La psicoterapeuta 2

La psicoterapeuta 2

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Il primo passo era stato fatto. Ora il viaggio poteva cominciare.
Lei era ignara di quale fosse il mio scopo, ma quando lo avrà assaporato non ne potrà più fare a meno.
Qualche giorno prima ci eravamo viste ancora, questa volta lei aveva provato in tutti i modi di farmi godere. Che inutile tenera ragazza. Vedendo la mia noia avanzare, il disagio nel suo volto si fece sempre più lampante. La sensazione di inadeguatezza l’assillava. Mi godetti la scena per un po’, poi l’accarezzai il viso e le dissi che per me era normale e che se voleva rendermi felice allora le avrei detto io cosa fare, rispose che avrebbe fatto qualsiasi cosa per darmi quello che aveva provato lei l’ultima volta. Bene, le dissi, bacio sulla fronte e me ne andai.
Arrivai a casa sua questa volta in modo sfrontato. Ero pronta a rivelare la mia vera me. Vestito aderente, tacchi alti e autoreggenti.
Lei mi aspettava raggiante e volenterosa nuda sul letto come le avevo chiesto. Mi sedetti accanto a lei e cominciai ad accarezzarle tutto il corpo per sentire quella sensazione che mi faceva impazzire di pelle morbida e liscia.
Gli uomini mi fanno impazzire per il modo in cui mi toccano, le donne per il contrario.
Le sussurrai: hai voglia di farmi godere?
Annuì.
Poi vide la mia borsa. L’aprii e tirai fuori il primo giochino.
Allarga le gambe, le ordinai.
Dal mio tono deciso la vidi reagire irrigidendosi ed eccitandosi allo stesso modo.
Era un vibratore di quelli a forma di microfono. Con una vibrazione molto forte. Riescono a procurare orgasmi in pochissimi minuti, anche secondi.
Per scaldarla, via con il primo.
Era stupita ma non mi fece domande. L’adoravo soprattutto per questo: silenziosa e accondiscendente.
Tirai fuori l’altro giochino. A prima vista poteva sembrare un vibratore, in realtà era un telecomando rosa dal quale partivano due fili che terminavano in pinzette rivestite di tessuto.
Sdraiati.
Farà male?
Un pochino. Mi dirai tu se è troppo e quando smettere. Non vuoi più farmi godere?
Scosse la testa timidamente.
Le misi le pinzette alla base dei capezzoli e le regolai sempre più strette finchè non fece cenno che era abbastanza.
Le sorrisi, la baciai forte e le dissi: vedrai, ti piacerà.
Accesi le pinzette che cominciarono a vibrare e poi il vibratore.
Le descrissi cosa stava succedendo: Vedi tesoro ora proverai piacere e fastidio contemporaneamente. Poi al fastidio si aggiungerà il dolore mentre continuerai a provare orgasmi.
Nel frattempo lei veniva e veniva ancora mentre osservavo il suo viso contorcersi e il suo respiro cercare di controllarsi. I gemiti mutavano da piacere a dolore finchè non riuscivo più a distinguerli.
Mi avvicinai al suo viso: lo stai facendo per me tesoro?
Non mi interessava cosa stesse per rispondermi preferii baciarla per soffocare i suoi gemiti e farli miei dentro la sua bocca.
Poi le staccai le pinzette. Il vibratore ora lo doveva tenere lei. Ben presto cominciò a non sopportare più di provare orgasmi e mi supplicò di spegnerlo.
Le chiesi se era pronta al passaggio successivo.
Tornai dalla cucina con del ghiaccio. Glielo passai sui capezzoli. Dapprima sentì sollievo quando il movimento era circolare, poi premetti improvvisamente con entrambe le mani su di essi.
Era adorabile guardare il suo volto stupito e spaesato.
Girati.
Osservai il suo sedere a lungo, accarezzandolo, poi graffiandolo, infine morsicandolo. Tirai fuori il frustino. Piccolo, sottile, con la punta quadrata. Il tipico da equitazione. Lo accarezzavo sulle natiche fino alle cosce.
Lei si girò.
Mi sedetti di nuovo accanto a lei, e le dissi. Fin’ora sono stati preliminari. Ora, dolcezza, hai voglia di farmi raggiungere l’orgasmo?
Ora era riluttante.
Vuoi che me ne vada?
No, resta. Poi dormirai con me?
Si tesoro, vedrai dopo ti farò tante coccole.
Mi sorrise e rimise il suo faccino tra i cuscini.
Si comincia prima con un movimento leggero e veloce per prendere le misure. Poi si alza il braccio e si affonda. Per le prime volte meglio non andarci troppo pesante. Il dolore è una droga e una brava dominante deve essere in grado di impartirlo. Una brava dominante ha a cuore il piacere dell’altro.
Una brava dominante controlla il piacere che le procura vedere quel culo bianco diventare sempre più rosso. Le righe si inspessirono dopo la prima decina di frustrate. Era composta anche nel gridare dal dolore, affondava la testa nel cuscino per non fare troppo rumore.
Era abbastanza.
Silenzio e pace irruppero nella stanza interrotti solo dal suo respiro che somigliava più ad un singhiozzo, soffocato dai cuscini. Restò in attesa mentre sentiva le mie mani salirle sulle cosce, le mie labbra sfiorarle le strisce spesse e rosse che le si erano formate sulle natiche. Le mie dita la toccarono tra le gambe. Era fradicia, come mi aspettavo. Continuai ad intingere l’umido nella sua vagina ed infilarlo nel suo sedere. Poi le aprii le natiche e affondai la lingua mentre continuavo a massaggiarle il clitoride.
Cominciò ad ansimare più forte.
Non si era accorta che avevo appena indossato lo strap on.
Fui veloce, netta e precisa. E glielo affondai tutto nel culo. La sentii avanzare. La tenni ferma. Mi sdraiai su di lei. Cominciò dapprima con urlo poi mi sentì dirle nelle orecchio di fare silenzio. Disse un no smorzato. Ma io continuai.
Dolcezza le dissi, non puoi fermarmi ora che sto per venire.
E l’orgasmo arrivò forte e spossante come piace a me.
Non sono una brava dominante.

 

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