Erotismo senza eguali

Erotismo senza eguali

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(Sommario) Il mio mare, sì, è mio non perché io lo abbia acquistato, bensì perché lo venero e lui mi adora, per il fatto che mi ha sempre aperto spalancandomi la cassaforte dei suoi segreti, io di rimando ne sono fiero della sua grande amicizia e del suo genuino appoggio, però sempre con osservanza, con riconoscenza e con rispetto.
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Le persone che passano sul marciapiede scuotono la testa, in quanto io capto sentendo le loro voci trasportate distintamente dal vento della burrasca fin dove sono, visto che quelle parole attraversano rapidamente la spiaggia insieme alla sabbia che s’alza impetuosa per lasciare posto a patrimoni e a tesori nascosti. La pioggia nel frattempo sollecita sfrontata stuzzicando il mio viso, l’acqua e il vento rigano solcando la mia pelle scoperta, mentre il mare di fronte a me s’agita sempre di più. Io adoro tantissimo il mare in burrasca e le nuvole scure sull’orizzonte fin dall’alba, perché invero in questo luogo, precisamente dalla mio ballatoio alla mattina di buon’ora, avevo assistito a questa scenografia e già assaporavo lo rappresentazione che sto guardando oggigiorno.

Ecco, voi non ci crederete, eppure attualmente intercetto chiaramente il brusio chiassoso dei passanti, che di certo ignorano tralasciando e sottovalutando il mirabile panorama di quello specchio d’acqua in burrasca, che manda le proprie onde accanite e furiose, ma amichevoli e benigne al tempo stesso a infrangersi sugli scogli: io preferisco di gran lunga il mare con tutte le sue multiformi sfumature fin da quand’ero piccolo, dato che all’età di sette anni già nuotavo, con tutti gli assilli, le ossessioni e le evidenti preoccupazioni immaginabili e supponibili dei miei genitori, però io sapevo bene che quella distesa liquida infinita in movimento mi era tacitamente e silenziosamente amica.

Io prediligo la salinità sul mio fisico, avvertire sulla persona l’acqua salata che si diverte gareggiando con la mia carnagione, dal momento che è qualcosa d’insolito e perfino d’esageratamente allettante ed emozionante. Il mio mare, sì, è mio non perché io lo abbia acquistato, bensì perché lo venero e lui mi adora, per il fatto che mi ha sempre aperto spalancandomi la cassaforte dei suoi segreti, io di rimando ne sono fiero della sua grande amicizia e del suo genuino appoggio, però sempre con osservanza, con riconoscenza e con rispetto. Il mare talvolta è una dipartita, un inatteso distaccamento, talvolta è la morte, ma è anche l’energia, la potenza e la vita, tuttavia se lo ami e lo consideri apprezzandolo e stimandolo per com’è, nulla ti è, né ti sarà inesplorato né sconosciuto.

Lui t’apre distendendo il suo cuore se tu gli spalanchi benevolmente e rispettosamente il tuo, ti prodiga la sua anima infinita se tu gli offri in modo incondizionato e limpido la tua, poiché la mia anima adesso è abbagliante e risplendente come i miei occhi, che il mare azzurro ha saputo scovare e tirare fuori, così come quegli occhi d’un uomo che erano avviliti e tristi, che sono stati addolorati e tormentati per un lunghissimo tempo, perché la cattiveria, la durezza e la spietatezza umana aveva nascosto a lui il suo mare. Eccoti dunque acqua salata, eccoti acqua spumeggiante, amica mia d’intere giornate trascorse a osservarci, a specchiarci dentro di noi e rincorrendoci con le nostre anime pure.

E’ bello, è magnifico esaminare il basamento del mare dove il colore del fondale diventa indistinto e sfuggente, la tua evidente e fulgida magnificenza, la tua manifesta integrità d’essere palpitante, in quanto al tuo interno nell’insieme ogni cosa e ogni traccia diventa splendida, per il fatto che la tua gradevolezza non ha equivalenti né corrispondenti, perché tu elargisci e agguanti. In questo modo, sì, proprio io, rimango qui sul mio scoglio ad assaporare totalmente le tue sfumature, inizialmente azzurre, in seguito verdi, poi dal colore indefinito, irrequieto e tempestoso, ma confortante e rassicurante di chi sa che di questo mare può fidarsi e fare assegnamento.

Io voglio stordirmi e ubriacarmi di questo mare, voglio cogliere e poi strappare sradicando ogni essenza dei suoi segreti, eppure a volte è frammentario, incompleto. Dai, lasciati andare per me adesso, lasciami godere della tua meravigliosa natura che è arrivata a illuminare e a rischiarare i miei occhi, dato che adesso sono qui, giacché ti restituiscono quello che gli hai donato. Nella luce riflessa io ti vedo e anche tu mi vedi, io ti guardo e pure tu mi squadri, siccome esplosioni di pura e di sincera felicità fuoriescono dal mio cuore, per te che sento d’aver amato incondizionatamente senza demarcazioni né limiti da sempre.

Ogni notte, in realtà, io m’addormento con il mare negli occhi, con l’intera notte passata ad ammirare, a lodare e a riverire il mare pieno di benignità, di grazia e di concupiscenza.

Ogni mattina, infatti, io mi sveglio agile, leggero e vispo con il mare dinnanzi agli occhi e devo realmente accordare, ammettere e confidare che quel mare sei proprio tu.

{Idraulico anno 1999}

 

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