mio getto fuoriesce potente da in mezzo alle mie gambe, e inevitabilmente va a schizzare il suo pube.
E’ una visione a dir poco eccitante. Le nostre fighe che pisciano, i getti che si scontrano dentro al wc, le nostre gambe che si bagnano e le nostre voci che sospirano di sollievo.
“Ti sto bagnando tutta la patata” dico sorridendo appena ma, guardando la sua espressione, capisco quanto ciò la ecciti.
Appoggia un dito sul mio clitoride e resta ferma mentre io inizio a muovere il bacino avanti e indietro masturbandomi contro il suo tocco.
La mia pipì è stata interrotta da quel gesto ma la sua sta ancora sibilando nel silenzio circostante.
“Ahh ahhh”…l’orgasmo, selvaggio e violento, mi coglie così all’improvviso da lasciarmi senza fiato. Mi appoggio alle sue spalle e spingo ottenendo che il suo dito mi entri completamente nella vagina, e lo scopo, come fosse un cazzo.
Subito dopo il mio piacere sento la sua pisciata interrompersi e, guardandomi per un attimo negli occhi, si sfiora il clitoride esplodendo immediatamente a sua volta.
Infine ci ritroviamo abbracciate sopra al water, bagnate di tutto, piene di noi…e finisco di fare pipì in quella posizione, mentre lei abbassa lo sguardo osservando il mio getto in mezzo alle nostre gambe. Una volta terminato, mi fa alzare, andiamo in camera e facciamo una di quelle scopate in cui so per certo che l’uomo – o la donna – alla fine sono come gli animali.

E’ ormai mattina quando riapro gli occhi, mi sveglio stranamente prima di lei, mi alzo, mi lavo e le preparo la colazione. Mi piace viziarla, mi piace strafare. Ecco perché, quando si sveglia a sua volta, le faccio trovare di tutto: caffè, succo d’arancia, muffin, donut, briosches, marmellata, frutta, non manca niente mentre mi osserva con aria assonnata emettendo un “mmm” di apprezzamento, e subito dopo, incrociando le gambe sussurra: “Oddio..che pipì…”.

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One thought on “LA MONTAGNA INCANTATA – A lesbian pissing fairy tail

  1. Rita

    Brave! Bello e conturbante…
    Sono Rita (il mio racconto vero è “Norma e il bar Nettuno”) e ci piace condividere le nostre storie.

     

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